Medioevo, quando il cristianesimo liberò le donne

Tratto da Avvenire, 21.01.2007

L’autore e il libro

Jacques Le Goff è considerato uno
dei più insigni medievisti contemporanei. Allievo di March Bloch, erede
dello spirito de Les Annales, è direttore di ricerca dell’«École des
Hautes Études en Sciences Sociales». È autore di numerose opere, fra
cui La civiltà dell’Occidente medievale, San Luigi, Tempo della Chiesa e tempo del mercante, La nascita del Purgatorio, Storia e memoria. Qui pubblichiamo ampi stralci del capitolo «Il cristianesimo ha liberato le donne», presente nel volume Un lungo Medioevo,
in libreria per le edizioni Dedalo (pagine 236, euro 20,00). Un testo
raccolto a suo tempo da Véronique Sales per la rivista L’Histoire.

Fino al XVIII secolo l’immagine diffusa del Medioevo è
quella di un’epoca che inizia con la caduta dell’Impero Romano
d’Occidente e si conclude con la scoperta (inconsapevole) dell’America.
Per l’autore, invece, si tratta di un periodo più esteso, i cui aspetti
salienti si prolungano ben oltre il Rinascimento. Un periodo né oscuro,
come lo volevano umanisti e illuministi, né completamente dorato, come
lo immaginavano i romantici del XIX secolo. Esso è, come ogni periodo
della storia, fatto di ombre e luci. Tra queste ultime, l’autore mette
in evidenza alcune delle principali forze d’innovazione di quell’epoca,
come appunto il riscatto sociale della donna.



L’Età di mezzo come repressiva e chiusa
al genio femminile? La società feudale come riflesso di un
patriarcalismo ottuso? La Chiesa nemica numero uno del «sesso debole» e
artefice della sua subordinazione? Tutti luoghi comuni sul ruolo di
madri, spose e religiose nell’epoca in cui il cattolicesimo permeava
ogni aspetto della vita pubblica e privata. Jacques Le Goff, il massimo medievista vivente, ribalta da un punto di vista meramente storico falsificazioni e distorsioni di prospettiva.
«Oggi
si tende a sminuire il ruolo della donna, sia nel cristianesimo sia
nella storia dell’Occidente. Eppure mi colpiscono i progressi che la
donna ha fatto nella società cristiana del Medioevo. Pensiamo a figure
come quella di Ildegarda di Bingen, badessa renana del XII secolo,
coraggiosa studiosa razionale che con la sua autorità e con il
prestigio esercitò un notevole potere all’epoca. Poi, a partire dal
XIII secolo, con la comparsa del misticismo le donne si imposero
nuovamente nell’universo della santità
»


Medioevo,
quando il cristianesimo liberò le donne

di Jacques Le Goff

Figure femminili nel Vangelo e nella Scrittura
Maria, Maria Maddalena, Marta… I Vangeli sono abitati da figure
femminili che circondano Cristo e lo ispirano. Il cristianesimo
medievale, lungi dal rinchiudere la donna in un ruolo secondario, l’ha
autenticamente posta a fianco dell’uomo. La donna, nel Medioevo, è in
gran parte identificabile, nella visione della Chiesa, con due figure
antitetiche, quella di Eva, la peccatrice e la tentatrice, e quella di
Maria, la madre di Cristo. Certo, l’atteggiamento della Chiesa nei
confronti delle donne nel Medioevo non può risolversi in questa
antitesi, ma bisogna riconoscere che essa è centrale.

Il culto mariano
Vorrei tuttavia ricordare che il culto mariano, fondamentale nella
religione e nella società medievali (è difficile isolare, nel Medioevo,
la religione da tutto il resto, poiché essa è pervasiva) ha inizio, in
Occidente, solo nell’XI secolo, a differenza di quanto accade nel mondo
bizantino. È soprattutto a partire dal XII secolo che la figura di
Maria si impone, mentre la figura di Eva, quasi sempre complemento
della coppia che forma con Adamo, si era già imposta da molto tempo.

