Un mondo ateo sarebbe un posto migliore?

Il noto ateista Piergiorgio Odifreddi, sul suo nuovo blog,
ci delizia con mature e profonde riflessioni. Il titolo “Se fossimo tutti atei”
è seguito dal commosso richiamo del compianto Saramago, la cui ottusità gli
valse – ovviamente – il premio Nobel. “José Saramago amava ripetere – scrive il
Nostro – che il mondo sarebbe molto più pacifico, se fossimo tutti atei.”

E via, quindi, con la carrellata di esempi di violenza a
sfondo religioso. Induisti, cristiani, islamici. Non manca nessuno all’appello:
solo gli atei. Infatti pare che gli atei siano creature ideali, assolutamente
incapaci di provare il benché minimo sentimento negativo. Lo abbiamo visto con
le manifestazioni inglesi contro il papa, piene di amore e di tolleranza.

Il problema di fondo è l’indebita associazione fra ateo e
moderato. Diceva Pirandello che il fascismo era un “contenitore vuoto” in cui
ognuno ci metteva quello che voleva. In realtà è una definizione che calza a
pennello anche per l’ateismo. Chi sono, infatti, gli atei? Tutti, nessuno e centomila (per stare ancora a Pirandello).
Piergiorgio Odifreddi si presenta come paladino dei diritti umani, in quanto
ateo. Ma nulla vieta, per esempio, a Peter Singer di sostenere – in quanto ateo
anch’egli –che i diritti umani sono una forma di discriminazione “religiosa”
contro gli animali.

Certo, in tutte le culture e tradizioni si possono trovare
differenze anche abissali. Però se io parlo dei cristiani, ho già presente un
contesto teorico di riferimento. Per l’ateismo no, perché è per sua natura un
“contenitore vuoto”, con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso.

Adesso, la violenza ideologica può avere molto cause, come
la paura del diverso o la volontà di imporre il proprio pensiero. Non c’è
nessun motivo per cui un ateo dovrebbe essere geneticamente immune da questi
mali. Anzi, la storia come il presente ci mostra la verità che Odifreddi non
può vedere. Tutte le ideologie sanguinarie del ‘900 avevano un carattere intimamente
ateo e/o ancticristiano. E molte delle dittature che ancora affliggono il
mondo, sono le stesse che impongono l’ateismo di stato.

Risibili anche le altre argomentazioni. Odifreddi, infatti,
equivoca (si spera volutamente) le polemiche sulla visita missionaria di
Gheddafi a Roma per dire che il Vaticano vuole la libertà religiosa solo in
casa degli altri. E quindi:

Un simile
comportamento è tipico delle religioni, e specialmente dei monoteismi. Chi
ritiene di possedere la verità assoluta, non combatte solo il relativismo: si
arroga anche il diritto di andare a dire agli altri ciò che non vorrebbe che
gli altri venissero a dire a lui.

E questo detto da chi fantastica un mondo interamente
conformato alle proprie idee. Un mondo ateo e relativista. Se questo è il
comportamento dei monoteismi, allora il relativismo ateo va senza dubbio
annoverato fra questi. Visto che si tratta di una verità evidentemente
indiscutibile (cioè che non esiste la verità) che tutto il mondo farebbe bene a
fare propria.

In realtà, qualsiasi mondo unificato sotto anche la più
violenta delle religioni sarebbe “un po’ più pacifico”. Se il mondo fosse
interamente islamico, probabilmente ci sarebbero meno attentati. E lo stesso
per un mondo interamente induista, e così via. Si tratta, quindi, di
ragionamenti tanto banali quanto fallaci. Infatti la violenza può scaturire
anche dall’odio per una cultura semplicemente diversa, ma nessuno si sognerebbe
di dire: “bene, se le cose stanno così allora eliminiamo la cultura!”. Così
come le guerre si fanno di solito per motivi economici, ma nessuno pensa –
almeno non più – di risolvere il problema eliminando la proprietà o il denaro. Oppure
ancora, le guerre possono avere una motivazione politica. Ma nessuno – a parte
qualche sognatore – deduce da questo che un mondo senza politica o senza stato
sarebbe “più pacifico”.

Portando alle estreme conseguenze questa sorta di
ragionamento, si può anche dire che un mondo popolato da zombie docili e senza intelligenza sarebbe effettivamente più
pacifico. Niente più polemiche, nessuno più che cerca di imporre il proprio
pensiero: sradicata la causa prima delle tanto nefaste idee, l’intelligenza. Più
pacifico, forse. Più auspicabile, per niente.

Anche un bambino di due anni, credo, troverebbe
eccessivamente banali questi ragionamenti. E capirebbe probabilmente che la
soluzione é quella di provare a far un buon uso della cultura, dell’economia,
della politica e della religione. Visto che si tratta di qualità propriamente
umane. E, diciamola tutta, se gli atei sono – come tutti gli altri – animali politici,
economici e culturali, sono senza dubbio anche religiosi. E con religioni
inconsapevoli che possono essere anche più violente di quelle tradizionali, dal
comunismo fino all’odierno tecno-scientismo.

