Quanto ci costa il papa?

Una delle mode anticlericali più in voga è quella di fare perennemente i conti in tasca alla Chiesa. Anche perchè basta parlare di soldi che anche l’uomo della strada drizza immediatamente le orecchie. L’ultima occasione è quella della beatificazione di Giovanni Paolo II del primo maggio, per la quale si prevede l’arrivo di almeno un milione di fedeli da tutto il mondo. Cosa che, ovviamente, impone alle istituzioni di prepararsi per garantire la sicurezza e l’ordine pubblico. Per cui il comune di Roma prevede di spendere diversi milioni di euro in occasione del grande evento. Cosa normale, se non fosse che si tratta della Chiesa. Per capirlo basta fare un confronto con un evento che si terrà negli stessi giorni: il concerto del primo maggio.

Leggi il resto dell’articolo

E la chiamano medicina

Tratto da “Il Foglio”

Può sembrare irriguardoso ricordare che la tecnica di fecondazione umana in vitro, che ha guadagnato al pioniere britannico Robert Edwards la punizione del Nobel per la Medicina, altro non era che il perfezionamento di un procedimento veterinario già largamente usato su conigli e mucche. I corifei della provetta, che ieri hanno celebrato il loro festival della banalità e della menzogna (la Fiv non guarisce affatto la sterilità. La aggira in un numero tuttora modesto di casi, visto che, a trentadue anni dalla nascita della prima bambina concepita in vitro, la percentuale di successo delle tecniche non si schioda dal trenta per cento), glissano sulle illusioni, le mitologie, i sogni di padroneggiare i meccanismi della creazione che rappresentano la vera “ragione sociale” di quelle tecniche.

Il big bang antropologico inaugurato da Edwards è quello che oggi ci fa parlare di “prodotto del concepimento” e non di figlio. E’ l’idea della “creazione” della vita in laboratorio, materiale biologico tra gli altri; è la separazione della procreazione dal sesso, dopo che il sesso era stato separato dalla procreazione con la contraccezione; è il cambiamento nel modo di rappresentare la generazione, i rapporti di parentela, il venire al mondo. Dalle provette di Edwards sono uscite le anticipazioni di quel Mondo Nuovo alla Huxley che oggi vive lautamente di compravendita di ovociti, di uteri in affitto, di fabbricazione di embrioni umani a fini di ricerca, magari ibridati con embrioni animali, di invenzione di coppie di genitori dello stesso sesso, di embrioni sovrannumerari conservati nell’azoto liquido e poi distrutti, o selezionati in provetta per ottenere un figlio dal corredo genetico “ottimale”. E la chiamano anche medicina.

FOGLIO QUOTIDIANO

Sciopero dei giornalisti

Oggi dunque c’è sciopero dei giornalisti: e come faremo adesso a sapere
il numero di coltellate che ha ricevuto il morto ammazzato di turno? E
gli spruzzi di sangue, quanti? E soprattutto, chi andrà a a chiedere ai
parenti cosa hanno provato alla vista del loro congiunto squartato?
Forse è la volta buona, magari oggi ci rendiamo conto che possiamo fare
a meno delle fighette di CSI. E che, anzi, stiamo molto meglio.

Democrazia atea vs democrazia agnostica

È finalmente nato il partito “Democrazia atea”. Protesta l’Uaar
che afferma di non averci niente a che fare. Infatti il partito, nella sua
denominazione, sarebbe un attacco agli agnostici considerati meno democratici
degli atei.

Notizia inserita da Raffaele Caccamo

L’ipocrisia delle “figure ambigue”…

 

In
un comunicato un po’ paradossale, il Rabbino capo di Roma critica la scelta di
Benedetto XVI riguardo il decreto sulle virtù eroiche di Pio XII. Se non crede
agli storici, Di Segni, creda almeno agli ebrei che quei tempi li vissero sulla
loro pelle. Dovrebbero spiegarci una buona volta perché pressoché tutti gli
ebrei del mondo, alla morte del Pontefice, non parlarono di silenzi ma di aiuti
concreti. Il paradosso del comunicato è che si conclude col ringraziamento per
quanto fatto in quei frangenti dalla Chiesa. Ma in Vaticano erano nascosti
molti ebrei e ricercati vari – fatto ormai più che documentato – per cui il
Rabbino capo ringrazia implicitamente Pio XII mentre lo osteggia. E’ un misto di miopia e di ipocrisia che non può non amareggiare.