Il mito dell’opposizione netta tra Eva e Maria
Vorrei anche sfumare l’idea che abbiamo di una opposizione netta tra la
figura di Eva e quella di Maria: dopo il Medioevo molto spesso si è
irrigidita ed esasperata questa antinomia, facendo in particolare di
Eva la peccatrice e la tentatrice. Tuttavia, molto precocemente, Eva è
stata utilizzata come immagine simbolica della Chiesa: essa non poteva
quindi essere considerata in modo totalmente negativo dagli uomini di
quel tempo. Nel Medioevo la Chiesa è una persona, se ne parla come se
fosse tale. È molto interessante a questo proposito notare che,
simbolizzata da Eva, essa partecipa per questo al peccato originale.

Eva prefigura la Chiesa
La cristianità è diretta da un’istituzione non esente da errori e da
peccato, fallibile; concetto, questo, che per noi contemporanei è
scontato. Si relativizza così l’atteggiamento di Giovanni Paolo II, che
alcuni trovano particolarmente sconvolgente, rivoluzionario, e che
invece non fa altro che riallacciarsi all’antichissima tradizione del
cristianesimo. Per capire il contenuto di questa allegoria, è
necessario non dimenticarsi che il cristianesimo medievale ha
costantemente cercato nella Bibbia riferimenti e spiegazioni alle
realtà del suo tempo. In Eva, quindi, è stata trovata una sorta di
figura primitiva, primigenia, della donna. La società medievale, che
non possiede il senso della storia, ha naturalmente rappresentato la
Chiesa in questa prospettiva eterna, astorica. Eva è la prima creatura
femminile di Dio e, di conseguenza, è essa stessa un’istituzione
divina: credo che sia questo fatto che ha indotto gli esegeti a
elevarla a simbolo della Chiesa.


La presunta “secondarietà” di Eva
Veniamo ora all’idea del suo secondo posto, essendo il primo
naturalmente riservato all’uomo. In altri termini, come definisce la
tradizione cristiana il posto della donna sul piano divino? Eva è una
creazione diretta e volontaria di Dio, ma in effetti è apparsa tardi,
dopo tutto il resto della Creazione. Vi sono state anche
interpretazioni, del tutto ortodosse, del testo della Genesi che hanno
ritenuto Eva il risultato di una sorta di pentimento di Dio: Egli
avrebbe inizialmente pensato di creare un uomo, se non asessuato,
almeno dotato di entrambi gli attributi sessuali, androgino. E poi,
dopo aver valutato negativamente questa soluzione, avrebbe preferito
creare una donna a fianco dell’uomo, Adamo. Da tutto questo deriva la
convinzione che la distinzione dei sessi sia stata un’idea secondaria
nella mente del Creatore e non un’idea primigenia. Perché gli esegeti
hanno ritenuto fosse così? Innanzi tutto perché Eva è stata creata dopo
tutto il resto del mondo, e poi perché, come gli animali, essa non ha
ricevuto il nome direttamente da Dio, ma da Adamo: Dio l’ha creata
senza attribuirle un nome, e una creazione senza nome è una creazione
imperfetta. Per finire, Dio, al momento di darle la vita, annuncia che
lo fa per non lasciare solo Adamo; da ciò si può inferire non solo una
secondarietà, ma per sino una sorta di assoggettamento funzionale della
donna nei confronti dell’uomo, poiché la sua ragione di essere sta nel
tenergli compagnia.

Nel medioevo Tommaso D’Aquino: uguaglianza tra Adamo ed Eva
Eva è in effetti stata creata da una costola di Adamo, da cui dipende
quindi anche nella sua esistenza carnale. Essa è un pezzo di Adamo, ma
non possiamo accontentarci di questa definizione. Sono fioriti
innumerevoli riflessioni e commenti sul passo della Genesi che narra la
creazione di Eva. Uno dei più interessanti, a mio avviso, è quello di
Tommaso d’Aquino, nel XIII secolo. Egli afferma, a grandi linee, che
Dio ha creato Eva da una costola di Adamo e non l’ha creata dalla testa
o dai piedi; se l’avesse creata dalla testa, ciò avrebbe voluto dire
che Egli vedeva in lei una creatura superiore ad Adamo, al contrario,
se l’avesse creata dai piedi, l’avrebbe considerata inferiore: la
costola si trova a metà del corpo, e la scelta quindi stabilisce
l’uguaglianza, nella volontà di Dio, di Adamo e di Eva. Io ritengo che
l’idea che la donna sia uguale all’uomo abbia determinato la concezione
cristiana della donna e abbia influenzato la visione e l’atteggiamento
della Chiesa medievale nei suoi confronti.

