I fratelli di Gesù

La questione dei “fratelli di Gesù” è tanto confusa quanto dibattuta. Confusa perché bisogna addentrarsi in un intricato ramo di parentela di cui ci vengono dati solo frammenti, ma non solo. Essendo infatti la perpetua verginità di Maria un cavallo di battaglia della Tradizione, la propaganda protestante ci si è avventata contro con inaudita violenza. Per difendere, a loro volta, questa anti-tradizione i polemisti protestanti non disdegnano la menzogna. La prima e più importante è di carattere linguistico. I Vangeli, infatti, nei passi dove si parla dei fratelli di Gesù usano la parola adelphos. Su questa parola si è creato un vero e proprio caso di sfacciata disinformazione. Molti siti evangelici, per tagliare la testa al toro, sostengono che la parola adelphos significhi solo fratello carnale. Come al solito, si basano sulla pigrizia delle persone che preferiscono credere ciecamente invece di andare a verificare. Eppure, basta controllare su un dizionario online come questo che riporta ben più di un solo significato: gemellocollegacompagnoconfratellofratello. Per sicurezza, ho controllato anche un ben più affidabile dizionario cartaceo come il Lorenzo Rocci: “fratello; fratello di padre e di madre; fratello nel senso di parente, confratello, connazionale della stessa religione o tribù, amico intimo, socio”. Insomma, una bella pluralità di significati rispetto al solo fratello carnale. È molto triste che una menzogna così facilmente confutabile riesca a trovare una diffusione talmente ampia, ma ancora più grave è che molti evangelici sembrano restarne convinti anche di fronte all’evidenza di un vocabolario.

 

Chiarito il problema linguistico, possiamo passare alla disanima del problema vero e proprio: l’identità dei fratelli di Gesù. È utile partire proprio dal più famoso di questi fratelli, Giacomo il giusto che fu capo della Chiesa di Gerusalemme. È quel Giacomo che san Paolo definisce, con Pietro e Giovanni, le colonne della Chiesa (Gal 2, 9). Lo definisce “fratello del Signore” nel capitolo precedente:

 

“In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore”. (Galati 1, 18-19)

 

Qui sorge il problema se Giacomo il Giusto sia da identificare o meno con uno dei due Giacomo della cerchia apostolica. È un’identificazione controversa, accettata da alcuni (come Giuseppe Ricciotti) e respinta da altri. È bene provare a seguire entrambe le ipotesi. A me sembra che il riferimento a Cefa indichi che Paolo si sta rivolgendo agli Apostoli propriamente detti, ai dodici scelti da Gesù e non ad un comune apostolo (una delle tante figure della prima Chiesa cristiana). Quindi, seguendo questa ipotesi, dobbiamo cercare Giacomo il Giusto fra i dodici apostoli:

 “I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo” (Matteo 10, 2-3)

 

Entrambi gli apostoli Giacomo, hanno sena dubbio genitori diversi da quelli di Gesù. Il primo infatti è figlio di Zebedèo e Salomè, mentre il secondo è figlio di Alfeo e di una Maria che però non è certamente la madre di Gesù. Infatti viene detta “madre di Giacomo il minore” (Marco 15, 40; 16, 1). Probabilmente Giacomo il Giusto è da identificare con Giacomo il minore, e in effetti la Tradizione li considera la stessa persona. Abbiamo quindi un “fratello di Gesù” inteso in senso non carnale. Ma che dire, invece, se fossero due persone diverse? Se Giacomo il giusto non è uno dei dodici apostoli, paradossalmente, la situazione non cambia di molto. I Vangeli di Marco e di Matteo, infatti, ci danno un’informazione preziosa dandoci i nomi dei fratelli di Gesù:

 

“Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda?” (Matteo 13,55-56)

 

Il Giacomo qui citato, è senza dubbio Giacomo il giusto a prescindere se abbia fatto parte o meno dei Dodici. Anche perché l’autore della “Lettera di Giuda” (se si tratti dell’apostolo Giuda Taddeo o di un altro Giuda, è un’altra vexata quasetio) si definisce “fratello di Giacomo” (Giuda 1). Non può trattarsi di coincidenze. Della prima coppia di fratelli indicataci da Matteo, ci viene comunque indicata come madre l’altra Maria:

 

“Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo” (Matteo 27, 56)

 

Questo Giuseppe, da non confondere ovviamente col padre putativo di Gesù, viene menzionato prima da Matteo solo fra i nomi dei fratelli di Gesù. Quindi Giacomo e Giuseppe sono due dei fratelli, ma hanno per madre un’altra Maria. Interessante la versione che Marco dà dello stesso passo:

 

“C’erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome” (Marco 15, 40)

 

È importante la definizione di Giacomo come “il minore”, che presuppone l’esistenza quindi di un Giacomo “maggiore” da cui bisogna distinguerlo. Ma nei quattro fratelli di Gesù, solo uno si chiama Giacomo. Non così, come abbiamo visto, nella cerchia apostolica. Questo ci riporta con forza alla prima ipotesi secondo cui Giacomo d’Alfeo era anche parente di Gesù oltre che apostolo. Comunque sia, abbiamo due persone (Giacomo e Giuseppe) che sono definite come fratelli di Gesù pur avendo genitori diversi, bisogna quindi necessariamente ricorrere agli altri significati della parola greca adelhpos. Ma sulla questione “fratelli” ci sono altre riflessioni da fare.

 

Figli di Maria?

 

Molti si lasciano impressionare dal fatto che i fratelli di Gesù sono ricordati sempre insieme a Maria di Nazareth. Come visto sopra, noi sappiamo che almeno due di questi fratelli sicuramente hanno per madre un’altra Maria. Ma anche da un punto vista sintattico e grammaticale, dai passi non si evince mai fra Maria di Gesù e i suoi “fratelli” un rapporto di figliolanza diretta. Infatti, Gesù è sempre definito il figlio di Maria (Marco 6, 3 ) e non uno dei suoi figli. Così come non ricorrono mai espressioni del tipo “Maria e i suoi figli” ma “Maria e i fratelli di Gesù”, proprio ad indicare un rapporto di parentela, sì, ma con nuclei familiari diversi.

 

Primogenito, quindi non unigenito?

 

Anche qui, il lettore moderno tende a fare confusione. La questione dei fratelli, per il suo contesto sociale, era chiara infatti ai primi cristiani e ai Padri della Chiesa. La polemica nacque solo con Lutero, un millennio e mezzo dopo. Ebbene, anche qui si sente spesso dire: “Se Gesù è detto primogenito, non vuol dire che Maria ebbe altri figli per fora di cose?”. Ecco il passo:

“Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore,  come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore;  e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore” (Luca 2,22-24)

Un lettore attento, nota subito che la confutazione sta nel passo stesso. Il popolo di Israele, infatti, considerava sacro il primogenito maschio (Nm 3:13). Si tratta, quindi, della primogenitura sacra e non di un semplice modo per indicare il primo nato rispetto a quelli che sono venuti dopo (come oggi). Il primo nato maschio, veniva subito chiamato primogenito e non aveva certo bisogno di avere fratelli e sorelle per essere riconosciuto tale. Poteva, quindi, tranquillamente restare l’unico figlio. Per questo ci sono molteplici attestazioni storiche di primogeniti che sono anche unigeniti.

 

Il matrimonio di Maria e Giuseppe

 

I detrattori della perpetua verginità di Maria, si basano anche su questo passo:

“ma egli non la conobbe, finché ella ebbe partorito il suo figlio primogenito, al quale pose nome Gesù” (Matteo 1,25)

Il lettore moderno, col suo buon senso, deduce da questo passo che Giuseppe e Maria condussero una normale vita matrimoniale dopo la nascita di Gesù. Ma è noto che il buon senso può spesso condurre in errore. Il perché lo spiega molto bene il grande storico Giuseppe Ricciotti, in una nota della monumentale Vita di Gesù Cristo che vale la pena di riportare integralmente anche per una conferma di quanto detto sopra per il primogenito:

 

