Venga il tuo Regno

Il Padre Nostro ha sempre avuto un ruolo di primo piano nella vita cristiana e nella riflessione patristica per il suo profondo contenuto spirituale. Infatti, nelle varie petizioni della preghiera di Gesù, è come se svenisse scandita la vita del cristiano con semplicità e – allo stesso tempo – con grande intensità. Una delle petizioni più interessanti è senza dubbio la terza: Venga il tuo Regno. Nell’articolo che segue ho cercato di riassumere le tesi fondamentali di un opuscolo molto ben fatto di Adalbert Gautier Hamman ed Emiliano Jimenez Hernandez, intitolato proprio Venga il tuo Regno (terzo volume della collana Il Padre Nostro, edizione Chirico).

 

Venga il tuo Regno

 

Nella terza petizione del Padre Nostro chiediamo che “venga il tuo Regno”, è questa una realtà sempre al centro della predicazione di Cristo. Anche per questo è considerata da diversi punti di vista che, solo se considerati in maniera unitaria, possono dare idea di cosa il Vangelo intenda per “Regno dei cieli” e in che modo esso si manifesti.

 

Cos’è il Regno?

 

Il Regno dei cieli “non è di questo mondo”[1], non è una realtà spazio-temporale ma un evento:la Redenzione di Cristo. E proprio come un evento viene annunciato, secondo il Vangelo l’attività di Gesù era proprio la predicazione del “vangelo del regno”[2], ovvero della “buona notizia”: l’avvento del Regno di Dio. Esso infatti è ormai giunto con Cristo (Matteo 12,28), perchè “Gesù in persona è il mistero del Regno di Dio, dato da Dio ai discepoli. Il futuro delle promesse è oggi in Gesù. Il Regno di Dio si trova in Lui…”[3]. Il Kerigma (il cuore dell’annuncio cristiano) è incentrato su di Lui, sulla sua morte e risurrezione[4].

 

La manifestazione del Regno

 

Il regno si manifesta visibilmente in Cristo tramite segni e prodigi. Le opere di Gesù (guarigioni, risurrezioni, perdono dei peccati) annunciano che nel Regno non esistono le malattie, la morte e il peccato. Realtà che invece dominano il Mondo, nel quale però il Regno irrompe e non può non prevalere.

 

Padri della Chiesa, come Gregorio di Nissa nelle Omelie sul Padre Nostro, hanno evidenziato che con la terza petizione noi chiediamo che il Regno venga in noi. Cioè facciamo nostro l’auspicio di san Paolo che non regni più il peccato in noi[5], in quanto esso ci rende schiavi[6], ma Cristo. L’unico in grado di legare l’uomo forte – il diavolo – e strappargli le sue prede[7].

 

I tempi del Regno

 

Se il Regno è già venuto, perché chiedere ancora che venga? In realtà il Regno è una “realtà presente e, al contempo, futura”[8]. Sant’Agostino, ne Il discorso della montagna,  ci ricorda che il Regno di Dio è eterno, esiste da sempre: il Signore “domina su tutte le nazioni”[9]. Quindi con la petizione Venga il tuo regno non si presuppone che Dio adesso non regni, ma si chiede che il Regno si manifesti agli uomini. Esso infatti è come la luce: esiste anche se i ciechi non la vedono. E per questi ultimi la luce è effettivamente assente, proprio perché Dio regna solo su chi fa parte del suo Regno. Sui malvagi invece regna il “principe di questo mondo”[10] che è stato sconfitto ma non in maniera completa.

 

La venuta del Regno, infatti, contempla tra stadi: l’inizio (con l’Incarnazione); il tempo intermedio, in cui esso cresce come il granellino di senapa[11]; l’affermazione finale col ritorno di Cristo, in cui avrà luogo la mietitura per la separazione del grano dalla zizzania[12].

 

La preghiera che Venga il tuo Regno è quindi equivalente alla richiesta del Maranà tha: Vieni Signore Gesù. San Cipriano ricorda che il cristiano desidera questa venuta perché essa significa l’avvento del Regno che gli è stato promesso in eredità, l’avvento del “nostro regno” in cui possiamo “regnare sotto la signoria di Cristo” (Trattato sul Padre nostro). Infatti, secondo san Paolo “se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo”[13].

 

Il Regno e la Chiesa

 

La Chiesa, in quanto corpo di Cristo[14], “costituisce il germe e l’inizio di questo Regno sulla terra”[15]. Ha scritto Giovanni Paolo II che

 

non si può disgiungere il regno dalla chiesa. Certo, questa non e fine a se stessa, essendo ordinata al regno di Dio, di cui è germe, segno e strumento. Ma, mentre si distingue dal Cristo e dal regno, la chiesa è indissolubilmente unita a entrambi. Cristo ha dotato la chiesa, suo corpo, della pienezza dei beni e dei mezzi di salvezza; lo Spirito santo dimora in essa, la vivifica con i suoi doni e carismi, la santifica guida e rinnova continuamente. 24 Ne deriva una relazione singolare e unica, ché pur non escludendo l’opera di Cristo e dello Spirito fuori dei confini visibili della chiesa, conferisce a essa un ruolo specifico e necessario. Di qui anche lo speciale legame della chiesa col regno di Dio e di Cristo, che essa ha «la missione di annunziare e di instaurare in tutte le genti»[16].

 

Nei sacramenti, la Chiesa “riceve già la caparra della sua eredità, partecipa già alla vita eterna”[17], fino al suo compimento nella gloria dei cieli[18]. Soprattutto nell’Eucaristia, il memoriale della Pasqua, il cristiano vive l’anticipazione della gloria celeste con la presenza velata del Cristo: nell’attesa del suo ritorno glorioso[19]. Perché la Chiesa stessa rappresenta il “sacramento universale di salvezza” in quanto “contiene e comunica la grazia invisibile che essa significa”[20]. Per questo suo mandato, Cristo ha donato al suo Corpo mistico – nella persona di Pietro e degli apostoli – le chiavi del Regno[21] (Matteo 16,19).

 

Note

[1] Giovanni 18,36
[2] Matteo 9,35
[3] Adalbert Gautier Hamman ed Emiliano Jimenez Hernandez, Il Padre NostroVenga il tuo Regno, p. 17
[4] 1  Cor 15, 3-8
[5] Rom 6, 12-14
[6] Giovanni 8,34
[7] Lc 11, 21
[8] Il Padre NostroVenga il tuo Regno, op cit., p. 27
[9] Salmi 21,29
[10] Giovanni 12,31
[11] Lc 13, 18-19
[12] Mt 13, 25-38
[13] 2Timoteo 2,12
[14] 1Corinzi 12,27
[15] Lumen gentium, 3; 5
[16] Redemtoris missio, 18
[17] Il Padre NostroVenga il tuo Regno, op cit., p. 30
[18] Lumen gentium, 48
[19] Tt 2, 13
[20] Catechismo della Chiesa cattolica, La Chiesa nel disegno di Dio, art. 774
[21] Matteo 16,19
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