Per le nozze ci vuole il suo sì
Credo che tale rispetto della donna sia una delle grandi innovazioni
del cristianesimo; pensiamo alla riflessione che la Chiesa ha condotto
sulla coppia e sul matrimonio, fino a giungere alla creazione di tale
istituzione, ora tipicamente cristiana, formalizzata dal quarto
concilio Lateranense nel 1215, che ne fa un atto pubblico (da cui la
pubblicazione dei bandi) e, cosa fondamentale, un atto che non può
realizzarsi se non con il pieno accordo dei due adulti coinvolti. Ciò
che mi pare rilevante nelle disposizioni del concilio Lateranense è il
fatto che il matrimonio diventa impossibile senza l’accordo dello sposo
e della sposa, dell’uomo e della donna: la donna non può essere data in
matrimonio senza il suo consenso, essa deve dire sì.

I matrimoni combinati: una prassi contraria ai princìpi
Si potrà controbattere che questi sono princìpi, ma la realtà è ben
diversa… Effettivamente, ci sono stati pochi matrimoni in cui il
consenso della donna è stato decisivo; il matrimonio ha continuato ad
essere un elemento fondamentale nelle strategie familiari, o di
lignaggio, nel caso di matrimoni nobili, oppure dinastiche nel caso di
matrimoni reali. Georges Duby ha descritto efficacemente il ruolo di
paraninfo del re d’Inghilterra, tra la fine del XII e l’inizio del XIII
secolo; egli intervenne in particolare nei confronti di Guglielmo il
Maresciallo, suo vassallo, uomo di guerra e consigliere, ricompensato
dal re con un brillante matrimonio. Ma anche negli ambienti contadini è
il parentado, più precisamente i genitori, che impongono il matrimonio;
e lo impongono soprattutto alla donna. Ciò nonostante, e vorrei
insistere poiché non credo affatto che la teoria sia irrilevante,
teoricamente il matrimonio si fonda sulla volontà reciproca dell’uomo e
della donna. E la Chiesa, per giustificare questa disposizione, ricorda
in prima istanza il matrimonio di Adamo ed Eva e poi, soprattutto,
quello di Maria e Giuseppe.

La promozione della donna dovuta al cristianesimo
Nell’ebraismo, la donna è quasi del tutto subordinata al marito; la
questione è un po’ più complessa, e in un certo modo prefigura il
cristianesimo, nel paganesimo romano, poiché, da un lato la donna
romana è una persona con minori diritti, non può cioè compiere un certo
numero di atti giuridici senza il consenso del marito, dall’altro, i
romani sviluppano una concezione egualitaria di questa unione, che si
traduce con la celebre formula «Ubi Gaius tu Gaia», «Laddove sono Gaio,
tu sei Gaia». Insomma, credo vi sia stata un’autentica promozione della
donna, messa in luce, almeno a livello dottrinale, dal cristianesimo e
ritengo che ciò sia stato avvertito come tale, al di là di tutte le
consuetudini familiari e sociali che tendevano a mantenerla in una
condizione di inferiorità.

Adulterio: l’uomo era condannato quanto la donna
I testi che si citano sempre condannano l’atto sessuale o ritengono la
donna responsabile della tentazione: si tratta di una certa forma di
divulgazione della dottrina. Ma di cosa è rappresentativa, esattamente?
Si dice spesso che in caso di adulterio non vi è uguaglianza fra uomo e
donna. Ora, in un certo numero di casi molto particolari, e spesso
molto famosi, l’uomo è stato severamente condannato dalla Chiesa,
pensiamo al re di Francia Roberto il Pio o a Filippo Augusto. Roberto
il Pio, nei primi anni dell’XI secolo, dovette separarsi dalla seconda
moglie, Berta di Blois, poiché il clero lo considerava bigamo (la prima
moglie era ancora viva) e incestuoso (i due erano consanguinei in terzo
grado). Il papa Innocenzo III, invece, eletto nel 1198, lanciò
l’interdetto contro il regno di Filippo Augusto, che aveva ripudiato
nel 1193 la moglie, Ingeborg di Danimarca, e aveva sposato Agnese di
Merania. Negli statuti urbani del XII secolo in Italia e del XIII in
Francia, si trovano articoli sulla punizione dell’adulterio che
prevedono dure pene sia per gli uomini che per le donne. Così, ad
esempio, le Consuetudini di Tolosa del 1293, che raccomandano e
illustrano in un disegno la castrazione di un marito adultero…

