Viltà, persecuzione e silenzio

La viltà che lega una rana crocifissa al silenzio sulle persecuzioni cristiane

di Giorgio Israel

Finora non pare che sia servita la denuncia di Angelo Panebianco né l’iniziativa promossa dalla Fondazione Liberal per risvegliare l’attenzione sullo scandalo delle persecuzioni e dei massacri di cristiani che si svolgono da ogni parte del mondo. Troppi, mentre sono pronti a sollevarsi strepitando di razzismo genocida quando si propone di prendere le impronte ai bambini dei campi nomadi, voltano lo sguardo dall’altra parte di fronte ai massacri concreti di cristiani. Una delle cause principali è stata identificata da Angelo Panebianco nell’«atteggiamento farisaico secondo il quale non conviene parlare troppo delle persecuzioni dei cristiani se non si vuole alimentare lo “scontro di civiltà”. Come se ignorare il fatto che nel mondo vari gruppi di fanatici usino la loro religione (musulmana, indù o altro) per ammazzarsi a vicenda e per ammazzare cristiani ci convenisse». Il “politicamente corretto” ipocrita e suicida porta a tacere e persino a giustificare ogni crimine compiuto dall’“altro” e a considerare il massacro di cristiani come un normale prezzo da pagare per le colpe della civiltà occidentale.
Questo atteggiamento è testimoniato da tanti fatti tra cui va sottolineata l’asimmetria che porta a condannare le vignette danesi su Maometto come un’efferata provocazione che avrebbe giustificato lo scatenamento di un’autentica guerra di religione da parte di gruppi fanatici musulmani di mezzo mondo, mentre si giustificano e difendono a spada tratta le “opere d’arte” che rappresentano una rana crocefissa o un’erezione di Gesù in croce. Nel primo caso si deplora l’offesa a una figura sacra per i musulmani, di fronte alla quale la libertà di espressione deve inchinarsi e sapersi limitare. Nel secondo caso, il simbolo sacro e il valore che esso ha per i cattolici deve inchinarsi di fronte alla libertà di espressione e all’assoluta indipendenza dell’“arte” che non può limitarsi di fronte a nulla e nessuno, anche se nei fatti questo “nulla e nessuno” ha nomi e cognomi ben precisi: è lecito fare strame della croce o paragonare la verga di Mosé a un fallo ma tutti debbono inginocchiarsi di fronte al sacro turbante di Maometto.
Quel che è tragicamente penoso in questa faccenda è il richiamo alla libertà “artistica” e che professori universitari di storia dell’arte o conservatori di musei parlino con sussiego di opere d’“arte” è un segno dello sfacelo della nostra cultura, del modo in cui vengono svenduti senza dignità le nozioni più elementari in nome della cupidigia di asservimento all’“altro”. Occorrerebbe ricordare a questi solerti “intellettuali” che un oggetto per essere definito un’opera d’arte deve soddisfare alcune caratteristiche minime, tra cui la messa in opera, per la sua produzione, di una maestrìa non alla portata di chiunque e una finalità espressiva che miri a trasmettere significati universali. Non basta prendere una tazza di gabinetto, una cacca, disegnare o scolpire un fallo in erezione – secondo la migliore tradizione della grafica da cesso pubblico – mettervi sotto una scritta ermetica e riuscire a esporlo in una mostra perché realizzare un’opera d’“arte”. Perché, in tal caso, l’unica “arte” che viene messa in atto è quella dell’astuzia mediatica e dell’abilità nell’intrallazzare per inserirsi nei circuiti espositivi. Non si sa se ridere o piangere sentendo uno di questi “intellettuali” paragonare la rana di Bolzano alla Cappella Sistina di Michelangelo. Questa cupidigia di asservimento che fa strame dell’arte in nome di una cultura che non merita più di essere chiamata tale è uno dei terreni su cui si alimenta l’indifferenza per le stragi e i massacri dei cristiani.
(Tempi, 17 settembre 2008)

