Salvezza per fede o per opere?

 

Sulla questione della Salvezza sono stati versati veri e propri oceani di inchiostro, essendo una delle cause di rottura fra le chiese protestanti e la Chiesa cattolica. La posizione protestante sul tema della Salvezza è rimasta sostanzialmente quella enunciata da Lutero nel famoso sola gratia, sola fide, sola scriptura. Cioè l’uomo si salva solo tramite la fede perché – nella pessimistica visione luterana – non può fare nulla di buono. Mai e in nessun caso, l’unica cosa che può fare è lasciarsi salvare da Dio tramite la Sua Grazia. Altrimenti, diceva Lutero, l’uomo avrebbe potuto avanzare dei meriti davanti a Dio e quindi – in qualche modo – salvarsi da solo.

 

Introduzione


Prima di passare alla posizione cattolica, seguiamo questo testo di parte protestante che è fra i migliori fra quelli reperibili in rete per l’assetto critico della trattazione. Questo è l’incipit:

 

Per riflettere

 

1. Come risponderesti ad una persone che ti dicesse:
“Se la salvezza fosse per sola fede, allora non ci sarebbe nessun motivo
per fare opere buone”?

2. Forse che la
Bibbia non dice che saremo giudicati sulla base delle nostre
opere? Non è una contraddizione questa con quanto essa dice che siamo salvati
per fede?


Si tratta quindi di un’introduzione che dà conto di un’inquietitudine dovuta a una contraddizione profonda. Da un lato la volontà di rifarsi sempre e solo alla Bibbia, dall’altra l’esistenza di alcuni passi che non dovrebbero esistere.

 

Citazioni


Il testo prosegue elencando questi passi e cercando di spiegarli alla luce dei versetti che invece insistono sulla salvezza per fede. Il primo a essere esaminato è il famoso passo di Giacomo:

 

14A che giova, fratelli miei, se uno
dice di aver fede, ma non ha opere? Può la fede salvarlo? 15Or, se
un fratello o una sorella sono nudi e mancano del cibo quotidiano, 16e
qualcuno di voi dice loro: «Andatevene in pace, scaldatevi e saziatevi», ma non
date loro le cose di cui hanno bisogno per il corpo, a che giova? 17Così
è pure della fede; se non ha le opere, per sé stessa è morta. 18Ma
qualcuno dirà: «Tu hai la fede, e io ho le opere», mostrami la tua fede senza
le tue opere, e io ti mostrerò la mia fede con le mie opere. 19Tu credi che c’è un
solo Dio. Fai bene; anche i demoni credono e tremano. 20Ma vuoi renderti
conto, o insensato, che la fede senza le opere è morta? 21Abrahamo,
nostro padre, non fu forse giustificato per mezzo delle opere, quando offrì il
proprio figlio Isacco sull’altare? 22Tu vedi che la fede operava
insieme alle opere di lui, e che per mezzo delle opere la fede fu resa
perfetta. 23Così si adempì la Scrittura, che dice: «Ora Abrahamo credette a
Dio, e ciò gli fu imputato a giustizia», e fu chiamato amico di Dio. 24Perciò vedete che l’uomo è
giustificato per le opere, e non per fede soltanto. 25Similmente
anche Rahab, la prostituta, non fu essa giustificata per le opere quando
accolse i messi e li rimandò per un altra strada? 26Infatti, come il
corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta”

(Giac 2, 14-26)

 

Questo passo è a dir poco scandaloso. A un cattolico che citasse il versetto 24 – senza rivelarne la provenienza – verrebbe con disprezzo rinfacciato un Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato! Leggi la Bibbia, non si parla di opere! Ma, purtroppo, anche per i protestanti le lettere di Giacomo sono
Bibbia. Per questo all’inizio parlavamo dell’apprezzabilità di questo testo che tenta almeno di spiegare dei passi che di solito vengono semplicemente omessi, o tagliati. Sì, tagliati. Di solito, anche quando Giacomo viene citato ci si limita al versetto 20 che pure può risultare scandaloso, ma solo relativamente. Infatti lo si può interpretare così: che è la fede quella che serve davvero, le opere sono solo il segno che la fede è vera. In realtà lo stesso accade per il nostro testo che ad una citazione così importante fa seguire un commento imbarazzato di sole tre righe. E che, se guardate bene, spiegano solo i versetti 20 e 26. Ma cosa pensare invece del 24 che parla proprio di opere che giustificano e non di semplici ancelle della fede? Non ci viene detto. Tenete presente il pure ignorato verso 19, ci tornerà utile in seguito.

