L’omofobia secondo l’Arcigay

Nel contesto dell’ubriacatura generale da Europride, l’Arcigay ci tiene a tornare sul tema scottante dell’omofobia. Problema serio che, paradossalmente, la potente associazione gay fa di tutto per banalizzare. Infatti, se l’omofobia consistesse – semplicemente – in discriminazione e violenza sarebbe più semplice da combattere anche con le leggi. L’averne fatto, invece, un contenitore vastissimo che tende voracemente ad assimilare qualsiasi forma di dissenso nei confronti della cultura gay e dei suoi discutibili paladini (come Aldo Busi e Grillini), rende difficile adeguare il reparto legislativo al problema. Per questo le frequenti proposte di legge in materia di omofobia vengono sistematicamente cestinate, non perchè – come vorrebbero farci credere – ci sarebbe una “omofobia di Stato” ma perchè in Italia si aborrisce ancora il reato di opinione.

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Annozero: informazione o propaganda?

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L’Eucarestia in san Giustino martire (100-162/168 d.C.)


A nessun altro è lecito partecipare all’Eucaristia, se non a colui che crede essere vere le cose che insegniamo, e che sia stato purificato da quel lavacro istituito per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e poi viva così come Cristo ha insegnato.
Noi infatti crediamo che Gesù Cristo, nostro Salvatore, si è fatto uomo per l’intervento del Verbo di Dio. Si è fatto uomo di carne e sangue per la nostra salvezza. Così crediamo pure che quel cibo sul quale sono state rese grazie con le stesse parole pronunciate da lui, quel cibo che, trasformato, alimenta i nostri corpi e il nostro sangue, è la carne e il sangue di Gesù fatto uomo. 
Gli apostoli nelle memorie da loro lasciate e chiamate vangeli, ci hanno tramandato che Gesù ha comandato così: Preso il pane e rese grazie, egli disse: «Fate questo in memoria di me. Questo è il mio corpo». E allo stesso modo, preso il calice e rese grazie, disse: «Questo è il mio sangue» e lo diede solamente a loro.
Da allora noi facciamo sempre memoria di questo fatto nelle nostre assemblee e chi di noi ha qualcosa, soccorre tutti quelli che sono nel bisogno, e stiamo sempre insieme. Per tutto ciò di cui ci nutriamo benediciamo il creatore dell’universo per mezzo del suo Figlio Gesù e dello Spirito Santo.
E nel giorno, detto del Sole, si fà l’adunanza. Tutti coloro che abitano in città o in campagna convengono nello stesso luogo, e si leggono le memorie degli apostoli o gli scritti dei profeti per quanto il tempo lo permette.
Poi, quando il lettore ha finito, colui che presiede rivolge parole di ammonimento e di esortazione che incitano a imitare gesta così belle.
Quindi tutti insieme ci alziamo ed eleviamo preghiere e, finito di pregare, viene recato pane, vino e acqua. Allora colui che presiede formula la preghiera di lode e di ringraziamento con tutto il fervore e il popolo acclama: Amen! Infine a ciascuno dei presenti si distribuiscono e si partecipano gli elementi sui quali furono rese grazie, mentre i medesimi sono mandati agli assenti per mano dei diaconi.
Alla fine coloro che hanno in abbondanza e lo vogliono, danno a loro piacimento quanto credono. Ciò che viene raccolto, è deposto presso colui che presiede ed egli soccorre gli orfani e le vedove e coloro che per malattia o per altra ragione sono nel bisogno, quindi anche coloro che sono in carcere e i pellegrini che arrivano da fuori. In una parola, si prende cura di tutti i bisognosi.
Ci raduniamo tutti insieme nel giorno del Sole, sia perché questo è il primo giorno in cui Dio, volgendo in fuga le tenebre e il caos, creò il mondo, sia perché Gesù Cristo nostro Salvatore risuscitò dai morti nel medesimo giorno. Lo crocifissero infatti nel giorno precedente quello di Saturno e l’indomani di quel medesimo giorno, cioè nel giorno del Sole, essendo apparso ai suoi apostoli e ai discepoli, insegnò quelle cose che vi abbiamo trasmesso perché le prendiate in seria considerazione.                                                                                                                                                                                                                Dalla «Prima apologia a favore dei cristiani» (Cap. 66-67; PG 6, 427-431)

Quanto ci costa il papa?

