La remissione dei peccati: dottrina e tradizione

Quello del peccato è uno dei temi centrali del Cristianesimo. Non nel senso morboso e bigotto che sempre si vuole attribuire alla Chiesa, ma nella dimensione della liberazione che Dio ha operato. Per questo i Vangeli insistono sul ruolo di liberatore del Cristo che ha il potere di rimettere i peccati. Ed è un ministero che vediamo esercitato in una pluralità di episodi, tanto da rendere subito la remissione dei peccati un tema di fede e – allo stesso tempo – un motivo di scandalo. Ma dopo la morte di Gesù, come avveniva la remissione dei peccati?

Fin dalla prima comunità cristiana, la remissione dei peccati avveniva all’interno della Chiesa che, nella riflessione paolina, era diventata figura del corpo vivente di Cristo. L’idea, invece, che il peccato sia una questione privata fra l’uomo e Dio è tutta moderna e non ha alcuna base scritturistica. Infatti, secondo gli evangelici e i protestanti in generale, sarebbe da escludere qualunque forma di mediazione della Chiesa. Vedremo che non è così. Non a caso, tutto il Nuovo Testamento insiste sul ruolo di “nuovo Adamo” di Gesù che è il capostipite della nuova umanità. Per questo le opere di Gesù non sono da considerare come un unicum, ma come una missione che i redenti porteranno avanti con gli stessi metodi e gli stessi segni. Se Gesù, infatti, predicava, battezzava (Giov. 3, 22), guariva i malati e compiva prodigi, voleva che le stesse cose facessero gli apostoli e i discepoli. I quali, infatti, svolgevano queste azioni mentre Cristo era ancora sulla Terra: a maggior ragione, avrebbero dovuto continuare a svolgere il Suo ministero una volta conclusa la vicenda umana del Messia. Ed è esattamente quello che leggiamo nelle ultime pagine dei Vangeli:

Gesù disse loro: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.

(Marco 16, 15-18)

Nel suo commiato, quindi, Gesù dà un mandato preciso ai suoi: predicare, battezzare, operare guarigioni miracolose e prodigi. Tutte cose che l’Uomo-Dio aveva fatto durante la sua missione. Tranne una che troviamo considerata a parte in Giovanni, forse proprio per la sua importanza: la remissione dei peccati. Un potere che viene dato, non a caso, subito dopo la discesa dello spirito Santo:

Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.

(Giov. 20, 22-23)

È triste che un passo così chiaro (e forse proprio perchè troppo chiaro) abbia spinto alcuni a sbizzarrire la propria fantasia per depotenziarlo. L’interpretazione più diffusa fra gli evangelici, per quanto curiosa, è che qui non si stia parlando direttamente di remissione dei peccati. Il vero soggetto del periodo sarebbe la predicazione: è, infatti, predicando che gli apostoli possono far sì che i peccati vengano rimessi. Chiaramente, più che di una interpretazione (che può essere giusta o sbagliata) si tratta di vera e propria manipolazione del senso grammaticale del testo. Infatti nulla, se non il pregiudizio, può far pensare che Cristo stia parlando di predicazione. Con questo metodo, si può cambiare il significato di qualunque passo. Ad esempio, si potrebbe affermare che nel sopra citato passo di Marco, Gesù non voglia dire che gli apostoli faranno miracoli: ma che predicando, metteranno le persone nelle condizioni di ricevere miracoli. E, a sostegno di una simile manipolazione, non sarebbe difficile argomentare citando un passo della Scrittura dove si dice che effettivamente solo Dio può compiere prodigi. Ma su questo torneremo in seguito.

Per maggiore chiarezza, se ancora ve ne fosse bisogno, è da notare che l’espressione “rimettere i peccati” è la stessa che gli evangelisti usano negli episodi in cui Gesù effettivamente perdona i peccati. Un esempio su tutti è la guarigione del Paralitico di Marco (2, 5-11). Anche nel Padre nostro ricorre un’espressione quasi identica: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Quindi rimettere i peccati, vuol dire fare esattamente la stessa cosa che Gesù ha fatto con il paralitico, solo facendola nel Suo nome. Altri significati di questa espressione non se ne trovano. Inoltre, anche volendo applicare l’«interpretazione» evangelica del passo di Giovanni, il significato rimarrebbe a dir poco oscuro. Se può avere un senso dire che la predicazione – se accolta – conduce alla remissione dei peccati, lo stesso non si può dire per la seconda parte della frase. La quale suonerebbe così: “a chi non predicherete, i peccati non saranno rimessi e resteranno non rimessi”. E cosa vorrebbe dire? Che ci sono categorie di persone a cui non va annunciata la Buona Novella? Oppure che quelli che non accettano la predicazione non possono avere la remissione dei peccati? Un concetto, quest’ultimo, che per esempio ricorre chiaramente nella conclusione del Vangelo di Marco. Non si capisce, quindi, la necessità per cui Giovanni avrebbe dovuto esprimere in maniera tanto criptica e ambigua un concetto semplice che, del resto, ricorre frequentemente nei Vangeli sinottici (che l’evangelista conosceva). Un passo che avrebbe dovuto attendere due millenni perchè esegeti improvvisati potessero, manipolandolo palesemente, svelare il suo vero significato.

