Il Papa e l’educazione sessuale

Hanno fatto molto discutere le dichiarazioni di Benedetto XVI in merito all’educazione sessuale impartita in alcuni paesi. La polemica ha fatto venire fuori i soliti fanatici dai toni deliranti che, come sempre, hanno invocato il pericolo della teocrazia. In realtà, ancora una volta, le parole del Papa offrono l’occasione per impostare un dibattito pubblico su un tema importante. Tutti i media, infatti, hanno rilanciato le dichiarazioni secondo cui siamo in presenza di

«un’altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un’antropologia contraria alla fede e alla retta ragione».

Ma pochi hanno pensato di offrire ai lettori un esempio di educazione sessuale contraria «alla fede e alla retta ragione». Infatti quando si pensa all’educazione sessuale, quasi istintivamente – almeno in Italia – si pensa a qualche ora tenuta da persone competenti che danno ai ragazzi informazioni su malattie sessualmente trasmissibili, gravidanze e via dicendo. Ma, negli ultimi anni, si è andata sempre più affermando l’ideologia secondo cui la scuola non debba semplicemente informare, ma educare – e in maniera diretta, ovvero con corsi e lezioni – all’affettività.

 

L’educazione all’affettività


Già l’espressione ha il pregio di mostrarsi, allo stesso tempo, oscura e assurda. Oscura perché può significare qualsiasi cosa, visto che l’affettività appartiene alla sfera dei comportamenti personali e non è certo una materia che si possa insegnare come la letteratura e la matematica. E assurda proprio perché la scuola pretende di intervenire pesantemente nei comportamenti e nei convincimenti degli studenti, facendo irruzione in un campo non suo ed espropriando di fatto le famiglie. Detto in parole semplici, si tratta dell’accusa che di solito viene rivolta alla Chiesa: avere la pretesa di dire alle persone cosa fare e cosa non fare a letto. Un’accusa in sé priva di senso (tutta la campagna pro preservativi, per fare un esempio, è un continuo dire alle persone cosa fare), ma che diventa a dir poco paradossale essendo mossa da quegli stessi che sostengono la medesima intrusione da parte della scuola pubblica.

Si tratta, insomma, di un’etica di stato (a quale altro campo può essere riferita l’affettività?) che si cerca di imporre tramite la scuola. Cioè, siamo alle avvisaglie dello stato etico che è l’esatto contrario del tanto invocato stato laico. Paradosso nel paradosso: i suddetti fanatici hanno ragione senza saperlo, quando dicono che la laicità è a rischio; ma il problema è che l’etica a venire imposta è la loro (e non certo quella religiosa). Nulla di paragonabile alla tanto vituperata ora di religione che, almeno formalmente, prevede solo l’insegnamento delle basi del cattolicesimo senza un orientamento catechistico. Una semplice ora alla settimana che si può liberamente decidere di non frequentare. Non così per la nuova educazione all’affettività che, essendo consapevoli della sua illegittimità, vari ministeri dell’istruzione tentano (spesso con successo) di imporla come materia obbligatoria in cui genitori ed educatori non devono mettere becco. Una nuova scuola che si configura come una sorta di chiesa di stato dove si demonizza e ridicolizza il concetto di peccato, per un ritorno al sessassantottino “vietato vietare”.

L’educazione all’affettività è ormai giunta, un po’ in sordina, anche in Italia col malcelato obiettivo di incastrare le nuove generazioni fin dal primo anno di scuola (se non prima). Guardando alcuni di questi programmi, sembra si tratti quasi di una seduta psicanalitica collettiva e continuata. Il tutto in una vesta grafica accattivante e rassicurante al tempo stesso, ma la cui pretesa obbligatorietà tradisce il tentativo di trasmettere un’etica ben precisa. Intendiamoci, alcuni di questi programmi possono effettivamente essere ben fatti ed interessanti ma non si vede assolutamente il motivo per cui i genitori debbano essere costretti, per legge, a far frequentare ai loro figli dei corsi simili. Corsi che, una volta divenuti obbligatori, possono insegnare qualsiasi cosa sia di moda impedendo ai genitori di intervenire senza misure drastiche (come quella di ritirare i figli dalla scuola).