Una delle mode anticlericali più in voga è quella di fare perennemente i conti in tasca alla Chiesa. Anche perchè basta parlare di soldi che anche l’uomo della strada drizza immediatamente le orecchie. L’ultima occasione è quella della beatificazione di Giovanni Paolo II del primo maggio, per la quale si prevede l’arrivo di almeno un milione di fedeli da tutto il mondo. Cosa che, ovviamente, impone alle istituzioni di prepararsi per garantire la sicurezza e l’ordine pubblico. Per cui il comune di Roma prevede di spendere diversi milioni di euro in occasione del grande evento. Cosa normale, se non fosse che si tratta della Chiesa. Per capirlo basta fare un confronto con un evento che si terrà negli stessi giorni: il concerto del primo maggio.

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Vento, sole o aria fritta? Le energie rinnovabili fuori dal mito

di Dario Bressanini

È immaginabile un futuro prossimo senza combustibili fossili? È possibile per una nazione industrializzata utilizzare solo energie rinnovabili? Molti scienziati sostengono la necessità di ripensare il nostro uso dei combustibili fossili per ridurre le emissioni di CO2 nell’atmosfera. E se questo non bastasse c’è chi pensa che il picco del petrolio sia ormai dietro l’angolo. E se anche non lo fosse condizioni economiche e geopolitiche potrebbero rendere questo combustibile estremamente costoso. Insomma, è il caso di porsi seriamente queste domande.
Spesso ci si focalizza troppo sulla fattibilità economica dei vari metodi di produzione di energia mancando completamente il quadro generale. Si discute se l’eolico sia più o meno costoso del nucleare, ma ci si dimentica di chiedersi quanto vento c’è per far girare le pale e quanto uranio è rimasto sulla terra. Lasciamo quindi da parte per un attimo le considerazioni economiche: il costo di produzione di un kWh (kilowattora) varia a seconda del luogo, della legislazione, delle condizioni geopolitiche, del mercato, della maturità di una tecnologia e così via. Dobbiamo invece porci una domanda più fondamentale: le limitazioni intrinseche (le leggi fisiche ad esempio, o la superficie disponibile in un paese) quali restrizioni impongono ai vari modi di produrre energia? In altre parole, anche ammettendo che produrre un kWh di energia eolica o solare sia gratis, quanta energia al massimo posso sperare di produrre? 

Il progresso tecnologico e le diverse condizioni di mercato possono rendere competitiva una tecnologia di produzione energetica, ma non possono oltrepassare le leggi di natura: anche aumentando l’efficienza odierna dei pannelli solari non si può aumentare la quantità di energia solare che cade su un metro quadro. La turbina eolica più efficiente dipende comunque dalla velocità e dalla disponibilità del vento, e così via.
David MacKay è un fisico dell’Università di Cambridge. Irritato dalla vaghezza numerica e dalla mancanza di punti fermi che spesso contraddistinguono le discussioni pubbliche sull’energia, MacKay si è seduto al tavolino e, armato delle leggi della fisica, ha stimato il potenziale teorico di tutte le principali fonti energetiche rinnovabili. Raramente discorsi quantitativi e ricchi di numeri arrivano sui giornali o sui media, che spesso danno più risalto a intellettuali e filosofi come Serge Latouche, il teorico della “decrescita”. Discutendo di energia e di consumi è invece obbligatorio partire dai numeri e dai dati accertati. Considerazioni, politiche, economiche, sociali etc., non possono prescindere dai fatti e dalle leggi fisiche che, volenti o nolenti, regolano questo universo.

