Sulla sola Scriptura

Poichè Dio nella sacra scrittura ha parlato per mezzo di uomini alla maniera umana, l’interprete della Sacra Scrittura, per vedere bene ciò che egli ha voluto comunicarci, deve ricercare con attenzione che cosa gli agiografi in realtà hanno inteso significare e che cosa a Dio è piaciuto manifestare con le loro parole (Dei Verbum, 12)

Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza (Gv 5, 39)

Quello della Sola Scriptura è uno dei pochi elementi che accomuna tutte le migliaia di denominazioni protestanti sparse per il mondo, pentecostali compresi. Ma questo metodo ha una base apostolica? Deriva dalle origini del Cristianesimo? E, soprattutto, funziona o è causa di infinite divisioni dottrinali?

 

L’origine storica

 

Per quanto alcuni cerchino di negarlo, l’origine di questo concetto è molto tarda. Senza dubbio, il primo a formularlo sistematicamente e a farne un pilastro è stato Martin Lutero. Quindi parliamo del XVI secolo, ben quindici secoli dopo la venuta di Cristo e la predicazione degli apostoli. In certi siti, come al solito, si cerca di manipolare gli scritti dei Padri della Chiesa per fargli affermare una dottrina quanto mai lontana dal loro pensiero. Ma abbiamo già visto come chi vuole farsi un’idea scientifica in materia di patristica, deve tenersi il più lontano possibile dai siti evangelici. Ed essendo questi tentativi particolarmente insignificanti, almeno per ora li sorvoliamo senza troppi scrupoli.

 

Sola Scriptura, ma cos’è la Scrittura?

 

Può sembrare strano, ma chi afferma questa dottrina lo può fare solo se non ha presente la natura della Scrittura. In vari articoli, abbiamo già visto quanto sia sbagliato contrapporre la Tradizione della Chiesa alla Scrittura, essendo la seconda parte integrante della prima. La Chiesa che ha stabilito il canone, lo ha fatto usando la sua autorità. Quindi è chiaro che non intendeva fare del Nuovo Testamento l’unica autorità, né c’è qualcosa che ci possa anche far solo sospettare una simile enormità. Perché il Nuovo Testamento non è un trattato né un dizionario teologico, è composto da pochi libri e dalle lettere che gli apostoli hanno scritto durante il loro ministero. Si tratta, quindi, di lettere scritte per motivi pastorali; indirizzate alle comunità del tempo, ai loro problemi e non ai dubbi di protestanti vissuti un millennio dopo. Le lettere apostoliche sono un richiamo alla fede che essi avevano trasmesso di persona, sono parte del ministero apostolico.

 

Ad un cristiano del tempo non sarebbe mai venuto in mente di ridurre il ministero di san Paolo alle lettere di san Paolo. Perché avevano a che fare con una persona reale, mentre per alcuni evangelici sembra quasi che l’apostolo abbia avuto solo un’esistenza “cartacea”. È come chi vuole conoscere un parente vissuto qualche generazione prima, senza trova un valido aiuto in eventuali lettere o diari. Ma sarebbe irragionevole rifiutare a prescindere i ricordi familiari trasmessi da chi con quella persona ha vissuto. Per questo il ragionamento del “non è scritto” in molti casi è infondato. Soltanto perché un apostolo non ha raccontato di essere stato in una città o di aver fatto una determinata cosa, non vuol dire che non sia vero (se ci sono elementi che lo fanno pensare). Così come un apostolo può semplicemente accennare a dei fatti o a delle idee, dando per scontato che fossero noti ai destinatari (ma che non lo sono più per noi). Per cui dobbiamo – per forza di cose – affidarci ai “ricordi di famiglia”, in questo caso la ben più autorevole Tradizione della Chiesa. Chi nega questa realtà, dimostra di non capire la natura della Scrittura. E quindi di quest’ultima è destinato a capire ben poco, e molto a fraintendere.