Tratto da: http://gisrael.blogspot.com/2008/09/la-vilt-che-lega-una-rana-crocifissa-al.html

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Quando la Sinistra si (ri)scopre intollerante

 

Le sempre più violente contestazioni contro Giuliano Ferrara obbligano a far venire allo scoperto quella parte più estremista che si cela sopita dietro quel manto solo apparentemente democratico. La libertà di critica e di contestazione è sempre garantita, ma quello che ha subito l’Elefantino va ben oltre. Dai lanci di prezzemolo e dai megafoni per impedirgli di parlare si è passati a Bologna ad un vero e proprio tentativo di linciaggio con lanci non solo di pomodori e di vari ortaggi ma anche di fumogeni e di sedie in ferro battuto. Tanto che l’Elefantino ha dovuto rinunciare al comizio ed essere portato via sotto scorta, alcuni agenti sono stati feriti ed è stato coinvolto anche un inviato di Repubblica. Adesso quindi, a prescindere da quello che si può pensare sulla moratoria per l’aborto, veniamo a conoscenza che non tutti hanno il diritto di parlare e di esprimersi liberamente. La cosa strana, e un po’ grottesca, è che alla fine il potere di concedere la parola è affidato alle mani dei no-global e dei centri sociali, i quali hanno già ampiamente dimostrato che tutto è loro concesso. Non meno colpevoli le femministe più estremiste che pure hanno partecipato alle spedizioni squadriste. A questo punto ci si aspetterebbe, come minimo, una condanna unanime da parte del mondo politico: invece no. Alle condanne più o meno esplicite sono seguite dichiarazioni di approvazione come quella della senatrice arcobaleno Manuela Palermi che è arriva a dire che «hanno fatto bene. Mi auguro che capiti in tutte le piazze d’Italia». Cioè una senatrice della Repubblica Italiana incita alla violenza contro chi osa dissentire dalla “congiura del silenzio”, gli avversari vanno accolti a sediate e a fumogeni: ma che fine ha fatto l’arcobaleno? E la rassicurante bandiera della pace? Forse sono stati solo simboli privi di un vero significato. Non ha fatto sentire la sua mancanza quella che minaccia di essere un’interessante new entry nel nostro “bestiario” anticlericale, Flavia D’Angeli di Sinistra critica che dichiara: “Hanno fatto bene”. Anche Occhetto di Rifondazione ha giudicato Ferrara come un provocatore giustificando così l’accaduto. Bizzarro che si giustifichi la violenza in “difesa” della donna con lo stesso odioso motivetto della “minigonna” provocante. Cosa accadrebbe se un gruppo di ciellini sfegatati impedisse a Pannella di parlare? Non si scatenerebbe forse la guerra civile? Invece lo Stato deve accettare di condividere il monopolio della violenza con altri soggetti che usano una tecnica di intimidazione molto simile a quella del vecchio P.C.I. In questa campagna elettorale (forse la più noiosa della storia repubblicana) l’unica nota veramente positiva sembra essere quella dell’irruzione della super-politica, quella che si basa sugli ideali e sui grandi temi della vita e della morte che sono quelli veramente fondamentali di ogni civiltà. Forse è proprio questo riportare l’attenzione su queste questioni che non va giù, questo andare oltre l’apatia della politica che tiene fuori i temi veramente importanti (ipocritamente definiti “eticamente sensibili”) per dibattere all’infinito su Alitalia, sulla forma delle schede elettorali e se le donne siano in posizione verticale o orizzontale. Il fatto che ci siano uomini e donne, di ogni provenienza politica e culturale, che invece offrono al cittadino la possibilità di guardare al proprio paese con uno sguardo d’ampio respiro mette a tutti una gran paura, ben più di quello che può fare la demagogia dell’antipolitica.

 

Bene, l’Università ora è atea. Adesso tocca allo Stato.

