La Gmg e la sinistra

Mario Adinolfi, voce critica del centro-sinistra, ha scritto un articolo molto bello sulle indegne contestazioni contro la Gmg di Madrid. Esistono, in effetti, due pesi e due misure sul concetto di intolleranza. La differenza sta tutta nel destinatario (un pò come la satira): se colpisce chi ci è avverso, è una grande manifestazione di libertà; se, invece, colpisce noi o i nostri amici è un’aggressione fascista. Per questo non sono nemmeno immaginabili le reazioni che susciterebbero contestazioni come queste contro un Gay Pride. È anche il motivo per cui, come già detto in altri post, sembra che gli eventi cattolici siano un insopportabile fonte di spesa mentre le manifestazioni “laiche” sembrano a costo zero e il problema non si pone proprio. Motivazione economica che, ovviamente, non manca nemmeno controla Gmg nonostante le assicurazioni dei suoi organizzatori e del governo più anticlericale d’Europa.

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Odifreddi in commedia

Segnalo ai lettori questa gustosa chicca estiva con cui l’Odifreddi provinciale torna di prepotenza sul nostro blog, dopo mesi di meritata assenza. Per chi non lo sapesse, Odifreddi ha avuto di recente una svolta comportamentale. Niente più polemiche ma tono pacato, con spazio perfino per sentimenti di stima a Benedetto XVI come teologo. Se si tratti di sincera conversione o di sottile strategia di chi ha provato a buttarla in rissa con mezzo mondo (dal Papa fino a Giorgio Israel e passando per Messori) ricevendone in cambio solo indifferenza quando non garbata derisione, è bene che ognuno creda quello che vuole. Resta il fatto, però, che ogni tanto riemerge la contraddizione “vecchio-nuovo” Odifreddi con esiti piuttosto comici. Ne è un esempio il libro “Perchè Dio non esiste” di cui Giorgio Israel ha riportato i passi, non certo lusinghieri, a lui dedicati in questo post del suo blog. Niente di nuovo, del Nostro abbiamo letto molto di peggio. La novità è che lo stesso Odifreddi risponde al post con un commento in cui disconosce il libro e si scusa per quelle parole come non dette da lui. Invece di ammettere di aver semplicemente cambiato idea e atteggiamento, accusa intervistatore (per giunta non credente massimalista, come lui) ed editore di aver pubblicato il libro contro la sua volontà. I quali ovviamente negano l’accusa (ci sono le registrazioni), l’editore offre perfino le prove in un commento dello stesso post e anche l’autore dice la sua su quello che definisce l’“impazzimento” del “soldato Odifreddi”. Divertenti anche i commenti di Giorgio Israel, il quale non manca di far notare che Odifreddi ha detto di lui anche di peggio e in articoli che portano la sua firma. Cose per cui non sono mai arrivate scuse o rettifiche, nemmeno dal nuovo Odifreddi. Da leggere anche gli altri commenti di Israel che costituiscono un magistrale quanto sintetico riepilogo delle imprese del personaggio.

Un mondo ateo sarebbe un posto migliore?

Il noto ateista Piergiorgio Odifreddi, sul suo nuovo blog,
ci delizia con mature e profonde riflessioni. Il titolo “Se fossimo tutti atei”
è seguito dal commosso richiamo del compianto Saramago, la cui ottusità gli
valse – ovviamente – il premio Nobel. “José Saramago amava ripetere – scrive il
Nostro – che il mondo sarebbe molto più pacifico, se fossimo tutti atei.”

E via, quindi, con la carrellata di esempi di violenza a
sfondo religioso. Induisti, cristiani, islamici. Non manca nessuno all’appello:
solo gli atei. Infatti pare che gli atei siano creature ideali, assolutamente
incapaci di provare il benché minimo sentimento negativo. Lo abbiamo visto con
le manifestazioni inglesi contro il papa, piene di amore e di tolleranza.