 

Anche perché nel Cristianesimo la Rivelazione non è avvenuta per iscritto ma tramite annuncio orale. All’ombra di questo Annuncio sono stati scritti i libri e le lettere che oggi formano il canone biblico. Scritti che la Chiesa ha riconosciuto come suoi e che quindi non possono avere significati diversi da quella predicazione. Perché la Scrittura è un tesoro di inestimabile valore nato nella Chiesa e per la Chiesa. Per questo la Scrittura non contiene al suo interno il canone biblico, che viene appunto dalla Chiesa

 

Un comando apostolico?

 

Molti evangelici sono imbarazzati dal fatto che un principio fondamentale come quello che dovrebbe essere la Sola Scriptura non sia affatto insegnato dalla Scrittura stessa. Anzi, a dire la verità, il Nuovo Testamento racconta di come è nata e si è sviluppata la Chiesa. Non è per nulla autoreferenziale, né si presenta come un’autorità a se stante. Eppure diversi evangelici credono che quello della Sola Scriptura sia un principio implicito e sottointeso, un postulato che in quanto tale può essere creduto facendo eccezione alla legge “del non sta scritto, quindi non è vero”. Però i postulati, per definizione, sono verità indimostrabili quanto essenziali. In altre parole, la loro utilità li rende indispensabili. Ma, come abbiamo visto, il Cristianesimo ne ha fatto a meno per più di un millennio e neanche la Chiesa dei tempi eroici conosceva questo principio. Non soltanto perché non scritto, ma semplicemente perché non faceva parte della Tradizione apostolica (che per nessun motivo avrebbe mai desiderato di essere mutilata). Visto che, inoltre, i postulati vanno posti all’inizio e non in corso d’opera. Quello della Sola Scriptura, quindi, è un principio non necessario e non posto dai “fondatori” ma da altri in epoca tarda. Pertanto non può essere un postulato, vista anche la sua incompatibilità con la natura profonda del Cristianesimo e con la sua peculiarità storica che molti evangelici dimostrano di aver perso. Come se il Cristianesimo fosse un’ideologia e non l’irruzione di Dio nella storia dell’uomo che crea una nuova vicenda, con delle origini che bisogna avere come costante riferimento.

 

Altri evangelici, più in cattiva fede, cercano di dimostrare che la Bibbia invece si presenti come unica autorità. E lo fanno, come al solito, manipolando dei passi. Potrebbero citarvi il Deuteronomio (4, 2) che però si  riferisce semplicemente ai “comandi del Signore”, il Libro dei Proverbi (30, 5-6) o l’Apocalisse che riporto essendo quello citato più spesso:

 

Dichiaro a chiunque ascolta le parole profetiche di questo libro: a chi vi aggiungerà qualche cosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro; e chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell’albero della vita e della città santa, descritti in questo libro.
(Ap 22, 18-19)

 

Anche gli altri passi sono dello stesso tenore, e tutti come questo si riferiscono semplicemente a chi osa manipolare i testi della Sacra Scrittura. Aggiungere o togliere significa modificare il testo a proprio piacimento, eliminare e/o aggiungere determinati passi o interi capitoli. Non vi si ordina affatto il “suicidio del pensiero” che gli evangelici pretendono.

 

Poi ci sono i passi del libro di Giosuè (1, 7-8) e qualcosa nelle lettere paoline (2 Tm 14-16). Entrambi parlano semplicemente dell’importanza della Scrittura, ma nulla di più. Anzi, riguardo la lettera di Timoteo gli evangelici vi citeranno il passo dal versetto 15, perché quello precedente dice “ Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l’hai appreso…”. Non solo la Scrittura quindi, è importante anche da chi si apprende.

