La celebrazione dell’Eucaristia


Dalla
«Prima Apologia e favore dei cristiani» di san Giustino martire
(Cap. 66-67; PG 6, 427-431)
 

La celebrazione dell’Eucaristia


A nessun altro è lecito partecipare all’Eucaristia, se non a colui che crede
essere vere le cose che insegniamo, e che sia stato purificato da quel lavacro
istituito per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e poi viva così
come Cristo ha insegnato.
Noi infatti crediamo che Gesù Cristo, nostro Salvatore, si è fatto uomo per
l’intervento del Verbo di Dio. Si è fatto uomo di carne e sangue per la nostra
salvezza. Così crediamo pure che quel cibo sul quale sono state rese grazie con
le stesse parole pronunciate da lui, quel cibo che, trasformato, alimenta i
nostri corpi e il nostro sangue, è la carne e il sangue di Gesù fatto
uomo. 
Gli apostoli nelle memorie da loro lasciate e chiamate vangeli, ci hanno
tramandato che Gesù ha comandato così: Preso il pane e rese grazie, egli
disse: «Fate questo in memoria di me. Questo è il mio corpo». E allo stesso
modo, preso il calice e rese grazie, disse: «Questo è il mio sangue» e lo
diede solamente a loro.
Da allora noi facciamo sempre memoria di questo fatto nelle nostre assemblee e
chi di noi ha qualcosa, soccorre tutti quelli che sono nel bisogno, e stiamo
sempre insieme. Per tutto ciò di cui ci nutriamo benediciamo il creatore
dell’universo per mezzo del suo Figlio Gesù e dello Spirito Santo. 
E nel giorno, detto del Sole, si fà l’adunanza. Tutti coloro che abitano in
città o in campagna convengono nello stesso luogo, e si leggono le memorie
degli apostoli o gli scritti dei profeti per quanto il tempo lo permette.
Poi, quando il lettore ha finito, colui che presiede rivolge parole di
ammonimento e di esortazione che incitano a imitare gesta così belle.
Quindi tutti insieme ci alziamo ed eleviamo preghiere e, finito di pregare,
viene recato pane, vino e acqua. Allora colui che presiede formula la preghiera
di lode e di ringraziamento con tutto il fervore e il popolo acclama: Amen!
Infine a ciascuno dei presenti si distribuiscono e si partecipano gli elementi
sui quali furono rese grazie, mentre i medesimi sono mandati agli assenti per
mano dei diaconi.
Alla fine coloro che hanno in abbondanza e lo vogliono, danno a loro piacimento
quanto credono. Ciò che viene raccolto, è deposto presso colui che presiede ed
egli soccorre gli orfani e le vedove e coloro che per malattia o per altra
ragione sono nel bisogno, quindi anche coloro che sono in carcere e i pellegrini
che arrivano da fuori. In una parola, si prende cura di tutti i bisognosi.
Ci raduniamo tutti insieme nel giorno del Sole, sia perché questo è il primo
giorno in cui Dio, volgendo in fuga le tenebre e il caos, creò il mondo, sia
perché Gesù Cristo nostro Salvatore risuscitò dai morti nel medesimo giorno.
Lo crocifissero infatti nel giorno precedente quello di Saturno e l’indomani di
quel medesimo giorno, cioè nel giorno del Sole, essendo apparso ai suoi
apostoli e ai discepoli, insegnò quelle cose che vi abbiamo trasmesso perché
le prendiate in seria considerazione.

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60 Responses to La celebrazione dell’Eucaristia

  1. Angelo says:

    mi domando quanti di quelli che partecipano al rito sono consapevoli di quello che scrivi e quanti lo fanno per mero condizionamento… senza sapere un accidente di nulla (secondo me la maggioranza)

  2. Ettore says:

    Io credo e spero che ormai ci sia sempre più consapevolezza. In certi ambienti se dici che vai a messa ti guardano come un marziano, accettare questo per partecipare abitudinariamente ad un rito che magari non si capisce sarebbe da autolesionisti. Cmq quello che a me interessava di questa lettura è l’aspetto storico/teologico e quello pastorale. Il primo perchè mostra come la dottrina dell’eucarestia sia già pienamente sviluppata con san Giustino che scrive nel II secolo. Il secondo perchè fa vedere come la Domenica era al centro dell’attività pastorale, questo credo che non sia sempre possibile nel vecchio sistema della parrocchia che ormai è diventato molto anonimo e impersonale.