Le donne protagoniste nel Vangelo
Il fondamento del pensiero e della pratica cristiani, nel Medioevo,
sono le Sacre Scritture. Abbiamo rapidamente commentato la creazione di
Eva nella Genesi. Vi sono, ben inteso, numerose figure di donne
nell’Antico Testamento, perverse come Dalila, virtuose come Rachele,
eroiche come Ester… e sempre secondarie rispetto agli uomini. Poi,
giunge la rivoluzione del Nuovo Testamento. Gesù è accompagnato fino
alla fine da sua madre. Dispensa il proprio insegnamento a Marta e a
Maria. Resuscita Lazzaro, per rispondere al desiderio delle sorelle.
Una delle più belle figure femminili dei Vangeli è, evidentemente,
Maria Maddalena, creatura complessa, una sorta di smentita apportata
all’immagine negativa di Eva, votata al peccato: Maria Maddalena ha
peccato, ma non è nella sua natura, è capace di ripensare se stessa e
di pentirsi, e Gesù afferma che essa è migliore, nella sua debolezza e
nella sua redenzione, di coloro che non hanno mai peccato. Il culto di
Maria Maddalena esploderà alla fine del Medioevo: ne ha parlato in modo
dettagliato e apprezzabile Georges Duby.

Ai piedi della croce e al sepolcro
Ai piedi della croce vi sono Giovanni, il discepolo preferito, Maria e
Maria Maddalena a partecipare all’agonia di Gesù. Sono essi che
seppelliscono il Dio sofferente; e tre giorni dopo, sono delle donne
che scoprono che la tomba è vuota e diffondono la notizia della
resurrezione… Non si può certo dire che i Vangeli siano una questione
fra uomini! Tale concezione radicalmente nuova dei rapporti tra uomo e
donna avrà ripercussioni sulla struttura stessa della Chiesa, sulla sua
gerarchia. So bene che non vi sono donne sacerdote, ancora meno papa,
ma, a partire dal Medioevo, esse possono trovare collocazione nel clero
regolare, realizzarsi, essere riconosciute al pari degli uomini ed
esercitare potere: all’epoca, contava qualcosa essere badesse!

La madre di Gesù
È una donna, Maria, a chiedere a Gesù di compiere il primo miracolo, ed
Egli obbedisce, trasformando l’acqua in vino, alle nozze di Cana.
Questo è un episodio proprio difficile da interpretare! Ciò che
possiamo notare, è che la scena ha luogo prima dell’inizio della
predicazione pubblica di Gesù, e che Maria lo incita a fare qualcosa
per la prima volta. È come se lei lo rivelasse a se stesso; anche la
sua filiazione divina gli è stata rivelata, Egli non ne era a
conoscenza prima: e chi meglio di una madre può rivelare il segreto
delle origini?

La devozione mariana era talmente forte che provocò reazioni difensive
Maria, nel Medioevo, era, credo, profondamente venerata, malgrado il
monoteismo ortodosso, come una sorta di quarta componente divina, la
quarta persona della Trinità. Ho esitato a lungo prima di esprimere
questa intuizione, ma mi pare corrisponda alla verità della fede
medievale. Ma è così; pensiamo a tutti i dibattiti intorno
all’Immacolata Concezione, dogma vigorosamente combattuto anche da
personaggi come san Bernardo e san Tommaso d’Aquino, ufficialmente
riconosciuto solo nel 1854: ritengo che la violenza di questo rifiuto,
da parte di alcuni santi e alcuni eminenti teologi, avesse origine,
certo, da una sorta di impossibilità a giustificarlo teologicamente, ma
anche dal fatto che vedessero in questa «eresia» il fondamento o la
conseguenza di una devozione quasi pagana a Maria, una sorta di ritorno
al culto pagano delle dee madri. Sono persuaso che nel Medioevo si sia
effettivamente assistito a una divinizzazione di Maria. Sicuramente
tale fenomeno si potrebbe interpretare come una forma di politeismo,
ma, per quel che mi riguarda, voglio leggervi la valorizzazione della
donna nella religione e trovo che sia un fatto estremamente positivo.

