Il teologo e psichiatra tedesco ci dice cose sagge sulla pedofilia tra i preti

di Paolo Rodari

Manfred Lütz contro esagerazioni e minimizzazioni

In
pochi conoscono la situazione della chiesa tedesca e il problema dei
preti pedofili come Manfred Lütz. Teologo e psichiatra, dirige
l’ospedale psichiatrico di Colonia. Il suo lavoro è apprezzato in
Vaticano dove, oltre a essere membro del Pontificio consiglio per i
laici, è nel consiglio direttivo della Pontificia accademia per la vita
e consultore della Congregazione per il clero. Col Foglio, Lütz, torna
su un argomento già affrontato in un articolo pubblicato il 17 febbraio
sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung e dedicato alla pedofilia nel
clero tedesco. Spiega Lütz: “La prima cosa da fare è non sminuire il
problema. Perché prima di ogni altra considerazione va ricordato che
gli abusi su minori perpetrati da sacerdoti e religiosi cattolici sono
un crimine particolarmente ripugnante. Sono un male da denunciare e da
non occultare. Il sacerdote, infatti, ha un ruolo paterno nei confronti
del minore e quindi purtroppo il suo atto criminoso ha in sé qualcosa
d’incestuoso. Inoltre questi crimini minano la fiducia in Dio dei
bambini che li subiscono”. Lütz, tuttavia, dice anche altro. E in
particolare che “occorre non drammatizzare troppo”. Sia perché “prima
di esprimere giudizi si devono conoscere i fatti, sia perché
un’eccessiva drammatizzazione non giova alle vittime. Queste, spesso,
hanno un rapporto ambivalente con i persecutori. Provano affetto per
loro e insieme si sentono offesi. E’ una situazione molto delicata e se
si drammatizza troppo non si aiuta chi è vittima a uscire allo
scoperto”.

Il problema della pedofilia ovviamente non è
circoscritto soltanto alla chiesa: “Tutte le professioni e le
istituzioni che in qualche modo hanno a che fare con minori – dice Lütz
– sono toccate dal fenomeno. Perché certe professioni attirano i
pedofili, è inevitabile. Occorre vigilare”. Sono tanti gli indizi che
dovrebbero portare a indagini approfondite: “Nei seminari, ad esempio,
un caso che sempre meriterebbe attenzione è quello di candidati al
sacerdozio che hanno facilità di rapporto coi bambini ma non ne hanno
con gli adulti”. Ma non bisogna accettare le semplificazioni come
invece fanno alcuni anche nella chiesa: “Alcuni dicono che c’è un
legame tra pedofilia e celibato e che se si eliminasse il celibato si
risolverebbero tanti problemi. Scientificamente questa teoria non ha
nessun fondamento. Nel 2003 organizzai in Vaticano, all’interno della
Pontificia accademia per la vita, un summit con diversi scienziati
(molti non credenti) sul tema ‘abuso di minori da parte di sacerdoti e
religiosi’. Tutti concordarono sul fatto che scientificamente non c’è
alcuna relazione tra pedofilia e celibato. L’astinenza sessuale, in
particolare, non provoca atti di abuso. Uno scienziato ateo molto noto
in Germania ha detto che la possibilità che un prete commetta abusi è
36 volte minore rispetto a un padre di famiglia”.

In questi
giorni è la chiesa tedesca a essere nell’occhio del ciclone dei media.
In Germania, dice, “la chiesa ha preso importanti provvedimenti negli
ultimi anni. Nel 2002 i vescovi tedeschi hanno approvato un regolamento
molto chiaro. Si tratta di un insieme di procedure alle quali ogni
diocesi deve attenersi. Tra queste, il fatto che ogni diocesi sia stata
dotata di una persona che fa da riferimento per le vittime. Attraverso
un numero telefonico appositamente dedicato, ogni vittima può
contattare questa persona, denunciare quanto ha subìto e farsi aiutare.
Questo regolamento ha prodotto una conseguenza notevole: dopo il 2002
nel nostro paese casi di abusi significativi da parte di preti non si
sono verificati. Questa è una cosa importante da dire, perché significa
che la trasparenza, il fatto che la chiesa per prima non stia
nascondendo il fenomeno ma anzi lo stia pubblicizzando, funziona”.

© 2009 – FOGLIO QUOTIDIANO

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