MacKay ha messo nero su bianco le sue stime (Sustainable Energy – Without the Hot Air; UIT Cambridge 2008) e il suo libro (anche scaricabile liberamente all’indirizzo http://www.withouthotair.com) sta cambiando il modo con cui si discute di questi temi, almeno in Gran Bretagna. MacKay è stato nominato recentemente Chief scientific advisor del dipartimento dell’energia e del cambiamento climatico del governo Britannico con il compito di affinare le sue stime per costruire una percorso verso il cambiamento energetico della Gran Bretagna entro il 2050.

Unità e consumi

È molto difficile per il cittadino padroneggiare i numeri dell’energia senza avere dimestichezza con le varie unità di misura. Purtroppo misuriamo il petrolio in barili, la benzina in litri, le centrali elettriche in megawatt, ma tutte queste unità sono lontane dal quotidiano, dai nostri consumi e dai nostri sprechi. MacKay usa un’unica unità di potenza “a misura d’uomo” per parlare di produzione o consumi energetici: il kilowattora per giorno per persona (kWh/d per persona).Il cittadino europeo medio consuma 125 kWh/d. Possiamo visualizzare questo consumo “personale” in termini di lampadine: è come se ognuno di noi tenesse accese 125 lampadine per 24 ore al giorno. L’americano medio consuma il doppio: 250 kWh/d mentre il consumo energetico medio di un essere umano sulla terra è di 56 kWh/d.

Rinnovabili

Le fonti rinnovabili hanno solitamente una bassa densità per area. In altre parole hanno bisogno di grandi superfici per poter ricavare grandi quantità di energia. MacKay analizza il fotovoltaico, i biocarburanti, le maree, il nucleare, il solare termico, l’idroelettrico, l’eolico, il geotermico e così via, e per ognuno stima la potenza prodotta in watt per metro quadro di superficie utilizzata. E questo perché è difficile, per non dire impossibile, parlare di “sostenibilità” e di “autosufficienza” se non si mettono sul tavolo i numeri in gioco. Consideriamo ad esempio l’energia eolica. Parchi eolici in zone ventose producono 2 watt per metro quadro. MacKay calcola che se, realisticamente, si coprisse anche il 10% della superficie britannica, l’eolico non fornirebbe più di 20 kWh/d: un sesto del consumo energetico medio attuale.

Le coltivazioni per biocarburanti forniscono 0,5 watt per metro quadro. Se tutta la superficie britannica ora dedita ad agricoltura (il 75% del totale) venisse sfruttata per produrre biomassa combustibile, otterremmo 24 kWh/d. Ben lontani dai 125 kWh/d. E non dimentichiamoci che dobbiamo pure produrre mele e zucchine! Con il fotovoltaico non siamo messi meglio, e MacKay mostra come riempire i tetti delle abitazioni di pannelli può certo fornire una percentuale importante del proprio consumo personale di energia elettrica, ma per incidere sul consumo energetico totale è necessario un utilizzo su larga scala di campi solari.

Implacabili i numeri mostrano come al livello attuale di consumi anche sommando eolico, solare, biocarburanti, idroelettrico e altre fonti rinnovabili non è possibile sostituire i combustibili fossili. E che in ogni tipo di opzione le rinnovabili debbano occupare una frazione significativa della superficie di un paese come la gran Bretagna. E questo senza neppure considerare i costi economici. Le alternative puramente numeriche sono quella di ridurre notevolmente i consumi, oppure di utilizzare fonti energetiche con una alta densità di energia per metro quadro, come le centrali nucleari. I paesi ricchi potranno comperare energia prodotta all’estero, magari in un deserto dove si possono produrre fino a 20 watt per metro quadro.

