Energia nucleare: le obiezioni non reggono



di Chicco Testa

Le
argomentazioni contro l’energia nucleare appartengono a due categorie.
Le prime relative alla sua utilità maggiore o minore nell’ambito delle
politiche energetiche passate e future. Le seconde sottolineano i
rischi per la salute umana e il pericolo di incidenti. In realtà, per
il sentimento antinucleare, solo le seconde sono veramente efficaci.

Il
referendum italiano del 1987, per esempio, ha goduto, per i promotori,
della leva enorme costituita dall’incidente di Chernobyl.

Ma il
movimento antinucleare, vedi l’articolo di Rina Gagliardi su questo
giornale, molto insiste sul carattere “scientifico” delle sue
obiezioni, descrivendo l’energia nucleare come una tecnologia obsoleta,
sorpassata e priva di prospettive. E affidando la soluzione dei
problemi ambientali e la necessaria riduzione di emissioni inquinanti
di ogni tipo ad altre scelte. Fondamentalmente, efficienza energetica e
rinnovabili. Ma purtoppo i dati, passati, presenti e di proiezione nel
futuro ci dicono che questa impostazione non basta. Ha fallito ed è
destinata a fallire.

Ho sotto gli occhi i dati relativi alla
produzione di energia elettrica negli ultimi 12 anni. Al contrario d
quanto si dice continuamente l’energia nucleare è quantitativamente
aumentata, in questo periodo, dai 2.380 ai 2.755 TWh (miliardi di
Kilowattora). In un Paese come gi Usa, per il quale si ripete
continuamente il luogo comune secondo il quale, dopo l’incidente (senza
morti e feriti) di TMI, l’energia nucleare sarebbe andata in stallo in
realtà essa è quadruplicata, passando da 251 miliardi di Kilowattora
dei 1980 agli 806 di oggi. Solo negli anni 90 sono entrati in funzione
47 nuovi reattori. Numeri? Certo, ma molto più eloquenti di
rispettabili desideri, che non coincidono con la realtà.

Ma non
è questa la cosa più importante. Perché insieme a questa buona tenuta
quantitativa è vero altresì che l’energia nucleare ha perso quote
percentuali. Mentre nel 1997 essa contribuiva per il 17% al fabbisogno
elettrico mondiale oggi il suo contributo è solo del 14%. Ed è qui che
sta il vero problema, cu cui riflettere seriamente. Da chi è stata
coperta la quota percentualmente persa dalla fonte nucleare? Dal
carbone e dal gas, che complessivamente in questi anni crescono di 8
punti percentuali, arrivando a coprire, insieme all’olio,più del 65%
della produzione di energia elettrica. Se si considera poi che in
questi 12 anni la torta elettrica è cresciuta del 50% si può facilmente
valutare di quanto in termini assoluti sia cresciuto il consumo di
carbone, gas e olio nella produzione di energia elettrica. Alla faccia
dell’effetto serra e di tutte le altre emissioni inquinanti legate ai
combustibili fossili. L’Oms calcola che esse siano responsabili di un
milione di morti all’anno. Importa a qualcuno?

Come sono andate
le rinnovabili in questo periodo? L’idroelettrico è cresciuto molto. Di
un buon 25-30%. Ma ciononostante perde 2 punti percentuali. La sua
crescita non riesce a stare al passo di quella dei combustibili
fossili. Delle altre rinnovabili (sole, vento, geotermico) meglio
tacere visto che la loro quota complessiva, nel 2009, è dell’1,8%. Più
un altro 1,5% fra biomasse e rifiuti. In altre parole e sinteticamente.
La battaglia contro il nucleare non è stata vinta dalle rinnovabili o
dal risparmio energetico. È stata vinta dai combustibili fossili. Cosa
su cui il movimento ambientalista si rifiuta di ragionare. O, messo
alle strette, preferisce puntare sul gas o addirittura sul carbone
pulito. Meglio, allora, dirlo esplicitamente e mettersi il cuore in
pace.

La ragione di questa vittoria è molto semplice. Carbone e
gas costano poco, troppo poco e sono ben lontani dall’esaurirsi. Per
cui risibili appaiono i ragionamenti sui costi troppo alti del
nucleare. Se è così, cosa molto discutibile, è solo perché i fossili, e
non certo le rinnovabili, costano meno. E costano meno perché scaricano
all’esterno i loro enormi costi ambientali, come ben argomenta il molto
citato studio del MIT sui costi dell’energia nucleare. Leggermente più
alti di quelli del carbone, ai prezzi attuali, non certo a quelli di
solo poco tempo fa; a meno che qualcuno non si decida a tassare
seriamente la CO2. Come chiedono da sempre i movimenti ambientalisti .