  3. Angelo says:

    in altri se dici che non ci vai ti guardano come eretico… dipende dagli ambienti che frequenti.

  4. Jole says:

    Ettore e Angelocerte volte qlcn ha una sua messa personale da celebrare, un rendimento di grazie altrove da rendere, come stare vicino ad un ammalato oppure compiere un gesto di carità o disolidarietà………in qst casi se nn vai a messa nn sei eretico e se ci vai nostante tu sia chiamato altrove allora si che sei eretico 😉

  5. Silvia says:

    Jole: concordo in pieno! In generale mi piace il tuo pensiero, spesso basato sulla pratica che sulla teoria. La tua umanità credo sia l’esempio migliore di cristianità al di là di tutti i commenti e di tutte le parole. Anche se penso che il massimo sia equilibrare le cose, senza togliere nulla alle opere che sono la vera preghiera a Dio.Ettore: chiedo scusa per l’altro commento… Angelo: "senza sapere un accidenti di nulla" è praticamente impossibile o quasi. La Messa è aperta a chiunque ma frequentata per la maggioranza (se non la totalità) da cattolici. Inoltre, per poter partecipare alla Comunione devi aver partecipato al catechismo dove queste cose ti vengono insegnate. Quindi, la maggioranza delle persone sa.Se poi tanti partecipano passivamente, controvoglia, solo per abitudine o sfoggiare la pelliccia del momento è un discorso a parte. Al massimo potresti dire che la maggior parte non dà più significato a questi gesti ma non che non lo conosce.L’intervento in questione usa parole che appartengono al comune sapere medio cattolico (categoria nella quale mi ritrovo). Sul condizionamento… chiunque dal momento in cui ha messo piede nel mondo è condizionato. Il problema semmai è che questo condizionamento sia aperto al cambiamento.Io, cattolica, con un marito della stessa religione crescerò i miei figli in questa direzione (secondo te li condizionerò). Da grandi, saranno liberi di scegliere. Il condizionamento c’è, è la base del vivere; la costrizione è diversa.

  6. Jole says:

    Per amore di verità devo dire che quello che ho scritto nn è frutto della mia riflessione personale ma è quello che mi insegna la chiesa ( e il Vangelo prima di tutto), quella chiesa di cui chi non ne fa parte e critica conosce solo "regole e paletti". Il mio latino è troppo scarso x capire xkè "ite missa est" è stato tradotto con "la Messa è finita, andate in pace" in realtà ( e qst è pure una cosa che viene ripetuta continuamente dai pulpiti) la vera messa comincia proprio quando finisce il rito. Anche l’Eucaristia con tutto il suo carico di trascendenza non serve a molto se resta un fatto chiuso nel proprio "se". Come Maria dopo l’annunciazione corse da Elisabetta a darle la bella notizia, noi dobbiamo andare e portare agli altri la gioia di questo incontro.Per quanto riguarda l’aspetto storico-teologico-pastorale concordo che le primissime comunità cristiane gia celebravano l’Eucaristia e nn so se la didachè è precedente o posteriore a qst testo, cmq se ne parla anche lì.

  7. Ettore says:

    Sì, sono d’accordo anche io 🙂 Un saluto a tutti.

  8. Carlo says:

    Il Giorno del Sole..Uhm..Sunday…LA DOMENICA!Che dire altro che AMEN!Buona Giornata da Carlo.