 
Non voglio mettere in discussione il diritto sacrosanto di essere in disaccordo col Papa. E’ puramente legittimo ma quello che è successo oggi va ben oltre: il problema è il concetto di fondo che ha mosso la protesta di questi giorni. Non vogliono il Papa perchè dicono: "Cosa c’entra un’autorità religiosa con un’istituzione laica?". Detto così sembra quasi che il Papa si sia infilato in un consiglio di facoltà pretendendo un potere decisionale. La realtà è ben diversa, la laicità è per sua definizione aperta verso tutto e tutti e quindi può anche invitare ed ascoltare uomini di fede e di cultura in generale senza per questo sposare le loro tesi. Si chiama "dibattito" e "pluralismo", cose che sono chiaramente inconcepibili per un’istituzione atea ma che sono il fondamento di quella laica. La gravità non è il non condividere e il protestare, ma il cercare di mettere a tacere chi è sgradito. Oggi sul Corriere della Sera Galli della Loggia ricorda quanto questo episodio sia molto simile ai tentativi degli studenti fascisti fiorentini di impedire a Salvemini di tenere lezione. Giudicare inammissibile l’invito di un Papa ad un’università vuol dire violare la libertà e la laicità. Bene, ora che l’università è un’istituzione atea che non tollera il dissenso, è la volta dello Stato che, divenendo ateo, deve considerare obbligatoriamente la Chiesa come un nemico da combattere e da mettere a tacere escldendola da ogni spazio pubblico. Ora che al Papa è stato impedito di intervenire all’università (quale luogo migliore?) si può dire che finalmente è stato instaurato il regime "laico" del "libero pensiero" dove se non sei d’accordo devi tacere o, meglio ancora, non devi proprio farti vedere.

Perchè sono i laici veri come Ferrara che rompono i tabù e non quelli bigotti

 
Giuliano Ferrara dalle pagine del Foglio ha letteralmente rotto un tabù, quello dell’aborto. fino a pochi giorni fa quella parola era impronunciabile senza un’espressione di reverenza. adesso invece si torna a parlare liberamente di una delle grandi questioni umanitarie. forse è proprio questo il compito di un intellettuale, provocare per risvegliare le discussioni sui problemi che spesso sn troppo a lungo ignorati. nn è un caso che una provocazione così intigrante arrivi dalle pagine del Foglio che, insieme al suo direttore, è un esponente importante del laicismo "positivo" cioè quello nn bigotto e che nn si scandalizza al solo paralare di sacro, chiese, papi ecc…ma che proprio per questo esprime l’incarnazione più pura della laicità con un’apertura mentale nei confronti di tutti: dall’ateo massone fino al vescovo. in virtù di questa apertura mentale ci si riserva anche il diritto di dissentire o di concordare di volta in volta prendendo così il meglio di tutti. questa è l’atmosfera che si respira al Foglio a differenza di Repubblica e dello stesso Corriere della Sera dove l’aria è più pesante e molto meno vivace. questo avviene perchè la maggior parte di quei giornalisti appartengono invece al filone bigotto del laicismo che ben si può rappresentare con quelli che protestano per la visita di un papa in un’università (cosa alquanto ridicola). sn quelli che pensano di tirarsi fuori da ogni problema con la logora affermazione "Il nostro è uno stato laico" anche se nn c’è nessuna attinenza col tema di cui si sta parlando. come se la laicità fossero loro stessi per cui chi nn condivide le loro idee nn è laico…quando la laicità dello stato si basa invece sul pluralismo. i laici bigotti si sentono soddisfatti soltanto quando attaccano la Chiesa, allora si sentono laici e sn costretti sempre e cmq ad andarle contro anche sulle cose più elementari per allinearsi alla cultura dominante e spesso anche ai partiti. si scandalizzano se il papa parla, perchè il diritto di parola è una prerogativa che loro concedono a chi meglio credono. ma è proprio per questo che alcuni di questi giornali sn solo costruzioni artificiose ben lontane dalle persone comuni, molto più di quanto si pensi. un esempio lampante si è avuto sul referendum sulla legge 40. con la loro martellante campagna per il sì molti, io compreso, avevano l’impressione che fosse quello il pensiero dominante, il pensiero del popolo che dicevano di rappresentare. poi però alle urne si ebbe un fiasco totale perchè i mezzi di comunicazione rappresentano in realtà solo quel 10% del sì mentre gran parte del resto è ignorato e vilipeso. per questo si trova rifugio in altri giornali più piccoli e meno "importanti" che però sn molto più aperti e intellettualmente vivi come dimostra il grande afflusso di lettere e interventi che sta investendo il Foglio in questi giorni. gli intellettuali devono anche essere vicini alla gente. una provocazione così geniale e potente, in generale, sarebbe forse impensabile per molti dei maggiori quotidiani del paese.