Il problema di fondo è l’indebita associazione fra ateo e
moderato. Diceva Pirandello che il fascismo era un “contenitore vuoto” in cui
ognuno ci metteva quello che voleva. In realtà è una definizione che calza a
pennello anche per l’ateismo. Chi sono, infatti, gli atei? Tutti, nessuno e centomila (per stare ancora a Pirandello).
Piergiorgio Odifreddi si presenta come paladino dei diritti umani, in quanto
ateo. Ma nulla vieta, per esempio, a Peter Singer di sostenere – in quanto ateo
anch’egli –che i diritti umani sono una forma di discriminazione “religiosa”
contro gli animali.

Certo, in tutte le culture e tradizioni si possono trovare
differenze anche abissali. Però se io parlo dei cristiani, ho già presente un
contesto teorico di riferimento. Per l’ateismo no, perché è per sua natura un
“contenitore vuoto”, con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso.

Adesso, la violenza ideologica può avere molto cause, come
la paura del diverso o la volontà di imporre il proprio pensiero. Non c’è
nessun motivo per cui un ateo dovrebbe essere geneticamente immune da questi
mali. Anzi, la storia come il presente ci mostra la verità che Odifreddi non
può vedere. Tutte le ideologie sanguinarie del ‘900 avevano un carattere intimamente
ateo e/o ancticristiano. E molte delle dittature che ancora affliggono il
mondo, sono le stesse che impongono l’ateismo di stato.

Risibili anche le altre argomentazioni. Odifreddi, infatti,
equivoca (si spera volutamente) le polemiche sulla visita missionaria di
Gheddafi a Roma per dire che il Vaticano vuole la libertà religiosa solo in
casa degli altri. E quindi:

Un simile
comportamento è tipico delle religioni, e specialmente dei monoteismi. Chi
ritiene di possedere la verità assoluta, non combatte solo il relativismo: si
arroga anche il diritto di andare a dire agli altri ciò che non vorrebbe che
gli altri venissero a dire a lui.

E questo detto da chi fantastica un mondo interamente
conformato alle proprie idee. Un mondo ateo e relativista. Se questo è il
comportamento dei monoteismi, allora il relativismo ateo va senza dubbio
annoverato fra questi. Visto che si tratta di una verità evidentemente
indiscutibile (cioè che non esiste la verità) che tutto il mondo farebbe bene a
fare propria.

In realtà, qualsiasi mondo unificato sotto anche la più
violenta delle religioni sarebbe “un po’ più pacifico”. Se il mondo fosse
interamente islamico, probabilmente ci sarebbero meno attentati. E lo stesso
per un mondo interamente induista, e così via. Si tratta, quindi, di
ragionamenti tanto banali quanto fallaci. Infatti la violenza può scaturire
anche dall’odio per una cultura semplicemente diversa, ma nessuno si sognerebbe
di dire: “bene, se le cose stanno così allora eliminiamo la cultura!”. Così
come le guerre si fanno di solito per motivi economici, ma nessuno pensa –
almeno non più – di risolvere il problema eliminando la proprietà o il denaro. Oppure
ancora, le guerre possono avere una motivazione politica. Ma nessuno – a parte
qualche sognatore – deduce da questo che un mondo senza politica o senza stato
sarebbe “più pacifico”.

Portando alle estreme conseguenze questa sorta di
ragionamento, si può anche dire che un mondo popolato da zombie docili e senza intelligenza sarebbe effettivamente più
pacifico. Niente più polemiche, nessuno più che cerca di imporre il proprio
pensiero: sradicata la causa prima delle tanto nefaste idee, l’intelligenza. Più
pacifico, forse. Più auspicabile, per niente.

Anche un bambino di due anni, credo, troverebbe
eccessivamente banali questi ragionamenti. E capirebbe probabilmente che la
soluzione é quella di provare a far un buon uso della cultura, dell’economia,
della politica e della religione. Visto che si tratta di qualità propriamente
umane. E, diciamola tutta, se gli atei sono – come tutti gli altri – animali politici,
economici e culturali, sono senza dubbio anche religiosi. E con religioni
inconsapevoli che possono essere anche più violente di quelle tradizionali, dal
comunismo fino all’odierno tecno-scientismo.