I consumi

MacKay non si limita a sfatare alcuni miti e a riportare sulla terra le discussioni a ruota libera sul futuro energetico, ma offre anche dei suggerimenti e delle possibili soluzioni. Uno ovvio è quello di ridurre i consumi poiché è più facile risparmiare un kWh che generarne uno. Prendendo però di mira i settori che più contribuiscono e non perdendosi in mille rivoli inconcludenti. Preoccuparsi di tutti gli apparecchi in standby della casa può portare ad una riduzione dell’8% del consumo elettrico casalingo (fonte IEA) ma non certo un contributo significativo rispetto al totale. È come pretendere di svuotare il Titanic con un cucchiaino. In Gran Bretagna ben 40 kWh/d di quei 125 kWh/d sono attribuibili al trasporto su auto e altri 40 kWh/d al riscaldamento. È qui che ha senso cercare di aggredire i consumi energetici, non certo con l’autoproduzione del burro o del sapone. L’elettrificazione di tutti i trasporti ridurrebbe le emissioni di CO2 aumentando l’efficienza. Le auto elettriche moderne consumano 15 kWh per 100 km, mentre le auto a benzina dai 70 ai 90 kWh. Un treno ad alta velocità invece è efficientissimo: consuma solo 3 kWh per passeggero, “solo” il triplo di una bicicletta con il suo singolo kilowattora.Per il riscaldamento degli edifici, a supplemento del solare termico, MacKay suggerisce un uso massiccio delle pompe di calore, anche queste funzionanti a elettricità, oltre alle misure per ridurre la dispersione termica.

MacKay non propende per nessuna tecnologia in particolare, ma sostiene che, con i numeri sul tavolo, ogni paese deve disegnare un piano energetico che copra totalmente i bisogni. A chi lo accusa di essere pro-nucleare lui risponde che è solo pro-aritmetica, e che i numeri parlano da soli. Le sue stime possono essere rese più precise, ma il vero valore di questo approccio è nel mostrare un metodo per le discussioni pubbliche sulle scelte energetiche. “Numeri, non aggettivi” dice MacKay. “Qualsiasi discussione sensata sull’energia richiede dei numeri”. In Italia avremmo un gran bisogno di un approccio così. C’è qualche fisico che voglia adattare il libro di MacKay alla situazione italiana?

Saturno, Il Fatto Quotidiano, 11 marzo 2011

L’origine storica del culto dei santi

È convinzione comune che il culto dei santi sia un tardivo innesto apportato, in secoli oscuri, dalla cosiddetta religiosità popolare ancora troppo influenzata dalle antiche credenze pagane. In sostanza, una sovrastruttura paganeggiante che il puro Cristianesimo dei primi secoli ha dovuto subire con la forza. Per molti anni anche la storiografia – in un mondo accademico che non faceva mistero del suo anticattolicesimo di matrice laica o protestante –si è appiattita su questo schema che si è imposto anche nel senso comune come qualcosa di evidente e indiscutibile. Negli ultimi tempi, però, studi più approfonditi e sereni stanno mettendo in luce una realtà sorprendentemente diversa. Ne è un esempio Il culto dei santi di Peter Brown, illustre studioso britannico (non cattolico). Si tratta di un libro dalla piacevole lettura e alla portata di tutti, pubblicato nel 2002 per la Piccola Biblioteca Einaudi. In questo post cercherò di riassumerne le tesi più interessanti.

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Resta solo Asia Bibi

di Giulio Meotti

In Pakistan è la grande ricercata dei terroristi. E gli imam giurano: “Se sarà graziata, ci pensiamo noi”

Asia Bibi è rimasta sola, dopo che il governatore Salman Taseer e il ministro Shahbaz Bhatti sono stati uccisi dai fondamentalisti islamici. Erano i due politici pachistani che si erano impegnati per la sua grazia, dopo la condanna a morte in nome della blasfemia. Adesso Asia Bibi è il bersaglio principale degli islamisti che hanno mosso guerra contro chiunque tenti di modificare la legge sulla blasfemia. Ieri tombe e chiese cristiane sono state attaccate. Con l’uccisione della donna cristiana si chiuderebbe il ciclo fondamentalista.