 

Casi inglesi e americani


Ma cosa può accadere di così grave? Questi corsi hanno spesso l’obiettivo di una sessualizzazione dei bambini ancora più precoce di quanto non sia già. I bambini, certo, non sono creature asessuate ma di questo principio – come vedremo – si abusa. Alcuni, infatti, lo usano come pretesto per poter parlare di sesso ai bambini come a degli adulti. Ad esempio, mentre noi discutiamo ancora se sia opportuna o meno la presenza di distributori di preservativi nelle scuole superiori, all’estero pensano già alle elementari. Infatti, il culto del condom viene talvolta imposto fin dai sei anni con la conseguenza che una scuola elementare del Massachussets ha pensato bene di offrire agli alunni la mitica distribuzione gratuita dei preservativi. Pensate che sia una cosa esagerata? Allora è un vostro problema di vecchi retrogradi che non capiscono niente. Ci ha pensato infatti il provveditore agli studi a informare gli ottusi genitori delle più avanzate conquiste della sessuologia:

«Non c’è età minima per l’inizio dell’attività sessuale. I preservativi potranno essere richiesti in infermeria. La scuola non ha l’obbligo di contattare i genitori».

In sostanza, si spingono dei veri e propri bambini – che perlopiù non sono nemmeno alle soglie della pubertà – a comportarsi secondo il clichè dei teenagers ribelli. Sembra che, inoltre, nelle scuole elementari americane si diffonda sempre di più l’utile esercizio dell’applicazione dei preservativi a tutti gli ortaggi che – per la loro forma – si prestino al gioco.

Esempi interessanti vengono anche dalla Gran Bretagna. Uno dei paesi da sempre additati come luminoso esempio da seguire sulla strada della modernità, si trova infatti in un sempre più imbarazzante paradosso. Nonostante un’educazione sessuale pervasiva e massiccia, i fenomeni degli aborti e delle gravidanze in età adolescenziale non solo non accennano a diminunire ma spesso peggiorano. Quindi, proprio da quest’anno, l’educazione sessuale dovrebbe diventare obbligatoria dai quindici anni in su. Ma prima di allora, non si resterà certo con le mani in mano. Infatti, sono previste lezioni già a partire dai cinque anni su preservativi, aborto, matrimoni omosessuali eccetera. Come a dire: non tutti sono d’accordo sui matrimoni gay? Allora noi iniziamo l’opera di indottrinamento fin dall’asilo. E questo dovrebbe dare già l’idea di cosa consisterà allora l’educazione degli adolescenti, nemmeno più nascostamente legata in qualche modo all’informazione.

 

La situazione in Germania


Altri casi significativi vengono dalla Germania. In questo interessante articolo Gabriele Kuby illustra la nuova ideologia dell’educazione all’affettività secondo il Ministero per la famiglia. Qui sono ancora più avanzati: puntano direttamente sull’asilo. La nuova educazione si è infiltrata anche nell’innocente gioco di canzoni e filastrocche, come questa (con tanto di invito alla masturbazione) che credo non necessiti di commenti:

«Se guardo il mio corpo e lo tocco scopro sempre che cosa è mio. abbiamo una vagina, perché siamo bambine. È qui sotto la pancia, tra le mie gambe. Non è solo per fare pipì e se la tocco, sì, sì formicola graziosamente. Puoi dire “no”, puoi dire “sì”, puoi dire “ferma”, oppure “ancora una volta così”, “così non posso”, “così mi piace molto”, “oh, avanti così”».

Kuby ci informa che anche in Germania i bambini di nove anni devono esercitarsi per la «patente per l’uso del preservativo», solo che invece degli ortaggi si usano più realistici «peni di plastica» (il solito pragmatismo teutonico). In un quadro come questo, non può mancare la lotta all’omofobia che in realtà si esaurisce in una servile  e acritica conformazione alla cultura gay. Tanto che si obbligano i ragazzi – dai dieci anni in su –  a fare esperienza di omosessualità tramite giochi di ruolo in cui devono corteggiare persone dello stesso sesso.

 

La Spagna


Nella Spagna di Zapatero non manca certo l’originalità. Oltre all’educazione sessuale e cosiddetta “civica” con caratteristiche molto simili a quelle tedesche, si possono verificare casi ai limiti dell’incredibile. Uno dei peggiori è quello in cui la regione dell’Estremadura ha finanziato un indispensabile corso scolastico sulla masturbazione intitolato «Il piacere è nelle tue mani». Il quale, non esistendo lauree né master in “masturbologia”, è stato appaltato ai titolari di un negozio erotico per donne di Madrid. Casi come questo, facendo finta che sia accettabile che una scuola fornisca a degli adolescenti insegnamenti su «autoerotismo, masturbazione e gadget erotici», indicano la necessità di non dare carta bianca ai ministeri lasciandosi imporre l’arma dell’obbligatorietà che prima o poi colpisce tutti.

