L’illusione della non-religione

Un motivo che ricorre spesso in ambito evangelico è quello della non-religione. Capita spesso di leggere frasi del tipo “Gesù non è una religione”, “Gesù non è venuto a fondare una religione”. Il tutto accompagnato, di solito, da diversi punti esclamativi o dalla scrittura in maiuscolo (come a voler urlare). Per quanto a loro possa sembrare una cosa chiara, chi ascolta – o legge – resta perplesso, qualunque sia il suo punto di vista. Anche perchè dalle domande di chiarimento non si riesce a cavare molto, se non che l’evangelismo avrebbe il vantaggio di non essere una religione. Ora, chi conosce i testimoni di Geova sa che questo è un tema molto caro anche a loro. Forse vi sarà capitato di vedere anche qualche manifestazione geovista con cartelli che, in stile radicale, deprecano “l’inganno delle religioni”. Sempre col postulato, ovviamente, che la loro è – rispetto alle altre – una non-religione. Per la serie “la religione è sempre quella degli altri”, dove il concetto stesso assume un’accezione negativa.

 

La religione: significato e applicazione

 

Eppure questo è il significato del termine religione che si trova in un qualsiasi dizionario:

1 Insieme di credenze e di manifestazioni con cui l’uomo riconosce l’esistenza del soprannaturale: r. politeista, monoteista; sentimento di rispetto e di timore verso la divinità: uomini senza r.

2 Ognuna delle varie forme storiche in cui la fede nella o nelle divinità si è incarnata: r. ebraica, cristiana, induista; varietà storica della r. cristiana SIN confessioner. cattolica, protestante || r. di, dello Stato, riconosciuta ufficialmente e tutelata giuridicamente da uno Stato | guerre di r., causate da contrasti religiosi | morire con i conforti della r., avendo ricevuto i sacramenti

E’ chiaro che sia il geovismo sia il protestantesimo, anche nella sua variante pentecostale, sono un “insieme di credenze”. E per quanto la dottrina possa differire da una chiesa evangelica all’altra, c’è sempre una base comune. Analogamente, geovisti e pentecostali costituiscono un insieme di “manifestazioni”. Tutti i testimoni di Geova hanno una Sala del regno, ascoltano le prediche e svolgono tutta una serie di attività. Allo stesso modo gli evangelici frequentano una chiesa, si riuniscono in assemblea dove pregano e ascoltano i sermoni del pastore, praticano battesimi e talvolta “sante cene” e via dicendo. I pentecostali, in particolare, rispettano anche determinati modi di vestire: le donne, in chiesa, portano il velo in ossequio dell’antico comando paolino. Tutte cose che rimandano senza ombra di dubbio ad una dimensione religiosa, per quanto le si voglia considerare “bibliche”.

Anche per il secondo significato, le cose non cambiano. Fra vent’anni gli storici delle religioni studieranno geovismo e pentecostalismo come manifestazioni storiche, andranno a spolverare le vecchie edizioni della “Torre di guardia” e cercheranno le prediche dei pastori evangelici registrate in mp3. Perchè questo? Perchè una fede con una certa consistenza dà sempre luogo a forme di religiosità. Le persone accomunate da una fede tendono a fare vita di comunità e quindi ad organizzarsi. Il termine “religione” sta semplicemente ad indicare questa forma di organizzazione. La quale non va necessariamente a discapito della fede di base, anche se può succedere (anzi, succede dappertutto) che ci sia chi vive più per la religione. Altrimenti si può parlare solo di spiritualità, quale quella New Age che veramente non è una religione per il suo carattere dispersivo e aleatorio.

 

Il Cristianesimo è una non-religione?

 

Date un’occhiata a questo schema. Pur essendo condivisibili alcuni elementi che effettivamente contraddistinguono il Cristianesimo dalle altre religioni (i punti 2, 3 e 4), per il resto si tratta di cose tutt’altro che scontate. Tutte le religioni sono convinte di avere a che fare col divino, pur partendo dall’uomo. Così come molte altre religioni, se non tutte, credono di poter cambiare l’uomo per portarlo a “ciò che deve essere”. L’ebraismo, ad esempio, è una religione ma non prevede certo solo la “riforma esteriore” o di pulire solo in superficie, anzi. Così come nessuna religione crede di essere una commedia, accusa che del resto può essere tranquillamente rivolta contro certe chiese evangeliche. Tele evangelici a parte, molti pastori talvolta mettono su dei veri e propri show televisivi.