 

Poi si continua con questo passo degli Efesini:

 

Noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha
precedentemente preparato, perché le compiamo.

(Ef 2, 10)

 

Altro scandalo. Ci viene rivelato che ci sono opere che noi dobbiamo compiere perché preparateci da
Dio, se vogliamo essere opera sua. Le opere sembrano quindi una cosa importante, non una semplice “prova” della fede o una sua applicazione pratica. Commento del testo:

 

2. Noi compiamo opere buone sostanzialmente per il motivo che:

a. Siamo brava gente.

b. Dio le ha precedentemente preparate per noi

 

Qui l’imbarazzo porta anche alla contraddizione. Se “siamo brava gente” non abbiamo bisogno di essere salvati e le opere buone le facciamo da noi. Insomma, cade tutta l’impostazione iniziale. Infine su queste opere non ci viene detto niente di più di quello che avevamo già letto, cioè che sono state preparate per noi. Nessuna spiegazione o riflessione su queste opere che possa esserci d’aiuto, solo il rimando ad un passo ancora peggiore tratto dal vangelo stesso:

 

31Ora, quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i santi angeli,
allora si siederà sul trono della sua gloria 32e tutte le genti
saranno radunate davanti a lui, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il
pastore separa le pecore dai capri.33 E metterà le pecore alla sua
destra, e i capri alla sua sinistra. 34Allora il re dirà a coloro
che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio; ricevete in
eredità il regno che vi è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. 35Poiché ebbi fame, e
mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere; fui forestiero e mi
accoglieste; 36fui ignudo e mi rivestiste, fui in prigione e veniste
a trovarmi. 37Allora i giusti risponderanno dicendo: “Signore,
quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato
e ti abbiamo dato da bere? 38E quando ti abbiamo visto forestiero e
ti abbiamo ospitato? O ignudo e ti abbiamo rivestito? 39E quando ti
abbiamo visto infermo o in prigione e siamo venuti a visitarti?”. 40E
il Re, rispondendo, dirà loro: “In verità vi dico: tutte le volte che
l’avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me”
[…] 46E questi andranno nelle pene eterne, e i giusti nella vita eterna.

(Matteo 25, 31-46)

 

Che cosa ci insegna questo passo? Leggiamo che:

 

Ciò che qui viene insegnato è che le
buone opere sono l’evidenza, la prova,
che uno sia salvato, evidenza
che egli ha fede genuina.


Questo quando chiunque può rendersi conto che nel testo la parola fede non compare nemmeno. Infatti si parla di opere e non di fede, come ci può insegnare del rapporto fra fede e opere? La triste verità è che questo passo ci rivela che ci sarà un giudizio sulle opere, e non il modo per trovare la prova
della propria salvezza Inoltre, non si tratta nemmeno di una parabola per cui non ci si può nascondere dietro più o meno espliciti significati simbolici. Siamo davanti ad un insegnamento diretto.

 

Fede, opere e amore


Il problema di fondo è l’uso che vogliamo fare della Bibbia. Se noi abbiamo già deciso che la salvezza proceda per fede o per le opere, siamo costretti a privilegiare alcuni passi e manipolare gli altri (sostenendo, come si fa qui, che non vogliono dire quello che effettivamente dicono). Quindi sarà la Bibbia a doversi adeguare alle nostre teorie, non il contrario. È l’unica strada praticabile, a meno che non vogliamo provare ad analizzare più in profondità il testo sacro e fare sintesi dei suoi insegnamenti.

Ripartiamo, quindi, dal testo di Matteo. Perché non accenna nemmeno alla fede? È molto semplice, perché la fede non è tutto. Almeno non nel suo significato originale. Il problema qui è capire chi è Dio e cosa voglia da noi. Tutto il messaggio del Nuovo Testamento è che Dio è Amore. Cioè il Dio di Gesù Cristo è il Dio dell’Amore, non il Dio della fede. Per questo Matteo ci dice che ci sarà un giudizio sull’amore. La semplice fede sembra non servire a Dio, infatti cos’è la fede? La fede è credere nell’esistenza di Dio e nell’Incarnazione. Ma questo non basta, perciò san Giacomo ammoniva che anche i demoni credono e tremano (così come un satanista crede in Dio ma per odiarlo) .E questo, ovviamente, non li salva dallo stato di dannazione.