Il Paradiso secondo gli atei


Oggi nel sito ateistico
più famoso d’Italia, il segretario Raffele Carcano si lamenta che
quello delle Maldive sia “un altro paradiso illusorio”. Motivo,
l’intolleranza del regime islamico verso i non credenti che pare abbia
spinto al suicidio un ragazzo. Fatto triste, certo. Quello che
interessa è il commento: L’ha fatto perché ateo, perché per gli atei
non c’è posto in nessun paradiso. Davvero strappalacrime, il segretario
di un’associazione che percepisce anche il cinque per mille per la sua
attività di “promozione sociale” del fondamentalismo. Da sempre l’UAAR
si interessa degli episodi di intolleranza religiosa. Potrebbe sembrare
semplice informazione, invece i suoi poveri membri sono vittima di una
vera e propria manipolazione.

Mi spiego. La notizia è buona se
l’islamista di turno uccide il missionario; se in Irlanda cattolici e
protestanti se le danno di santa ragione. Così che l’ignaro lettore
recepisce, e manifesta nei commenti, l’implicito messaggio: Visto? Le
religioni fanno schifo; vanno eliminate, producono solo violenza. La
notizia non è buona, o meglio non esiste, se invece l’intollerante è un
ateo. Se un vescovo cinese è rapito e imprigionato dal regime che da
sempre combatte la “superstizione”, allora la notizia non è buona. Per
questo se nel motore di ricerca del sito ciccate su “Maldive” o
“Pakistan” troverete numerosi post. Se cercate qualcosa della Cina,
cioè sul paradiso degli atei (che Carcano stranamente non conosce),
avrete zero risultati. Rimane solo qualche traccia della repressione
del Tibet, ma senza giudizi morali né lacrimevoli considerazioni che
spettano solo alle vittime atee. E anzi, i pochi post sul Tibet
forniscono a molti lettori il pretesto per mostrare la loro simpatia
verso la Cina atea e per insultare il Dalai Lama. Cina che del resto è
la capitale mondiale dei suicidi, tanto per restare in tema.

Nell’era
di Internet, chi può abboccare ad un’informazione così parziale e
strumentale? Chi, se non i novelli e improvvisati Voltaire
dell’illuminismo laico?

L’UAAR e i criminali

L’UAAR ha talmente tanto bisogno di legittimazione che si bea di chiunque sia ateo, anche se un criminale o un dittatore. Riporto questo articolo dell’Anti-UAAR:

Renato Vallanzasca: «sono sempre un ateo convinto».

In Crimini ateismo nella storia, Famosi atei on 24 giugno 2010 at 10:55

«Se Dio non esiste tutto è permesso». Continuiamo con la nostra
iniziativa volta a dimostrare cosa può fare il terribile ateismo
convinto, banale, militante e moderno. Tutt’altra cosa rispetto al sano
“non credere” teorico, filosofico ed esistenziale dei vari Nietzsche,
Pirandello e Pascoli. Può esistere una vera morale atea? Uno dei più
famosi criminali italiani è senz’altro Renato Vallanzasca,
tornato alle cronache in questi giorni per aver chiesto la liberazione
condizionata dopo 40 anni di carcere. E’ stato condannato a quattro
ergastoli e 260 anni di galera a causa di sette omicidi, settanta
rapine, numerosi sequestri ed evasioni. Ha ucciso anche in carcere,
armato di coltello ha colpito ripetutamente al petto un detenuto,
commettendo ulteriori atrocità sul corpo del giovane ormai esanime e
arrivando a decapitarlo. Nel 2004, durante un’intervista, rispose così
alla domanda del perché indossasse una croce al collo: «sono sempre
un ateo convinto, ma la porto perché me l’ha regalata una persona cui
tengo molto di cui però preferirei non parlare»
(da Nonazism). Vallanzasca non si è mai veramente pentito, in un’altra intervista, ebbe infatti modo di dire: «Io
non sono un pentito, non sono cattolico e forse non sono nemmeno
cristiano. Io ho una visione critica del mio passato e di quello che ho
fatto»
(da Aforismi.it).
Sottolineiamo anche come l’UAAR inserisca orgogliosamente Vallanzasca
nel suo elenco di “famosi non credenti”, in buona compagnia tra Stalin,
Mussolini, Pol Pot, Mao e tutti i peggiori uomini del XX secolo (vedi qui). Da buon ateo convinto e superficiale, ovviamente non ha potuto non dire: «un uomo che si sposa è un coglione, un uomo che si sposa e poi divorzia, dimostra al mondo di aver fatto una coglionata». Sante parole…