  9. Ettore says:

    Grazie, anche a te 🙂

  10. Angelo says:

    X silviaUn esperimento fatto di persona anni fa, una sorta di intervista all’uscita della messa domenicale, mi fece rendere conto della impreparazione dilagante, della assuefazione a riti che assumevano la connotazione di litanie senza un senso compiuto, fatte e rifatte fino al punto da dimenticarne l’essenza. Da una visura sul campo la mia osservazione. Sempre pronto comunque a dimostrare di nuovo quanto affermato. Ciao

  11. Angelo says:

    X joleTu sei cristiana, non credo cattolica. Ciao

  12. Ettore says:

    Nono. Jole è molto cattolica!Per il resto, dipende anche da quanti anni fa…nemmeno io credo che la gente abbia una grande preparazione teologica, è probabile che molti di loro non conosceranno il termine "transustanziazione" ma non vuol dire che non sappiano cosa sia.

  13. Silvia says:

    Angelo, non ho nessun motivo per dubitare di ciò che scrivi, solo mi sembra molto strano poichè, appunto, questo è uno degli interventi più semplici e alla portata di tutti che io abbia letto negli ultimi tempi.Se fossi una delle intervistate, molto probabilmente, fallirei molte domande sul cattolicesimo, sul cristianesimo, sulla chiesa e tutto quello che leggo negli interventi qui sul blog. Devo ammettere, anche, che questo è uno dei motivi (oltre ai battibecchi spesso divertenti e simpatici) per i quali continuo a leggere: conoscere.

  14. Jole says:

    Ettoregrazie x la "difesa" d’ufficio ;)Angelosono cattolicissima ed è quello che vorrei far capire. Forse x qlcn sono una rarità ma nn è così. Gente bigotta puoi trovarne ancora oggi, ma x fortuna sono la minoranza ( e cmq nn è colpa loro ma di come sono stati educati alla fede).Ripeto che quello che ho scritto nn è un mio pensiero ma quello che viviamo tutti. Forse tu eri gia molto avanti per i tuoi tempi x qst hai trovato difficoltà.Per quanto riguarda l’Eucaristia, perfino il miglior teologo deve ammettere che è un Mistero talmente grande da sfuggire alla comprensione umana. E’ IL SACRAMENTO forse l’unico secondo alcuni. Vedi è anche facile x qst risultare eretici, basta dire che Gesù scende nell’ostia invece di dire che E’ l’ostia, ma qst nn significa non capire cosa si va a ricevere, l’importante è sapere che SI RICEVE GESù . La fede è una cosa semplicissima ed è per tutti acculturati e non. ciao baciPS: Angelo, i riti diventano vuoti quando sono sempre gli stessi, una buona pastorale deve essere al passo coi tempi, valutare nuovi segni e caricarli di contenuto che abbiano un senso nel vissuto delle persone. A parte i segni del pane e del vino gli altri possono cambiare e anni fa quando qui dilavaga il problema monnezza ho assistito personalmente ad un offertorio in cui venivaportato all’altare un sacchetto di spazzatura x sottolineare l’impegno che la comunità stava dando in quei giorni allestendo nel proprio cortile una differenziata privata x tutto il quartiere. Come vedi la fede può essere vissuta in modo molto bello e reale.

  15. Ettore says:

    Silvia: Le tue parole mi fanno molto piacere, spero di essere all’altezza 🙂

  16. Ettore says:

    Jole: Figurati 😉

  17. luigi says:

    1Corinzi 11:23-29Poichè io ho ricevuto dal signore ciò che vi ho anche trasmesso: Che il Signore Geù, nella notte in cui fu tradito, prese del panee, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse:Prendete , mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi; fate questo in memoria di me. Parimenti, dopo aver cenato, prese ancheil calice, dicendo:Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memora di me. Poichè ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annuziate la morte del Signore, finché egli venga. Perciò chiunque mangia di questo pane o beve del calice del Signore indegnanmente, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore. Ora ognuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva del calice, poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia ebeve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore.

  18. Ettore says:

    Eh già. Mangiare quel pane senza discernere il corpo del Signore è un bel guaio. Enfatizzare la parte dell’esame di coscienza non credo cambi le cose.

  19. Jole says:

    Siamo tutti indegni di ricevere l’Eucaristia….almeno io lo sono, ma la ricevo non come premio ma x crescere in santità secondo la volontà di Dio. "Oh Signore, non sono degna di partecipare alla Tua Mensa ma dì soltanto una parola ed io sarò salvata"….