San Paolo, inoltre, parla di un vero e proprio “ministero della riconciliazione” che Dio ha affidato alla Chiesa:

Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.

(2 Cor. 5, 18-20)

La Riconciliazione, quindi, è sì una parola ma alla base c’è un ministero. La stessa esortazione finale di Paolo non dà proprio l’idea che la remissione dei peccati sia una faccenda “privata” fra uomo e Dio. Altrimenti inviterebbe a riconciliarsi con Dio, non a lasciarsi riconciliare.

Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?

È la domanda che i farisei si pongono nella sopra citata guarigione del paralitico di Marco. In fondo, come detto sopra, è una questione simile a quella dei miracoli. Se è vero che solo Dio può compiere miracoli, come si spiega – tra i tanti esempi possibili – che san Pietro abbia potuto ordinare allo storpio della porta “Bella” di alzarsi (Atti 3, 1-8)? La risposta sta nelle parole dello stesso Pietro: “nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!”. Quindi, l’opera è la stessa che Gesù aveva svolto tante volte: l’unica differenza è che adesso viene svolta in Suo nome. Per cui sì, soltanto Dio compie miracoli ma si compiace anche che l’uomo partecipi attivamente alla sua opera. Per questo nel Vangelo si legge che chi accoglie gli apostoli in realtà accoglie Cristo e quindi Dio stesso (Matteo 10, 40-42); e, più in generale, i credenti compiranno le stesse opere del Cristo e addirittura di più grandi (Giov. 14, 12). Ora, se all’uomo è stato concesso di compiere miracoli e di battezzare nel nome di Dio, perchè dovrebbe risultare così incomprensibile che possa anche rimettere i peccati in Suo nome?

La remissione dei peccati nella Tradizione

Come avveniva la remissione dei peccati nella prima comunità cristiana? Inizialmente, si credeva che dopo il battesimo non ci si potesse più permettere il lusso di peccare. Quindi si aveva la remissione dei peccati solo una volta e proprio nel battesimo. Ma col tempo la Chiesa si rese conto che la fragilità umana continuava a causare anche fra i cristiani peccati gravi e non. Così si introdussero forme di penitenza che si sono evolute col tempo a seconda delle necessità. Nella primissima comunità cristiana, la penitenza per i peccati gravi coincideva con l’espulsione, come si legge nel caso estremo di Anania (Atti 5, 1-15). In seguito, il cristiano espulso doveva attenersi ad una disciplina rigorosa per poter essere riammesso nella comunità; fra le cose che doveva fare c’era la confessione pubblica della colpa che aveva commesso. Sulla scia anche dell’invito di Giacomo che subordinava la “guarigione” ad una forma di confessione:  “Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti” (Giacomo 5, 16). Inutile dire che anche qui la remissione dei peccati non sembra proprio essere trattata come una vicenda “privata”. Del resto, anche gli Atti degli apostoli presentano un esempio di confessione pubblica:  “Molti di quelli che avevano abbracciato la fede venivano a confessare in pubblico le loro pratiche magiche” (Atti 19, 18).  In seguito, col passare del tempo, si andò creando un vero e proprio “ordine dei penitenti” a cui inizialmente si poteva essere ammessi solo una volta nella vita. Nei secoli successivi, le modalità cambiarono ancora fino a rendere la confessione privata e nella forma auricolare che oggi conosciamo. Molti commettono l’errore di individuare l’inizio storico della pratica delle confessione con quella che è semplicemente l’evoluzione della penitenza antica. In realtà la Chiesa ha sin da subito esercitato il ministero della riconciliazione, come spero sarà ancora più chiaro nel resto di questo intervento.

