Sulle crociate

Le crociate fanno ormai parte dell’immaginario collettivo come simbolo di fanatismo, tanto che il termine stesso è entrato nel linguaggio quotidiano con accezione negativa. Ma cosa sono state davvero le crociate? Si tratta del primo esempio di colonizzazione occidentale ai danni dell’Oriente? Sono state la manifestazione della volontà cristiana di convertire a forza gli islamici? Hanno costituito un evento storico che ha visto contrapporsi – da una parte – una civiltà fanatica volta allo sterminio e – dall’altra – invece un popolo pacifico e culturalmente superiore?

 

Rodney Stark, importante accademico statunitense (e non cattolico), ha risposto a queste domande in Gli eserciti di Dio. Le vere ragioni delle crociate (Lindau). Si tratta di una delle migliori pubblicazioni di sempre su questo argomento per chiarezza ed esaustività. In questo articolo cercherò di riassumerne le conclusioni più importanti, anche nella speranza di invogliare qualcuno alla lettura del volume (il carattere divulgativo lo rende davvero alla portata di tutti).

 

 

L’Islam e la fine dell’ecumene cristiana

 

 

Al sorgere della religione islamica, nel VII secolo, il mondo era cristiano. Tutto il mediterraneo – da Gibilterra al Bosforo – bagnava regni cristiani. Neanche un secolo dopo, la situazione era radicalmente mutata. Cos’era successo? Semplicemente gli islamici avevano conquistato buona parte dell’ecumene cristiana (Siria, Palestina, Egitto, Nord Africa, Spagna, Sicilia, Cipro, Rodi, Sardegna, Creta, Malta) e non (la Persia). Con continui tentativi nei secoli di invasione della stessa Europa, il primo dei quali fallì grazie alla sconfitta di Poitiers (732). Improvvisamente il Mediterraneo era diventato insicuro con scorrerie che spesso non si limitavano alla semplice pirateria sul mare ma si spingevano fino al saccheggio dell’entroterra (la stessa Roma, uno dei più importanti centri della cristianità, fu messa a sacco nell’846). Inutile sottolineare che, quindi, gli islamici non si rivelarono affatto pacifici né – com’è facile immaginare – furono gentili nelle loro conquiste. E i tentativi di conquista militare dell’Europa finiranno solo nel 1683, col fallito assedio alla città di Vienna.

 

 

Le ragioni delle crociate

 

 

Le crociate vanno quindi inserite nel contesto di una secolare aggressività islamica che, nello specifico, si manifestava col continuo massacro della numerosa – e inerme – popolazione che si recava in pellegrinaggio in Terra Santa; con la profanazione e distruzione degli antichi luoghi di culto e – non ultima ragione – con la minaccia alla stessa esistenza dell’impero bizantino (già pesantemente mutilato). Costantinopoli aveva già subito due assedi (nel 674 e nel 717) e sarebbe caduta definitivamente nel 1453. Per questo fu proprio l’imperatore bizantino a sollecitare la prima crociata (1096-1099) anche se, in seguito, il massiccio afflusso di cavalieri occidentali suscitò la sua diffidenza.

Ma perché i crociati accettarono l’invito di Urbano II a prendere le armi? Molti hanno pensato che a spingere i cavalieri fossero motivazioni economiche, in altre parole la speranza di fare bottino; magari per sfuggire ad un destino di miseria che avrebbe afflitto i cadetti (membri di famiglie nobili esclusi dall’eredità). In realtà, analizzando la lista dei nomi dei partecipanti alla prima crociata si è scoperto che erano soprattutto personaggi di primo piano (con seguito annesso). Non dei disperati, quindi, ma dei ricchi signori feudali che, per organizzare la crociata, facevano fronte a spese ingenti che spesso li costringeva ad indebitarsi. Così come per le famiglie nobili sarebbe stato molto meno dispendioso fornire i cadetti di un vitalizio che trovare i fondi da investire nella crociata. Tutto questo rispetto a possibilità di arricchimento esigue, tutti sapevano infatti che la Palestina non era certo una terra ricca. Inoltre, i territori conquistati – questo era l’intento – sarebbero stati riconsegnati ai bizantini perché li difendessero (quello era il piano, la successiva nascita degli stati crociati si deve proprio dal disinteresse bizantino per località non considerate strategiche per l’impero, come la stessa Gerusalemme).

 

Quindi cosa spinse effettivamente i crociati? Sostanzialmente la fede, ai loro occhi si trattava davvero di un pellegrinaggio armato, e motivazioni politiche a dir poco legittime (la prima crociata, come abbiamo visto, fu bandita in risposta ad un escalation di provocazioni sempre più arroganti). Il vero obiettivo era quello di tutelare la sicurezza dei pellegrini e preservare i luoghi sacri da profanazioni e distruzioni, del resto proprio per questo nacquero gli ordini cavallereschi dei templari e degli ospitalieri.