 

 

In attesa del processo d’appello, Asia Bibi“rischia ogni giorno la vita”, come spiega il marito Ashiq Masih. L’imam della più grande moschea di Peshawar ha anche offerto una ricompensa di 4.500 euro per chiunque uccida Asia Bibi. Maulana Yousuf Qureshi ha decretato che “a chi ucciderà Asia Bibi saranno date in premio 500 mila rupie”. L’imam ha poi detto che, se l’appello giudicherà Asia Bibi innocente, saranno i mujaheddin a ucciderla in modo extragiudiziario. La donna è oggi nel reparto femminile del carcere di Sheikhupura. Una donna poliziotto assicura il controllo all’interno, cinque agenti si occupano della vigilanza all’esterno del perimetro. Due pattuglie di motociclisti pattugliano i dintorni della prigione. Troppo poco, secondo gli attivisti e le organizzazioni per i diritti umani che adesso chiedono che l’appello si svolga in cella e fra imponenti misure di sicurezza.

 

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Minacce di morte per Melanie Phillips

Giornalista inglese critica la lobby omosessuale e riceve minacce di morte

 

Una nota ed apprezzata editorialista del quotidiano britannico Daily Mail, Melanie Phillips, ha ricevuto minacce di morte dopo che ha criticato il progetto del mondo omosessuale di introdurre la cultura “omosex” in tutte le materie del curriculum delle scuole in Gran Bretagna. In un articolo del 24 gennaio 2011, titolato “E’ vero che i gay sono stati spesso vittima del pregiudizio, ma ora rischiano di diventare i nuovi McCarthy”, ha polemizzato sul fatto che gli studenti britannici saranno quotidianamente bombardati da espliciti riferimenti all’omosessualità, durante le lezioni di matematica, geografia e scienza, grazie ad un’iniziativa sponsorizzata dal Governo e finalizzata all’introduzione dell’«agenda gay» nei programmi scolastici. In geografia, per esempio, gli studenti verranno stimolati a considerare quali siano le motivazioni che spingono gli omosessuali a trasferirsi dalla campagna alla città o studiare particolari fenomeni sociologici, come la nascita del primo «gay neighbourhood» (sobborgo gay) del mondo. In matematica dovranno imparare a calcolare e fare statistiche sul numero di omosessuali presenti nella popolazione. Alle elementari verranno utilizzati personaggi omosessuali nei problemini di logica. Per quanto riguarda la scienza, verranno ovviamente studiati i presunti fenomeni di omosessualità in natura, con particolare riguardo ai «pinguini imperatore» ed agli «orsi marini».  Per i più piccini, verranno introdotte idonee letture sul tema attraverso la promozione di libri come “And Tango Makes Three”, la storiella di due pinguini omosessuali che allevano un cucciolo. Durante le lezioni di disegno e tecnica, invece, gli studenti saranno stimolati a realizzare simboli legati al movimento per i diritti omosessuali, mentre gli insegnanti di inglese dovranno promuovere un’idonea conoscenza del «LGBT vocabulary», il linguaggio del mondo Lesbian, Gay, Bisexual and Transexual, e dovranno anche tener conto di personaggi omosessuali quando agli studenti verrà chiesto inscenare una recita teatrale. Melanie Phillips prende sul serio i rischi derivanti da questa iniziativa: «Per quanto possa sembrare assurda, questa iniziativa rappresenta l’ultimo tentativo di lavaggio del cervello dei ragazzi attraverso una propaganda camuffata da educazione». Siamo di fronte -continua la giornalista-, ad un «abuse of childhood», un vero e proprio abuso minorile. «Si tratta della solita implacabile e spietata campagna promossa dalla lobby per i diritti dei gay, finalizzata a distruggere la stessa idea che possa esistere un comportamento sessuale normale», ha spiegato. Oggi infatti esiste un preciso e sistematico progetto culturale il cui dichiarato intento è quello di penetrare profondamente nella mentalità comune. Si assiste quindi ad un passaggio per cui «esprimere concetti che ieri costituivano comuni norme morali, oggi rischia di essere non solo socialmente inaudito, ma anche vietato per legge». La donna in precedenti articoli aveva condannato le terribili discriminazioni subite dagli omosessuali nei Paesi islamici.

