Svégliati, o uomo: per te Dio si è fatto uomo

 

Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo (Disc. 185; Pl 38, 997-999)

 

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Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?


Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi
beffe di lui, dicevano: "Ha salvato altri, non può salvare se stesso! Il
Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e
crediamo". E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo
insultavano. Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre
del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà
sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Alcuni
dei presenti, udito ciò, dicevano: "Ecco, chiama Elia!". Uno corse a
inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere,
dicendo: "Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce". Ma
Gesù, dando un forte grido, spirò.

(Marco 15, 31-37)
  

Salmo 21

[1] Al maestro del coro. Sull’aria: "Cerva dell’aurora".
Salmo. Di Davide.

[2] "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Tu sei lontano dalla mia salvezza":
sono le parole del mio lamento.

[3] Dio mio, invoco di giorno e non rispondi,
grido di notte e non trovo riposo.

[4] Eppure tu abiti la santa dimora,
tu, lode di Israele.

[5] In te hanno sperato i nostri padri,
hanno sperato e tu li hai liberati;

[6] a te gridarono e furono salvati,
sperando in te non rimasero delusi.

[7] Ma io sono verme, non uomo,
infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo.

[8] Mi scherniscono quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:

[9] "Si è affidato al Signore, lui lo scampi;
lo liberi, se è suo amico".

[10] Sei tu che mi hai tratto dal grembo,
mi hai fatto riposare sul petto di mia madre.

[11] Al mio nascere tu mi hai raccolto,
dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio.

[12] Da me non stare lontano,
poiché l’angoscia è vicina
e nessuno mi aiuta.

[13] Mi circondano tori numerosi,
mi assediano tori di Basan.

[14] Spalancano contro di me la loro bocca
come leone che sbrana e ruggisce.

[15] Come acqua sono versato,
sono slogate tutte le mie ossa.
Il mio cuore è come cera,
si fonde in mezzo alle mie viscere.

[16] È arido come un coccio il mio palato,
la mia lingua si è incollata alla gola,
su polvere di morte mi hai deposto.

[17] Un branco di cani mi circonda,
mi assedia una banda di malvagi;
hanno forato le mie mani e i miei piedi,

[18] posso contare tutte le mie ossa.
Essi mi guardano, mi osservano:

[19] si dividono le mie vesti,
sul mio vestito gettano la sorte.

[20] Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, accorri in mio aiuto.

[21] Scampami dalla spada,
dalle unghie del cane la mia vita.

[22] Salvami dalla bocca del leone
e dalle corna dei bufali.

[23] Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.

[24] Lodate il Signore, voi che lo temete,
gli dia gloria la stirpe di Giacobbe,
lo tema tutta la stirpe di Israele;

[25] perché egli non ha disprezzato
né sdegnato l’afflizione del misero,
non gli ha nascosto il suo volto,
ma, al suo grido d’aiuto, lo ha esaudito.

[26] Sei tu la mia lode nella grande assemblea,
scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.

[27] I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano:
"Viva il loro cuore per sempre".

[28] Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra,
si prostreranno davanti a lui
tutte le famiglie dei popoli.

[29] Poiché il regno è del Signore,
egli domina su tutte le nazioni.

[30] A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere.
E io vivrò per lui,

[31] lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;

[32] annunzieranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
"Ecco l’opera del Signore!".
 

Partecipare alla Pasqua


Saremo partecipi della Pasqua, presentemente ancora in figura (certo
già più chiara di quella dell`antica legge, immagine più oscura della
realtà figurata), ma fra non molto godremo di una più trasparente e più
vera, quando il Verbo festeggerà con noi la nuova Pasqua nel regno del
Padre. Allora ci manifesterà e insegnerà quelle realtà che non ci
mostra ora se non di riflesso. […]

Se sei Simone di Cirene prendi la croce e segui Cristo. Se sei il ladro e
se sarai appeso alla croce, se cioè sarai punito, fai come il buon ladrone e
riconosci onestamente Dio, che ti aspettava alla prova. Egli fu annoverato tra
i malfattori per te e per il tuo peccato, e tu diventa giusto per lui. Adora
colui che è stato crocifisso per te. Se vieni crocifisso per tua colpa, trai
profitto dal tuo peccato.

