San Paolo e le donne: una moglie o una sorella?

Nella prima lettera ai Corinzi, san Paolo parla del diritto degli apostoli di essere sostenuti dalla Chiesa a causa della predicazione. Tra questi “privilegi” c’è anche quello di essere aiutati da donne credenti che li accompagnavano nelle loro missioni (1 Cor 9, 5). Molti evangelici vogliono per forza caricare questo diritto di una valenza sessuale, come se san Paolo stesse dicendo che gli altri apostoli avevano bisogno di portarsi dietro le mogli mentre lui ci rinunciava volentieri. In realtà si tratta di un’interpretazione basata su una traduzione errata.  Le bibbie protestanti, infatti, traducono “una moglie, sorella in fede” mentre la traduzione Cei ha semplicemente “donna credente”. Si tratta di un equivoco dovuto in parte all’ambiguità del testo in greco e quindi non nuovo. Infatti, nel testo che sto per riportare, sant’Agostino ci spiegherà nei dettagli perché san Paolo non sta parlando di mogli. La cosa significativa è che si tratta solo di un inciso, l’argomento dell’opera è il diritto di non lavorare invocato abusivamente dal alcuni monaci. Quello della “moglie” era un equivoco in cui già erano caduti alcuni traduttori del tempo ma che era già stato superato per le ragioni che il vescovo di Ippona dirà. 

 

A queste che stiamo per leggere,  ne aggiungo solo un paioPrima di tutto, a prescindere dai problemi linguistici, la traduzione “moglie” (almeno nel senso che le danno gli evangelici) è incompatibile col contesto. Infatti non si capisce di quale moglie si stia parlando: san Paolo, notoriamente, non è mai stato sposato. Inoltre in quel testo l’apostolo non sta usando un pluralemaiestatis, quel “noi” vale per “io e Barnaba” (v. 6). Allora si dovrebbe trattare della moglie di Barnaba, ma quindi che c’entra Paolo? Un interprete un po’ fricchettone potrebbe pensare che qui l’apostolo stia teorizzando una sorta di amore libero nel formato “una moglie per due”. Ovviamente non è così, del resto anche la Bibbia Diodati (ovvero la traduzione principe dei protestanti, quella che solitamente viene proclamata come la più affidabile) traduce con “donna sorella”.


Tratto da Il lavoro dei monaci” (4. 5; 5. 6) di sant’Agostino

 

La condotta di Paolo e quella dei Dodici: donna da non confondersi con moglie.

4. 5. Mi indugerei ad esaminare più a fondo e a trattare con maggiore studio queste parole dell’Apostolo se nelle sue lettere non ci fossero altri passi molto più espliciti. Confrontato con questi, il nostro brano acquista in chiarezza e, se anche – per ipotesi – non ci fosse per niente, gli altri da soli basterebbero a chiarire il problema. Scrivendo sul medesimo argomento ai fedeli di Corinto egli dice: Non sono forse un uomo libero? Non sono forse un apostolo? Non ho forse veduto il nostro Signore Gesù Cristo? Non siete voi forse opera mia nel Signore? Se per altri io non sono un apostolo, per voi certamente lo sono, e voi siete nel Signore il sigillo della mia opera apostolica. Quanto poi ai miei accusatori, ecco qual è la mia replica: Forse che noi non abbiamo il diritto di mangiare e di bere? Forse che non abbiamo il diritto di farci accompagnare da una donna scelta fra le nostre sorelle, come usano gli altri apostoli e fratelli del Signore non escluso Cefa? Nota bene come egli da principio elenchi le cose a cui ha diritto, aggiungendone pure il motivo che è la sua qualifica di apostolo. Comincia infatti così: Non sono forse libero? Non sono forse un apostolo?; e per provare che è apostolo soggiunge: Non ho forse veduto il Signore nostro Gesù Cristo? E la mia opera non siete voi nel Signore? Dopo tali premesse egli passa a dimostrare che godeva degli stessi diritti degli altri apostoli e che cioè avrebbe potuto esimersi dal lavoro manuale e vivere a carico del vangelo. Ciò in conformità con quanto stabilito da Cristo, come dimostra subito appresso con parole quanto mai esplicite. C’erano infatti delle donne, benestanti e devote, che andavano insieme con gli apostoli e li mantenevano con i loro averi in modo che non mancasse loro il necessario per vivere. Era una cosa a lui lecita – asserisce Paolo – come lo era agli altri apostoli; ma di tale concessione – dirà più tardi – egli non volle far uso in alcun modo. Qualcuno non ha compreso l’espressione “ donna–sorella “ di cui parla Paolo quando dice: Forse che non siamo autorizzati a farci accompagnare da una donna di tra le sorelle?; e ha inteso trattarsi della moglie. Li ha tratti in inganno il greco che è ambiguo e può significare “ donna “ e “ moglie “. In verità, dal tenore della frase come l’ha enunziata l’Apostolo, non ci si sarebbe dovuti sbagliare: infatti, egli non dice solo la donna ma una donna–sorella, né parla di prendere in moglie ma di portare insieme nei viaggi. È ciò che hanno letto senza esitazione altri interpreti, che, non ingannati dal termine ambiguo, hanno compreso una donna e non la moglie.