 

Un ministero di persone e non di carta

 

Quindi, come al solito, nulla di consistente o di probante. La Sola Scriptura è nata per il semplice venire meno della fiducia nella Chiesa e il disprezzo dell’autorità di matrice moderna. Pretendere di trovare un’ideologia così moderna nella Scrittura è semplicemente anacronistico. Inoltre, ci sono anche passi che – senza volerlo, poiché allora non esisteva – ne minano le basi:

 

Perciò, fratelli, state saldi e mantenete le tradizioni che avete apprese così dalla nostra parola come dalla nostra lettera (2 Tessalonicesi 2,15)E le cose che hai udito da me in presenza di molti testimoni, trasmettile a persone fidate, le quali siano in grado di ammaestrare a loro volta anche altri (2 Timoteo 2,2)

Prendi come modello le sane parole che hai udito da me, con la fede e la carità che sono in Cristo Gesù. Custodisci il buon deposito con l’aiuto dello Spirito Santo che abita in noi (2 Timoteo 13-14)

Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà (Giovanni 16,12-14)

 

Di per sè, almeno i primi tre passi, non sono particolarmente importanti ma lo diventano proprio per la loro banalità. Infatti, i tessalonicesi non erano tenuti ad obbedire a nulla di scritto ma principalmente agli apostoli (che si servivano anche di scritti). E, distinguendo tra la parola e la lettere, san Paolo sta ammettendo implicitamente di non aver messo tutto nero su bianco. Così come le comunità affidate a Tito (1, 5; 13; 2, 15) non si sarebbero mai sognate di chiedergli “ma questo che stai dicendo, in quale lettera di Paolo sta scritto?”. Perché, almeno come la pongono i protestanti, è una domanda assolutamente priva di senso. Ora qualcuno potrebbe obiettare che questa era la situazione nel periodo in cui gli apostoli erano ancora in vita, e che con la loro morte il tutto si sia ridotto a quello che hanno lasciato scritto. Cosa che ovviamente non solo non è mai successa, ma probabilmente – essendo un’idea particolarmente bislacca – non è mai nemmeno venuta in mente ad alcuno. Di sicuro non ai vescovi e ai discepoli degli apostoli che hanno governato la Chiesa subito dopo di essi. E poi c’è un ostacolo insormontabile: perché questo gli apostoli non lo hanno detto? San Paolo avrebbe potuto benissimo dire: “Cari amici, per adesso state a sentire Tito e Timoteo. Ma quando sarò morto, basatevi solo e soltanto sulle mie lettere e interpretatele come volete”. Siccome questo però “non sta scritto” gli evangelici non lo possono credere, o almeno non potrebbero (se sono coerenti).

 

Gli apostoli e la Scrittura

 

Per gli apostoli la Scrittura è molto importante, tanto che la citano continuamente. Ma come la leggono? Si attengono sempre e soltanto a quello che “sta scritto”? Proviamo a vedere nei dettagli, perché può essere molto istruttivo.

 

Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione …(Ebrei 2,2)

‎”Egli è quel Mosè che disse ai figli d’Israele: Dio vi farà sorgere un profeta tra i vostri fratelli, al pari di me. Egli è colui che, mentre erano radunati nel deserto, fu mediatore tra l’angelo che gli parlava sul monte Sinai e i nostri padri; egli ricevette parole di vita da trasmettere a noi” (Atti 7, 37-38)

 

In questi due passi, san Paolo e Stefano dicono che la Legge (e forse anche il resto della Bibbia, ma non importa) è stata data per mezzo degli angeli. Si tratta di una convinzione tradizionale dei Giudei, quasi per nulla supportata dalle Scritture. Infatti, andando a leggere i passi relativi (Es 19, 10-25; Es 24, 12-17; Es 34, 1-9) ci si rende conto che non si accenna nemmeno alla presenza di angeli. Alcuni pensano di cavarsela mettendo in gioco l’Angelo del Signore, una figura complessa che pare essere una vera a propria manifestazione di Dio più che un angelo in senso stretto (cioè una creatura). Ma questo escamotage non risolve il problema. Per due ragioni: prima di tutto non sta scritto che sul Monte Sinai ci fosse l’Angelo del Signore, è comunque un’aggiunta della tradizione; secondo, san Paolo parla di angeli al plurale, quindi fa senza dubbio riferimento agli angeli veri e propri (e la stessa espressione ricorre nel discorso di Stefano, v. 53). La verità è chiara, anche se scandalosa: qui la Scrittura stessa sta commettendo il peccato mortale di lesa maestà che i protestanti imputano alla Chiesa. L’aggiungere e togliere che secondo loro attira la maledizione divina. Ma non è finita qui.

