Cristiani invisibili



IL SILENZIO SULLE PERSECUZIONI

di Angelo Panebianco


Dopo l’attacco di gruppi riconducibili ad Al Qaeda contro una chiesa di Bagdad che provocò cinquanta morti e un centinaio di feriti il 31 ottobre scorso, una nuova ondata di attentati ha preso di mira, questa volta, le case abitate da cristiani: il bilancio provvisorio, probabilmente destinato a salire, è di almeno tre morti e decine di feriti. In Iraq è caccia aperta ai cristiani e, come dice monsignor Matoka, arcivescovo siro-cattolico di Bagdad, «il governo non fa nulla per fermare gli attentati». È facile, per gli occidentali, liquidare la questione come una delle tante tragiche conseguenze della guerra in Iraq. C’è del vero ma è anche una spiegazione insufficiente. Così come è insufficiente rilevare che ciò che sta accadendo è anche la conseguenza della forse prematura scelta americana di dichiarare chiusa la guerra in Iraq e di ritirare il grosso delle truppe. Un ritiro che ha lasciato l’Iraq in balia dei piani egemonici iraniani e sta vanificando il lavoro svolto, a suo tempo, dal generale David Petraeus: la guerriglia sunnita è ora in forte ripresa così come l’attivismo di Al Qaeda. I cristiani, inermi e quindi facili bersagli, sono vittime in uno scontro di potere fra gruppi islamici.

 

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3 Responses to Cristiani invisibili

  1. rrapace says:

    Ti seguo sia qui che di là ed ho fuso i due interventi. A dire la verità, il mio è un commento non commento. E’ vero che nessuno ne parla, è vero che io non so cosa dire di fronte a questo.
    Al di là dei commenti qui (che comunque sono una piccola rappresentazione della realtà…) si è senza parole. Già, perchè la religione dovrebbe essere il punto di partenza per l’unione dei popoli invece tutte le volte è motivo di scontro. Che sia colpa di uno piuttosto che un altro, che siano cristiani od altri i vinti, poco importa, visto che a quanto ne so, troppe persone ancora subiscono in nome di una legge. Prendi per esempio anche le vecchie discussioni sulla stessa religione cristiana. Dove hanno portato? Una guerra fredda. Non c’è omicidio, nè condanna a morte da noi, ma c’è l’indifferenza, il distacco.
    Ma torniamo ai tuoi interventi specifici. Di là parli di una donna condannata a morte per blasfemia nei confronti dell’Islam.
    Assurdo morire per questo. Vero. Assurdo morire in ogni caso per decisione di altri.
    Ma di più non posso dire poichè sono Italiana da sempre vissuta in Italia e non conosco la cultura e la storia di questi paesi se non per qualche notizia qua e là. Sarebbe stupido commentare certi fatti che per me sono fuori dal mondo senza conoscerne il contesto.
    Questa è l’ennesima dimostrazione che il fondamentalismo, di ogni tipo, è la vera causa del male.

  2. Ettore says:

    Sì, sono d’accordo. Però considera che divisioni ce ne sono sempre su tutto, se uno vuole c’è sempre un “diverso” a cui fare la guerra. Quindi il problema non è esterno (le divisioni), ma interno (la voglia di fare guerra). Se lo si vuole si può crescere anche grazie alle differenze e ai contrasti. Se è vero che a volte si creano climi da guerra fredda, è vero anche che nascono anche amicizie e collaborazioni.

    Buona serata 🙂

  3. rrapace says:

    Hai ragione. Naturalmente io ho esaltato il lato negativo (anche della stessa religione) per restare il più possibile in tema col clima dell’intervento. La buona volontà fa tutto. Amicizie e collaborazioni non nascono dal fondamentalismo (che è la voglia di far guerra in nome della propria idea) ma dalla moderazione (che è il portare avanti la propria idea, ascoltare ed accettare quella dell’altro).

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