Sul
futuro del’energia nucleare saranno testimoni i prossimi anni. In
Europa gli unici due Paesi che, oltre all’Italia, avevano deciso
l’uscita dal nucleare erano Svezia e Germania. La Svezia ha annullato
questa decisione e ha varato un nuovo programma nucleare. In Germania è
attesa per l’autunno la decisone di cancellare la scelta di chiudere le
centrali entro il 2020 e prolungarne la vita per almeno altri 10 anni.
Poi si vedrà. Intanto la Germania continua a produrre più del 30% della
sua energia elettrica con il nucleare. Francia e Inghilterra, per
tacere degli altri Paesi europei, stanno costruendo o hanno in
programma diverse nuove centrali. Negli Usa, Obama è divenuto un deciso
sponsor del nucleare. Russia, Cina e India hanno programmi imponenti e
persino i Paesi produttori di petrolio e di gas varano programmi
nucleari pensando che il petrolio sia meglio destinarlo a cose
migliori. I destini del G8 ,i Paesi ricchi, e quello dei Bric (Brasile,
Russia, India, Cina) convergono, almeno per quanto riguarda il
nucleare. Fanno invece eccezione, guarda caso, i Piigs (Portogallo,
Irlanda, Italia, Grecia e Spagna).

Della sicurezza c’è poco da
dire. Qualsiasi comparazione fra morti e feriti provocati dal ciclo dei
combustibili fossili (miniera, estrazione, trasporto, funzionamento
delle centrali e smaltimento ceneri) e quello del nucleare pende a
favore del nucleare per diversi ordini di grandezza. E per quanto
riguarda il rilascio di radioattività si può citare lo studio più ampio
mai compiuto. Quello dell Istituto Americano sul Cancro che ha
analizzato la mortalità fra tutti gli abitanti e i lavoratori delle
contee americane, ben 107, in cui hanno sede impianti nucleari, non
trovando alcuna differenza statistica nella mortalità per cancro o
leucemia, rispetto al resto della popolazione. Rina Gagliardi si è
lamentata delle bugie “negazioniste “ su Chernobyl. Cito allora da due
autori fortemente e convintamente antinucleari, nonché chimici
illustri, Armaroli e Balzani. «Le vittime immediate sono state 56,
anche se altre fonti parlano di 200. A queste vanno aggiunte 9.000
persone, un numero molto minore di quello inizialmente stimato, che
moriranno prematuramente (?) a causa delle esposizioni alle radiazioni.
Di circa 4.000 bambini ucraini colpiti da cancro alla tiroide causato
dallo iodio radioattivo, per fortuna(?) soltanto 15 sono morti; gli
altri sono guariti». Macabra contabilità, ma dove è il mezzo milione di
morti della propaganda di Greenpeace, ripetuta da più di vent’anni?

E
lasciamo stare per favore anche i discorsi sulla fine dell’uranio, cosa
di cui non si preoccupa alcuna persona ragionevole, e tantomeno chi sta
realizzando oggi nel mondo decine di nuove centrali nucleari e che
ricordano tanto le trentennali prediche sulla fine del petrolio. I cui
consumi continuano intanto a aumentare. Come quelli dell’uranio.

Infine
Obama. Certo, il presidente americano continua a insistere sulla green
economy. Di cui fa parte per lui a pieno titolo l’energia nucleare. Al
contrario di molti si è posto la domanda fondamentale. Come fare fronte
alla richiesta di energia senza rafforzare ulteriormente i combustibili
fossili? E ci ricorda che «una centrale atomica a parità di energia
prodotta in un anno è capace di ridurre l’inquinamento di 16 milioni di
tonnellate di carbone. Praticamente è come togliere dalla strada 3,5
milioni di automobili». Una bella lezione di ambientalismo. In decine
di dibattiti mi sento ripetere sempre la stessa cosa: meglio le
rinnovabili del nucleare. Ammesso che le due cose siano comparabile,
perché nessuno dei miei amici ambientalisti dice mai: «Meglio le
rinnovabili dei combustibili fossili»?

Chicco Testa

P.S.
Dopo la copertina dell’Espresso sui rapporti fra mafia ed energia
eolica in Sardegna e l’inchiesta della Procura di Roma sempre sulla
corruzione legata all’eolico, spero che nessuno parli più del business,
naturalmente negativo, del nucleare.

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