 

Il sesso a fumetti


Ma la sessualizzazione dei bambini procede di pari passo con la volgarizzazione del sesso. Sempre in Germania, circolano fumetti come questo dove – è il caso di dirlo – non è lasciato veramente nulla all’immaginazione. Se vi state chiedendo il perché vostro figlio, alla legittima domanda sul “come si fanno i bambini”, debba essere sommerso di tanti espliciti dettagli rischiate di imbattervi nei “Wikileaks” dell’infanzia. Quelli che “i bambini hanno il diritto di sapere ed è così che si fanno i figli!”. Se non fosse che i bambini hanno anche il diritto di ricevere un’informazione commisurata alle loro capacità di comprensione. Altrimenti si fa prima a rifornire direttamente gli asili e le scuole di tanta utile pornografia, senza il disturbo di doverla tradurre in fumetti al pastello. Qualcuno (a questo punto, di solito, succede sempre) potrebbe rifugiarsi nel solito “tanto qui in Italia non accadrà mai”. E invece, seppur in misura minore, già accade. Fece scalpore, qualche tempo fa, l’episodio accaduto in una scuola di Genova dove attivisti gay diffusero, in biblioteca, libretti che si rifacevano a siti come beyourself. Immaginate la scena. Vostro figlio ritorna a casa con un libretto sull’affettività e vuole approfondire visitando i siti consigliati. Voi accedete alle pagine con una certa tranquillità e con lui vi trovate di fronte a vignette come quelle de “L’angolo della dott.ssa Wan”. Cosa fate, spegnete imbarazzati il computer? Magari rientrando così nelle categorie di omofobo e sessuofobo alle quali vostro figlio potrebbe essere già irrimediabilmente indottrinato?

Un’educazione sessuale non obbligatoria permette, invece, dei margini di manovra. Infatti, senza l’arma dell’obbligatorietà, le famiglie potranno più facilmente imporre allo spostato di turno (che in quanto tale è stato piazzato in una scuola, quando non al ministero) fumetti simpatici e non crudi come quelli di Pierluigi Diano.

 

Conclusioni


Se basta il buon senso per capire che l’affettività non può essere una materia, per comprendere invece che l’andazzo di queste ore di “educazione sessuale” non è per niente positivo basta anche una rapida ricerca. Il rischio è reale ed è quello di sottoporre le nuove generazioni ad esperimenti di ingegneria sociale quali non si vedevano dai tempi dell’Unione Sovietica (solo questa volta in salsa specificamente sessuale). Per questo la parola d’ordine è mettere fuorigioco la famiglia come elemento non competente, che va anzi demolito alle fondamenta inculcando che il binomio “madre-padre” sia discriminante e che la famiglia naturale sia una sorta di reperto archeologico. Una scuola di questo genere sarebbe, del resto, l’indispensabile avamposto di quel mondo triste che ci stiamo affaticando a costruire. Dove le persone sono, quasi fin dalla culla, continuamente aggredite da psicologi e sessuologi che riducono la sessualità a un problema di emozioni positive; e dove ogni accenno al mistero della vita viene sommerso – nei peggiori dei casi –  da quintali di preservativi e pillole presentati in maniera messianica; nei migliori, da sdolcinate quanto vaghe concezioni di amore (perlopiù a tempo). Una siffatta educazione sessuale (per giunta obbligatoria e, quindi, fuori controllo) non conviene veramente a nessuno. O meglio, a nessun uomo di buona volontà.

 

Link utili

«Nella Ue l’educazione sessuale e civile minaccia la libertà religiosa»

Inghilterra: Educazione sessuale obbligatoria ai bambini dai cinque anni in su.

Continua l’assalto alla scuola pubblica inglese

Usa, preservativi in una scuola elementare

Io, laico, applaudo questa denuncia

Il diritto all’innocenza

Perversione pubblica

L’Estremadura spende 14mila euro: corsi di masturbazione per studenti

L’educazione sessuale nella scuola. Orientamenti pastorali

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9 Responses to Il Papa e l’educazione sessuale

  1. Vincenzo Qoelet says:

    Queste cose le scrivi tutte tu da solo? Sei un mostro. Se venissero utilizzate per la formazione a livello ecclesiale produrrebbero buonissimi risultati!

  2. Ettore says:

    Grazie, se potessi approfondirei anche di più 😉 Buona Domenica.

  3. Vincenzo Qoelet says:

    Dobbiamo cercare di mettere a frutto quello che impariamo per gli altri… tu già lo fai con noi lettori. E’ importante raggiungere tante persone che tentano di fare un cammino di fede e magari anche di portare i nostri argomenti a tante persone che potrebbero correggersi… senza aspettarsi nulla.