 

 

Un primo esempio di colonialismo?

 

 

Alcuni hanno affermato che quello delle crociate fu il primo tentativo occidentale di colonizzare il ricco Oriente: niente di più falso. Gli stati crociati possono essere considerati colonie solo nel senso più neutro del termine, mancando i requisiti fondamentali che invece contraddistinguono quello che solitamente si intende per “colonialismo”. Perché quest’ultimo prevede lo sfruttamento economico della popolazione conquistata, con un flusso di ricchezza dalla colonia alla madre-patria. Nel caso degli stati crociati si è riscontrato l’esatto contrario: continuo flusso di denaro dall’Occidente per provvedere alla difesa militare dei nuovi regni cristiani. Peso che alla lunga si rivelò troppo grave e fu una delle cause principali che portò alla fine delle crociate e all’abbandono al proprio destino, dopo due secoli di difficile sopravvivenza, degli stati crociati. Inoltre questi ultimi erano del tutto indipendenti da ogni monarchia occidentale e i musulmani in essi residenti, come registrano anche cronache islamiche, non se la passavano affatto male (niente sfruttamenti coatti o conversioni).

 

 

Il problema della violenza

 

 

Spesso, quando si parla delle crociate, si indugia sul numero di morti o sui massacri come se fossero state guerre particolarmente sanguinose. In realtà furono campagne militari condotte come le altre e, soprattutto, secondo le regole della guerra medievale (e non certo le convenzioni moderne). In quei tempi una città assediata poteva decidere se arrendersi o combattere fino alla fine e, in caso di sconfitta, subire il saccheggio con conseguenti massacri di popolazione civile (come monito per le altre città). Allora quello era il normale modo di fare guerra di tutti, compresi i musulmani. Solo che loro, a volte, non rispettavano i patti e – come era abitudine di Baibars, il condottiero che mise definitivamente fine agli ultimi regni cristiani di Terra Santa – massacravano anche le popolazioni delle città arrese (vendendo i sopravvissuti come schiavi).

La facile “canonizzazione” di Saladino ha giocato anche sul fatto che, mentre i crociati si erano macchiati del massacro di una parte della popolazione di Gerusalemme, lui si accontentò di vendere come schiavi metà della popolazione latina (ottenendo per l’altra metà un ricco riscatto). Cosa per nulla dovuta alla sua clemenza ma al fatto che la città si era arresa, mentre – a suo tempo – aveva combattuto fino alla fine contro i crociati. Inoltre quella della presa di Gerusalemme fu un’eccezione, Saladino aveva infatti l’abitudine di compiere stragi talvolta indiscriminate come quella dei templari e degli ospitalieri fatti prigionieri in seguito alla battaglia di Hattin (1187), dove l’esercito crociato era stato praticamente distrutto. Un massacro quindi del tutto inutile e immotivato, ben diverso da quello che si rimprovera a Riccardo cuor di Leone (maturato in circostanze ben più complesse).

 

 

La nascita del risentimento islamico

 

 

La sopravvalutazione del fenomeno storico delle crociate ha portato alla comune convinzione che il mondo islamico abbia covato, per secoli, un rancore che poi si è trasformato nel fondamentalismo che oggi ci affligge. In effetti, oggi gli islamici additano come “crociati” tutti i loro nemici ma pochi sanno che è un fatto relativamente recente. Infatti

 

l’odio islamico verso le crociate non apparve che verso il 1900, come reazione al declino dell’Impero Ottomano e al reale esordio di un colonialismo europeo in Medio Oriente. I sentimenti di ostilità verso le crociate, inoltre, si intensificarono soltanto dopo la fondazione dello stato di Israele (p. 14).

 

Anche i cronisti arabi del tempo vi fecero poca attenzione, in quanto i califfi avevano ben altri problemi che pensare ai crociati. Quindi si tratta di un risentimento “artificiale” e che, come spesso accade, guarda più al presente che al passato.

 

 

Conclusioni

 

 

Le crociate, in tutto, furono meno di una decina e interessarono un periodo relativamente breve (meno di due secoli). Per giunta, solo la prima riuscì veramente vittoriosa mentre le altre fallirono miseramente oppure ottennero solo qualche risultato a livello diplomatico. Gli stati crociati costituirono una piccolissima enclave occidentale all’interno dell’immenso mondo islamico (che una volta apparteneva alla Cristianità) e scomparvero insieme alle crociate. Queste ultime non furono mai bandite per semplice fanatismo o brama di conquista ma in seguito alle provocazioni musulmane che – dopo aver dimezzato l’impero bizantino – minacciavano di prendere la stessa Costantinopoli (cosa che puntualmente avverrà).

 

Leggi anche:

 

Gli ebrei e le crociate

 

 

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