I dodici si conformano agli esempi di Cristo.

5. 6. Al seguito degli apostoli, dunque, in ogni località dove si fossero recati a predicare il vangelo andavano delle donne di condotta ineccepibile, le quali dalle loro rendite somministravano ad essi il necessario per vivere. Se qualcuno ritenesse impossibile un tal fatto apra il vangelo e riconosca che ciò facevano proprio sull’esempio del loro Signore. Il quale, sebbene potesse farsi servire dagli angeli, pure, per adeguarsi – secondo la consuetudine della sua misericordia – al livello dei più deboli, s’era provvisto d’una borsa dove riponeva il denaro che gli veniva consegnato dalla gente buona e affezionata e che era necessario al sostentamento dei suoi. Questa borsa egli l’aveva affidata a Giuda, per farci imparare che nella Chiesa, qualora non riusciamo ad eliminare la genia dei ladri, abbiamo almeno a trattarli con tolleranza. Di Giuda infatti sta scritto: Quanto si metteva dentro – nella borsa – egli lo faceva sparire. E, quanto alle donne, volle Cristo che stessero al suo seguito per procurare e somministrare le cose che gli erano necessarie, mostrando col suo esempio quali fossero gli obblighi del popolo di Dio verso gli araldi del vangelo e i ministri di Dio: obblighi che vien fatto di paragonare a quelli che hanno le genti di provincia verso i soldati dell’imperatore. Che se poi qualcuno degli apostoli – come fu il caso di Paolo – non avesse voluto accettare e far suo di quel che gli sarebbe spettato, con questo suo rifiutare il contributo dovutogli e col procurarsi il vitto di ogni giorno mediante il lavoro dava segno d’una più completa dedizione di sé al bene della Chiesa. Era stato detto infatti a quell’albergatore al momento d’accogliere il ferito di cui il vangelo: Che se poi avrai speso di più, io te ne compenserò al ritorno. Pertanto, da soldato stipendiato da se stesso – come egli afferma – l’Apostolo si prodigava oltre i limiti di quanto strettamente doveroso. Racconta il Vangelo: In seguito egli si pose in cammino e predicava per città e villaggi ed annunziava il vangelo del regno di Dio. Con lui c’erano i Dodici e alcune donne che egli aveva liberate da spiriti maligni e da malattie: Maria detta la Maddalena da cui erano usciti sette demoni, Giovanna moglie di Cusa procuratore di Erode, Susanna e molte altre. Costoro provvedevano al sostentamento di lui e dei suoi con i propri averi. Ecco l’esempio del Signore a cui si conformavano gli apostoli quando accettavano d’essere provvisti del cibo loro dovuto. Ne parla espressamente il Signore quando dice: Andate a predicare. Annunziate che il Regno dei cieli è vicino. Guarite i malati, risuscitate i morti, mondate i lebbrosi, scacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non prendete né oro né argento né monete nelle vostre cinture; non la bisaccia da viaggio né due tuniche, non le scarpe né il bastone. Poiché chi lavora merita d’essere nutrito. Ecco passi in cui il Signore insegna quel che riferisce l’Apostolo. Non per altro motivo infatti diceva il Signore di non portare niente nei viaggi, se non perché in caso di necessità avrebbero potuto ricevere [il necessario] da coloro ai quali annunziavano il regno di Dio.

 

In conclusione, san Paolo non sta parlando di mogli ma delle Agapete: le dilette degli apostoli. Questo è il senso che i padri della Chiesa hanno sempre dato a questo passo, alcuni di solito cercano di appellarsi alla Vulgata di Girolamo che traduce con “sororem mulierem”. In realtà, anche il termine latino mulier è polisemico, può avere cioè diversi significati. Consultando un dizionario di latino si vede che può significare sia “moglie” sia “donna”, ma quest’ultimo è il primo riportato perchè il significato più generale era anche quello più diffuso. Ad ogni modo, per tutti i motivi sopraddetti, possiamo essere ragionevolmente sicuri che Girolamo abbia adoperato mulier proprio in senso di “donna”. Perchè quel passo dei Corinzi non ha alcuna valenza coniugale nè tantomeno sessuale.

 

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