ANTIUAAR

L’UAAR e lo specismo

Lo sospettavamo da tempo, adesso ne abbiamo un’ulteriore conferma. L’ateismo ufficiale abbraccia il fanatismo anti-specista di Peter Singer. Il sito dell’UAAR ci informa con questo post che il nuovo numero de L’ateo tratta degli animali, senza aggiungere altro per prudenza. Purtroppo però qualche lettore si sbilancia un po’ di più nei commenti facendoci capire in che senso l’UAAR parla degli animali. Il lettore Brachigobio ci informa che gli interventi hanno “toni esageratamente animalisti” tanto che la dignità umana si finisce “per estenderla agli animali”. Al che Artemio risponde:

 

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Per l’UAAR ci sono 200.000 preti pedofili

 

Nell’articolo della tale Maria Turchetto, l’UAAR raggiunge veramente
il fondo presentando quello di Messori come un articolo pro preti pedofili. A parte
il vecchio trucco di presentare l’interlocutore come fosse “arrabbiato” (in
realtà è difficile trovare un tono così pacato in tutto il sistema dei
giornali), l’autrice glissa furbescamente sul problema pedofilia in ambito
protestante parlando di infermieri e marinai. Ma leggiamo queste perle di
saggezza:

Senz’altro esistono –
oltre ai preti pedofili – infermieri pedofili, marinai pedofili, suppongo anche
dentisti pedofili, idraulici pedofili, notai pedofili, farmacisti pedofili e –
perché no? – rabbini pedofili, muftì pedofili… Com’è allora che la pedofilia
non viene associata all’ordine dei notai o a quello dei farmacisti – viene
invece associata, nel sentire comune, al
clero cattolico? Pregiudizi? Calunniose campagne “laiciste”? Temo, Messori, che
contino anche i numeri, le statistiche. Voglio dire, farmacisti pedofili e
muftì pedofili si possono probabilmente paragonare, quanto a frequenza
statistica nelle rispettive categorie, alla classica
mela marcia nel cesto. Mentre alla Chiesa cattolica, di
mele, glien’è marcito
mezzo magazzino!

UAAR

In conclusione, è buono e giusto che il sentire comune associ la pedofilia al clero cattolico. Perché? Perché
altrove si tratta dell’eccezione, della mela marcia. Nella Chiesa cattolica,
invece, è un fattore endemico. Addirittura mezzo
magazzino
, questo vuol dire che se nel mondo ci sono 400.000 sacerdoti
cattolici almeno la metà viene accusato dall’UAAR di pedofilia. E dove sono le
statistiche? Non le tirate fuori, per carità. Vi accuseranno di giustificazionismo,
quando non di negazionismo.

Ateismo militante in Convention

 

Ci informa oggi l’UAAR che è pronta la Global Atheist Convention a cui parteciperanno “nomi
del rango” di Richard Dawkins e Peter Singer. Deve essere un bello spettacolo,
migliaia di atei in concerto – pare ci sia il pienone – che in stile profetico
indicano se stessi come il Bene e tutto il resto del mondo come il Male. Con tutta
una serie di “presentatori” e invitati che andrebbe attentamente studiata, fra
personaggi interessanti e altri decisamente curiosi (o folkloristici, come
direbbe Ravasi). Ma i due più noti sono loro, non c’è niente da fare. Il nuovo
Goebbels – come direbbe invece Odifreddi – che ha dichiarato malati mentali
tutti i credenti del mondo (e cosa si contro i malati mentali? Alcuni dicono
che bisogna dar sempre loro ragione, altri che vadano rinchiusi e non nutriamo
dubbi sulla preferenza di Dawkins per quest’ultima opzione). E il fondatore
dell’ecofondamentalismo, quello che un maiale sano vale più di una bambina
malata e che – ovviamente insieme al bio-ateo – propone l’estinzione dei
diritti umani per un vago diritto di tutti gli esseri viventi. Diritto molto
relativo che impone la pietosa eutanasia dei bambini “non perfetti”. Una gran
bella compagnia.