  20. Marco says:

    Mi permetto di fare un paio di considerazioni. L’eucarestia è sicuramente il sacramento più importante per ogni cristiano perchè permette di ricevere, seppur simbolicamente (non credo e ritengo assurdo il dogma della transustanziazione) il corpo di Gesù. Ecco perchè la scomunica è sicuramente la pena più grave che può essere comminata ad un credente.Non mi piace affatto invece il pensiero di Jole quando dice che tutti sono indegni di ricevere l’Eucarestia. Da cristiano non mi sono mai sentito indegno di ricevere questo sacramento perchè mi sono sempre sentito apposto con la mia coscienza. Comunque dopo hai precisato che TU lo sei, quindi probabilmente non volevi generalizzare.Un’ultima considerazione la faccio su ciò che ha scritto Angelo e che mi trova in parte d’accordo. Sicuramente c’è tanta tanta ignoranza tra coloro che si professano cattolici. Pochissimi tra quelli che ho conosciuto in vita mia e che tuttora frequentano la Chiesa, credono nel dogma della transustanziazione. Ma dubito anche che credere in questo dogma possa rendere un cristiano più o meno cattolico. E’ un pensiero ovviamente personale. Questi ormai non sono più problemi che mi riguardano. Saluti a tutti.

  21. Jole says:

    MarcoIn parte hai ragione. Ho scritto che siamo tutti indegni perchè nessuno può dirsi giusto e senza peccato, ovvio che qst presa di coscienza poi ci rende degni per Grazia. Sentirsi apposto con la coscienza vuol dire aver capito i propri errori, non ritenersi perfetti. Siamo indegni in quanto peccatori e degni x la verità che sappiamo riconoscere in noi stessi. Grazie per l’opportunità che mi hai dato di spiegarmi meglio.ciao^__^

  22. Angelo says:

    X marcoPochissimi tra quelli che ho conosciuto in vita mia e che tuttora frequentano la Chiesa, credono nel dogma della transustanziazione>>>>molti di quelli che ho conosciuto io non sapevano neppure di cosa parlavo… ( anche in epoca recente)

  23. Angelo says:

    X joleancora oggi si predilige la forma alla sostanza nella chiesa cattolica, il mio essere avanti come dici tu è stato un problema 30 anni fa e lo è tutt’ora, io mi sono anche fermato, ma pochi mi hanno raggiunto, la moltitudine è rimasta dov’era tanti anni fa, ancora oggi per fare accostare le giovani leve al sacramento della comunione si fanno feste e prove tecniche di trasmissione, una religione di massa non selettiva che bada al numero e non alla sostanza, una scelta organizzata, una linea politica precisa. Ciao (peccato che quelli come te siano pochi, troppo pochi per cambiare la tua chiesa davvero)

  24. Ettore says:

    Però esiste una indegnità fisiologica che è quella di ogni persona, e una indegnità "patologica" o soggettiva come quella di chi si comunica senza credere al sacramento o di chi è in peccato grave o mortale. Per il resto, a me non attirano questi paradigmi della massa e compagnia bella. Fra i credenti ci può essere ogni debolezza umana e teologica, ma io non ardisco di giudicarne la fede e la convinzione in base a qualche sondaggio. Detto con franchezza.

  25. Jole says:

    AngeloMi spiace xla tua resa, se avessi aspettato quei pochi che ti hanno raggiunto magari insieme potevate fare qlcs di buono, quello che TU e soloTU potevi fare nessun altro potrà farlo e lasci un buco, un vuoto che resterà anche x quelli che verrano dopo. Noi siamo responsabili dell’umanità intera, siamo tasselli unici, non sostituibili. Una mia amica ha scritto una cosa che nn so se è sua o di qualcun altro: SE MI CALPESTANO DIVENTO STRADA BATTUTA. Ecco qst è il vero senso del nostro impegno e il senso della Croce e della Risurrezione, del Battesimo e della Trasigurazione di cui L’EUCARISTIA è nutrimento. Io nn combatto da sola, siamo una moltitudine e lottiamo dentro e fuori la chiesa x qlcs che ci supera infinitamente ma che abbiamo nelle vene e alla quale nn sappiamo rinunciare, x la quale siamo disposti anche al martirio, ma nn ci arrendiamo, anche se incompresi, anche se osteggiati, calunniati e messi al bando. Resteremo x essere presenza, sostegno, accoglienza, testimonianza dell’Amore di Cristo. Non trovare scuse a te stesso ( stesso discorso che settimane fa hai fatto ad una ns amica comune) xkè se vedi nella chiesa cose che nn ti piacciono un pò di responsabilità ce l’hai anche tu che hai mollato (scusa la franchezza spero di incontrarti in chat x finire qst discorso) . TVB ^__^