Anche la Didachè accenna alla confessione dei peccati non come pratica opzionale ma come requisito per il sacrificio domenicale. Si legge, infatti, nel capitolo quattordicesimo:

Nel giorno del Signore poi radunatevi, spezzate il pane e rendete grazie dopo aver confessato i vostri peccati, affinché il vostro sacrificio sia puro. Ognuno che ha una lite col suo compagno, non si raduni con voi finché non si siano riconciliati, affinché non sia profanato il vostro sacrificio.

Da notare come per l’antico testo cristiano, peccati come le contese fra fratelli non siano semplicemente questioni personali ma fatti che interessano tutta la comunità. Per questo, affinchè il sacrificio eucaristico sia mondo, è necessario confessare i propri peccati e porre rimedio a quelli più gravi (come le contese).

Chi sostiene che la remissione dei peccati tramite confessione sia un’invenzione medievale legata alla tanto vituperata vendita delle indulgenze, non conosce i Padri della Chiesa. Primo fra tutti, Agostino, in tempi non sospetti (visse fra IV e V secolo), attesta storicamente il ministero della riconciliazione esercitato dalla Chiesa. Vale la pena riportare interi parti dei suoi bellissimi Discorsi (oggi disponibili in rete) perchè oltre alla testimonianza storica ci offre preziosi riflessioni teologiche e scritturali.

4. 9. Chiunque, dopo il battesimo, incappa nei legami di qualcuno degli antichi peccati, vorrà essere così nemico di se stesso da indugiare a mutar vita finché è in tempo, finché appunto pecca e vive? Comunque, se persevera a peccare, egli accumula ira su di sé per il giorno dell’ira e della manifestazione del giusto giudizio divino. Ma tuttavia, finché egli è in questa vita, la pazienza di Dio lo chiama a penitenza. Avvolto dunque in trame di peccati tali che danno la morte, egli rifiuta, differisce, esita a ricorrere alle stesse chiavi della Chiesa, con le quali il suo peccato sarebbe sciolto sulla terra per essere sciolto lassù, in cielo. E oserebbe ripromettersi una qualche salvezza dopo questa vita nella quale solo a parole egli è stato cristiano? Non trema di fronte a quella voce del Signore che è un vero tuono: Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli. Ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, costui entrerà nel regno dei cieli 61? Anche l’Apostolo, enumerando ai Galati tali peccati, conclude alla stessa maniera: Le opere della carne – dice – sono ben conosciute: lussuria, impurità, libertinaggio, idolatria, stregoneria, inimicizia, discordie, gelosie, ire, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo ad azioni siffatte vi preavviso, come ho già detto, che chi le compie, non possederà il regno di Dio 62. Su tali cose dunque ognuno giudichi se stesso con la sua volontà e, finché può, cambi in meglio i suoi costumi, affinché non accada che quando ormai non lo potrà più fare, venga giudicato dal Signore anche se non lo vuole. E dopoché lui stesso avrà pronunciato contro di sé la sentenza di un rimedio severissimo, ma pur sempre rimedio, vada dai vescovi per i quali nella Chiesa si compie il ministero delle ” chiavi ” anche per lui. Cominciando allora finalmente a essere un buon figlio, in quanto accetta di rispettare l’ordine in vigore nelle materne membra della Chiesa, accolga, da chi è preposto ai Sacramenti, la misura della soddisfazione a lui richiesta. Facendo così, devoto e supplice, l’offerta del suo cuore contrito, il suo comportamento gioverà a lui per riceverne la salvezza, e agli altri perché ne prendano esempio. Se poi il suo peccato, oltre ad essere stato un grave danno per lui, abbia apportato grande scandalo anche agli altri, costui non si opponga, non ricusi di fare una penitenza che molti verranno a conoscere, forse anche tutto il popolo di Dio, per non aggiungere a una piaga mortale il peggioramento di un tumore, se si vergogna di espiare. Se tuttavia sia conveniente fare ciò lo giudicherà il vescovo sulla base di una utilità per la Chiesa. Si ricordi sempre che Dio resiste ai superbi ma dà la sua grazia agli umili 63. Che cosa c’è di più sterile, di più distorto che non arrossire di una ferita che non si può nascondere e invece arrossire della fasciatura?