Dubbio amletico: ma non è che una persona veramente sana di
mente dovrebbe farsi pagare per andarci, invece di pagare a loro per esserci?

Razzisti col sorriso

Vecchio e nuovo razzismo

Quella del razzismo, in tutte le sue forme ed evoluzioni, è
una storia molto interessante. Ogni civiltà e ogni epoca ha, di solito, il suo
capro espiatorio a cui far risalire tutti i mali del mondo oppure semplicemente
da sottomettere. Il razzismo si avvale sempre di supporti esterni – che possono
andare dalla religione fino alla scienza – che lavorano per la sua
giustificazione. Tuttavia, le ideologie razziste si sono sempre distinte per il
loro carattere cruento e sanguinario. Basta pensare ai rabbiosi sproloqui di
Hitler, oppure a quelli di certi esponenti della Lega. Insomma, il razzismo –
ancora prima che si passi ai fatti – lo riconosci dalla gestualità minacciosa e
dalle espressioni facciali dei suoi predicatori.

Ma pare che il razzismo, in questi tempi, stia cambiando
forma. Prima di tutto ha perlopiù perso la connotazione razziale, ma
soprattutto si cela dietro il suo carattere incruento. I predicatori più
aggiornati hanno capito che bisogna sorridere. Se sorridi e sei un pezzo
grosso, puoi dire quello che vuoi. È il caso di Dawkins che pur essendo un
famoso scienziato, è di fatto il creatore delle nuove teorie biologiche a
sfondo razziale. Da anni va predicando che chi crede deve avere qualche problema
mentale, mentre il suo cervello di non credente – guarda caso – è perfettamente
a posto.

Un altro razzista col sorriso è quel Peter Singer di cui ho
già parlato molto in questo blog. Quindi, oggi il razzista più pericoloso siede
in cattedra. Una fenomeno, a dire il vero, già collaudato dal nazismo ma oggi
ripreso in maniera molto più raffinata.

Razzismo "laico" italico

Ma non bisogna cadere nell’errore di credere che questo sia
un fenomeno solo estero. L’Italia ha già, in sordina, canonizzato i suoi
sorridenti predicatori dell’odio. L’esempio più recente è di qualche giorno fa.
Veronesi, il famoso oncologo che da buon vegetariano a colazione non mangia le
uova. Lui preferisce gli sformati di embrione rigorosamente umani (altrimenti
non ci si sente onnipotenti). Ebbene, il Nostro ha dato sfoggio delle sue idee
in un’intervista a Sky Tg 24.

Le dichiarazioni sono molto chiare. A scanso di ogni
sospetto, riporto il resoconto fatto dall’UARR:

Secondo Veronesi,
scienza e fede “non possono andare insieme perchè la fede presuppone di credere
ciecamente a qualcosa di rivelato nel passato, una specie di leggenda che
ancora adesso persiste, senza criticarla, senza diritto di mettere in dubbio i
misteri e i dogmi” […] “la religione per definizione è integralista, non si può
credere per metà o credere a certe cose e non ad altre”, mentre “la scienza
viceversa vive nel dubbio, vive nella ricerca della verità vive nel bisogno di
provare, criticare se stessi, riprovare e così via”. Per questo secondo
l’oncologo “sono due mondi e due concezioni del pensiero molto lontane l’una
dall’altra, quindi non si possono abbracciare tutte e due”. “A mio parere”, ha
chiarito.
[…] Veronesi ha poi
affermato di essere “un vero laico” “esaminando a fondo tutte le religioni”.
Secondo l’oncologo, la religione “impedisce di ragionare”, nel senso che “devi
accettarla senza ragione: non puoi discutere e criticare i testi religiosi o i
dogmi religiosi”.