  26. Marco says:

    Ma che è l’indegnità fisiologica???

  27. Angelo says:

    X joleIl mio mollare è stato conseguenziale ad una crisi di fede… che poi questa viaggiasse piu o meno al passo con il vedere cose storte nella chiesa cattolica è il contorno…So bene del tuo impegno e di quello di molti di voi, ma le moltitudini sono altra cosa…. :-)X ettoreIl sondaggio non era per giudicarne la fede… al massimo la preparazione. Ma detto con franchezza se tanto mi da tanto… è desolante.

  28. Angelo says:

    X marcoInteressante domanda

  29. Ettore says:

    E’ quello di cui Jole parlava, è la piccolezza dell’uomo rispetto a un mistero così grande. Non averne fatto esperienza vuol dire non avere mai fatto per bene la comunione.

  30. Marco says:

    Premesso che sono gli uomini a crearsi i misteri più grandi io dalle vostre affermazioni deduco che ogni uomo è indegno a ricevere l’eucarestia. Perché? ma soprattutto chi lo ha detto e chi lo decide???

  31. Ettore says:

    E’ un dato di tutta la tradizione giudeo-cristiana. L’attesa di un Messia denota l’esigenza di essere salvati, e chi deve essere salvato ha bisogno di misericordia. Nelle sepolture ebraiche c’era la consuetudine di incrociare le braccia del cadavere, la destra sulla sinistra. Perchè la destra rappresentava la misericordia e la sinistra la giustizia. Era un modo di chiedere a Dio di far prevalere nel giudizio la prima sulla seconda. Solo nella Sindone la sinistra sta sulla destra, a indicare che Gesù non aveva bisogno di misericordia.L’indegnità viene dalla realtà del peccato che ci riguarda tutti. C’è un anedotto molto simpatico sulla santità, se tu vuoi verificare la santità basta che vai in un bar e al primo che trovi gli dici "tu sei un avaro!". Ovviamente il malacapitato si arrabbierà, dirà tipo "avaro io? e chi sei tu per dirlo? che ne sai tu di quello che io ho fatto a questo e a quell’altro?!". Se invece un altro ti dice "è vero, hai ragione", ecco quello è san Francesco. Cioè il cristiano non è tanto quello che non commette i peccati, è soprattutto quello che i suoi peccati li vede. L’altra obiezione classica è questa: "d’accordo, ma io non ho mai ucciso nessuno, non ho mai rubato ecc… non sono mica un criminale". Il punto è che il male è una realtà molto più profonda. Il Cristianesimo è un cammino di discesa, mi rendo conto che può sembrare una cosa deprimente ma per me che lo vivo è l’esatto contrario. E’ la Verità che rende liberi, se noi osiamo fare la comunione è perchè si tratta di una Grazia che Dio ci dona, non un diritto che ci è dovuto perchè siamo belli e buoni.

  32. Marco says:

    Grazie… Mi hai ricordato alcuni motivi per cui non sono più cristiano.

  33. Marco says:

    "il cristiano non è tanto quello che non commette i peccati, è soprattutto quello che i suoi peccati li vede."Non penso proprio. Primo perchè bisognerebbe definire cosa è peccato e cosa non lo è. Quello che può essere peccato per un cristiano non lo è magari per un musulmano o un ebreo e viceversa. Secondo ci sono molti cristiani che non vedono proprio i loro peccati e che pretendono addirittura di entrare nel ruolo di moralizzatori, categoria davvero pessima.