Le follie di una città

 

La città vive un grave momento di sbandamento, funestata da vari eventi voluti e nn voluti. forse questo è il primo Natale dove alle luminarie e alle varie decorazioni natalizie si sono affiancate tonnellate di spazzatura. purtoppo questo è il risultato dello strapotere locale dei verdi che da anni imperversano incontrastati nelle loro follie più varie. qui di verde si vedono solo i sacchetti della spazzatura ammucchiati in maniera selvaggia e dove i topi regnano. i verdi infatti hanno impedito a tutta la regione di affrontare la questioni rifiuti in maniera razionale seguendo le modalità di smaltimento rifiuti del resto del paese. nn vogliono i termovalorizzatori perchè per loro inquinano, mentre le cataste di immondizia nelle città sono ovviamente salutari. a questo si somma poi la particolare condizione della città che pure ha una mentalità molto particolare. qualche anno fa si cominciò a dire che la "città giardino" nn poteva tollerare la vista dei cassonetti che così furono aboliti…e la spazzatura vi chiederete? furono disegnati sui marciapiedi dei rettangoli gialli dove DEPOSITARE PER TERRA LA SPAZZATURA. così se uscivate la sera, anche nei giorni festivi e anche nel centro città, potevate ammirare la spazzatura della "città giardino" finalmente liberata dagli odiosi cassonetti con "profumi" connessi. dopo un pò la ragione rifece il suo ingresso e i cassonetti furono liberati dall’esilio…ma era troppo tardi. i riquadri gialli rimasero e la gente ci aveva fatto l’abitudine, che permane ancora oggi.

Abbiamo analizzato, a livello regionale e cittadino, la follia spazzatura ma ce ne sono altre. una è senza dubbio quella prodotta dalla "logica della spesa a ogni costo" dovuta al fiume di soldi proveniente dall UE per le opere pubbliche. la città si stava ristabilendo e viene improvvisamente sommersa da cantieri a destra e a manca, al centro come in periferia. e poi per cosa? per un folle tunnel sotterraneo in una città di 54000 ABITANTI. così il traffico è completamente bloccato: quindi niente auto. quindi andate a piedi? nn ve lo consiglio…tonnellate di spazzatura incombon sulla vostra testa come la spada di Damocle. questo è quanto per questo Natale…ma la speranza vive ancora…(nell’aula di un tribunale).

Il presidente Sarkò dal Papa assesta un duro colpo ai laici bigotti

 
Sarkò, presidente del paese della Rivoluzione, in visita dal papa impartisce lezioni di laicità mostrando di aver raggiunto, insieme al suo paese, una laicità matura e adulta. infatti il presidente ha affermato di riconoscere il ruolo della Chiesa e della religione in generale nel dibattito pubblico mostrando di possedere una concezione vera e non distorta del laicismo e del pluralismo. addirittura Sarkò ha invitato la chiesa francese ad essere meno timorosa e a farsi sentire di più, come se non bastasse ha riconosciuto, pur non essendo praticante, di sentirsi culturalmente legato al cattolicesimo e ha accettato il ruolo di Canonico onorario di San Giovanni in Laterano. se un presidente italiano facesse anche una sola di queste cose esploderebbe il putiferio segno, appunto, di una laicità bigotta che si porta la mano alla bocca scandalizzata se solo sente parlare di religione e di Chiesa confondendo la laicità con l’ateismo di stato. certo anche Sarkò è tutt’altro che perfetto ma almeno è un vero laico che ha finalmente teorizzato un modello di laicità positiva dove lo stato nn è necessariamente in conflitto con la religione con la quale cerca anzi di instaurare un rapporto di collaborazione. Sarkò ha anke detto che la Francia ha radici essenzialmente cristiane e che si è cercato invano di reciderle con la legge del 1905 sulla separazione fra Stato e Chiesa, una legge caratterizzata da un laicismo oltranzista che si spera ormai superato.