(Sermone 351, 9)

9. La remissione dei peccati. Se nella Chiesa non ci fosse questa, non ci sarebbe nessuna speranza. Se nella Chiesa non ci fosse la remissione dei peccati, nessuna speranza ci sarebbe per la vita futura e per la liberazione eterna. Ringraziamo Dio che alla sua Chiesa ha dato questo dono. Ecco, voi state per venire al sacro fonte; sarete lavati nel battesimo della salute, sarete rinnovati nel lavacro della rigenerazione; quando risalirete da quel lavacro, voi sarete senza alcun peccato. Tutto il passato che vi tormentava lì sarà cancellato. I vostri peccati saranno come gli Egiziani che inseguivano gli Israeliti: li tormentarono, ma solo fino al Mar Rosso 18. […]Siccome però dobbiamo restare in questo mondo dove nessuno vive senza peccato, ecco che la remissione dei peccati non è solo nel lavacro del santo battesimo, ma anche nell’Orazione domenicale e quotidiana che voi riceverete fra otto giorni. In essa troverete una specie di battesimo quotidiano: e allora dovete ringraziare Dio che ha dato alla sua Chiesa questo dono che confessiamo nel Simbolo quando, dopo aver detto: [Credo] la santa Chiesa, aggiungiamo: La remissione dei peccati.

 Sermo 213, 9

11. Inoltre onorate, amate, predicate la santa Chiesa, madre vostra, come la santa città di Dio, la celeste Gerusalemme. È lei che in questa fede che avete ascoltato porta frutti e cresce in tutto il mondo 25, Chiesa del Dio vivente, colonna e fondamento della verità 26. Nella comunione dei sacramenti essa tollera i cattivi, che alla fine dovranno essere separati, ma da cui già prende le distanze con la diversità dei costumi. A beneficio del suo frumento (che geme ancora in mezzo alla pula e la cui massa, destinata ai granai, si manifesterà solo nell’ultima ventilazione), essa ha ricevuto le chiavi del regno dei cieli, e così in lei, per mezzo del sangue di Cristo, ad opera dello Spirito Santo, si ha la remissione dei peccati. In questa Chiesa infatti l’anima, che era morta a causa dei peccati, riprende a vivere e così risuscita insieme a Cristo, per la cui grazia siamo stati salvati.

 Sermo 214, 11

E’ difficile, anche ad un lettore superficiale, non notare che per sant’Agostino la Chiesa ha un ruolo centrale nella vita del cristiano come amministratrice dei sacramenti che assicurano la Grazia. E questa convinzione non viene certo presentata come una novità ma come un fatto scontato che si basa saldamente sulla Scrittura che viene citata – direttamente e indirettamente – a piene mani. Sono tutte cose che un cattolico di oggi può riconoscere tranquillamente nella sua vita: confessione dei peccati ai sacerdoti, penitenza, fede nel «ministero delle “chiavi”» affidato alla Chiesa. Il fatto che in seguito siano cambiate le modalità pratiche di questo sacramento non può oscurare la mirabile continuità a livello teologico.

Ma quella di Agostino, per quanto autorevole, non era certo una voce fuori dal coro. Anche sant’Ambrogio poteva scrivere candidamente – in un’opera interamente dedicata al nostro argomento – quello che nella prima parte di questo intervento ho cercato di dimostrare:

« Il Signore vuole che i suoi discepoli abbiano i più ampi poteri; vuole che i suoi servi facciano in suo nome ciò che faceva egli stesso, quando era sulla terra ». 

(Sant’Ambrogio, De Paenitentia, 1, 8, 34)

Ma sant’Ambrogio era anche uno che metteva in pratica le cose che scriveva. Basti pensare all’eccidio di Tessalonica di cui si macchiò l’imperatore Teodosio nel 390. Il grande vescovo di Milano non gli impose solo un “dialogo privato” con Dio ma anche la confessione pubblica del suo peccato accompagnata da rigorosa penitenza. Anche in questo caso, vale la pena di riportare interi passi della sopra citata opera di Ambrogio in cui il vescovo di Milano polemizza con i Noviziani:

Muovono, tuttavia, cavilli a proposito delle parole dell’Apostolo, poiché ha detto “se mai”, e pensano che Pietro non abbia affatto garantito la remissione dei peccati al penitente. Ma si soffermino un po’ a considerare di chi parla. Simone non credeva secondo fede, ma tramava soltanto frodi. Anche il Signore a chi gli dice: “Ti seguirò”, risponde: “Le volpi hanno le loro tane”. Se, dunque, il Signore in persona ha vietato che chi egli vedeva subdolo lo seguisse, quale stupore che l’Apostolo non abbia assolto chi dopo il battesimo si è allontanato da Dio e, come egli ha detto, era avvinto nei lacci dell’infamia?. (cap 4)

