Il dovere d’aborto

L’espressione potrebbe sembrare provocatoria, una parodia del ben più noto “diritto” d’aborto. In realtà la differenza è molto labile, lo dimostra molto bene Piergiorgio Odifreddi in un articolo del suo blog, dal rassicurante titolo “Per una procreazione responsabile”.

 

Il casus belli è quello della ragazza di Trento praticamente costretta ad abortire dai genitori, che si erano persino rivolti a un tribunale. Una storia rivoltante che però mette in luce la realtà profonda dell’ideologia abortista. Infatti Odifreddi ci informa che la concezione dell’aborto solo come diritto è limitante, roba da paese oscurantista e arretrato come in effetti è l’Italia. Se la cosa pubblica fosse governata dagli illuminati come lui stesso, Veronesi, Pannella eccetera le cose sarebbero molte diverse. L’aborto sarebbe un diritto-dovere nelle mani prima di tutto dello Stato che sopprime sul nascere le vite che ritiene non degne o, comunque, con scarse probabilità di benessere e felicità. È chiaro che in questo discorso non c’è più spazio per la pappardella dell’emancipazione femminile, della liberta di scelta della donna che deve avere il totale controllo sul proprio corpo e via dicendo. Improvvisamente scompare l’argomentazione ideologica portante che ci ha assillato negli ultimi decenni e che ha portato alla legalizzazione dell’aborto e alla sua costituzione totemica di atto quasi fondante della modernità (con tutti i suoi derivati, laicità, libertà eccetera).

Cosa è successo? In realtà, nulla. O tutto, dipende. L’aborto si è talmente impresso nelle coscienze delle persone come atto moralmente ineccepibile o comunque indiscutibile, che non c’è più motivo di tenere il segreto. La costruzione ideologica della libertà della donna è stata solo il veicolo per la giustificazione sociale dell’aborto, mettendo così in secondo piano la sua natura di soppressione di un innocente. Ai predicatori abortisti non è mai importato nulla nè della libertà nè della salute delle donne (altrimenti le devastanti conseguenze psicologiche dell’aborto non sarebbero state un tabù per così tanto tempo). L’obiettivo era di far entrare, in qualche modo, uno strumento da loro ritenuto necessario e virtualmente interdetto dalla cultura dei diritti umani: l’aborto come strumento di potere dell’uomo sull’uomo. Come strumento salvifico in grado di salvarci dalla sempre incombente minaccia della bomba demografica, o semplicemente per realizzare arditi progetti di ingegneria sociale. È chiaro che uno strumento così potente e prezioso non può essere lasciato nelle mani di una ragazzina o di una donnetta qualsiasi, magari curiosamente convinta che la malattia non sia un buon motivo per uccidere suo figlio.

Qualcuno potrebbe obiettare che l’aborto come una medicina somministrata dallo Stato (per i più svariati motivi) sia ancora fantapolitica per il contesto occidentale. In parte è vero, ma la cosa non rassicura più di tanto. Infatti noi occidentali non ci scandalizziamo più di tanto se in Cina e in India aborto e sterilizzazione sono le normali pratiche di politiche familiari che sono veri e propri esperimenti di ingegneria sociale, ideati dagli equivalenti orientali dei nostri sapientoni che credono di sapere tutto. Politiche di cui, ovviamente, sono vittime prima di tutto le donne sia come madri sia come figlie. Essendo le prime costrette ad abortire e le seconde considerate dalle famiglie come pesi da eliminare. Per non parlare dei problemi demografici causati (come il rapporto inevitabilmente alterato tra maschi e femmine) che sono molto peggiori dei mali ai quali si voleva porre rimedio. Di fronte a tutto questo, l’Occidente non si scandalizza ma spesso finanzia e loda come illuminate queste aberranti politiche.

Ora, forse da noi non vedremo mai misure così drastiche. Ma non è un problema, Pannella si è dimostrato ottimista – in diverse dichiarazioni – sull’adozione di queste politiche applicate in modo da salvaguardare almeno l’apparenza dei diritti individuali. Ed è quello che effettivamente sta avvenendo. Non hanno il potere di prendere tua moglie e farla abortire a suon di calci perchè è già al secondo figlio, o di importi una multa salata perchè hai messo al mondo un bambino down. Ma possono aizzarti contro l’intera società, possono fare l’occhiolino a dei genitori che non vogliono avere per padre dei loro nipoti un albanese. Possono convincere i tuoi amici che se fai nascere un bambino malato (o che magari ha solo qualche probabilità di diventarlo, in seguito) sei un mostro, o un irresponsabile. Che se non sei un milionario, sei un pericolo sociale andando oltre i due figli. Non siamo forse già in troppi? Non ci sono già troppi poveri e infelici? E se proprio si deve, non ci sono metodi più moderni come la fecondazione artificiale? Perchè non puoi produrre decine di embrioni e sceglierne uno per sesso, salute e magari bellezza? Così come, al livello politico, possono presentare anche il più misero dei bonus bebè come una congiura misogina volta a mettere in discussione l’aborto. Oppure possono fare il lavaggio del cervello alle persone – fin dall’asilo – presentando la gravidanza sempre e solo come “rischio” o “incidente” e comunque come ostacolo per la donna che così non può negare la sua differenza con l’uomo. Tutte cose queste già in atto, più o meno compiutamente, in tutti i paesi occidentali Italia compresa.

Questa è la fine della tanto decantata libertà di scelta, più che altro è libertà di fare quello che dicono i pro-choiche. Come padroni generosi, ti concedono anche il lusso di pensare che lo fai per tua libera scelta e per il tuo bene. Così come per l’eutanasia, quando parlano di libertà pensano al potere. E per ottenere quest’ultimo sono disposti a tutto, hanno capito che il tema della libertà è potente ma la loro vera arma è un’altra: la paura. E se domani ti ammali, che fai? Stai a soffrire? E se tua figlia domani si fa mettere incinta da un barbone? Offrono alle persone una via facile che fornisce l’illusione di eliminare la sofferenza dalla vita, purchè si dia loro obbedienza e il potere di fare quello che vogliono della vita umana.

PS: Come al solito, il prof. Odifreddi è corso ai ripari smentendo e parlando di “provocazione”. Solo che nella smentita viene smentito ben poco, visto che la “provocazione” si riferisce ad un mondo ideale mentre la “smentita” a quello reale. Da quest’ultima si evince solo se che l’ingerenza dello Stato italiano in materia di procreazione è da criticare perchè costretta a mantenere almeno un’apparenza di tutela della vita. Il problema della 194 sarebbe cioè il suo aspetto “amministrativo”, quella parte della legge che dovrebbe tutelare la maternità. Una parte notoriamente disattesa che dà fastidio per il solo fatto di esistere. Comunque sia l’aborto è bello, che sia dovere o che sia un diritto, che sia praticato per un motivo o per un altro. Per questo se lo Stato ci deve mettere le mani per frenare, è meglio che non le metta proprio. Ma se non dovesse nemmeno salvare le apparenze?

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