Perchè, allora, insistere tanto su un concetto talmente privo di senso? La risposta non può che ricondurci alla religione. Infatti, la Bibbia (unica fonte di verità) non presenta questa polemica antireligiosa. Certo, Cristo aveva da ridire sulle tradizioni che annullavano i comandamenti di Dio ma sulle altre usanze raccomandava di rispettarle (senza però trascurare le cose più importanti). Questo perchè l’ebraismo era una religione e Gesù ne faceva parte a pieno titolo. Qui siamo di fronte ad un empasse. Sela Bibbia non parla contro la religione in generale (semmai distingue fra quella vera e quelle false, ma è un altro discorso) e se la Scrittura è l’unica fonte di verità come dicono: da dove viene allora questo concetto, ripetuto peraltro con tanta insistenza? Un rapido viaggio su siti e gruppi evangelici fornisce una risposta abbastanza esauriente: sostanzialmente sono i pastori che – in ogni lingua – ribadiscono la falsità della religione. Questo spiega perchè evangelici di diverse chiese e diverse parti del mondo, ripetono – talvolta in maniera un pò ossessiva – che la loro non è una religione. È un’espressione enigmatica che però ha un suo scopo. Se la religione è sinonimo di falsa credenza e la mia “chiaramente” non è una religione, allora quello che io professo è vero e tutto il resto automaticamente falso. Ma tutto questo solo a livello di postulato quasi inconscio. Intendiamoci, si può tranquillamente ritenere di essere nel giusto rispetto al resto del mondo; è una posizione come un’altra che merita rispetto. Il problema sta nel darla per scontato, ed è proprio questo lo scopo di siffatti sintagmi. Si danno per scontate affermazioni importanti che se esplicitate andrebbero dimostrate, o quantomeno argomentate. Invece ripetendo all’infinito una frase (anche senza senso logico), si inculca il postulato e si afferma quella che si ritiene la verità tramite una falsa via. Per questo molti evangelici sono convinti che prova della loro verità sia il fatto di non appartenere a una religione, pur non essendo in grado di spiegare in modo convincente il perchè.

 

Le origini e l’atemporalità

 

Forse la scelta di evitare la definizione di religione rimanda anche ad altri problemi. In primis, quello delle origini. La religione, come fenomeno storico, ha delle origini. Ma soffermarsi troppo sul come si è nati può essere pericoloso, per i geovisti come per i pentecostali. Questi ultimi, in particolare, hanno il problema di inserirsi nella storia della Cristianità. Definirsi protestanti vuol dire ammettere di essere nati nel XVI secolo, per cui il Cristianesimo sarebbe stato riscoperto ben quindici secoli dopo la venuta del Cristo (non proprio quello che aveva promesso, cfr. Mt 24, 35 e  Mt 16, 18). Per questo molti evitano tali accostamenti (pur essendo palesemente legati a Lutero e soci, almeno sul piano dottrinale) e si rifugiano in una posizione antistorica per cui l’evangelismo contemporaneo sarebbe solo l’ultima delle “rinascenze” che avrebbero caratterizzato la storia del Cristianesimo. Movimenti di rinascita che spesso vengono citati, come in questo testo, ma non specificati. Perchè è chiaro che ad esempio provando a mettere in mezzo san Francesco (qualcuno lo fa) si tratterebbe di un’appropriazione indebita. Sono, infatti, movimenti (ereticali o meno) che non solo non hanno nessuna concreta somiglianza con i pentecostali ma che mancano ovviamente di continuità storica. Altro che anelli di una sola catena! Inoltre la mancanza di origini, e quindi di un passato, offre all’evangelico un’altra arma: l’atemporalità. Cosa fare se ci si trova in difficoltà, magari quando qualcuno cita un passo che non è stato valorizzato dalla tradizione protestante a discapito di altri? Semplice, si fa quello che fanno tutti gli anticlericali di professione: basta andare su google e presentare la lista di tutti i misfatti della Chiesa cattolica (ovviamente non senza distorcere o inventare di sana pianta). Partendo dal potere temporale e passando per crociate, inquisizione e tutto quello che un così vasto repertorio di luoghi comuni può offrire. Il vantaggio è che il malcapitato non può in alcun modo restituire la cortesia. Non può dire: “Bene, più o meno queste cose sono state parte della storia della Chiesa, ma perchè non vediamo anche la tua di storia?”. Non si può fare perchè non c’è una storia precisa a cui riferirsi, questo stratagemma è probabilmente alla base della superiorità morale che molti evangelici vantano. Ed è inutile provare a far notare loro che molte cose che denunciano della Chiesa cattolica di oggi, sono presenti anche in chiese evangeliche (dagli episodi di pedofilia agli scandali finanziari, passando talvolta per gravi divergenze teologiche). Non avendo la concezione paolina della Chiesa come corpo, che soffre tutto se una sua parte è malata, si affrettano a scaricare chi si comporta male (anche intere comunità) come non evangeliche. In sostanza, non c’è e non può esserci alcun Giuda nè per il presente nè per il passato. Per il semplice motivo che mancano proprio gli attori, non c’è Giuda perchè mancano anche Pietro e Paolo. È chiaro, quindi, che rifiutando la forma della religione si risolve lo spinoso problema delle origini e insieme si crea uno slogan di facile uso che sembra dire tutto ma in realtà non dice niente.

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2 Responses to L’illusione della non-religione

  1. Vincenzo Sasso says:

    Grazie! Memorizzata!

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