Se Pietro, dunque, si è espresso mediante le parole medesime che Dio ha usate senza che ne derivasse detrimento alla sua sapienza, perché non ammettere che anche l’Apostolo le abbia impiegate senza che la sua fede subisse limitazione? D’altronde, non avrebbe potuto avanzare dubbi sul dono di Cristo, giacché il Signore gli aveva concesso la potestà di rimettere i peccati. Maggiormente, perciò, gli incombeva l’obbligo di non dare adito ai sottili cavilli degli eretici. Scopo, infatti, di costoro è unicamente il rendere vana la speranza degli uomini, per ingenerare nelle persone che sono in preda della disperazione la persuasione che è necessario ripetere il battesimo.

Gli Apostoli, però, conformemente a quanto aveva loro insegnato Cristo, si sono fatti maestri di penitenza, hanno assicurato il perdono, hanno rimesso il peccato. Così anche David, il quale ha detto: “Beati coloro le cui colpe sono rimesse e i cui peccati sono coperti; beato l’uomo cui il Signore non ha addebitato il peccato”. Ha detto beato colui la cui colpa è rimessa mediante il battesimo, e colui il cui peccato è coperto dalle opere buone. Chi esercita la penitenza deve non solo lavare la colpa con le lacrime, ma occultare con azioni migliori e ricoprire quasi le infamie del passato, perché non gli sia addebitato il peccato. (p. 1)

Alcuni, ancora, invocano la penitenza, ma allo scopo unico di essere reintegrati nella comunione dei fedeli. Non desiderano mondarsi, ma stringere con lacci il ministro di Dio. Non sgravano la loro coscienza, fanno violenza a quella del sacerdote, cui è stato comandato: “Non date le cose sante ai cani e non buttate le vostre perle davanti ai porci”. Si deve, cioè, vietare che persone imbrattate di immonde iniquità siano riammesse alla santa comunione. (cap 9, p. 2)

Alcuni sono convinti che si possa più volte fare penitenza. Essi “sono presi da desideri indegni di Cristo”. Se attendessero, infatti, alla penitenza di tutto cuore, non crederebbero alla necessità di doverla ripetere. “Uno solo è il battesimo”, una sola è la penitenza, quella, s’intende, che si fa in pubblico. Ogni giorno, infatti, dobbiamo pentirci del peccato, ma, mentre la penitenza giornaliera è dei peccati più lievi, la pubblica è delle colpe di maggiore entità. (cap 10, p. 2)

Nessuno che sia in colpa deve arrogarsi, quindi, il diritto, l’uso illecito dei sacramenti. Sta scritto: “Hai peccato? Fermati”. Lo dice anche David nel salmo cui si è accennato: “Appendemmo le nostre cetre ai salici di quella terra”. Più avanti: “Come cantare il cantico del Signore in terra straniera?”. Se la carne combatte con lo spirito ed è riluttante a lasciarsi guidare dall’anima, ad ubbidirle, è terra straniera che non è dissodata dal lavoro del contadino e non produce, pertanto, i frutti della carità, della pazienza, della pace. Perciò, meglio fermarsi, quando non si è in grado di attendere alle opere della penitenza, affinché nell’esercitarla non capiti di agire in modo da dovere ancora ad essa far ricorso. Se, infatti, non è stata una sola volta bene usata e opportunamente praticata, non si ricava alcun frutto dalla penitenza cui si è atteso e ci è tolta la possibilità di valercene successivamente. (cap 11, p. 2)

De Paenitentia

Anche Ambrogio, quindi, ci testimonia la pratica della penitenza e la motiva da un punto di vista teologico. Anche se la penitenza a cui fa riferimento è ancora quella antica che si svolge in pubblico e a cui si accede una sola volta nella vita, il fondamento è sempre che la remissione dei peccati è un ministero affidato da Dio alla Chiesa. Della stessa opinione di Ambrogio e Agostino, era un altro grande vescovo della generazione precedente: san Giovanni Crisostomo. Il quale così scriveva in una sua opera:

I sacerdoti « hanno ricevuto un potere che Dio non ha concesso né agli angeli né agli arcangeli. […] Quello che i sacerdoti compiono quaggiù, Dio lo conferma lassù ». 553

(San Giovanni Crisostomo, De sacerdotio, 3, 5)

Obiezioni comuni

Alcuni pensano che il sacramento della confessione sia in contraddizione con passi come Isaia 48,11 incui si parla della gloria di Dio. Quello della remissione dei peccati sarebbe, infatti, un compito troppo alto che metterebbe quasi l’uomo alla pari con Dio. E Dio non divide la sua Gloria, fino al Nuovo Testamento:

Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola (Giov. 17, 21-22).