Così
come dovrebbero spiegarci perché il Museo dell’Olocausto di Gerusalemme non
indica come “figure ambigue” anche Churchill e Roosevelt che – pur sapendo –
non denunciarono apertamente l’Olocausto (senza rischiare nulla in prima
persona). Forse perché Israele può permettersi col Vaticano quello che non
potrebbe mai con Usa e Gran Bretagna? E questa sarebbe la “sensibilità” che
manca a Benedetto XVI? E meno male…

E io compro il Riformista

 

Marco Travaglio, investito della carica sacrale di “più
amato dagli italiani”, adesso vuole decidere quali giornali debbano
sopravvivere e quali no. L’irriducibile oppositore ora invoca il governo
perché prosciughi i finanziamenti pubblici de Il Riformista, il giornale diretto da Antonio Polito. Travaglio ha
messo su, dalle pagine del Fatto quotidiano, una vera campagna mediatica che ha
come obiettivo la chiusura di un giornale a lui sgradito. L’unico caso simile –
di un giornalista che lotta per la chiusura di un altro giornale – che mi viene
in mente è quello di Mussolini (un altro amatissimo dagli italiani) che poi i
giornali sgraditi li fece chiudere tutti. La colpa del Riformista è quella di
essere un giornale di sinistra che aborrisce i toni deliranti di Di Pietro.
Travaglio, avendo abbandonato da tempo il giornalismo, persegue la politica del
“nessun nemico a sinistra”, ma in una versione corretta e rivista che prevede
l’eliminazione del dissenso interno.

Il Riformista è – come il Foglio – un giornale di piccole dimensioni
ma di grande valore e che il finanziamento lo merita tutto. A casa mia lo si
compra di tanto in tanto. Da oggi cercherò di comprarlo tutti i giorni.
Berlusconi, l’altro che gli italiani amano, non ha un buon rapporto con la
stampa, però i giornali che non gli piacciono li querela soltanto. Travaglio,
invece, punta direttamente alla chiusura.

Diversamente fascisti…

 

Di questi tempi mi sembra sempre più attuale un concetto di
Longanesi che Montanelli amava ripetere:

In Italia esistono due
tipi di fascismo: uno è il fascismo, l’altro è l’antifascismo.  

Ancora oggi, chi vede il fascismo dappertutto è perché il
fascismo lo tiene dentro. Solo in un’altra versione ma non meno violenta, come
la storia di questo Paese ha già abbondantemente dimostrato.

Il nuovo ateismo di stato

Leggo oggi sul sito dell’UAAR che delle madri protestano
perché nella scuola dei loro figli insegna una suora. Sembra di essere tornati
al Ventennio, quando scuole e università furono epurate degli elementi ebraici
che ne compromettevano la purezza e l’efficienza. Se sei una suora o un prete
sei automaticamente un creazionista e, qualunque disciplina insegnerai, lo
farai filtrandola con i tuoi dogmi. Il nostro è uno stato laico, quindi via
tutti i non laici. Ormai l’unità base di questa Repubblica non è più il
cittadino, è il “laico” che però non è il laico ma solo il seguace di una
precisa dottrina fanatica che assegna ai suoi membri un ruolo di predominio
sociale. L’UAAR dà la notizia senza schierarsi – non vi aspettavate mica la
condanna di un atteggiamento razzista? – mentre buona parte dei suoi
commentatori si schiera eccome. Qualcuno ancora dubita che la tanto sbandierata
laicità non coincida con l’ateismo di stato? A quando le nuove “tessere del
pane” che certifichino la pura razza ari…atea?