Piccola apologia della Storia

 

Illustri studiosi, come March Bloch, si sono cimentati nella
non semplice impresa di spiegare l’utilità della Storia. Questo intervento
vuole essere un piccolo contributo al tema dell’apologia della Storia. Saltando
allegramente tutte quelle che possono essere le motivazioni classiche, come la Storia magistra vitae, e risultare quindi un po’ tediose passiamo subito
ad un aspetto meno noto che è quello dell’ambiguità della storia umana.

Diceva sempre March Bloch che la tentazione più pericolosa
dello storico è quella di giudicare. Un ammonimento vero nella misura in cui
non lo si estende anche al giudizio kantiano (del conoscere come giudicare, per
intenderci) ma lo si limita al giudizio morale in senso assoluto. Il quale, di
solito, pretende non solo di presentare come scientifica la propria opinione
personale ma anche di giudicare il passato secondo criteri moderni. Ed è così
che i “dilettanti della storia” – che affollano la rete e i giornali – cadono
in una forma particolare di anacronismo ideologico dal quale è quasi
impossibile tirarli fuori. Ma una Storia che giudica per condannare, di solito
viene usata anche per giustificare quando non per rimuovere eventi scomodi. Perché
l’altra tentazione a cui bisogna resistere è, appunto, quel giustificazionismo
di hegeliana memoria (fratello gemello del relativismo) per cui i più forti
hanno automaticamente ragione.

Il giudizio morale implica la concezione di bene e male. Ma
bene e male non sono concetti scientifici e soprattutto sono distribuiti in maniera non uniforme, e non come noi vorremmo. Detto in
parole povere, la Storia
è utile perché sconvolge i nostri schemi che ci porterebbero a individuare – in
maniera netta e manichea – buoni e cattivi. La Storia, quindi, non è in
bianco e nero ma è fatta soprattutto di sfumature. Ed è questo un concetto
molto caro a Vittorio Messori.

Ma uno dei più grandi storici ad aver capito e divulgato
questo concetto, è forse Indro Montanelli. Infatti ai lettori che gli
chiedevano lapidari giudizi di valore, lui rispondeva sempre facendo l’esempio
di Napoleone. E’ stato uno dei più grandi generali e politici della Storia,
oppure un criminale che ha messo a ferro e fuoco l’Europa intera?

La risposta è molto semplice: entrambe le cose. Questo è il
carattere ambiguo della Storia. Ai detrattori e agli ammiratori di Napoleone è
concesso di considerare solo uno dei due aspetti, non allo storico. Questa è la
scientificità della Storia. Col curioso particolare di scontentare tutti.
Perché i detrattori di Napoleone accuseranno lo storico di giustificazionismo,
i suoi ammiratori invece lo bolleranno come un calunniatore. Ma una cosa di
solito accomuna entrambi gli schieramenti di ogni tema: l’accusa di
revisionismo, rilanciata sempre dallo slogan “La Storia non si cambia!”.

Un’accusa che anche Montanelli riceveva spesso e della quale
lui semplicemente rideva. Infatti chi crede che il revisionismo sia un’accusa,
non ha capito niente della disciplina storica. Si potrebbe dire, invece, che il
revisionismo fa parte della natura stessa della Storia che non si accontenta
delle relazioni ufficiali dei fatti o di come questi sono stati tramandati. La Storia nasce dal bisogno di
soppesare quelle relazioni e di verificare quei fatti. Ed è un lavoro di
ricerca destinato a non concludersi mai. Lo storico, quindi, è per sua natura
un “revisionista”, altrimenti viene ridotto – come alcuni vorrebbero – ad una
sorta di cantastorie che non ha più da accontentare la corte di un re ma l’ancora
più capriccioso senso comune.

L’obiettività assoluta è ormai universalmente riconosciuta
come un obiettivo irraggiungibile al quale si può solo tendere. Il fatto però
che un lavoro storico scontenti tutte le parti in causa, di solito è il segno
di una raggiunta oggettità.

Un altro esempio che, sempre seguendo lo schema montanelliano, di
solito fa scatenare il putiferio? Eccolo servito.

Quella azteca fu una grande civiltà vittima degli spietati
Conquistadores, oppure fu una civiltà a sua volta conquistatrice dove si praticavano
cannibalismo e sacrifici umani?

Ai lettori l’ardua sentenza.

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2 Responses to Piccola apologia della Storia

  1. Francesca says:

    ciao, posso fare una domanda? .. Perchè la maggior parte dei tuoi interventi riguardano il cristianesimo? Sei molto credente?

  2. Ettore says:

    Certo, anche due 😉 Io sono cattolico, ma mi interesso molto di storia del Cristianesimo anche perchè ritengo sia uno dei fenomeni fondamentali dell’Occidente. Per questo nella mia facolta i professori ci avvertivano sempre che se volevamo vermente fare storia dovevamo accettare di occuparci in sostanza di cose religiose. E mi affascina anche perchè studiare la storia della Chiesa significa occuparsi di tutte le epoche storiche, dal mondo antico fino alla storia contemporanea.Un saluto 🙂

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