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28 Responses to Un mondo ateo sarebbe un posto migliore?

  1. paolo says:

    Bel commento! Complimenti! E a proposito del soggetto di cui si è parlato ti consiglio un libro appena uscito intitolato VOLTI DELL’ATEISMO. MANCUSO, AUGIAS, ODIFREDDI. di Vincenzo Vitale ed. Sugarco.L’autore smonta passo passo le tesi di questi tre illustri, quanto infantili, sacerdoti dell’ateismo.

  2. Silvia says:

    Rispondo prettamente alla domanda, senza considerare le tue considerazioni (che leggo in un secondo tempo).Un mondo ateo sarebbe un posto migliore? Credo che anche un bambino saprebbe rispondere no.Che la religione sia stata usata più volte come mezzo per raggiungere scopi tutt’altro che divini è appurato. Detto questo, non tutto il male viene dalla religione.->

  3. Silvia says:

    Un ateo, nella sua concezione originaria (spero tu l’abbia intesa così infatti), significa senza Dio. Chi non crede nell’esistenza di un essere superiore è ateo.Ma un ateo può materialmente uccidere, può fisicamente impazzire o decidere lucidamente di compiere atti giudicati normalmente malvagi. ->

  4. Silvia says:

    Ultimamente si tende ad associare la parola ateo ad una persona che pretende la propria libertà e quella degli altri. In teoria un essere pacifico, di conseguenza potrebbe sembrare protagonista di un mondo migliore.In effetti, la teoria non fa una piega. Di fatto però, sempre in teoria, allora, anche un credente dovrebbe essere protagonista di un mondo migliore in quanto la guerra e la malvagità è contraria al discorso divino che nel nostro caso si riassume in "amatevi l’un l’altro". ->

  5. Silvia says:

    Perchè non è così? Perche al di là del fattore divino che, detto chiaramente, anche se a molti credenti non piace sentirlo dire, con il vivere materiale delle persone c’entra poco (sfamarsi, vestirsi, avere una casa,… sono indipendenti dal credere o no in Dio, semmai cambia il modo di rapportarsi ad essi) ->

  6. Silvia says:

    La malvagità ha troppe origini. Sarebbe da stupidi e soprattutto inconscienti relegare il tutto ad un solo fattore. Sarebbe come un chiudere gli occhi davanti alla realtà, non voler risolvere i problemi, non accettare la loro esistenza. ->

  7. Silvia says:

    Una volta dissi che io potrei uccidere per un pezzetto di cioccolato, essendo golosa. Naturalmente esagerai, ma il concetto è questo: non è l’essere più o meno religiosi che fa il male. Il male è insito in noi. Almeno, è insito in me. Ma sono convinta di non essere l’unica.->

  8. Silvia says:

    L’essere ateo o credente modifica solo il modo di considerare il bene e il male, l’origine degli stessi; influenza la decisione di cosa è male e cosa è bene (per un ateo è male la religione, per banalizzare il discorso-per un credente è male l’essere ateo), può influenzare il perchè decido di fare del bene (per ubbidire a Dio, per garantire la libertà di tutti).->

  9. Silvia says:

    Ma non modifica le nostre azioni. Posso uccidere in nome di Dio o per un pezzetto di cioccolata, posso garantire la libertà di alcuni sacrificando quella di altri senza per questo pensare ad un progetto divino, posso fare tutto in quanto il mio corpo è nella possibilità di farlo. L’essere di una sponda o l’altra è relativo. Senza contare che poi spesso chi si dichiara credente o ateo si rivela poi una specie di mix senza idee chiare in testa.->

  10. Silvia says:

    Vorrei fare un discorso di senso compiuto, cercare di essere più chiara ma qui con tutti questi commenti è impossibile. Spero di essermi spiegata. La domanda è un chiaro slogan. Così come quando era uscita la storia della pubblicità sugli autobus. Un modo per ‘raccogliere voti’. ->

  11. Silvia says:

    Alla fine ateismo e religione sono le due facce della stessa medaglia. Hanno entrambi i loro pro e contro e a ben guardare non sono poi così tanto diversi.

  12. Ettore says:

    Sì, siamo arrivati a conclusioni simili 🙂 Tieni solo presente che Odifreddi ha cmq una posizione più realistica rispetto ad altri come Dawkin, che vogliono la religione come l’origine del male. Lui nel post dice invece che la religione è una delle cause. Quindi il problema è circoscritto alla violenza ideologica, non a quella quotidiana.

  13. Ettore says:

    Lo so, commentare ormai è pò un’impresa. La cosa migliore è scrivere a parte il commento e poi pubblicarlo a pezzi…

  14. Ettore says:

    Grazie, Paolo. Mi fa molto piacere 🙂 Grazie anche per la segnalazione del libro, deve essere molto interessante. A presto.

  15. Ely says:

    Bellissima riflessione! Condivido in pieno.