  34. Angelo says:

    concordo

  35. Ettore says:

    Bene. Cose irrilevanti, insomma…

  36. Jole says:

    beh, concordo anche io con te, Marco, ma resto cristiana e provo a nn essere moralista e a guardare solo ai miei di peccati e nn a quelli degli altri.ciao

  37. Maurizio says:

    Marco, tutti siamo moralisti e tutti facciamo la morale a tutti, anche se non è bello dirlo. E’ una caratteristica comune che, se taciuta, ci trasforma in ipocriti, se riconosciuta in onesti, prima ancora che cristiani o appartenenti a non si sa che religione.

  38. Marco says:

    Non proprio Maurizio. E’ vero che tutti abbiamo una nostra etica personale e che tendiamo a fare la morale agli altri ma con il termine moralizzatore intendo un’altra cosa. Ci sono persone (non solo tra i credenti, anche se tra questi la tendenza è più diffusa) che pretendono di imporre la propria etica anche agli altri e passano gran parte della loro vita a giudicare in maniera dispregiativa coloro che non rispettano certi canoni di moralità, i cosiddetti peccatori.Ti posso fare un esempio pratico. La settimana scorsa ho risentito dopo dieci anni un mio compagno delle medie e, parlandoci, ho scoperto che ha problemi di tossicodipendenza. E’ ovvio che mi dispiaccia ma non è che per questo ho cambiato il mio giudizio su di lui o abbia deciso di troncare i rapporti presenti e futuri. Anch’io ho una mia etica, come tutti, ma non mi metto a discriminare le persone per questo.

  39. Maurizio says:

    Non discrimini nessuno perché ritieni che sia giusta la discriminazione nel caso di alcune rotture del codice morale: se un tuo compagno fosse un assassino, magari i rapporti li romperesti, per via di una tua scelta etica. Scelta che a te apparirà giustissima e che non provocherebbe una mia condanna, ma comunque tutti decidiamo sulla base di canoni.Ma risponderai, perché così mi hai già risposto, che comunque esistono dei canoni minimi che sono uguali a tutti gli uomini sensati (il divieto di assassinio, per esempio). Così facendo, però, non faresti altro che assolutizzare una tua scelta morale, cercando di imporla agli altri e ricadendo nella categoria dei moralizzatori.

  40. Marco says:

    Non è assolutamente vero. L’omicidio implica il togliere la vita ad un’altra persona, non è una questione di canoni minimi di moralità. E a dirla tutta non ritengo giuste nemmeno le discriminazioni che rompono il mio codice morale. Comunque come al solito si sta andando OT; la mia era solo una puntualizzazione ad una frase di ettore che diceva che i cristiani sanno vedere i loro peccati.

  41. Ettore says:

    Puntualizzo anche io allora: i cristiani che hanno una fede adulta. Le cose non sono sempre come dovrebbero essere, non credevo di doverlo evidenziare…

  42. Maurizio says:

    Tu dici che togliere la vita ad un’altra persona sia un tabù e pretendi anche che nessuno la possa pensare diversamente. Sei un moralizzatore esattamente come lo sono io e come lo sono tutti.

  43. Marco says:

    Non lo dico io Maurizio. E’ uno dei pochi "comandamenti" comuni a tutte le religioni (anche se poi in tutte le religioni molti non lo hanno rispettato); il non uccidere (a meno che non sia per legittima difesa o sopravvivenza) è alla base di ogni civiltà. E poi hai capito benissimo quello che voglio dire, è inutile che giochi con le parole. Ma se vuoi che ragioni come te benissimo, allora esistono moralizzatori più invadenti e che si permettono di giudicare anche cose che riguardano solo la sfera personale e moralizzatori meno invadenti che si preoccupano solamente che nessuno faccia del male al prossimo.

  44. Marco says:

    E per puntualizzare ulteriormente l’omicidio non è solo un peccato ma è soprattutto un crimine punibile in ogni stato del mondo. Ci sarà un motivo per cui tutti i popoli lo considerano un reato, no???!!!