Comunque, Veronesi ha
chiarito: “rispetto profondamente chi crede, non ho nessuna volontà e neanche
pensiero lontano di interferire in questa convinzione” e ammette che “anche
nella malattia può aiutare, per questo sentirsi protetti da una divinità”,
perchè può avere “un aspetto consolatorio”.

UAAR

Ah ecco. A suo parere. Eh già, lui rispetta profondamente. E
noi che credevamo che fosse un razzista. Correggiamo, un buon razzista. Un razzista
del sorriso.

Provate a ad attribuire queste frasi alla negritudine,
asserendo – come ha fatto in pratica un famoso Nobel – che la pelle nera rende
meno intelligenti. E vedete se questo non è razzismo. In sostanza Veronesi ha
la sua visione del mondo, chi non la condivide è un mezzo scemo incapace di
senso critico. E questa sarebbe la via del dubbio? E chi sarebbe
l’integralista? E lui sarebbe il “vero laico”?

Un singolare pasticcio

In realtà, Veronesi fa un vero e proprio pasticcio. Per lui
scienza e fede non si possono abbracciare contemporaneamente. Per cui o si è un
bravo scienziato e quindi un cattivo credente, oppure si è un buon credente e
un cattivo scienziato. Il trucco sta nel far credere che scienza e religione si
occupino della stessa cosa. È l’inganno dello scientismo già confutato da Max
Weber. La Scienza
ci dice “cosa possiamo fare” e non “cosa dobbiamo fare”. Altrimenti la Scienza stessa diventa una
religione, quale effettivamente è nello scientismo.

In sostanza, la
Scienza non basta. Cioè non può essere un’esperienza
totalizzante perché non risponde, per sua natura, a tutte le domande dell’uomo.
Per cui l’uomo, anche il più agnostico, si rivolge ad altro. Quindi la
concezione che Veronesi ha della scienza è sbagliata, ed è tutto dire visto che
quello dovrebbe essere il suo campo.

Per questo non stupisce di trovare una definizione ancora
più grossolana della religione. Sarebbe bello capire che diamine voglia dire
“una specie di leggenda che ancora adesso persiste”. Sta parlando di una
religione in particolare (il Cristianesimo?), o della religione in generale?
Come se le religioni fossero tutte uguali. E poi, come ha fatto notare Giorgio
Israel, la civiltà occidentale ha prodotto veri e propri oceani di inchiostro
sui Vangeli, sulla Bibbia, su Dio. E non è che siano tutti del tenore: non
dubitate, non criticate ecc…quello, semmai, è il tono del Corano fin dal suo
esordio.

Infatti anche sul rapporto fra ragione e fede, si dibatte
fin dal Medioevo. Ed effettivamente è un problema interessante, solo che quasi
nessuno – quando si ragionava ancora – ha mai pensato di risolverlo in maniera
così banale. Inoltre Veronesi mostra di avere una concezione della religione
non solo molto superficiale, ma anche piuttosto datata. Forse qualche decennio
fa, ci si trovava in una religione e la si accettava acriticamente (volendo
comunque generalizzare). Oggi, nel pieno della globalizzazione, non è più così.
Ogni giorno siamo costretti, nel bene e nel male, a confrontarci con una
miriade di altre fedi e non fedi. Per cui un approccio critico, anche se
apologetico, è inevitabile. E se uno si rende conto, a torto o a ragione, che
la propria religione è “una leggenda”, di solito, la lascia. Ma se questo non
accade, è a dir poco un pregiudizio – nel senso peggiore del termine – spiegare
il tutto con una sorta di imbecillità congenita.