Poi ci sono quelli che, con spirito puerile, dicono che allora la remissione dei peccati è troppo precaria se affidata all’instabilità dell’uomo. Cioè che un uomo in punto di morte che volesse redimersi, non potrebbe farlo senza la fortuna di avere un prete a portata di mano. Come a dire che siccome Cristo ha promesso che si può vedere esaudita una richiesta se si è in due o più a pregare (Matteo 18, 19-20), allora Dio è impossibilitato dal compiere miracoli se in un determinato frangente a pregare è solo uno. E si potrebbe andare all’infinito con obiezioni di questo spessore, mosse da chi evidentemente non ha interesse a capire davvero. Eppure, già la menzogna della penitenza come invenzione medievale (diffusissima nei siti evangelici) dovrebbe bastare a dubitare di certe “predicazioni” che – come tutte le bugie – vengono ripetute all’infinito fino quando non diventano “verità”. Come già notato, si confonde la sanzione ufficiale della Chiesa con l’inizio della pratica. Infatti la confessione privata – che come abbiamo visto è solo l’evoluzione di quella pubblica, di cui condivide i fondamenti teologici – nacque nel VI secolo in Irlanda su influenza monastica. L’obiettivo era quello di offrire anche ai laici una direzione spirituale simile a quella usata per i monaci. Nacquero così i libri penitenziali che guidavano il confessore e che finirono per diffondersi in tutt’Europa. Fra VIII e XI secolo si diffuse la convinzione che a peccato pubblico doveva seguire una confessione pubblica, e a peccato privato una penitenza privata. Chi dice che la Chiesa cattolica ha cambiato dottrina mente sapendo di mentire. E’ evidente, infatti, che ad essere cambiate sono solo le modalità di un sacramento praticato dai primi cristiani.

Letture consigliate:

La Confessione di Gianpaolo Barra

Catechismo della Chiesa cattolica

Cristo non vuole perdonare nulla senza la Chiesa

 

Annunci

8 Responses to La remissione dei peccati: dottrina e tradizione

  1. Vincenzo Sasso says:

    Ho visto il post dell’ultimo link. Che bello vedere che non ci sono più interventi da un po’.
    Ricordiamoci che parliamo per chi vuole udire. Chi accusa non merita che ribattiamo.
    Ricordiamo quello che diceva Edmund Burke: “Per il fatto che una mezza dozzina di grilli sotto una siepe fanno risuonare il campo del loro strepito inopportuno, […] non figuratevi che quelli che fanno tanto rumore siano i soli abitanti del campo.” (Edmund Burke, Reflection on the Revolution in France, 1790)

  2. Ettore says:

    Penso che più che altro sia merito del passaggio da msn a wordpress. Io comunque rispondo quando mi sembra il caso.

  3. Mery says:

    Abbiamo copiato alcune cose da Cristo, meno che: la Verità vi farà LIBERI!
    Non esiste un amore sottomesso, non esiste una libertà manipolata da un potere.
    Se ci si rende schiavi per amore è solo una libera scelta.
    La profezia di Cristo del suo amore incondizionato è gratuito ma è stato accettato in parte dalla chiesa, tanto è vero che spesso si contraddice, come se nessuno se ne potesse accorgere. E per anni ne siamo stati tutti succubi, essi rimangono sempre nel nostro cuore, ma basta il dominio illogico, per secoli è stata condizionata guidata e sottomessa anche al potere umano che ne ha minato la fiducia e ha costretto genere umano, per grazia di Dio a riprendere la piena coscienza. Ora senza generalizzare, ci sono troppe cose da cambiare, se no essa, non morirà come spirito, ma come struttura, è nascerà una generazione che compirà veramente quello che Cristo ha sempre voluto per noi, diventare noi stessi sua abitazione.