Compra con la morte la tua salvezza, entra con Gesù in paradiso e così
capirai di quali beni ti eri privato. Contempla quelle bellezze e
lascia che il mormoratore, del tutto ignaro del piano divino, muoia
fuori con la sua bestemmia.


Se sei Giuseppe d’Arimatèa, richiedi il corpo a colui che lo ha crocifisso,
assumi cioè quel corpo e rendi tua propria, così, l’espiazione del mondo.
Se sei Nicodemo, il notturno adoratore di Dio, seppellisci il suo corpo e
ungilo con gli unguenti di rito, cioè circondalo del tuo culto e della tua
adorazione.
E se tu sei una delle Marie, spargi al mattino le tue lacrime. Fà di vedere per
prima la pietra rovesciata, vai incontro agli angeli, anzi allo stesso Gesù.


Ecco che cosa significa rendersi partecipi della Pasqua di Cristo.

Dai Discorsi di San Gregorio Nazianzeno, vescovo (Disc. 45, 23-24; PG 36, 654-655)


I poveri e l’altare


Dalle «Omelie sul vangelo di Matteo» di san Giovanni Crisostomo,
vescovo   (Om. 50, 3-4; PG 58, 508-509)

Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto
di disprezzo nelle sue membra cioè nei poveri, privi di panni
per coprirsi. Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta,
mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la
nudità. Colui che ha detto: «Questo è il mio corpo», confermando
il fatto con la parola, ha detto anche: Mi avete visto affamato
e non mi avete dato da mangiare (cfr. Mt 25, 42), e: Ogni volta
che non avete fatto queste cose a uno dei più piccoli tra
questi, non l’avete fatto neppure a me (cfr. Mt 25, 45). Il
corpo di Cristo che sta sull’altare non ha bisogno di mantelli,
ma di anime pure; mentre quello che sta fuori ha bisogno di
molta cura.
Impariamo dunque a pensare e a onorare Cristo come egli vuole.
Infatti l’onore più gradito che possiamo rendere a colui che
vogliamo venerare è quello che lui stesso vuole, non quello
escogitato da noi. Anche Pietro credeva di onorarlo impedendo a
lui di lavargli i piedi. Questo non era onore, ma vera
scortesia. Così anche tu rendigli quell’onore che egli ha
comandato, fa’ che i poveri beneficino delle tue ricchezze. Dio
non ha bisogno di vasi d’oro, ma di anime d’oro.
Con questo non intendo certo proibirvi di fare doni alla chiesa.
No. Ma vi scongiuro di elargire, con questi e prima di questi,
l’elemosina. Dio infatti accetta i doni alla sua casa terrena,
ma gradisce molto di più il soccorso dato ai poveri.
Nel primo caso ne ricava vantaggio solo chi offre, nel secondo
invece anche chi riceve. Là il dono potrebbe essere occasione di
ostentazione; qui invece è elemosina e amore. Che vantaggio può
avere Cristo se la mensa del sacrificio è piena di vasi d’oro,
mentre poi muore di fame nella persona del povero? Prima sazia
l’affamato, e solo in seguito orna l’altare con quello che
rimane. Gli offrirai un calice d’oro e non gli darai un
bicchiere d’acqua? Che bisogno c’è di adornare con veli d’oro il
suo altare, se poi non gli offri il vestito necessario? Che
guadagno ne ricava egli? Dimmi: se vedessi uno privo del cibo
necessario e, senza curartene, adornassi d’oro solo la sua
mensa, credi che ti ringrazierebbe o piuttosto non si
infurierebbe contro di te? E se vedessi uno coperto di stracci e
intirizzito dal freddo, trascurando di vestirlo, gli innalzassi
colonne dorate, dicendo che lo fai in suo onore, non si
riterrebbe forse di essere beffeggiato e insultato in modo
atroce?
Pensa la stessa cosa di Cristo, quando va errante e pellegrino,
bisognoso di un tetto. Tu rifiuti di accoglierlo nel pellegrino
e adorni invece il pavimento, le pareti, le colonne e i muri
dell’edificio sacro. Attacchi catene d’argento alle lampade, ma
non vai a visitarlo quando lui è incatenato in carcere. Dico
questo non per vietarvi di procurare tali addobbi e arredi
sacri, ma per esortarvi a offrire, insieme a questi, anche il
necessario aiuto ai poveri, o, meglio, perché questo sia fatto
prima di quello. Nessuno è mai stato condannato per non aver
cooperato ad abbellire il tempio, ma chi trascura il povero è
destinato alla geenna, al fuoco inestinguibile e al supplizio
con i demoni. Perciò mentre adorni l’ambiente del culto, non
chiudere il tuo cuore al fratello che soffre. Questi è un tempio
vivo più prezioso di quello.