 

MINACCE DI MORTE. L’1 febbraio 2011 il Daily Mail pubblica però un altro articolo della Philips, intitolato: «Gli inviti ad uccidermi arrivati questa settimana dimostrano che i valori fondanti della nostra società sono in grave pericolo». La giornalista scrive che «mi aspettavo una forte reazione, la quale avrebbe ampiamente confermano la verità di quello che avevo scritto. La risposta, tuttavia, ha superato perfino le mie aspettative». Nell’ultima settimana, ha dichiarato,«sono stata sottoposta ad una straordinaria effusione viziosa di odio e di incitamento alla violenza», attraverso messaggi di posta elettronica, internet e social network. Su Twitter infatti sono comparsi dei messaggi che suggerivano di uccidere  la giornalista prima di gettarla nel Tamigi, ovviamente il tutto condito da insulti irripetibili che solitamente sono però riservati solo ai  cattolici. Su alcuni messaggi di posta elettronica ha trovato scritto: «Sei una donna vile, velenosa, orribile e vecchia, la gente come te dovrebbe essere messa a tacere con la paura», e ancora: «Spero che tu venga investita da un treno»«Spero che la tua casa bruci» ecc… La Philips ha concluso con ironia: «Se la lobby gay voleva adoperarsi per cercare di dimostrare il mio punto di vista, non poteva fare un lavoro migliore».

 

UCCR

FAMIGLIA: il fallimento dell’educazione sessuale


Il segretario della associazione “Scienza e Vita” di Pisa e di Livorno, Renzo Puccetti, interviene sulle accuse rivolte al Santo Padre, dopo il suo discorso del 16 gennaio contro l’educazione sessuale nelle scuole. «Si sostiene infatti – scrive il dott. Puccetti su Zenit.org – che l’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole è un progresso e si porta l’esempio di cosa è avvenuto in Francia, Olanda, Svezia, indicando quelle esperienze come veri modelli di civiltà, di pluralismo e scientificità.

 

Ma è proprio così? Quali dovrebbero essere gli obiettivi di questo supposto progresso educativo? Dal momento che si chiede l’opinione di esponenti del mondo della medicina, l’educazione sessuale insegnata ai bambini e ai ragazzi nelle scuole dovrebbe servire a ridurre le malattie sessualmente trasmesse, le gravidanze indesiderate e gli aborti tra i giovani. Per cos’altro lo Stato dovrebbe chiedere a cittadini già asfissiati dalle tasse ulteriori sacrifici economici? O si preferirebbe una semplice ripartizione che stornasse parte dei fondi per l’edilizia scolastica a favore della “buona educazione” sessuale?

 

In Inghilterra, qualche tempo fa, non sapendo più che pesci prendere per il dilagare delle gravidanze e degli aborti tra le minorenni, si stampò un opuscolo il cui titolo era un programma: Un orgasmo al giorno leva il medico di torno. Il prestigioso “British Medical Journal”, tuttavia, aveva pubblicato nel 2009 uno studio i cui risultati non erano stati proprio quelli auspicati: analizzando un gruppo di 446 giovani a rischio, i ricercatori hanno verificato che le ragazze a cui era stato fornito un programma contenente informazioni sulla contraccezione mostravano un tasso di gravidanze tre volte e mezzo superiore rispetto alle coetanee che non avevano frequentato quelle lezioni. Con un tasso di abortività tra le giovani fino a 19 anni pari a 23, in Inghilterra l’ente preposto ha dato il via libera per la pubblicità televisiva delle cliniche per aborti.

 

In Francia, Paese in cui il numero di pillole del giorno dopo vendute nell’ultimo anno è stato di un milione e centomila confezioni, la nazione in cui il 95% delle donne sessualmente attive che non desidera una gravidanza usa la contraccezione, in massima parte fatta di pillola e spirale, il Paese in cui sono obbligatorie 40 ore all’anno di educazione sessuale, sono stati praticati 213.382 aborti nel 2007, con un tasso di abortività tra le ragazze di 15-19 anni pari a 15,6. In Svezia, Paese in cui l’associazione per l’educazione sessuale è stata fondata nel 1933 dalla femminista Elise Ottesen-Jensen, dove nel 1945 apparve il primo manuale per l’educazione sessuale rivolto agli insegnanti, dove nel 1955 l’educazione sessuale nelle scuole divenne obbligatoria, nel Paese dei vichinghi dove sin dalla più tenera età si insegna a impratichirsi con il lattice vulcanizzato nei “condom’s days”, qual è il tasso di abortività tra le giovani?