  16. Ettore says:

    Ne sono contento 🙂

  17. Tiziano says:

    Una volta un mio amico mi ha chiesto :“Tu credi in Dio?”Io gli ho risposto che credo nella Natura, e la amo tanto.Lui mi ha risposto “Allora si, Tu credi in Dio”.Io credo in Dio.A volte ci parlo, lo ringrazio per la bellezza della Natura.A volte mi metto tranquillo, in ascolto e Dio mi parla, nella mia lingua e con linguaggio a me comprensibile.

  18. Tiziano says:

    A volte gli chiedo dei consigli, come devo comportarmi in determinate situazioni.A volte lo sento come presenza che e’ dappertutto, in ogni cosa.Prima ero ateo, fino a 7 anni fa’.Ora credo in Dio, a mio modo, non mi piace litigare su Dio.Credo che sto’ molto meglio da credente che da ateo.Veramente ho anche attraversato alcuni anni di AGNOSTICISMO, che significa essere indecisi fra credere che Dio esista oppure che dio NON esista.

  19. Tiziano says:

    @Silvia :Mi ero salvato nei preferiti una pagina web con un tuo blog in wls.Il titolo era :"Concentramento… et voila’! Ecco a voi Dio"Mi ero ripromesso di leggerlo con calma e commentarlo, ma ora vedo che non posso accedere a questa pagina.Non posso neanche mandarti messaggi.Come posso fare a leggerlo? C’e’ ancora ?A suo tempo ti avevo mandato richiesta di amicizia ma non ho avuto risposta.La domanda di amicizia e’ ancora li’ aperta.

  20. Marco says:

    Che Augias e Odifreddi siano atei non c’è alcuna ombra di dubbio. Ma che si inserisca tra gli atei Mancuso la trovo una cosa abbastanza assurda. Il teologo progressista è dichiaratamente cattolico. O dobbiamo forse inserire tra gli atei tutti quelli che non si allineano alla posizione ufficiale di Santa Romana Chiesa???

  21. Marco says:

    Per quanto riguarda il post in particolare, a grandi linee sono d’accordo con Silvia e non penso che un mondo ateo possa essere migliore. Un ateismo come forma di governo è paragonabile ai regimi religiosi, nè più e nè meno. Ecco perchè fede e spiritualità dal mio punto di vista dovrebbero essere esclusivamente confinate alla sfera privata del singolo individuo.

  22. Ettore says:

    Ma chi ha parlato di Mancuso?Cmq non si tratta solo di forme di governo. Si può anche immaginare un mondo di atei di coscienza.

  23. Marco says:

    Il signor Paolo Vitale ha parlato di Mancuso. Ragionando per assurdo si, potremmo immaginare un mondo composto solo da atei. In quel caso penso che l’uomo troverebbe altri pretesti per fare del male perchè, come ho letto sopra, il male è insito nell’uomo. La religione è solo un mezzo per fare del male, non è IL male. ciao

  24. Maurizio says:

    Quello fatto per la religione si deve distinguere in due diversi tipi di ‘male’: il male dovuto all’insofferenza per chi la pensa diversamente da noi e il male che vorrebbe essere ‘bene’ (tipo la guerra finalizzata alla conversione), che paradossalmente nasce da una disposizione positiva verso l’altro. Entrambi, però, sono formalmente svincolati dal sentimento religioso, a cui si collegano solo per contingenza.

  25. Maurizio says:

    Il male dovuto a insofferenza per la diversità si applica alla diversità religiosa, come a quella politica, come a quella etnica, linguistica, sociale, eccetera eccetera: il diverso non ci va giù, mai. Al massimo riusciamo a tollerarlo, ma è ben difficile che riconosciamo le sue opzioni culturali di uguale valore rispetto alle nostre (ricordiamo, per esempio, i conflitti ideologici che negli ultimi tempi ci hanno riguardato più di quelli religiosi).

  26. Maurizio says:

    Invece il secondo tipo di male potrebbe sembrare più connaturato al sentimento religioso: io ti impongo qualcosa per il tuo bene, per la tua salvezza. Si potrebbe dire che questo riguarda non solo le religioni strictu sensu, ma le religioni in senso lato, ovvero anche i credo politici (es: il socialismo, la democrazia, ecc). Ma non credo che sia vero che, estirpati sia i primi che i secondi, questo tipo di violenza sarebbe eliminata.

  27. Maurizio says:

    Si potrebbe decidere, per esempio, che sia giusto togliere dei figli ad una madre perché lei è troppo povera per mantenerli: non è violenza anche questa, fatta in nome del primato del benessere economico su tutti gli altri? Si potrebbe decidere che sia bene far assumere stili di vita occidentali o, comunque, "più evoluti" a popolazioni più arcaiche, che magari non sono affatto d’accordo con questo (http://sacroordinetagliapietre.blogspot.com/2010/09/la-francia-va-abbandonare-ai-francesi.html).

  28. Maurizio says:

    Ma sarebbe lungo elencare le possibili imposizioni che giustificheremmo con motivi pragmatici, ma che in realtà nascondono anch’esse opzioni culturali. Opzioni che diamo tanto per scontate da non riconoscerle più come tali.

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