La Resurrezione

Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio;
che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia
potenza ordino
a coloro che erano in carcere: Uscite!
A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati!
A coloro che erano morti: Risorgete!
A te comando: Svegliati, tu che dormi!
Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno.

Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti.
Risorgi, opera delle mie mani!
Risorgi, mia effige, fatta a mia immagine!
Risorgi, usciamo di qui!
Tu in me e io in te siamo infatti un’unica e indivisa natura.

(Da un’antica omelia sul Sabato Santo)

Il mistero della Passione

“Molte
cose sono state predette dai profeti riguardanti il mistero della Pasqua, che è
Cristo, « al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen » (Gal 1, 5,
ecc.). Egli scese dai cieli sulla terra per l’umanità sofferente; si rivestì
della nostra umanità nel grembo della Vergine e nacque come uomo. Prese su di
sé le sofferenze dell’uomo sofferente attraverso il corpo soggetto alla
sofferenza, e distrusse le passioni della carne. Con lo Spirito immortale
distrusse la morte omicida.

Egli infatti fu condotto e ucciso dai suoi carnefici come un agnello, ci
liberò dal modo di vivere del mondo come dall’Egitto, e ci salvò dalla
schiavitù del demonio come dalla mano del Faraone. Contrassegnò le nostre anime
con il proprio Spirito e le membra del nostro corpo con il suo sangue.

Egli è colui che coprì di confusione la morte e gettò nel pianto il diavolo,
come Mosè il faraone. Egli è colui che percosse l’iniquità e l’ingiustizia,
come Mosè condannò alla sterilità l’Egitto.

Egli è colui che ci trasse dalla schiavitù alla libertà, dalle tenebre alla
luce, dalla morte alla vita, dalla tirannia al regno eterno. Ha fatto di noi un
sacerdozio nuovo e un popolo eletto per sempre. Egli è la Pasqua della nostra
salvezza.

Egli è colui che prese su di sé le sofferenze di tutti. Egli è colui che fu
ucciso in Abele, e in Isacco fu legato ai piedi. Andò pellegrinando in
Giacobbe, e in Giuseppe fu venduto. Fu esposto sulle acque in Mosè, e
nell’agnello fu sgozzato.

Fu perseguitato in Davide e nei profeti fu disonorato.

Egli è colui che si incarnò nel seno della Vergine, fu appeso alla croce, fu
sepolto nella terra e, risorgendo dai morti, salì alle altezze dei cieli. Egli
è l’agnello che non apre bocca, egli è l’agnello ucciso, egli è nato da Maria,
agnella senza macchia. Egli fu preso dal gregge, condotto all’uccisione,
immolato verso sera, sepolto nella notte. Sulla croce non gli fu spezzato osso
e sotto terra non fu soggetto alla decomposizione.

Egli risuscitò dai morti e fece risorgere l’umanità dal profondo del
sepolcro."

Dall’« Omelia sulla Pasqua » di Melitone di Sardi, vescovo (Capp. 65-67;
SC 123, 95-101)

Luce e Libertà


Il popolo che camminava nelle tenebre

vide una grande luce;

su coloro che abitavano in terra tenebrosa

una luce rifulse.

2 Hai moltiplicato la gioia,

hai aumentato la letizia.

Gioiscono davanti a te

come si gioisce quando si miete

e come si gioisce quando si spartisce la preda.

3 Poiché il giogo che gli pesava

e la sbarra sulle sue spalle,

il bastone del suo aguzzino

tu hai spezzato come al tempo di Madian.

4 Poiché ogni calzatura di soldato nella mischia

e ogni mantello macchiato di sangue

sarà bruciato,

sarà esca del fuoco.

5 Poiché un bambino è nato per noi,

ci è stato dato un figlio.

