La negromanzia e la comunione dei santi

negromanzia (o necromanzia) Evocazione dei defunti a scopo divinatorio. Era praticata da Babilonesi, Greci (mediante la nèkyia), Romani e anche dagli Ebrei, pur essendo estranea ai principi sanciti nella Bibbia, che la condanna a varie riprese. La Bibbia stessa, d’altra parte, cita l’episodio dell’evocazione dell’ombra di Samuele effettuata dalla pitonessa di Endor su invito del re Saul (I Re 28). Condannata dal cristianesimo, la n. sopravvisse alla caduta dell’Impero romano e se ne trovano tracce (in dipendenza da testi astrologici e magici prevalentemente arabi) nel tardo Medioevo e nel Rinascimento.
Enciclopedia Treccani 

La negromanzia è l’evocazione dei defunti a scopo divinatorio, condannata dall’ebraismo come dalla Chiesa. È una pratica difficile da non riconoscere o da confondere con qualcos’altro, eppure in certi ambienti – dove l’ignoranza e la malafede la fanno da padrona – l’uso strumentale della negromanzia è diventato un cavallo di battaglia. Quando già la definizione sopra riportata impedisce in modo chiaro di identificare la comunione dei santi (che del resto compare nel “Simbolo degli apostoli” a cui molti evangelici dicono di credere) con pratiche divinatorie. Proviamo a leggere il passo dell’evocazione di Samuele, per essere ancora più chiari:

Allora Saul disse ai suoi ministri: “Cercatemi una negromante, perché voglio andare a consultarla”. I suoi ministri gli risposero: “Vi è una negromante nella città di Endor”. Saul si camuffò, si travestì e partì con due uomini. Arrivò da quella donna di notte. Disse: “Pratica la divinazione per me con uno spirito. Evocami colui che io ti dirò” […] Essa disse: “Chi devo evocarti?”. Rispose: “Evocami Samuele”. La donna vide Samuele e proruppe in un forte grido e disse quella donna a Saul: “Perché mi hai ingannata? Tu sei Saul!”. Le rispose il re: “Non aver paura, che cosa vedi?”. La donna disse a Saul: “Vedo un essere divino che sale dalla terra”.

Le domandò: “Che aspetto ha?”. Rispose: “È un uomo anziano che sale ed è avvolto in un mantello”. Saul comprese che era veramente Samuele e si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò. Allora Samuele disse a Saul: “Perché mi hai disturbato e costretto a salire?”. Saul rispose: “Sono in grande difficoltà. I Filistei mi muovono guerra e Dio si è allontanato da me; non mi ha più risposto né per mezzo dei profeti, né per mezzo dei sogni; perciò ti ho evocato, perché tu mi manifesti quello che devo fare”. Samuele rispose: “Perché mi vuoi consultare, quando il Signore si è allontanato da te ed è divenuto tuo nemico? Il Signore ha fatto nei tuoi riguardi quello che ha dett o per mia bocca. Il Signore ha strappato da te il regno e l’ha dato al tuo prossimo, a Davide.

Poiché non hai ascoltato il comando del Signore e non hai dato effetto alla sua ira contro Amalek, per questo il Signore ti ha trattato oggi in questo modo.

Il Signore abbandonerà inoltre Israele insieme con te nelle mani dei Filistei. Domani tu e i tuoi figli sarete con me; il Signore consegnerà anche l’accampamento d’Israele in mano ai Filistei”. All’istante Saul cadde a terra lungo disteso, pieno di terrore per le parole di Samuele; inoltre era già senza forze perché non aveva mangiato niente tutto quel giorno e la notte.

(1 Sam 28, 7-20)

Ecco un chiaro esempio di negromanzia, possiamo dire  che questa pratica è caratterizzata da quattro aspetti:

1 –    si compie per mezzo di un negromante, vale a dire un mago o un indovino.

2 –  il negromante evoca uno spirito tramite un rituale o comunque con poteri  particolari di cui ritiene essere dotato.

3 – lo spirito evocato si presenta davvero e tiene un dialogo di botta e risposta.

4 – il fine dell’evocazione è la divinazione, ovvero la conoscenza del futuro.

Questo è, semplicemente, quello che la Bibbia intende per “parlare coi morti” e che vieta. Se manca anche solo una di queste caratteristiche non c’è negromanzia (per quanto possano esserci delle varianti, per esempio chi pretende di ascoltare i morti con la radio sta solo sostituendo il negromante con le frequenze radio; così come il fine può essere diverso dalla divinazione ma ha sempre carattere negativo). Facendo un paragone con la comunione dei santi, ci si rende facilmente conto che non solo le condizioni generali non sono soddisfatte ma come non ce ne sia nemmeno una in comune. Questo perché la comunione dei santi si basa su un presupposto completamente diverso, non magico ma teologico. Ovvero la convinzione che i santi del Paradiso non vivano in uno stato di incoscienza (come alcuni credono) ma servano Dio come angeli e preghino per il mondo (essendo questo l’insegnamento della Scrittura).

Facciamo un esempio pratico, voglio che San Pio preghi per me così come avrei potuto chiederglielo quando era ancora vivo. Siccome so che la Chiesa non ha parti morte e che Dio è Dio dei viventi (e non dei morti), confido che questo mio desiderio non gli resti sconosciuto (visto che vive in Dio). Quindi lui prega per me e mi sostiene, si chiama comunione dei santi. Ora, in tutto questo ho consultato un indovino? Ho evocato Padre Pio tramite un rituale per farlo scendere sulla Terra? Il suo spirito si è manifestato? Ci ho parlato con un botta e risposta? Gli ho chiesto di rivelarmi il futuro? La risposta è sempre negativa, quindi non è negromanzia. E chi va diffondendo tali menzogne non ha scuse, perché dei quattro punti non se ne trova neppure uno, o magari due, in modo da poter giustificare questa confusione.

Conclusioni

Pertanto, la comunione dei santi non si basa sull’evocazione di spiriti ma sulla comunione dei santi. Essi, sia quelli in cielo sia quelli in terra, costituiscono la stessa e unica Chiesa in quanto la morte è stata sconfitta da Cristo. E non essendo il Signore “Dio dei morti ma dei vivi” (Mt 22, 32), non si può credere che la Chiesa abbia una parte viva e un’altra morta. Del resto, come già accennato, la Scrittura insegna che il cristiano non si è accostato solo a Dio ma anche “all’assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli” (Eb 12, 22-23). Ed essi sono “come angeli del cielo” (Mat 22, 29-33) che servono Dio “giorno e notte nel suo santuario” (Ap. 8, 3-4Ap 7, 13-15) e pregano per il mondo (Ap 6, 9-11). La Chiesa non è un club ma un corpo mistico, il corpo di Cristo. Due cristiani sulla Terra sono legati da questo rapporto spirituale che non si interrompe con la morte ma, anzi, si libera dagli ostacoli materiali (quali possono essere la distanza, le incomprensioni ecc…). Del resto, non si tratta di una novità assoluta. Infatti, come spiegaquesto rabbino, per gli Ebrei non c’è nulla di male nel recarsi alla tomba di un saggio per chiedere la sua intercessione. Una pratica evidentemente antica che il Cristianesimo ha solo rafforzato e su cui gli apostoli non hanno sentito il bisogno di metterci in guardia.

Leggi anche:

Che cos’è il culto dei santi?

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