  4. Ettore says:

    No, Mery. La Chiesa ha sempre conservato il tesoro della fede nella pienezza dei suoi fondamenti, nonostante tutto quello che è successo. E’ la realizzazione della promessa di Cristo sul male che non avrebbe prevalso. A livello dogmatico non sono mai state insegnate cose diverse, chi dice il contrario mente. Probabilmente tu lo leggi nei siti evangelici che sono pieni di errori e bugie.

    La “nuova generazione” è un’invenzione, e voi sì che insegnate cose diverse. Dispersi come siete in infinite denominazione ognuna con la propria dottrina. Chi crede nella Trinità e chi non ci crede; chi festeggia il natale e chi lo considera una festa pagana; chi crede alla reale presenza nel pane e nel vino e chi ritiene siano solo simboli; chi è favorevole alla decima e chi è contrario; chi crede nella predestinazione e chi non ci crede; chi ritiene lecite la predicazione delle donne e le donne-pastore e chi non le vuole; chi è per le adi e chi è contro; chi è pro-butindaro e chi è anti-butindaro. E tutti vi dite sotto dettatura delle Spirito, ma dite tutto e il contrario di tutto. Però la divisione non è un frutto dello Spirito Santo, anzi.

    E questo al livello teologico. A livello comportamentale non vi mostrate affatto migliori. Ogni giorno ci giungono notizie di chiese dove si hanno visioni collettive, dove si ulula, dove ci sono bambini predicatori che sono palesemente vittime di pesanti lavaggi del cervello. Non dico tutto questo per offenderti, è semplicemente quello che vedo. Dio ti benedica.

  5. Mery says:

    Prima di tutto togli il personaggio dei Simpson che ti rappresenta dalla tua risposta.

    Sei tu che leggi tu nei siti evangelici, se hai classificato quello che scrivo come un loro pensiero. Ma Gesù non è venuto a riconfermare i grandi sacerdoti nel loro ministero di supremazia e te lo assicuro anche io che ho provato sulla mia pelle la falsità di questo ingranaggio, e ho vissuto in mezzo ai sacerdoti per 20 anni.
    Il loro Vangelo proclamato sui pulpiti oggi non è più seguito praticamente, le parole che dicono, quando è ora di testimoniarle, non ci credono, quei pochi che ci credono se lo fanno, vengono immediatamente perseguitati.
    Così anche coloro che vogliono vivere La Parola di Dio applicata alla vita, non nello scimmiottare alla lettera, ma in un certo discernimento e si vedono i frutti, conversioni, consolazioni, crescita spirituale. L’ostacolo non sono i pagani che sono assetati di amore e di comprensione, ma gli stessi sacerdoti a cui diventi immediatamente insopportabile come se gli fregassi il ruolo.
    Ci mettono pesi che loro non vogliono portare, e se li porti nonostante tutto, quando sei allo stremo e chiedi conforto, ti ritrovi davanti a dei muri di argilla, che ripetono sempre le stesse cose, che non sono capaci di usare neanche dei talenti e spesso non possono neanche farlo perché sono pilotati da altri che mancano addirittura del minimo e logico discernimento. Ma nonostante l’ipocrisia che si vede e si sente, invece di ribellarsi e dire no all’ingiustizia, tacciono e vigliaccamente disperdono le pecore che finiscono in mezzo ai lupi.
    Dovranno rendere conto a Dio di queste.
    Anche tu che parli di Dio, non credere che ti basti parlarne e sei a posto!
    Se poi non sai raccogliere il povero e curare il ferito, consolare l’afflitto e dar da mangiare all’affamato o vestire l’ignudo ecc
    Se l’altro non è per te, prima di te, sei solo un altro ciarlatano.
    E’ questo il vero messaggio di Cristo. Egli non è venuto sulla terra per riconfermare il potere religioso che decide solo di una sottomissione per la loro esclusiva sopravvivenza.
    Ma per essere comunità, studiare, pregare e camminare insieme con noi verso di LUI senza attributi e onori che separano.
    Se vuoi averne una certezza te lo posso dimostrare.
    Nell’estrema necessità, chi aveva bisogno, nelle comunità dei primi secoli, nessuno rimaneva senza sostegno. Questo li rendeva pieni collaboratori perché a loro volta sostenevano gli altri. Questo i pagani lo hanno capito, purtroppo solo quello, ma rispetto a noi in questo compiono perfettamente uno dei primi comandi di Dio: ama il prossimo tuo come te stesso. Anche se non basta.
    Il messaggio di Cristo è ancora più libero e si slega dai concetti di sottomissione di richiesta e di consenso di certi ragionamenti religiosi e a volte pure da quelli dogmatici, che servono esclusivamente per non far manipolare il messaggio, se spiegato nel suo modo reale.
    Un tempo avrebbero potuto gestirlo senza interferenze, ma ora che la gente studia e non parlo di protestanti e capisce, c’è una maggiore introspezione.
    Ma rispetto al bene della persona per cui Dio ha sofferto, e ha trasgredito ogni legge del suo tempo, non sono assoluti, se per compiere la legge si distrugge l’uomo.
    Il Signore davanti alla legge è stato risoluto è ha scelto sempre il nostro bene al di sopra di ogni legge, perché il suo tempio siamo noi: in Spirito e Verità ed invece noi abbiamo rifatto il tempio nella pietra e abbiamo scelto la schiavitù degli uomini e così ci siamo separati e rompendo l’unità abbiamo perso la speranza,
    Ecco perché ora se sei disperato e hai bisogno di aiuto, non c’è più nessuno che ti ascolta!
    Vogliamo riempire le chiese e riunirci nel convitto Eucaristico con amore?
    Salviamo l’uomo! La chiesa gerarchica, ha schiacciato le energie anche dei santi!
    Li ha mutilati dietro un obbedienza senza carità!
    Ci ha abbandonato ignorato, allontanato, snobbato deriso io non avrei mai avuto a che ridire se avessero avuto almeno misericordia, ma sono senza pietà!
    Se avessero fatto una chiesa di cristalli o se si fossero vestiti d’oro, o camminassero sui diamanti, non ho mai voluto avere nulla di più del pane quotidiano, ma se hanno indurito il cuore, allora non hanno più senso neanche ciò che dicono, e se io muoio fuori della porta mentre loro gozzovigliano, non hanno più nessun valore le parole che escono da quelle bocche!
    Fosse anche quella più eminente, che rimane cosi inavvicinabile, che non rappresenta più il Dio con noi!