 

Solo, si fa per dire, 22,5, tre volte più alto rispetto a quello registrato tra le pari età italiche, per le quali nell’ultima relazione è attestato a 7,2, nonostante i “poveri” giovani italiani siano costretti ad informarsi dagli amici, da Internet e, pensate un po’ che obbrobrio, persino dai genitori. I dati dell’Olanda, dove a scuola esiste il programma Long Live Love per i ragazzi di almeno 13 anni, non si scosterebbero di molto.

 

E sul versante delle malattie sessualmente trasmesse? Qui i dati sono più farraginosi e più difficilmente comparabili, ma può essere indicativo quanto riportava l’Organizzazione Mondiale della Sanità riguardo l’infezione da clamidia, un germe assai insidioso, causa talora di sterilità per infezioni trascurate, riferendo la prevalenza negli anni ’90: Italia 2,7%, Francia 3,9%, Olanda 4,9%, Regno Unito 6,2%. E allora? Se questi sono i risultati dell’educazione sessuale a scuola – conclude Puccetti –, voglio essere ottimista e sperare che in Italia non si dia più neppure un centesimo per queste iniziative, lasciando che ciascuno, secondo il proprio grado di maturazione, inizi il proprio percorso di avvicinamento alla scoperta di una dimensione dell’umano grandiosa e potente».

 

Corrispondenza romana

 

La mamma dice no al sesso a scuola: va in prigione

di Marco Respinti
22-02-2011

I cristiani vengono perseguitati. Dove? Nella libera e democratica Germania, dove chi disobbedisce ai diktat scolastici finisce in galera.Recentissimo è il caso di una mamma di dodici figli trascinata in carcere nientemeno che per sei settimane per essersi rifiutata di sottoporre tre dei suoi piccoli alle lezioni di educazione sessuale volute dall’ordinamento scolastico di Stato. E non è la prima volta.

 

Nel settembre 2010 una mamma di quattro figli si è fatta cinque giorni di prigione e nell’agosto precedente un papà di 12 figli ne ha scontati 40 per gli stessi motivi. Identica sorte incombe peraltro ora sul capo di un’altra mamma (di nove bimbi, il maggiore di 14 anni e il più piccolo di 10 mesi) che potrebbe farsi 21 giorni di galera, come già il marito. Accade tutto nella medesima cittadina, nella medesima scuola, per le medesime ragioni. Cioè a Salzkotten, nel land del Nord Reno-Westfalia, nella Germania centrale, dove ha sede la scuola elementare Liborius a cui sono iscritti i figli di molte famiglie di fede cristiana battista indignate di quanto viene loro ammannito. La cosa più scioccante però è che la Liborius è pure una scuola cattolica. Ma in Germania è così: nessuno può sottrarsi, nemmeno le scuole private, ai programmi scolastici decisi dallo Stato nei quali dal 1970 è contemplata anche quell’educazione sessuale che dal 1992 è divenuta insegnamento obbligatorio per tutti, oggi con tanto di “pratica”.

 

L’avviamento scolastico alla sessualità prevede, infatti, maratone di più giorni di cui sono parte integrante anche certi spettacolini teatrali a cui i giovanissimi studenti sono tenuti a partecipare in prima persona. Del resto la Germania è il Paese dove nel luglio 2007 scoppiò la bomba del Bundeszentrale für gesundheitliche Aufklärung (il Centro federale tedesco di educazione alla salute), ovvero una sussidiaria del ministero per gli Affari familiari che diffuse nel Paese due libriccini con cui si invitava in modo diciamo disinvolto i genitori a “giocare al dottore” con i propri bimbi (si trattava di due libretti predisposti accuratamente per altrettante fasce di età: 12-36 mesi e 4-6 anni) e su cui piovvero subito le accuse di“pedofilia di Stato”.