  45. Zel says:

    Marco: il "non uccidere" non è un comandamento comune ad ogni civiltà, anzi!!! Ci sono civiltà in cui lo status privilegiato dei cittadini era dato dal numero di uccisioni compiute, dal modo in cui avevano ucciso e dalla trattazione del corpo dell’ucciso… direi che "non uccidere" sarebbe davvero uiversalistico se fosse "non uccidere membri integrati della tua comunità": questo sì che è universale. L’uccisione di outsiders, di esclusi, di stranieri, di apostati della comunità è sempre stata una norma sancita dalle leggi e approvata dagli dei, in gran parte del mondo. La motivazione del divieto invece universale di uccidere membri attivi della comunità è palese: eliminando un membro produttivo, si andava a ledere al buon funzionamento e alla prosperità della propria società.

  46. Maurizio says:

    Esistevano comunità, però, in cui non valeva il ‘non assassinare’ (il concetto a cui si rifà Zel), ma era in vigore un ‘non assassinare senza un giustificato motivo’: l’istituto della faida permetteva, per esempio, di uccidere una persona che non ti aveva fatto niente e che magari non era nemmeno al corrente di un torto che avessi subito, ma che era unicamente imparentata con un tuo nemico. Oppure forme di paganesimo in cui vigeva l’offerta in sacrificio di membri della comunità stessa.

  47. Zel says:

    Maurizio: la faida è rimasta sempre una cosa socialmente deprecabile, per quanto legittima; il sacrificio al dio di un membro della comunità portava più vantaggi rispetto alla perdita di manodopera… è sempre un dare e ricevere!

  48. Marco says:

    Intendevo civiltà moderne… visto che qui bisogna sempre puntualizzare per farsi capire

  49. Maurizio says:

    Deprecabile non direi: era dovere d’onore in molte culture vendicare ogni affronto subito.

  50. Zel says:

    MArco: sai che tendo a leggere le cose sul piano storico-antico!Maurisio: la vendetta era sì motivo d’onore, laddove fosse sancita da legge. Diverso è il discorso della faida: benchè la famiglia la percepisse come punto d’oore, era socialmente deprecabile in quanto andava a ledere alla forza lavoro della comunità e alla sua stabilità… fu tra le prime cose a cui le leggi posero un limite o regolamentarono la cosa, in modo da tenerla sotto controllo e limitata… inoltre, la "faida" come l’intndiamo noi è un concetto prettamente medievale (cristiano!!!!!), ma non ho mai sentito di onori tributati a due famiglie in faida da parte della società o della comunità…

  51. angelo says:

    ETTORE“…quello che a me interessava di questa lettura è l’aspetto storico/teologico e quello pastorale. – Il primo perchè mostra come la dottrina dell’eucarestia sia già pienamente sviluppata con san Giustino che scrive nel II secolo. – Il secondo perchè fa vedere come la Domenica era al centro dell’attività pastorale, questo credo che non sia sempre possibile nel vecchio sistema della parrocchia che ormai è diventato molto anonimo e impersonale.”.Un piccolo ma importante contributo, il tuo, per sensibilizzare e rinnovare… Con “la fantasia della carità”. Colui che ha ispirato la pagina del martire Giustino è lo stesso Spirito che anima la Chiesa del nostro tempo. COMMENTIAd alcuni l’argomento non interessa proprio ma serve per fare le pulci e rilevare le incoerenze dell’uno o dell’altro. E’ uno sport, noiosissimo, in voga dove c’è aria di cattolicesimo. I credenti sanno che il Maestro, proprio per non lasciarci orfani, in balia di tendenze e fragilità, ci ha lasciato il MEMORIALE, attraverso il quale la Chiesa-Popolo di Dio, casa aperta e accogliente, ogni giorno viene rivitalizzata. PAOLO AI CORINTISenza mezzi termini affronta le miserie e le contraddizioni della comunità che ha fondato:“…E mentre vi do queste istruzioni, non posso lodarvi per il fatto che le vostre riunioni non si svolgono per il meglio, ma per il peggio. – Innanzi tutto sento dire che, quando vi radunate in assemblea, vi sono divisioni tra voi, e in parte lo credo. – E’ necessario infatti che avvengano divisioni tra voi, perché si manifestino quelli che sono i veri credenti in mezzo a voi. – Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. – Ciascuno infatti, quando partecipa alla cena, prende prima il proprio pasto e così uno ha fame, l’altro è ubriaco. – Non avete forse le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il disprezzo sulla chiesa di Dio e far vergognare chi non ha niente? Che devo dirvi? Lodarvi? In questo non vi lodo! “ (1 Cor. 11.1-34)GIUSTINO MARTIRE“…essendo apparso ai suoi apostoli e ai discepoli, insegnò quelle cose che vi abbiamo trasmesso perché le prendiate in seria considerazione. JOLE PACENon saprei cosa citare. Hai preso “in seria considerazione” l’insegnamento di Giustino. Complimenti! Ti sforzi di superare le difficoltà rilevate da Ettore: il rapporto “molto anonimo e impersonale” dell’Eucaristia Domenicale. Cattolica? Cattolicissima. Più che da punzecchiare, sei da sostenere e imitare.