Perché il Dio dell’Amore vuole l’amore dei suoi figli, e avere fede (cioè conoscere Dio) non vuol dire automaticamente amare. Certo, la fede è un dono di Dio tramite la Grazia. Ma il fatto che sia donata non vuol dire che obblighi all’amore. Per questo la fede è condizione necessaria ma non sufficiente per la salvezza. Necessaria perché per amare Dio bisogna conoscerlo, ma una volta giunti alla conoscenza
rimane la libertà di perdersi (come per esempio accade per il personaggio di Salomone). Altrimenti ricadiamo nell’orrore della predestinazione calvinista.

Prima di arrivare alla conclusione, si impone un’altra precisazione. Contro le opere si citano spesso passi paolini che mettono in primo piano la fede. In realtà, in questi passi san Paolo parla della fede in
contrapposizione alle opere della Legge. Perciò sono così perentori. Quando si passa invece alle opere della Grazia, come nel versetto degli Efesini, vedete che è tutto un altro discorso. Inoltre tutti i sostenitori della “sola fide” citano sempre i passi dove si parla della giustificazione di Abramo per fede, ma si guardano bene dal ricordare che nel famoso inno alla carità l’Apostolo delle genti dice che “se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.” (1 Cor 13, 2). Quindi il pensiero di San Paolo non è in alcun modo etichettabile sotto il semplicistico “sola fide”, perchè per lui
l’elemento essenziale era l’amore. E senza amore non c’è modo di salvarsi, nè con opere nè con fede.

 

Conclusione: et-et


In conclusione, tutti i passi citati parlano della Salvezzada diversi punti di vista, ma quello che li riassume tutti è il passo di Matteo. Perché in esso troviamo sia la fede che le opere. Infatti vedere Cristo
nel prossimo vuol dire avere fede in Lui, ovvero conoscerlo e riconoscerlo. Aiutare chi ha bisogno invece, vuol dire amare Dio e il prossimo. Ecco sintetizzati i due comandamenti principali.

Per questo si può ben dire che la Salvezza è un’opera gratuita della Grazia, in cui l’uomo viene salvato da Dio. Ma attenzione: gratuitamente sì, passivamente no. Dio non ha bisogno delle nostre opere, ma vuole il nostro amore. Le opere della Grazia sono frutto di questo amore e fanno parte dell’opera divina di cui parlava san Paolo.

Quindi si tratta, alla fine, di intendersi sui termini. Se parlando di fede, si dà per scontato il concetto di amore, allora si può dire che ci si salva per fede e che le opere vengono di conseguenza. Se però le opere ci vogliono, pur declassandole a “prove”, vuol dire che sono necessarie. Quindi è più corretto, e più chiaro, dire che la Salvezza è un dono della Grazia che procede insieme per la fede e per le opere. Spesso si cerca di far credere che la fede sia un dono della Grazia, mentre le opere sarebbero qualcosa di umano che quindi rischia di scivolare nell’auto-salvezza. In realtà, come abbiamo visto, esistono le opere della Grazia che non inficiano in alcun modo la gratuità della Salvezza. Stanno solo a indicare una verità che attraversa tutta la Bibbia: che Dio non ha fatto dell’uomo una marionetta, ma un essere libero che deve accettare la Salvezza ma anche collaborare ad essa per mostrare la sua adesione.

A riguardo, può essere molto utile leggere le parole del Catechismo riguardo la giustificazione e il merito.

 

Fede, opere e carità

 

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5 Responses to Salvezza per fede o per opere?

  1. Ettore says:

    Scrive Silvia:<"Ora et Labora" Prega e lavora, che io in questo caso tradurrei con prega e fà del bene. Che altro non è che l’applicazione di una più comune regola civile: pensa prima di agire e comportati bene! In fin dei conti anche i nostri genitori umani ci amano gratuitamente ma allo stesso tempo pretendono da noi un certo comportamento. Penso sia più o meno lo stesso concetto! Saluti!!Silvia

  2. Cantico says:

    La fede senza le opere è morta, come un uomo che si guarda nello specchio, vede che è spettinato però non fa niente per aggiustarsi i capelli.

  3. Ettore says:

    Hai ragione, grazie del commento 🙂

  4. Samuele says:

    Siamo daccordo su quando dici.
    Una dissertazione magnifica. Su questo siamo pienamente daccordo.

    Dico questo.
    La salvezza è per fede VERA la quale deve essere riposta in Gesù Cristo, nostro Salvatore.
    La vera fede porterà al rinnovamento della mente in modo tale che opereremo le opere che Dio ha preparato per noi.

    Gloria a DIO! ^^

  5. Ettore says:

    Mi fa piacere 🙂

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