La strage delle bambine

di Redazione Il Foglio

Roma.
“La distruzione selettiva delle bambine è globale”. L’Economist lancia
un paio di scarpette rosa in copertina sotto il titolo “Gendercide”. E
la domanda agghiacciante: “Cosa è successo a cento milioni di
bambine?”. È il genocidio di genere. “La guerra globale contro le
bambine”. Un tema sollevato più volte anche da questo giornale, quello
delle “missing girls”, le bambine asiatiche scomparse a causa
dell’aborto selettivo. Cento milioni secondo l’Economist, forse di più,
stando a molti rapporti internazionali. La quarta Conferenza asiatica
sui diritti riproduttivi aveva parlato di “163 milioni di bambine
mancanti in Asia”.

Sette anni fa un altro giornale
dell’establishement anglosassone, Financial Times, aveva posto la
stessa domanda: “Dove sono andate a finire tutte le ragazze?”.
L’Economist fornisce la risposta con quest’inchiesta impressionante. In
Cina e nell’India del nord, per ogni 120 maschi nascono 100 femmine. La
media mondiale è di 103 – 106 maschi ogni 100 femmine. In molti stati,
siamo a 130 maschi contro 100 femmine. Si sta riscrivendo la saga
dell’evoluzione per mezzo dell’aborto, facendo venire meno una delle
grandi costanti biologiche della specie umana. La superiorità delle
femmine sui maschi.

È un divario unico al mondo e senza
precedenti nella storia. Il famoso dissidente dei laogai cinesi, Harry
Wu, l’ha chiamata in un bel libro “La strage di innocenti”. In Cina
un’ideologia mostruosa i figli li vuole unici, maschi e sani. Tramite
slogan come “Allevare meno bambini e più maiali” e “Casa distrutta,
vacca confiscata se rifiuti la richiesta di aborto”. In India invece,
per aggirare la legge che in teoria proibisce la selezione sessuale,
medici ed ecografisti indiani fanno con le dita la “V” di vittoria se
il figlio è maschio. Sennò, niente, e allora il rimedio è semplice.

L’Economist
utilizza l’aggettivo “catastrofico” per indicare la strage delle
bambine. Nella sola Cina ci sono uomini senza controparte femminile
quanto l’intera popolazione maschile statunitense. Traffico di spose,
violenza sessuale, suicidi femminili fanno da contorno a quest’agonia
demografica. “Non è una esagerazione chiamarlo genocidio di genere”,
scrive l’Economist. “Le donne mancano a milioni – abortite, uccise e
lasciate morire”.

Le 1990 fu il guru liberal Amartya Sen, premio
Nobel per l’Economia, a lanciare l’allarme sulla New York Review of
Books: “Almeno sessanta milioni di bambine sono state cancellate in
seguito a infanticidi o aborti selettivi di feti femmine”. Quindici
anni dopo Sen ha aggiunto: “È l’ultima delle discriminazioni, l’aborto
selettivo. Una discriminazione ‘high tech’”.
In Cina negli anni
Ottanta il rapporto maschi/femmine era 108 a 100. Negli ultimi anni è
salito a 124 a 100. In Cina fino alla ventesima settimana si abortisce
in modo assolutamente legale e discrezionale, poi anche con la
coercizione. Il professor Theodor Winkler, uno dei massimi esperti
mondiali di discriminazione femminile, ha parlato di “una pratica
eugenetica non riconosciuta e resa silenziosa. L’intera demografia
asiatica entrerà in crisi se non fermeremo il massacro di Eva. In Cina
c’è l’aborto forzato, mentre in India, dove pure ufficialmente la legge
impedisce la selezione del sesso, si praticano ogni giorno decine di
aborti di bambine. Nei fatti, è un aborto eugenetico di massa”.

Molti
i paesi demograficamente fuori controllo, e non solo orientali. Come
Taiwan e Singapore, gli stati balcanici e quelli ex comunisti
dell’Europa orientale. “Il genocidio di genere esiste in ogni
continente. Riguarda ricchi e poveri, istruiti e analfabeti, indù,
musulmani, confuciani e cristiani”, spiega l’Economist. Non sarà il
benessere a fermare la strage. Taiwan e Singapore sono economie ricche.
“In Cina e in India le aree con le peggiori statistiche demografiche
sono quelle più ricche e istruite”. L’Economist individua tre fattori:
“L’antica preferenza per i maschi, un desiderio moderno per famiglie
piccole e la tecnologia agli ultrasuoni che identificano il sesso del
feto”.
L’Accademia cinese per le scienze sociali ha appena spiegato
che entro dieci anni, un cinese su cinque non riuscirà a trovare moglie.