Finalmente muore eurolandia

 
Finalmente l’Unione Europea si rinnova! grazie al presidente Sarko l’Europa torna con i piedi per terra, basta bandierine, retoriche moraliste, costituzioni illegibili e monumentali (sul modello dell’ormai defunto programma della sinistra dove in centinaia di pagine si dice tutto e il contrario di tutto..). ora c’è un trattato che finalmente rispetta di nuovo le autorità nazionali anche con la clausola di recissione, e che permette un’unità di intenti contro i problemi comuni. la strada del riscatto però è ancora lunga, bisogna ancora lasciarsi alle spalle un laicismo bigotto di stampo vetero-marxista per abbracciare una vera e sana laicità che permetta di riscoprire le radici dell’Europa per farla risorgere dagli ideali in cui è nata e in cui ha fatto la sua storia. la Carta dei diritti è già un primo passo ma bisogna continuare in questa direzione anche a partire dalla cultura. una proposta concreta: se l’euro moneta ha ragggiunto discreti risultati estetici lo stesso nn si può dire per le banconote fin troppo simili a quelle del monopoli e senza riferimenti culturali e storici concreti, io direi di porvi rimedio. infine un’ultima riflessione: ma la mia prof. di "religione" (fra virgolette perchè di tutto era disposta a parlare meno quello per cui era pagata) che era tanto invaghita di eurolandia, della bandiera, della costituzione…ecc adesso insegnerà religione?

La libertà a rischio

 
Passiamo ora ad una notizia triste e allarmante…l’altro giorno al senato è stato approvato il pacchetto sicurezza che, a sorpresa, conteneva anche le cosiddette leggi "antidiscriminazione" per le tendenze sessuali. Va bene, è giusto combattere la discriminazione ma in quel pacchetto si nasconde una terribile trappola. infatti vengono previste pene severe (anche tre anni) per chiunque compie atti discriminatori, apparentemente è innoquo ma la formula è pericolosamente ambigua perchè presa direttamente dalla normativa europea del protocollo di Amsterdam. Infatti è considerato un atto discriminatorio anche semplicemente leggere la Bibbia nei passi politicamente scorretti di Sodoma e Gomorra o nelle lettere di San Paolo!! può sembrare un’esagerazione ma sono già successi episodi indicativi. Ad esempio in Svezia un pastore protestante è stato condannato a tre mesi di carcere perchè ha pubblicamente letto in chiesa cosa dice la Bibbia dell’omosessualità, pare che nn abbia fatto nemmeno commenti ma nn è bastato. Questi non sono provvedimenti antidiscriminatori! questi sono reati d’opinione! il reato d’opinone è la negazione dello stato laico e paradossalmente questo provvedimento è stato portato avanti da quelli che si definiscono i duri e puri del laicismo e della libertà! ma come è possibile?! se il provvedimento sarà approvato anche alla camera chiunque potrebbe essere arrestato solo perchè nn si inginocchia innanzi all’arcigay…o perchè magari legge la Bibbia. questa sì che è modernità! come nei paesi arabi dove possedere una bibbia è un reato punibile anche con la morte. è giusto lottare contro chi incita all’odio ma essere in disaccordo con Zapatero, Grillini e Luxurie varie è un diritto, bisogna avere rispetto di tutto e di tutti, anche di chi la pensa diversamente, ma il reato d’opinione proprio no eh!