2) L’espressione è tipicamente ebraica: “il figlio primogenito” è l’ebraico «békor», termine di particolare importanza giuridica perché il primogenito ebreo doveva essere presentato al Tempio, e Luca impiega qui questo termine quasi per preparare il racconto della presentazione di Gesù al Tempio, che narra egli solo fra i quattro evangelisti. Ma il termine, in questo contesto, fornì l’appiglio per attribuire a Luca l’affermazione implicita che Maria ebbe in seguito altri figli, altrimenti «primogenito» sarebbe stata una parola priva di senso. Già nel secolo V S. Girolamo aveva risposto a Elvidio, primo rappresentante di questo ragionamento, facendo notare che “omnis unigenitus est primogenitus: non omnis primogenitus est unigenitus. Primogenitus est, non tantum post quem et alii, sed ante quem nullus» («Adv. Helvidium», 10); ma invano, e si tornava a ripetere l’argomentazione di Luciano: “Se è primo non è solo; se è solo non è primo” («Demonax», 29). Naturalmente la Riformaprotestante fece di questa espressione lucana il suo cavallo di battaglia contro il culto cattolico di Maria; ma anche i razionalisti, che spesso hanno egregie osservazioni storico-filologiche, non hanno interpretato il termine in senso storico-filologico e hanno preferito il ragionamento di Elvidio: solo pochi, fra cui il Loisy, sono rimasti dubbiosi. Oggi la discussione è terminata, e chi ha avuto ragione non è stato certamente Elvidio con i suoi seguaci. Nell’anno 5 av. Cr., cioè a pochi mesi di distanza dal parto di Maria, partorì in Egitto una giovane sposa giudea lasciandovi però la vita; la stele sepolcrale, fingendo che la defunta parli, le fa dire fra l’altro questo: “… Il Destino mi condusse al termine della vita fra le doglie del primogenito figlio…” […] ; l’iscrizione fu pubblicata da C. C. Edgar nelle «Annales du Service des Antiquités de l’Égypte», sotto il titolo «More tomb-stones from Tell el Yahoudieh», tomo 22 (1922), pagg. 7-16, e riprodotta in «Biblica», 1930, pag. 386. La morte della puerpera dimostra, contro Elvidio e seguaci, che quel primogenito fu anche unigenito, come nel caso di Gesù. Presentandosi l’occasione ricordiamo l’analogo e anche più facile passo di Matteo, 1, 25, che parlando delle relazioni fra Giuseppe e Maria dice: “Ed (egli) non la conosceva, finché partorì (un) figlio”. Il verbo conosceva è il termine eufemistico che già esaminammo (§ 230). La congiunzione «finché», «éms», corrisponde all’ebraico «‘ad», il quale si riferisce soltanto al compimento dell’azione annunziata appresso, astraendo però da ciò che avverrà ancora in seguito: vi sono esempi in tal senso sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento (Genesi, 8, 7; Salmo 110 ebr., 1; Matteo, 12, 20; 22; 44; 28, 20; 1 Timoteo, 4, 13). Perciò giustamente il Loisy stesso ha fatto notare che Matteo in questo passo ha di mira la nascita di Gesù, alla quale nega ogni intervento paterno, senza estendersi al tempo successivo.


Quindi, seguendo sempre il buon senso, si dovrebbe dedurre dal Salmo 110 che Cristo non siederà per sempre alla destra del Padre. Ma noi sappiamo che non è così, pertanto il buon senso deve sapersi fermare alla conoscenza. Testimonianze antiche di questa interpretazione sono inoltre riportate in  questo forum.

 

I fratelli di Gesù nei siti evangelici:

 

Cercando su Google, ci si imbatte inevitabilmente in questi siti che – ovviamente – vi faranno lunghi discorsi sulla parola adelphos ma guardandosi dalla citazione di dizionari come da un pericolo mortale. Alla lista non poteva mancare “Il Cammino Cristiano” che sembra essere la vera Bibbia di molti evangelici. Il sito che ha riportato acriticamente le falsecitazioni dei Padri della Chiesa, sul nostro argomento riporta un articolo raccogliticcio con materiale di vari autori (tra i quali non poteva mancare l’ineffabile Butindaro) in cui trovate anche la risibile argomentazione del primogenito (punto 2). Come se non bastasse, si attribuisce al Catechismo la teoria dei cugini quando questo parla invece di “parenti prossimi”, demolendo in un paio di articoli (499 e 500) tutto il castello di carte creato dalla tradizione protestante.

Ma, come al solito, “Il Cammino Cristiano” è in ottima – o pessima, se volete – compagnia. Il sito “Apparizioni mariane” (che almeno ha provveduto a rimuovere il testo con le citazioni false) presenta un articolo su Maria in cui al paragrafo “Maria rimase vergine?” si trova altro materiale palesemente scopiazzato da camcris (o forse è il contrario, chi può dirlo?). Anche qui, si discetta di greco ma di dizionari neanche l’ombra. Infine, il sito “Gemme di Grazia” non ha da fornirci che le stesse “perle”: la questione del primogenito, del “finchè”, caotiche dissertazioni sui “cugini”. Ancora una volta, dunque, i siti evangelici si dimostrano assolutamente inaffidabili e malevoli; eppure sembrano aver creato una tradizione (proprio loro che dicono di combatterla) per molti che si limitano alla semplice condivisione senza mai prendersi la briga di fare qualche verifica.

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