  52. Maurizio says:

    Faida, nel diritto germanico, è un termine che appare nelle consolidazioni altomedievali, ma le consolidazioni sono sempre l’impronta del diritto che le precede, non di quello che le segue. Il tentativo di frenare le faide avvenne solo dopo lo stanziamento su suolo già romano, mentre nelle prime consolidazioni essa appare come senza alcuna pena (e questo significa che non era considerata socialmente deprecabile). Per ‘onori sociali’ non dobbiamo poi vedere eventuali onori tributati da una forma statale all’epoca inesistente, ma dobbiamo vedere cosa accadeva in formazioni sociali più ristrette (perché il nostro concetto di comunità è viziato dallo statalismo: l’individuo, invece, è collocato in una serie di cerchi concentrici, famiglia nucleare, parentado, villaggio, stirpe e infine popolo), dove magari l’andare avanti della faida è accettato come cosa normale e non deprecabile, nonostante la consolidazione del Re (che comanda il popolo) cera di incentivare soluzioni alternative.

  53. angelo says:

    GIUSTINO MARTIRE"…Così crediamo pure che quel cibo sul quale sono state rese grazie con le stesse parole pronunciate da lui, quel cibo che, trasformato, alimenta i nostri corpi e il nostro sangue, è la carne e il sangue di Gesù fatto uomo. VENEZUELA: una testimonianza di Chiesa localeGIOVANNI PAOLOII: nel segno della continuità e dell’innovazione.http://globulirossicompany.spaces.live.com/blog/cns!AF154A77143EA6C6!1130.entry

  54. Ettore says:

    Grazie Angelo 🙂

  55. Zel says:

    … da babilonia in poi se non prima lo Stato era tale,, così come lo intendiamo oggi… quindi maurizio non capisco a quali società ti riferisci che non si calavano in strutture sociali complesse…

  56. Ettore says:

    No, attenzione. Lo stato moderno è nato in Occidente e, per esempio, ai tempi di Luigi XIV ancora non c’era. Per stato moderno si intende la presenza di una macchina statale con un apparato burocratico efficiente e centralizzato, confini ben delimitati, una concezione del potere non patrimoniale, monopolio della forza ecc… Nella Francia di Luigi XIV c’era ancora la venalità degli uffici, ed è tutto dire. Lo Stato come noi lo intendiamo è una cosa piuttosto recente.

  57. Zel says:

    Ettore: errore mio… penso a Stato come organizzazione di un potere centrale e un apparato burocratico, difensivo ecc dipendente da tale potere, in contrapposizione alle popolazioni etnografiche…

  58. Maurizio says:

    I costituzionalisti individuano come prima forma di Stato l’assolutismo seicentesco. Prima è più corretto parlare di monarchia nazionale (per il tardo medioevo e rinascimento), di monarchia feudale (la c.d. società senza Stato per antonomasia) e la stessa organizzazione romana, sebbene molto raffinata, non è considerata statale a tutti gli effetti.Lo Stato prevede prima di tutto l’unicità e l’assolutizzazione di un ordinamento giuridico, mentre in precedenza si assisteva al fenomeno della compresenza di più ordinamenti in uno stesso territorio (personalismo giuridico), oppure il pluralismo delle fonti di produzione del diritto.

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