 

Ora, a Salzkotten accade che diverse famiglie battiste stiano da anni praticando un braccio di ferro con la Liborius, ma in realtà con lo Stato tedesco, giudicando contrarie al proprio credo religioso le lezioni di educazione sessuale predisposte (dal 2005) dalla scuola e quindi praticando una resistenza passiva fondata sull’obiezione di coscienza. Meglio, dicono, affrontare il delicato argomento fra le mura domestiche. E però dal 2006 la legislazione tedesca vieta senza la minima eccezione e reprime duramente ogni concetto e pratica di home-schooling, quel fenomeno invece legalissimo e diffusissimo per esempio negli Stati Uniti d’America dove a garantire sia la scolarizzazione sia l’educazione dei ragazzi sono i genitori, le associazioni di genitori e i tutor ingaggiati ad hoc.

 

È stato così che poche settimane fa a Salzkotten è arrivata la polizia, ha stilato il verbale per sottrazione di minore dall’obbligo scolastico ai danni di una mamma, questa non ha pagato la multa comminata e la vicenda si è conclusa con 43 giorni di sole a scacchi per la signora. Del resto le famiglie incriminate non hanno violato la legge tedesca sull’home-schooling: mai hanno avuto intenzione di togliere completamente i figli dalla scuola per educarli privatamente, semplicemente li hanno sottratti a un insegnamento della sessualità che in coscienza, come il diritto internazionale consente ai genitori di fare, hanno ritenuto moralmente inaccettabile.

 

Alla base di tutto vi sono peraltro due casi “madre”, risalenti al febbraio 2007. Willi e Anna Dojan sono genitori di 8 figli, Eduard ed Elisabeth Eischeidt ne hanno invece tre. Entrambe le famiglie sono cristiane battiste, entrambe le famiglie avevano al tempo una ragazza undicenne, rispettivamente Lilli e Franziska, entrambe le famiglie all’epoca avrebbero per volere della scuola dovuto sottoporle a un corso di 4 giorni di educazione sessuale comprendente pure una performance interattiva e obbligatoria nello spettacoloMein Körper gehört mir, ossia “Il mio corpo mi appartiene”. Provare, insomma, per imparare… Mamma e papà si sono allora guardati diritti negli occhi e hanno pensato che le loro ragazze meritassero qualcosa d’altro. Mica immaginavano che sarebbe finito tutto in tribunale.

 

L’Alliance Defense Fund (ADF), una organizzazione statunitense nata nel 1994 per riunire associazioni e avvocati a difesa della libertà religiosa a livello internazionale, ha portato i casi dei Dojan e degli Eischeidt davanti alla Corte Europea dei diritti umani. Il legale dell’ADF che li difende, l’avvocato Roger Kiska di Bratislava, ritiene infatti essere un diritto sacrosanto delle famiglie in questo caso tedesche quello di potersi in piena coscienza opporre a un insegnamento che palesemente cozza con la Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (1950), per la precisione l’art. 2 del Protocollo addizionale approvato il 20 marzo 1952 il quale sancisce: «Il diritto all’istruzione non può essere rifiutato a nessuno. Lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di assicurare tale educazione e tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche».

 

Complessivamente, l’ADF sta difendendo oggi ben cinque famiglie che si trovano a dover in coscienza resistere a una situazione grave che quando, poche settimana fa, l’ha apertamente denunciata Papa Benedetto XVI tutti si sono sentiti in dovere di canzonarlo.
Torniamo a Salzkotten, con il caso dell’ultima mamma incarcerata che gira sul web oramai da qualche giorno, ma con un’avarizia di notizie che lascia a bocca spalancata. Che nel nostro mondo annegato dall’informazione una mamma che vive nel cuore del mondo civile, a un tiro di schioppo dalle nostre telecamere sempre guardone e dai nostri giornali sempre voyeur, si faccia un mese e mezzo di galera per resistenza a pubblico programma scolastico e che la cosa sia ignorata dai giornali è quantomeno sconcertante.

 

La Bussola Quotidiana