 

Nella lettera di Giuda si fa esplicito riferimento a testi apocrifi, riportando fatti assenti nella Scrittura ma dedotti dalla tradizione. Il più eclatante è forse quello dell’Assunzione di Mosè, cioè la contesa tra l’arcangelo Michele e il diavolo sul corpo del patriarca (v. 9). Episodio che cerchereste invano nella Scrittura, la quale parla solo della sua morte (Dt 34, 5-11). Così come l’autore della lettera riporta una profezia di Enoch “settimo dopo Adamo” (vv. 14-15) desunta probabilmente dal Libro di Enoch. E la caduta degli angeli in seguito alla ribellione di Satana (v. 6), accennata anche dalla seconda lettera di Pietro (2, 4), non è narrata nella Scrittura.

Ancora altri esempi ce li fornisce san Paolo, il quale prende da una tradizione orale i nomi dei maghi del faraone (2 Tm 3, 8) quando questi erano stati omessi dal racconto biblico (Es 7, 22; 8, 15). Sempre Paolo, a riguardo della fede esemplare degli antenati, parla di martiri “segati” facendo forse riferimento alla sorte del profeta Isaia secondo alcuni apocrifi. Così come l’apostolo crede alla tradizione rabbinica secondo cui “la rupe di Nm 20, 8 seguiva Israele nel deserto” (nota della Bibbia di Gerusalemme, 1 Cor 10,4).

 

Nel Vangelo di Matteo, infine, viene riportata la profezia “Sarà chiamato Nazareno” (2, 23) che però non è una citazione testuale della Scrittura ma una rielaborazione degli antichi oracoli (alcuni la chiamerebbero “aggiunta”).

 

Sta scritto o non sta scritto?

 

Queste due espressioni, soprattutto la seconda, stanno sempre sulla bocca degli evangelici. Eppure, paradossalmente, solo la prima è “biblica” e compare in un grande numero di passi. Nelle contese, infatti, Gesù e gli apostoli non pensano mai di cavarsela dicendo “questo non sta scritto”. Segno di una concezione diversa della verità, per cui non necessariamente una cosa non scritta è falsa. Forse l’unico esempio nel Vangelo di una mentalità simile a quella dei protestanti è l’episodio dei sadducei (Mt 22, 23-32) sulla Risurrezione che non trovavano nella Scrittura. E in effetti non era deducibile senza un ragionamento teologico che andasse al cuore della lettera.

 

Così come, a voler essere rigorosi, andrebbe rifiutato il canone stesso in quanto – incomprensibilmente, essendo la cosa più importante – “non scritto”. Senza la Chiesa, questa scomoda figura che in ogni modo si vuole eliminare o almeno spiritualizzare fino a renderla del tutti invisibile e impalpabile, non ci sarebbe infatti un canone universalmente riconosciuto: non esisterebbe il Nuovo Testamento così come lo conosciamo.

 

Conclusioni

 

Come abbiamo visto, quasi nessuno degli autori del Nuovo Testamento si salva dalla scure dellaSola Scriptura. Un po’ tutti hanno avvalorato cose “non scritte”, e la spiegazione è semplice. Gli apostoli erano degli ebrei e non potevano nemmeno conoscere questa ideologia moderna. Ed evidentemente non interpretavano così male le parole di Gesù sulla tradizione, che non ha mai voluto creare un’equazione così semplicistica tra il falso e il non scritto. Messi di fronte all’evidenza che gli apostoli non hanno mai insegnato né praticato la Sola Scriptura, alcuni evangelici provano – neanche a dirlo – ad usare l’argomento “eccezione”. Ovvero gli apostoli, come depositari della Rivelazione, non sarebbero tenuti a restare al puro testo come tutti gli altri. Solo che, ovviamente, anche questo “non sta scritto” e le maledizioni su chi aggiunge e toglie non sembrano concepire eccezioni di sorta. Inoltre, quando si parla dei libri deuterocanonici, gli evangelici affermano strenuamente che la Chiesa non ha l’autorità per inserire nel canone libri non compresi nella raccolta ebraica. Seguendo questo ragionamento, si dovrebbe concludere che gli apostoli allora non dovevano avere nemmeno da aggiungere fatti riguardanti l’Antico Testamento ormai concluso. La verità è che queste convinzioni non sono frutto della Rivelazione ma della tradizione giudaica che evidentemente gli apostoli consideravano ben distinta dalle “favole” (Tt 1, 14).