  6. Ettore says:

    Mery, credo di capire quello che vuoi dire e realtà come quelle che tu descrivi le vedo anche io. Lo so che ci sono preti che sono rimasti alla supremazia clericorum e che non sono testimoni credibili di Gesù Cristo. Ma non vedo solo questo, ci sono tanti preti che collaborano con i laici, che sono di aiuto concreto alle famiglie e ai poveri. Che rendono presente Gesù e che sono sempre pronti ad ascoltare, che vanno molto oltre una pura religiosità che pure è molto diffusa. Nella Chiesa c’è anche la zizzania, ma anche il grano! Io ho visto nella mia vita e nella mia famiglia le meraviglie di Dio, nonostante tutto quello che di negativo si può trovare. E ho imparato anche a non scandalizzarmi dei preti, anche quelli che non mi piacciono li uso per i sacramenti e anche così mi sono di sostegno nella mia vita spirituale. Poi Dio giudicherà i pastori che pascono se stessi.

    Le gerarchie a volte non comprendono la santità e la temono, ma non l’hanno affatto schiacciata. Sia perchè anche nelle gerarchie non c’è solo zizzania, sia perchè l’opera di Dio (se è davvero tale) non può essere distrutta dagli uomini (anche di Chiesa), e dagli ostacoli ne esce rafforzata.

    Non ti piacciono i simpson? A me sì, quindi resta. Anche perchè quello sono io se fossi un simpson. Quindi resta, mi dispiace 😉

    • Vincenzo Sasso says:

      Il fatto è che l’ecclesiologia protestante è molto problematica. La Chiesa amministra la grazia tramite i Sacramenti e non c’è bisogno, fatte le dovute precisazioni quando occorre, della testimonianza, della santità di chi amministra il sacramento. Proprio perché è la Chiesa ad essere infallibile e santa e non colui che la rappresenta. Chi agisce in persona Christi non può affatto fallire. E’ una cosa molto grande della fede “cattolica” cioè in linea con la Tradizione, che il soggettivismo intimista protestante non può disporre l’animo ad accettare.

      • Vincenzo Sasso says:

        Leggiamo la Lettera agli Efesini e chiediamoci quanto sia grande il mistero della Chiesa. La Chiesa non è solo l’associazione di persone checoondividono delle verità e si ritrovano per pregare. Vediamo anche il rapporto Chiesa-Cristo nel paragone con quello moglie-marito. Ecco perché l’ecclesiologia protestante non è conforme alla Scrittura.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: