Sulla comunione dei santi

Si tratta di un concetto fondamentale del Cristianesimo, perché – come recita il Catechismo – la “ comunione dei santi è precisamente la Chiesa” e:

 

961 Questo termine designa anche la comunione delle « persone sante » (sancti) nel Cristo che è « morto per tutti », in modo che quanto ognuno fa o soffre in e per Cristo porta frutto per tutti.

 

Per questo la Scrittura insiste sull’importanza della preghiera in comune (Mt 18, 19-20) e su quella di intercessione (Atti 12, 5; Rom 15, 30; Col 4, 2-3). Pratiche che quindi non vanno mai interpretate come una mancanza di fede nella mediazione di Cristo, né come sfiducia nei confronti dell’Onnipotenza divina (come se Dio per agire avesse bisogno di qualcosa, parlando in termini assoluti). Anzi, il “pregate per noi” di san Paolo dimostra proprio la sua convinzione di queste realtà.

 

Dei santi esclusi dalla comunione?

 

Molti evangelici sono convinti che la morte rompa questa comunione anche se, paradossalmente, questa convinzione è in netto contrasto con la Scrittura. Infatti, dove non c’è comunione dei santi non c’è più Chiesa. Come se la Chiesa potesse avere una parte viva (quella terrena) e una morta (quella celese), quando in realtà nessun regno può reggersi se diviso in se stesso (Mt 12, 25). Per questo si parla di “Chiesa militante” e di “Chiesa trionfante” che però costituiscono solo due parti di uno stesso corpo che – in quanto tali – sono in stretta relazione tra loro.

 

Pregare i santi

 

Come può il vincolo della comunione resistere alla morte? Molti hanno buon gioco nel negare che sia possibile citando passi veterotestamentari – opportunamente decontestualizzati – che comunque andrebbero letti alla luce del Nuovo Testamento. Infatti, nei Vangeli, Gesù dichiara che i patriarchi sono vivi perché anche quelli che noi definiamo morti in realtà vivono per Dio (Lc 20, 37-38). Per questo Mosè ed Elia non ci vengono presentati come dei dormienti ma come persone vive che appaiono “nella gloria” (Lc 9, 30-31) e compartecipi delle vicende terrestri (parlano con Cristo di eventi futuri). Anche nella parabola del ricco epulone (Luca 16,19-31) Lazzaro e Abramo sono più che vivi (per quanto alcuni abbiano male interpretato questo passo, come spiego in questo post). Così come l’Apocalisse ci presenta dei santi in cielo che servono Dio (Ap 7, 13-15), pregano – parafrasando il Padre Nostro – per l’avvento del regno di Dio (Ap 6, 9-11) e in generale per gli uomini (Ap. 8, 3-4). Cosa che non stupisce visto che lo stesso Vangelo dice che nella vita ultraterrena si è “come angeli del cielo” (Mat 22, 30) e bisogna tenere presente che gli angeli sono di aiuto all’umanità (Sal 91, 11; Mt 18, 10; ; Eb 1, 14) e ne vedono gli accadimenti per ammirare l’opera della salvezza divina  (1 Pietro 1, 12; 1 Cor 4, 9). Quindi non ha senso obiettare che i santi in cielo non potrebbero né pregare né ascoltare gli inviti alla preghiera da parte della “Chiesa militante”. E  nemmeno si possono presentare questi inviti come un idolatrico “pregare le creature” di cui, come abbiamo visto, sarebbe allora colpevole lo stesso san Paolo. Il quale, non a caso, dice che il cristiano non è in rapporto solo con Dio ma anche “all’assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli” (Eb 12, 22-23).

 

Preghiere per i santi

 

La morte, sconfitta da Cristo (1 Cor 15, 54-58), non può recidere il vincolo della comunione nella Chiesa. Per questo non solo si può chiedere di pregare a chi fa già parte della “Chiesa trionfante” ma si può anche pregare per chi muore. L’esempio più famoso è quello di Giuda (2 Maccabei12, 41-45) che anche per questo è stato tagliato dal canone protestante, ma resta comunque la testimonianza storica di questo uso in Israele (il libro faceva parte della Settanta, la Bibbia in greco usata dagli apostoli). Tuttavia, un altro esempio di questa pratica (diventata stranamente scandalosa solo un millennio dopo, ed è tutto dire) lo troviamo nelle lettere paoline. Infatti, nella seconda lettera a Timoteo (1, 16-18), l’apostolo prega per Onesiforo e per la sua famiglia elogiandone il comportamento. Del tutto inutili i tentativi di censura, da parte protestante, pur di negare l’evidente carattere funebre e commemorativo di questi passi.

 

Conclusioni

 

Qualcuno dirà “come mai nella Scrittura nessuno chiede l’intercessione di un santo in cielo?”. Prima di tutto bisogna notare che i protestanti non accettano nemmeno la preghiera per i defunti benché sia scritta eccome. Segno che se la loro teoria non si accorda con la Scrittura è quest’ultima ad essere sbagliata (nonostante tutte le dichiarazioni di principio, già errate di loro). In secondo luogo, una domanda più pertinente sarebbe “ma dov’è, invece, che sarebbe vietato?”. Infatti, per cose di questo tipo, dal “non scritto” non si può ricavare molto. San Paolo ha pregato per Onesiforo non per confermare una pratica della cui liceità nessuno ha mai avuto dubbi per millenni, ma perché – con la morte di un suo collaboratore – se ne è presentata la circostanza.

 

Qualche ultima considerazione. Nel periodo in cui gli apostoli hanno scritto le loro lettere le persecuzioni non avvenivano ancora su larga scala, in altre parole non c’era l’esercito di martiri venutosi a costituire da Nerone in poi. Per questo il problema è molto più sentito nell’Apocalisse che, non a caso, è di tarda composizione (fine del I secolo). La comunione dei santi, così intesa, è presente nel Simbolo apostolico che rispecchia la fede della Chiesa antica. È una verità di fede centrale perché negarla vorrebbe dire affermare che una parte della Chiesa è morta, quando la Scrittura insiste a presentarla come più che vivente. Il principio secondo cui un’azione è illecita se non presente nella Scrittura è anticristiano, perché Cristo e gli apostoli non hanno mai rifiutato qualcosa in quanto “non scritta” ma ogni cosa la valutavano di per sé e riflettendo in base a quello che stava effettivamente scritto. Per questo san Paolo scriveva che tutto è lecito, anche se non tutto è utile (1 Cor 10, 23) e non che tutto quello che non è scritto è illecito.

 

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2 Responses to Sulla comunione dei santi

  1. Vincenzo Sasso says:

    “Per questo san Paolo scriveva che tutto è lecito, anche se non tutto è utile (1 Cor 10, 23) e non che tutto quello che non è scritto è illecito.” Non ho capito il senso di questo riferimento.

    • Ettore says:

      Volevo dire che non ha senso vietarsi di pregare i santi perchè nella Bibbia nessuno lo fa. Se davvero i santi non possono sentirci, vuol dire che è una cosa inutile. Non per questo illecita. Se i protestanti la considerassero una cosa lecita ma inutile, per loro sarebbe un bel passo avanti. Invece loro adottano il principio contrario: è tutto illecito, tranne quello che sta scritto.

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