 

Alla luce di tutto questo, ci si rende facilmente conto quanto sia vano anche il tentativo di vedere la Sola Scriptura in passi, per giunta piuttosto oscuri, come quelli della prima lettera ai Corinzi (4, 6) in cui Paolo parla di cose di cui lui stesso ha dato esempio: di sicuro non dellaSola Scriptura. Ideologia che, da quando esiste, non ha fatto che creare divisioni. Tanto che oggi si contano ben 43.000 denominazioni protestanti in concorrenza tra di loro, e si tratta di un numero per giunta in continuo aumento. Perché al concetto di Sola Scriptura si accompagna quello della “libera interpretazione”, ovvero dell’interpretazione personale che mette da parte la verità (in tutti sensi) a favore dell’arbitrio. Principio che, ovviamente, non è contenuto nelle Scritture che – anzi – insegnano l’esatto contrario (2 Pt 1, 20; 2Pietro 3,16).

 

La Sola Scriptura, quindi, è un‘ideologia moderna estranea al Cristianesimo. E, un po’ come il relativismo, più che un paradigma di pensiero è un’arma contro gli altri. Si relativizzano sempre le idee degli altri, allo stesso modo sono sempre gli altri a dover fornire le prove scritturali di quello che sostengono. Un esempio su come dal “non scritto” si possono ricavare assurdi divieti? Gli evangelici credono di avere un rapporto privilegiato con lo Spirito Santo, eppure secondo alcuni (pentecostali anch’essi) sarebbe sbagliato l’invocarlo. Il perchè? E’ presto detto: nella Scrittura nessuno lo prega direttamente nè si ordina di farlo. Ecco una cosa non biblica che, ovviamente, gli evangelici però praticano senza scrupoli.

Il Cristianesimo non è fondato sulla disputa, su questa marea di “non sta scritto” ma sulla Tradizione vivente della Chiesa alla quale è stata affidata la Rivelazione. La quale si sostanzia della predicazione apostolica che non ci ha lasciato solo il Nuovo Testamento, ovvero quei 27 libri che la Chiesa ha riconosciuto come infallibilmente ispirati, ma anche le corrette interpretazioni e la chiave di accesso per la “verità tutta intera” (Gv 16, 13).

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4 Responses to Sulla sola Scriptura

  1. Vincenzo Sasso says:

    Se non erro e mi ricordo la Storia, il canone ebraico è stato composto dopo la distruzione dei Gerusalemme del 70 d.C., proprio per conservare intatto il patrimonio religioso della comunità. Stando così le cose, gli Apostoli non furono mai vincolati da alcun canone ebraico, ma insegnarono l’Antica Alleanza così come l’avevano appresa e prevalentemente alla maniera farisaica: come hai messo in luce, i sadducei non credevano alla resurrezione (e nemmeno agli angeli? un ricordo annebiato) perché affermavano un principio simile al “sola scriptura”. Del resto, il popolo ebraico dopo la venuta di Gesù non è più il titolare della preservazione della fede nel Signore: si legga Dn 11,4 e Mt 22, 1-10 e Mt 21,43. Quindi mi sembra del tutto insensato parlare di canone ebraico come di qualcosa che abbia una benché minima rilevanza per i cristiani.
    “Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto…” (1Co 15,3): formula rabbinica che sta ad indicare la trasmissione della dottrina all’interno della scuola: tradizione, nonostante non provenisse dall’autorità del Tempio o qualcos’altro di assoluto!

