E rimetti a noi i nostri debiti…

In questo articolo – e nel prossimo – mi dedico alla sesta petizione del Padre Nostro. Come già per Venga il tuo Regno, ho cercato di riassumere le tesi fondamentali del relativo opuscolo di Adalbert Gautier Hamman ed Emiliano Jimenez Hernandez. Ovvero il sesto volume della collana Il Padre Nostro (edizione Chirico).

 

E rimetti a noi i nostri debiti…

 

La sesta petizione, in cui chiediamo che ci vengano rimessi nostri debiti, è doppiamente salutare. Infatti, come ricorda il Catechismo, con questa preghiera noi “confessiamo ad un tempo la nostra miseria e la sua misericordia” [1]. Come tutte le petizioni, anche questa riguarda un argomento centrale della predicazione evangelica: il peccato. Cristo è venuto per i peccatori, li cerca, accetta la loro amicizia per farli sentire amati e non disprezzati.

 

Anche le parabole parlano spesso del peccato che il Vangelo definisce come un debito. I vignaioli assassini si ribellano contro il padrone perché si rifiutano di riconoscerne i diritti e quindi di onorare il debito. Il servo spietato implora il padrone di condonare il suo debito e così via. Quello del peccato è un argomento così importante perché riguarda tutta l’umanità, anche i santi riconoscono sempre le loro imperfezioni perché si è sempre debitori di Dio. Per questo la Scrittura dice che chi si crede senza peccato si inganna [2]: è l’errore del fariseo che mette i suoi meriti davanti a Dio ma – a differenza del pubblicano – si dimentica dei suoi peccati.

 

La natura del peccato

 

Ci sono due tipi di peccati, quelli contro Dio e quelli contro il prossimo. Si cade nel primo quando si cede alla tentazione di “essere come dei” ergendosi a norma morale della propria vita. Per sant’Ambrogio il peccato consiste nel fatto che

 

…ricevesti denaro e nascerti ricco; eri ricco, perché fosti creato a immagine e somiglianza di Dio (Gen 1, 262); hai perduto quanto possedevi, ossia l’umiltà, quando reclamasti la tua autonomia, perdendo il tuo denaro e restando nudo come Adamo; contraesti con il diavolo un debito […] tu, che eri libero in Cristo, divenisti debitore del diavolo [3].

 

Un debito inestinguibile

 

In alcuni passi, la Scrittura esprime l’angoscia dell’uomo consapevole del suo peccato: se consideri le colpe, Signore, chi potrà sussistere? [4]. Infatti il debito con Dio è così grande da essere inestinguibile da parte nostra. Nella parabola, il servo spietato ha un debito di diecimila talenti, è come se qualcuno di noi si scoprisse indebitato per milioni di euro. Il Vangelo insegna che l’unica strada possibile è il riconoscere il nostro debito confidando nella misericordia divina. Scrive sant’Agostino che

 

Ogni uomo, finchè vive in questo mondo, ha bisogno di pregare così, perché può darsi che si inorgoglisca e non sia giustificato. Facciamo bene ad imitare il pubblicano e a non lasciarci trasportare dalla superbia come il fariseo, il quale salì al tempio, cantò i suoi meriti davanti a Dio e nascose le sue colpe. L’altro, invece, comprese bene perché doveva andare al tempio e perciò pregava così: “Signore, abbi pietà di me, peccatore (Lc. 18, 9-13) [5].

 

Questa è una delle due condizioni del perdono. Quest’ultimo è assolutamente gratuito e quindi immeritato, ma da parte nostra ci possono essere degli ostacoli che lo impediscono.

 

Continua qui


[1] Catechismo della Chiesa cattolica, 2839.
[2] 1 Gv 1, 8.
[3] I sacramenti, cfr. Adalbert Gautier Hamman e Emiliano Jimènez Hernàndez, Il Padre Nostro 6: Rimetti a noi i nostri debiti, Chirico, pp. 16-17.
[4] Salmo 129, 2
[5] Hamman e Hernàndez, Il Padre Nostro 6: Rimetti a noi i nostri debiti, op. cit. pp. 14-15. 
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