  4. Maurizio says:

    Stiamo però perdendo di vista il punto fondamentale, che è stato solo appena richiamato nell’intervento, citando l’aumento delle gravidanze nelle adolescenti inglesi: la famiglia, quella tradizionale, fatta di marito e moglie, magari pure religiosa, non fa quello che dovrebbe fare. L’educazione è prima di tutto compito dei genitori, soprattutto in materie sensibili come quella sessuale, e su questo non ci piove. Ma cosa si fa se i genitori non fanno quello che dovrebbero e la quindicenne resta incinta dopo aver fatto sesso con il compagno di scuola? I genitori, in questi casi, cadono sempre dal pero e vengono a sapere della gravidanza il giorno prima rispetto agli psicologi del consultorio…
    Lo Stato, quindi, deve supplire alle carenze della famiglia e può supplire con l’unico strumento che ha: la scuola. E’ una supplenza difficile, spesso delegata a gente impreparata (chi insegna matematica, tra un’espressione e l’altra, spiega cosa sia il condom?), così che ha un’influenza pressoché nulla nei ragazzini. Così si cerca di rimediare intervenendo prima (alle materne…), sperando che almeno informando i bambini piccoli qualche risultato lo si possa ottenere: la soluzione è ridicola, come abbiamo visto, ed ha risultati grotteschi.
    Ciò che invece non si ferma sono gli stimoli che i bambini ricevono giorno e notte dai media e dalla strada: la nostra società “disinibita” bombarda i più piccoli di messaggi a contenuto sessuale (quasi sempre per nulla osceni, ma si sa che basta un’allusione al proibito per affascinare una persona immatura), così che – parlando della mia esperienza personale – in terza elementare i miei compagni ripetevano la parola “porno”, in quarta il verbo “scopare” senza allusioni al mestiere dello spazzino e in quinta il termine “profilattico”, dandogli la definizione di “cappottino per il cazzo” (sic!).
    L’educazione sessuale a scuola è lo stimolo meno perverso che i bambini ricevano dal mondo, per cui puntare il dito su quella e non su tutto il resto significa perdere di vista il problema nel suo complesso.

  5. Ettore says:

    E’ vero che il problema è complesso e articolato, perchè riguarda la famiglia, i media ecc…però la cura rischia di essere molto peggiore del male. All’ignoranza personale si può sempre rimediare, e di solito lo fa la vita stessa in maniera anche drammatica. Invece un’ideologia di stato che viene inculcata fin dall’asilo, è una roba seria a livello collettivo (e non solo individuale). Fra i due mali preferisco senza dubbio il primo, anche perchè io non penso proprio che il problema dell’adolescente inglese sia l’informazione sui condom. Gran Bretagna e Francia sono paesi molto secolarizzati e moralmente molto disinibiti, l’educazione sessuale da loro è molto più radicata che da noi. Eppure abortiscono molto più di noi, segno che il problema è fondamentalmente di natura culturale.

    I bambini vanno protetti, e questo è compito primario delle famiglie. E’ vero che non tutte lo fanno, ma molte penso di sì. E dal punto di vista di queste famiglie che ho scritto questo post. Impegnandosi puoi controllare i programmi che tuo figlio vede e i siti che visita, quello che si rischia di non potere più controllare è invece cosa insegna la scuola. Per il resto io non sono contrario all’educazione sessuale, dico che solo che deve avere carattere prima di tutto informativo e deve coinvolgere la famiglia. E che cmq non deve essere obbligatoria, tanto non credo che una famiglia che si disinteressa dei figli abbia remore a far loro frequentare corsi di educazione sessuale.

  6. Rossella says:

    Grazie per l’esauriente panoramica…. anche se non è molto confortante 😦
    Molto interessanti anche i link alla fine.
    Ho 3 figli ancora piccoli… ma a questo punto un po’ tremo al pensiero di cosa ci sarà nella scuola italiana fra qualche anno….
    a presto!
    Rossella

  7. Ettore says:

    Grazie a te 😉 Penso che se teniamo alta l’attenzione possiamo evitare queste derive. Buon fine settimana.

  8. Pierluigi Diano says:

    Grazie 1, grazie 2, grazie 3… grazie 1000! per le gentili parole sul mio libretto “Educazione sessuale a fumetti!”. L’ispirazione è proprio nata dall’esortazione di Papa Benedetto XVI al 40° dell’Humanae Vitae di Paolo VI. Benedetto XVI ha dedicato infatti le conclusioni proprio a questo tema fondamentale, richiamando tutti noi all’ “urgenza formativa” sul “tema della vita” affinché i giovani “possano apprendere il vero senso dell’amore e si preparino per questo con un’adeguata educazione alla sessualità”.

    In questo mi sono impegnato cercando di sfruttare il mio essere medico e la mia passione per i fumetti. Ho provato a cospargere il tutto con un po’ di poesia e tanta allegria. Perché il buon amore fa sempre rima col buon umore. (P.S. da poco sono uscite l’edizione in polacco e, da pochissimo, quella in spagnolo. Olè!).

  9. Ettore says:

    Grazie a lei per il suo bellissimo lavoro. Sono sicuro che avrà tutto il successo che merita!

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