  2. Ettore says:

    Il canone ebraico era già fissato da tempo in maniera implicita nella tradizione, solo che c’erano due versioni: quella palestinese e quella greca (dei Settanta). La differenza tra le due consiste solo nei cosiddetti deuterocanonici, assenti nella prima ma presenti nella seconda (che è però quella usata dagli apostoli). I cristiani adottarono da subito la Bibbia dei Settanta perchè il greco fu la prima lingua ufficiale della Chiesa, e quindi ne recepirono anche il relativo canone. anche per questa adozione quell’edizione fu infine rifiutata dagli ebrei.

    I sadducei sostenevano qualcosa di simile alla Sola Scriptura, e come i protestanti la limitavano solo ai libri che andavano loro a genio (accettavano solo il Pentateuco). è interessante studiare la formazione sia del canone ebraico sia di quello cristiano perchè rendono palese quanto non si tratti di religioni del libro. Visto il ruolo fondamentale svolto dalla tradizione che, come hai notato, si evince dalla Scrittura stessa. Rispetto alla Sola Scriptura che è del tutto assente, anzi la prassi esegetica degli apostoli è del tutto opposta.

    Grazie, Dio ti benedica.

  3. cristiano says:

    secondo quanto letto allora comè si spiega il purgatorio abolito di recente.
    Io non contesto alla chiesa un primato in quanto se essa ha redatto la bibbia con i vari concili deve averlo fatto con l’opera delo spirito santo, ma ciò che non capisco è perchè dice cose del tipo : dovete credere alla chiesa, cioè il prete , oppure quando si definisce vicario di cristo, o quando contraddice la bibbia stessa. Secondo quanto esposto bisognava credere anche alla truffa delle indulgenze.
    Ora fratelli noi sappiamo perfettamente che possiamo fidarci solo di DIO iN quanto è scritto che chi ripone la sua fiducia negli uomini avrà tristi sorprese.
    le varie correnti protestanti puntano il dito su questi aspetti , francamente mi fido più di un libro che ha attraversato il mondo in lungo e in largo e che si definisce ispirato da Dio, piuttosto che della volubilità umana.
    Aiutatemi a capire

  4. Ettore says:

    Ciao Cristiano, il purgatorio non è mai stato abolito. Forse volevi dire il limbo. Devi sapere che si è sempre trattato di un’ipotesi teologica, è vero che stava nel Catechismo di Pio X ma non è mai diventato un dogma. Tutto quello che non è un dogma, può essere cambiato perchè la Chiesa non ha messo il sigillo dell’infallibilità. Inoltre non è mai esistita alcuna truffa delle indulgenze, semplicemente alcuni uomini di chiesa ne hanno fatto un uso venale. La dottrina cattolica non contraddice nulla della Scrittura, chi dice questo non conosce nè la dottrina nè la Bibbia.

    Il punto fondanetale è già nella tua risposta. tu riconosci che è stata la Chiesa a formare il canone, ma poi concludi che tu ascolti solo la Bibbia. se Dio avesse voluto questo, non ci avrebbe dato direttamente una Scrittura? Perchè creare prima una Chiesa, perchè poi ci desse il Nuovo Testamento?

    Dio ha affidato la Rivelazione alla Chiesa, non ad un libro. la Chiesa, nella sapienza del Magistero, ci ha fornito di una Scrittura che contiene la Parola di Dio. come punto fermo. ha riconosciuto gli scritti ispirati perchè li ha trovati conformi alla dottrina trasmessa dal tempo degli apostoli, cioè dalla Tradizione. se tu credi che la Chiesa che ha stabilito il canone fosse ispirata dallo Spirito, non ti resta che andare a studiare la dottrina di quella Chiesa. Perchè accettarne il canone, ma non l’interpetrazione? Studia i pimi scrittori cristiani, la Didachè, i padri apostolici come Ignazio di Antiochia, Ireneo, Giustino, Tertulliano, ecc…troverai molte sorprese. molti testi sono online, diversi li trovi a questo sito:

    http://www.monasterovirtuale.it/home/index.php?option=com_content&view=article&id=749&Itemid=113

    Buona ricerca, che Dio ti benedica.

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