Prima
degli anni Ottanta, alle bambine indiane veniva riempita la bocca di
troppo riso, per soffocarle, oppure finivano ammazzate con grandi dosi
di oppio. O anche, semplicemente gettate via, o lasciate morire di
fame. Poi è arrivata l’ecografia. Oggi è possibile fare diagnosi
ecografiche persino nei villaggi ancora privi di acqua potabile o di
aspirine. “Nel Punjab, Monica Das Gupta della Banca mondiale ha
scoperto che le seconde e terze figlie femmine di madri ricche e
istruite morivano in misura maggiore entro il quinto giorno dei loro
fratelli”, racconta l’Economist. Lo scenario è apocalittico. “Così come
nel corso della storia gli eufemismi sono stati usati per mascherare
l’assassinio di massa, termini come ‘feticidio femminile’, ‘preferenza
maschile’ e ‘selezione sessuale’ sono oggi coperture per omicidi su
larga scala”, dice il dottor Puneet Bedi, consulente del governo
indiano. Le chiamano “kudimaar”, omicidi di bambine. Quando nel Punjab
venne introdotta la prima macchina per l’ecografia, nel 1979, c’erano
925 femmine ogni 1.000 maschi. Nel 1991 erano scese a 875 e nel 2001
addirittura a 793.

È in India che il fenomeno ha acquisito una
dimensione in grado di oscurare il futuro stesso del continente e
responsabile della scomparsa di un sesto della popolazione mondiale. Lo
scorso novembre, un nuovo rapporto di Action Aid, intitolato
“Disappearing daughters”, ha fotografato questo fenomeno crescente di
selezione eugenetica su base sessuale. Il rapporto ha studiato cinque
enormi distretti dell’India: Kangra nel Himachal Pradesh,, Morena nel
Madhya Pradesch, Dhaulpur nel Rajasthan, Rohtak nel Haryana e Fatehgarh
Sahib nel Punjab. Rispetto al censimento del 2001, nei cinque distretti
esaminati, il numero delle bambine rispetto ai maschi tra gli zero e
sei anni è ovunque in diminuzione.

L’India è così diventata la
nazione al mondo con la percentuale più bassa di donne. È stato anche
girato un film, “Una nazione senza donne”. Si apre con la sequenza di
una bambina appena nata annegata dalla madre in un calderone di latte.
Se il numero di cento milioni di bambine mancanti non riuscisse a
scuotere abbastanza l’immaginazione, forse ci riuscirà un’altra
statistica. Nel 2010, in Asia, una bambina in pancia ha il cinquanta
per cento di possibilità di sopravvivere a una ecografia.

SAFE

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16 Responses to La strage delle bambine

  1. ღ Dolcemente Eterna ღ says:

    Cosa vuoi commentare ? A me viene solo tristezza sapere che esistono qeuste cose, accolgono l’arrivo di una bambina come una maledizione. Assurdissimo, tristissimo.

  2. Ettore says:

    E’ vero, è terribile. Ma la colpa è anche di politiche demografiche miopi che temono senza alcuna ragione l’espolsione demografica, ormai universalmente smentita. Per cui la gente che può avere un solo figlio, vuole quello col genere più redditizio. E’ un circolo vizioso in cui purtroppo anche noi dell’Occidente abbiamo colpe gravi, che Dio ci perdoni…

  3. Roberta says:

    questo argomento m’interessa molto… me lo leggo con calma stasera a casa…

  4. Carlo says:

    Ciao Nuovo contatto amico..Piacere! Carlo. Accetto la tua richiesta, perchè intravveto un blog..serio. Io in verità lo sono meno! Ahaha!Vedo che il tuoi post sono molto ben argomentati..Avrò tempo di commentarne qualcuno come si deve.Buona Giornata da Carlo.