I razzisti e il grande pubblico

In conclusione, un altro aspetto interessante del fenomeno è
la ricezione che hanno i “razzisti rispettosi”. Basta guardare a come l’UAAR,
nell’articolo linkato sopra, difenda acriticamente – questa volta sì –
Veronesi. La stessa UAAR, ovvero lo stesso Raffaele Carcano, grida allo
scandalo ogni volta che il Papa apre bocca facendo credere che chissà quale
maledizione abbia mai tuonato. In realtà si tratta di affermazioni molto pacate
in cui il Papa dice che è importante credere in Dio. Già questo turba l’UAAR
che puntualmente grida alla discriminazione nei confronti dei non credenti. E
questo senza che il Papa si abbandoni a giudizi del tipo “gli atei non
ragionano”. Per cui basta che il Papa faccia semplicemente il suo lavoro perché
Carcano scriva ridicole lettere aperte come l’ultima dal significativo titolo
“Ateofobia o rispetto?”. Ma quando si tratta di (pre)giudizi contro i credenti,
l’UAAR non si fa certo pregare spingendosi fino ai tentativi di soppressione
dei diritti civili e politici dei cattolici.

E non sono da meno, come al solito, i lettori che per l’occasione
propongono addirittura di fare di Veronesi Presidente Onorario dell’UAAR. Come se
la presidenza degli atei razionalisti non sia già una fogna di tutto rispetto. L’articolo
ha avuto 312 commenti, io ovviamente non li ho letti tutti. Ma vi sfido a
trovarne anche uno solo che abbia anche solo una parvenza di razionalità. Del resto
questo del razzismo “rispettoso” è una piaga già molto diffusa soprattutto in
rete.

Se esistesse un concorso dell’ipocrisia, l’UAAR vincerebbe
il primo, il secondo e il terzo premio. E meriterebbe anche il premio di
consolazione. Insieme a tutti i razzisti di nuova generazione, i “buoni”
razzisti.