Sulle sue spalle è il segno della sovranità

ed è chiamato:

Consigliere ammirabile, Dio potente,

Padre per sempre, Principe della pace;

6 grande sarà il suo dominio

e la pace non avrà fine

sul trono di Davide e sul regno,

che egli viene a consolidare e rafforzare

con il diritto e la giustizia, ora e sempre;

questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.

(Isaia 9, 1-5)


 

La Pasqua


Se sei Simone di Cirene prendi la croce e segui Cristo. Se sei il ladro e
se sarai appeso alla croce, se cioè sarai punito, fai come il buon ladrone e
riconosci onestamente Dio, che ti aspettava alla prova. Egli fu annoverato tra
i malfattori per te e per il tuo peccato, e tu diventa giusto per lui. Adora
colui che è stato crocifisso per te. Se vieni crocifisso per tua colpa, trai
profitto dal tuo peccato. […]
Se sei Giuseppe d’Arimatèa, richiedi il corpo a colui che lo ha crocifisso,
assumi cioè quel corpo e rendi tua propria, così, l’espiazione del mondo.
Se sei Nicodemo, il notturno adoratore di Dio, seppellisci il suo corpo e
ungilo con gli unguenti di rito, cioè circondalo del tuo culto e della tua
adorazione.
E se tu sei una delle Marie, spargi al mattino le tue lacrime. Fà di vedere per
prima la pietra rovesciata, vai incontro agli angeli, anzi allo stesso Gesù.
Ecco che cosa significa rendersi partecipi della Pasqua di Cristo.

(Dai Discorsi di San Gregorio Nazianzeno, vescovo)

Dio e l’uomo


Una voce! Il mio diletto!
Eccolo, viene
saltando per i monti,
balzando per le colline.
[9]Somiglia il mio diletto a un capriolo
o ad un cerbiatto.
Eccolo, egli sta
dietro il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia attraverso le inferriate.
[10]Ora parla il mio diletto e mi dice:
«Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
[11]Perché, ecco, l’inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n’è andata;
[12]i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
[13]Il fico ha messo fuori i primi frutti
e le viti fiorite spandono fragranza.
Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
[14]O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è leggiadro».
[15]Prendeteci le volpi,
le volpi piccoline
che guastano le vigne,
perché le nostre vigne sono in fiore.
[16]Il mio diletto è per me e io per lui.
Egli pascola il gregge fra i figli.
[17]Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
ritorna, o mio diletto,
somigliante alla gazzella
o al cerbiatto,
sopra i monti degli aromi.

[…]

Io dormo, ma il mio cuore veglia.
Un rumore! E’ il mio diletto che bussa:
«Aprimi, sorella mia,
mia amica, mia colomba, perfetta mia;
perché il mio capo è bagnato di rugiada,
i miei riccioli di gocce notturne».
[3]«Mi sono tolta la veste;
come indossarla ancora?
Mi sono lavata i piedi;
come ancora sporcarli?».
[4]Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio
e un fremito mi ha sconvolta.
[5]Mi sono alzata per aprire al mio diletto
e le mie mani stillavano mirra,
fluiva mirra dalle mie dita
sulla maniglia del chiavistello.
[6]Ho aperto allora al mio diletto,
ma il mio diletto già se n’era andato, era scomparso.
Io venni meno, per la sua scomparsa.
L’ho cercato, ma non l’ho trovato,
l’ho chiamato, ma non m’ha risposto.
[7]Mi han trovato le guardie che perlustrano la città;
mi han percosso, mi hanno ferito,
mi han tolto il mantello
le guardie delle mura.
[8]Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
se trovate il mio diletto,
che cosa gli racconterete?
Che sono malata d’amore!

[…]

Oh se tu fossi un mio fratello,

allattato al seno di
mia madre!

Trovandoti fuori ti
potrei baciare

e nessuno potrebbe
disprezzarmi.

 […]

Mettimi come sigillo sul tuo
cuore,

come sigillo sul tuo braccio;

perché forte come la morte è
l`amore,

tenace come gli inferi è la
passione:

le sue vampe son vampe di fuoco,

una fiamma del Signore!

7 Le grandi acque non possono
spegnere l`amore

né i fiumi
travolgerlo.

Se uno desse tutte
le ricchezze della sua casa

in cambio
dell`amore, non ne avrebbe che dispregio
.


(Cantico dei Cantici capitoli 2-5-8)