  5. Ettore says:

    Roberta: accomodati 😉

  6. Ettore says:

    Carlo: Piacere mio. Cmq non ti preoccupare, sono meno serio di quanto sembro 😉

  7. ღ Dolcemente Eterna ღ says:

    Sai che cosa Ettore, le rompono tutti questi grandi pensatori da 4 soldi che pensano sapere tutto e nn sanno niente, e vogliono tutto controllare. Vergogna !

  8. Ettore says:

    Hai ragione, gli intellettualoidi sono uno dei mali dei nostri tempi…

  9. Marco says:

    L’argomento trattato nell’articolo è sicuramente drammatico e le organizzazioni internazionali dovrebbero prendere seri provvedimenti. E’ inammissibile una cosa del genere. La colpa non è comunque delle politiche demografiche; il bisogno di pianificazione familiare è ancora forte in molte regioni del mondo, soprattutto in quelle meno sviluppate. Non ce nè bisogno in Paesi come India e Cina dove invece c’è questo gravissimo problema.

  10. Angelo says:

    >>>Hai ragione, gli intellettualoidi sono uno dei mali dei nostri tempi…>>>>Concordo andrebbero eliminati con gli storici…. :-)))))))))))))))

  11. Ettore says:

    Provvedimenti non se ne possono prendere, perchè all’Onu si alza sempre l’idiota che invoca il complotto contro la liceità dell’aborto. Il totem femminista che stermina le femmine sul nascere. E poi bisognerebbe ammettere che l’Unione Europea ha finanziato a suon di miliardi e di complimenti la politica familiare cinese, nonostante tutti ne conoscessero i contenuti e i metodi. Il bello è che Prodi nemmeno capisce perchè alle manifestazioni a cui viene invitato dai cattocomunisti, i cattolici (quelli veri) lo fischino.La colpa invece è proprio delle politiche familiari basate su metodi coercitivi e su falsi allarmi. La Cina adesso si trova in una situazione di forte squilibrio e rischia di non vedere assicurato il ricambio generazionale. Tutti gli altri paesi dovrebbero imparare da questo a non fidarsi di noi, che siamo ancora figli di quell’idea che "meno siamo e meglio è". La dimensione della popolazione è solo uno dei tanti fattori che possono incidere sulla ricchezza di un paese e checchè ne dica Pannella tanti bambini non è sinonimo di povertà, anzi. La demografia è importante e utile, le ideologie antinataliste no.

  12. Marco says:

    La demografia è importante e utile quando la si comprende, te lo dice un demografo. Tu dando la colpa alle poltiche familiari e parlando di falsi allarmi si vede che non sai assolutamente niente. La Cina e in parte l’India sono modelli a sè stanti; nelle altre parti del mondo invece dove sono state applicate poltiche di pianificazione familiare si sono ottenuti risultati importanti. E queste politiche vanno ancora finanziate, soprattutto nei Paesi dell’Africa sub-sahariana.

  13. Ettore says:

    La demografia è utile se non finisce nelle mani degli allarmisti come Pannella, che da decenni predica l’esplosione demografica. Cmq io ho studiato abbastanza da sapere che la demografia non è la controparte della meterologia e che lo sviluppo porta in maniera naturale al riequilibrio demografico.

  14. Zel says:

    "Auguri e figli maschi"… la dice lunga su come funzionano le cose da millenni anche qui….

  15. Ettore says:

    Vabbè…

  16. Marco says:

    L’esplosione demografica globale non è più un problema ormai, basta vedersi i tassi di fecondità per capirlo. Ma la popolazione mondiale è comunque in aumento e questo aumento è totalmente spiegato dall’elevato tasso di fecondità (6 figli per donna) nei Paesi in via di sviluppo. L’elevata fecondità può costituire un onere assai pesante per i paesi in via di sviluppo. Può ridurre le opportunità di sviluppo economico, aumentare i rischi sanitari per donne e bambini e peggiorare la qualità della vita limitando l’accesso all’istruzione, all’occupazione, alla nutrizione e alle risorse già scarse come l’acqua potabile.In questi Paesi resta quindi l’esigenza di programmi di pianificazione familiare a lungo termine visti anche i risultati positivi che hanno prodotto questi programmi nel resto del mondo. Infatti circa il 43 per cento della riduzione delle fecondità mondiale registrata fra il 1965 e il 1990 si deve ai programmi di pianificazione familiare.La colpa di quello che sta succedendo in Cina quindi è esclusivamente del governo nazionale.

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