Da lunedì smetteremo di odiarci?

di Giampaolo Pansa

Non
parlo degli altri. Parlo soltanto di me. Ho seguito molte campagne
elettorali della Prima e della Seconda Repubblica. Ma non ne ho mai
vista una tanto perversa e, insieme, grottesca come quella che si è
conclusa ieri. Per questo mi dichiaro stufo, nauseato, schifato della
lotta politica italiana. Dalle facce dei suoi leader. Dalle loro
sparate su giornali e tivù. Dalla banalità velenosa che schizzava da
ogni comizio o intervista. Dalla loro voglia di distruggersi. E infine
dall’odio che seminavano in un paese già troppo nemico di se stesso.

La memoria mi suggerisce
una sola pronuncia corretta e sensata. L’ha fatta non so dove il leader
dell’Udc, Pierferdinando Casini. Attenzione, non sto suggerendo ai
lettori del “Riformista” di votare per lui. Né tanto meno lo farò io.
Dal momento che, come ho già detto in uno dei Bestiari, non andrò al
seggio. Schierandomi con il partito più numeroso: quello
dell’astensione.


Ma qualche giorno fa, ho letto sul Televideo
della Rai una dichiarazione di Casini che mi ha trovato d’accordo.
Nella sostanza diceva: attenzione, l’Italia è ormai un paese dove tutti
sono contro tutti.


Gli italiani contro gli extracomunitari. I
laici contro i cattolici. Gli antagonisti contro i moderati. Gli
eterosessuali contro gli omosessuali. I governativi contro gli
oppositori del governo. I fanatici del rosso contro quelli
dell’azzurro. Insomma, aggiungo io, abbiamo adottato lo schema del
peggior tifo calcistico: un blocco di ultrà contro l’altro. Per il
momento a parole, ma in futuro con armi assai più pesanti.


Casini
ha ragione. E come lui hanno ragione tutti gli analisti che affermano:
la prima riforma da attuare dopo le elezioni è la riconciliazione
nazionale. Lo penso anch’io, sia pure con molto scetticismo. Sono
scettico perché conosco l’Italia e non soltanto, come ha sentenziato un
lettore del “Riformista”, perché leggo molti giornali e guardo i
telegiornali di Sky. La conosco perché ci vivo da settant’anni e ne ho
studiato la storia, quella vecchia e quella nuova. Siamo sempre stati
un paese di fazioni, di scontri fra una città e l’altra, di bande
rivali, di guerre civili combattute con il gusto sadico di straziare
l’avversario.


Può cambiare un paese fatto così? Per poter
nutrire qualche speranza, sarebbe indispensabile che i leader politici
cambiassero spartito e iniziassero a suonare una musica diversa. Ma non
riesco neppure a immaginare che ne siano capaci. Il primo buon esempio
dovrebbe darlo il capo partito più forte, Silvio Berlusconi. In questa
campagna elettorale ha di certo invaso tutti i media, però non so
quanto gli sia giovato. Troppo collerico, iroso, ringhiante,
indemoniato, con l’urlo di rabbia continuo. Insomma tutto il contrario
della calma forza tranquilla che dovrebbe esprimere un leader liberale,
come il Cavaliere dichiara di essere.


Di Berlusconi mi ha
colpito un dettaglio per niente irrilevante: la sua ossessione per la
forma fisica, che poi nasconde il terrore di morire. Ha iniziato la
campagna spiegando che si sentiva tanto forte da poter sfidare a
braccio di ferro il mitico Carnera e batterlo. E dopo aver rivelato che
si ritirerà tra cinquant’anni, ha concluso una delle ultime interviste,
quella a Ugo Magri della “Stampa”, dicendo: «Stanco io? No, sono in
piena forma. Mi sfidi sui cento metri e se ne accorgerà».


Qualcuno
dei suoi dovrebbe ricordare al Cavaliere che una buona salute è certo
augurabile a un premier. Ma da sola non basta. Il grande Roosevelt
guidò gli Stati Uniti alla vittoria in guerra da una sedia a rotelle.
In più, sempre i suoi generali avrebbero potuto suggerirgli di non
chiedere il voto insultando i nemici. Non è il sistema più adatto per
vincere le elezioni: i nemici gongolano e si moltiplicano. Questo
iracondo Cavaliere darà il buon esempio? Ne dubito molto.


L’altro
che dovrebbe dare il buon esempio è il leader del Partito democratico,
Pierluigi Bersani. In questa campagna lui ha mostrato il difetto
opposto al Cavaliere. Mi è sembrato spento, grigio, esausto, incapace
di offrire una scossa al proprio elettorato. E soprattutto ha trasmesso
la sensazione di aver abdicato a favore di poteri esterni, ben più
forti di lui. Penso a Tonino Di Pietro, a un giornale-partito del peso
di “Repubblica”, a una star della tivù come Michele Santoro e il suo
“Annozero”.


Per rimanere nel campo dove è cresciuto Bersani, ve
lo immaginate un Togliatti, un Longo, un Berlinguer cedere spazio e
potere a un direttore di giornale, a un televisionista, a un magistrato
che si è messo in politica? Il segretario del Pd ha lasciato la guida
della campagna elettorale a gruppi di pressione estranei al partito.
Dopo il voto gli presenteranno il conto. Se il centro-sinistra vincerà,
si prenderanno il merito. Se perderà, la colpa sarà del debole Bersani.
Accusato di non aver aggredito come doveva il Caimano. Lo stanno già
dicendo.


Ho descritto anomalie micidiali per qualunque
democrazia. I due partiti maggiori dovrebbero rimettere le cose a
posto. E chiudere l’epoca infernale delle urla e dell’odio. Da lunedì
dobbiamo finirla di odiarci. È questo l’imperativo esistenziale per
tutti. Quanto può durare un paese obbligato a restare di continuo
sull’orlo di un abisso? L’abisso è la guerra civile, oggi a parole,
domani con altri mezzi.

L’Italia ha bisogno di concordia,
tranquillità, riforme condivise, solidarietà fra i diversi e di un
rapporto corretto tra maggioranza e opposizione. Riuscirà ad ottenerli?
Se volete una risposta schietta, eccola: temo proprio di no.

Il Riformista

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3 Responses to Da lunedì smetteremo di odiarci?

  1. sullealidiunafarfalla says:

    poco ci vuole x la guerra civile…il popolo italiano sta inghiottendo troppi rospi , in tutte le cose c’è un inizio ed una fine …i politicanti stanno ricevendo gli antipasti …con minacce è botte ( chissà come finirà???

  2. ღ Dolcemente Eterna ღ says:

    Ettorino, lo sai, che di politica italiana non ci capisco niente, ho letto il tuo intervento precedente. Bellissimo…….. Ho letto anche cose vecchie tue, sulle persecuzioni dei cristiani e altri tuoi interventi. Hai veramente un blog ricchissimo. Mio carissimo amichetto, ti auguro con tutto il cuore, una serena e bellissima Pasqua, insieme a tutti i tuoi cari. Che la pace di Gesu’ sia sempre con te, come lo sai, io l’adoro, per tanti motivi, e che Dio ti benedicca. Ti abbraccio forte.

  3. Ettore says:

    Grazie mille! Santa Pasqua anche a te 😀

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