Leggi anche Se per Veronesi la fede impedisce di ragionare

Se per Veronesi la fede impedisce di ragionare

La filastrocca dell’incompatibilità tra scienza e religione sta
diventando ripetitiva e provoca un senso di stanchezza. In certi casi,
ormai, il dialogo si rivela una pura perdita di tempo. Ma Umberto
Veronesi è un uomo di grande levatura e pare impossibile che anche con
lui si crei una simile incomunicabilità. Nessuno mette in discussione
la legittimità di essere ateo o agnostico, tanto meno si può mancare di
rispetto a una simile scelta, per esempio dicendo che l’ateismo
impedisce di ragionare. Ma non è per una questione di galateo e di
reciprocità che va evitata l’affermazione simmetrica: e cioè che la
religione impedisce di ragionare. Va evitata semplicemente perché è
falsa. Sarebbe falso affermare che l’ateismo impedisce di ragionare:
basterebbe produrre l’esempio di tanti scienziati e pensatori atei che
hanno ragionato e ragionano benissimo. È non meno falso affermare che
la religione impedisce di ragionare e che scienza e fede non possono
andare insieme. Anche in questo caso basterebbe una lista di scienziati
credenti, gente che ragionava benissimo, senza cui la scienza neppure
esisterebbe – una lista talmente lunga che una pagina di giornale non
basterebbe a contenerla.
Non era forse un credente Keplero, al punto
di motivare le sue leggi del moto planetario come espressione
dell’armonia impressa dal Creatore al mondo? Spero a nessuno passi per
la mente di dire che Galileo era ateo: se egli riservava alla mente
umana lo studio della natura, lasciava il resto alla sfera religiosa. E
che dire di Newton? Alla sua morte venne scoperto un baule contenente
una massa di manoscritti che rappresentava il 70% della sua produzione
totale, dedicati all’alchimia ed alla teologia. In una memorabile
conferenza letta nel 1946, il celebre economista John Maynard Keynes,
che aveva acquistato all’asta questi manoscritti da tempo scomparsi –
ora è disponibile in italiano il Trattato sull’Apocalisse -, diceva di
essersi trovato di fronte all’«ultimo dei maghi» i cui «istinti più
profondi erano occulti, esoterici», un «monoteista della scuola di
Maimonide». Newton era un mistico, influenzato dal pensiero
cabalistico, che portava queste sue convinzioni persino nella
definizione di spazio («sensorium Dei»). Non era forse un pensatore
razionale? Senza la sua razionalità la scienza moderna semplicemente
non esisterebbe.
La verità è che gli scienziati non credenti o atei
sono stati sempre una ristretta minoranza. E questo persino nel periodo
dell’Illuminismo francese, peraltro una breve parentesi dopo la quale
di nuovo abbondano gli scienziati credenti, come Louis-Augustin Cauchy,
cui certamente la religiosità non impedì di ragionare bene e di essere
uno dei maggiori matematici dell’Ottocento.
Dice Veronesi che la
religione è integralista mentre la scienza vive nel dubbio, nella
ricerca della verità. Ma accoppiare la parola «integralista» alla
religione è arbitrario. Essa si attaglia altrettanto bene a molti
scienziati. Integralista è quella forma di religiosità che vede nel
testo rivelato qualcosa di scritto direttamente dal dito di Dio e che
va quindi preso alla lettera, in modo assolutamente testuale. Ma
nell’ebraismo e nel cristianesimo le Sacre Scritture sono scritte da
uomini e la rivelazione è mediata, per cui è fondamentale l’opera di
interpretazione. L’esegesi biblica costituisce un’opera sterminata che
ha accompagnato secoli di religiosità e che ha costituito una forma di
pensiero razionale. Anzi, come è stato più volte osservato, questa
attività di interpretazione ha rappresentato un esercizio di
razionalità che ha favorito lo sviluppo dello spirito scientifico. Per
spiegare (razionalmente) la presenza importante degli ebrei nella
scienza moderna dopo la loro emancipazione, non occorre certamente
evocare fattori razziali, ma proprio l’abitudine all’esercizio della
ragione derivante dalla pratica intensa dell’esegesi biblica. I
religiosi integralisti esistono certamente e li vediamo pullulare fra
di noi, e spesso trucidare chi non crede alle loro verità, anche se
curiosamente sono quelli verso cui si nutre la maggiore indulgenza. Ma
esistono anche scienziati integralisti, quelli che si nutrono di un
dogmatismo della scienza che si chiama «scientismo», ovvero della
pretesa senza fondamento che qualsiasi fatto possa essere ricondotto a
una spiegazione basata sul metodo sperimentale o su un approccio
matematico. Ma anche guardando al procedere della scienza si danno
manifestazioni di dogmatismo. Il filosofo della scienza Thomas Kuhn,
nel suo famosissimo La struttura delle rivoluzioni scientifiche, ha descritto la tendenza
della scienza a cristallizzarsi attorno a un insieme di assunti (da lui
detti «paradigma») che la comunità ufficiale tende a difendere ad ogni
costo, spesso con spirito dogmatico. Non sempre gli scienziati sono
mossi dal bisogno di criticarsi e mettersi in gioco. Non di rado si
chiudono in un atteggiamento di conservazione. Per cui il progresso
della scienza spesso deve passare attraverso una rottura drammatica, un
conflitto aperto di scienziati innovatori col paradigma dominante (la
«rivoluzione scientifica»).
In conclusione, i dogmatici e le menti
incapaci di ragionare liberamente esistono dappertutto. È inopportuno
elevare contrapposizioni artificiose tra scienza e religione, che
oltretutto non hanno alcun riscontro nella storia, e in particolare
nella storia della scienza. Come disse Einstein, «la scienza senza
religione è zoppa, la religione senza scienza è cieca». L’analisi
razionale della natura è fondamentale, è lo sguardo che l’uomo porta
verso il mondo che lo circonda; ma la scienza da sola non può
sopportare il peso di tutte le richieste dell’uomo, in particolare
delle domande che riguardano il senso del suo essere nel mondo o, se si
vuole, di quella sfera che Kant chiamava il mondo morale e che sfugge a
qualsiasi spiegazione naturalistica.

Il Giornale