Il medioevo un momento decisivo per la modernizzazione dell’Occidente
Una delle mie convinzioni più salde, confortata dai progressi degli
studi storici è che il Medioevo, era di tenebre e di violenza, sia
stato anche e soprattutto un momento decisivo per la modernizzazione
dell’Occidente. Si pensi ad esempio all’evoluzione dell’interesse
estetico, nell’Antichità volto soprattutto alla celebrazione di un
ideale maschile e che nel Medioevo evolve verso la celebrazione del
corpo – e soprattutto del viso – della donna. Non credo ci si debba
vedere una «strumentalizzazione», come si dice oggi, della donna,
donna-oggetto, semplice oggetto del desiderio. No, credo che vi sia
stata una vera e propria promozione della donna, attraverso, in
particolare, le rappresentazioni del corpo di Eva, occasione insperata
per gli artisti che finalmente potevano rappresentare la donna nuda, e
il volto di Maria.

La paura della donna dipende dalla Chiesa o dagli uomini?
Nella dottrina della Chiesa vi è senz’altro un certo grado di paura
della donna, che è stata, come ha detto Jean Delumeau, una delle grandi
paure dell’Occidente, e la Chiesa non l’ha ancora del tutto superata.
Ma è una questione che dipende dalla Chiesa o dagli uomini? È così
facile liberarsene? Questo aspetto è veramente cambiato?

Le grandi sante
Veniamo alle sante: un’altra occasione, se così si può dire, di
promozione della donna nell’universo cristiano. Vi sono state molte
donne martiri; esse hanno forzato molto presto le porte della santità.
Vi sono molte sante alle quali i fedeli si rivolgono con devozione. Ma
sono necessari alcuni riferimenti cronologici. Durante i primi secoli
del Medioevo, il modello maschile della santità è la figura del
vescovo: i santi sono nella maggior parte dei casi dei vescovi –
trasposizione nella gerarchia celeste della gerarchia terrestre. Si
impone, in seguito, lentamente, la santità delle badesse, ricordiamo ad
esempio Ildegarda di Bingen, badessa renana del XII secolo, grande
mistica, ma anche coraggiosa studiosa razionale, la cui autorità e il
cui prestigio esercitarono un notevole potere all’epoca. Infine, a
partire dal XIII secolo, con la comparsa del misticismo, in modo
eclatante, le donne si impongono di nuovo nell’universo della santità.
Una scrittura, quella delle sante mistiche, che con tutta evidenza
privilegia l’interiorità, l’esperienza di sé. Penso che abbia potuto
modificare la sensibilità occidentale, e penso anche che sia una sfera
da cui gli uomini sono stati esclusi. Il misticismo femminile è infatti
una tendenza molto occidentale, al contrario di ciò che avviene invece
in Oriente, dove il personaggio chiave dell’effusione mistica è lo
sciamano, che è anche stregone. La Chiesa accoglie il misticismo e
respinge la stregoneria, separa questi due universi, li definisce come
antagonisti, anche se entrambi sono abitati essenzialmente da donne.

Donne al potere
Le donne hanno avuto senza alcun dubbio un ruolo politico molto
importante durante il Medioevo, ma vorrei tornare sul fatto che non mi
piace utilizzare il termine «politico», come non mi piace utilizzare il
termine «religione», riferendomi a questo periodo; sono parole che non
esistono nel Medioevo, che non corrispondono ad alcuna categoria
intellettuale. Allora, se vuole, si può parlare del ruolo delle donne
nel governo – neanche questo termine esiste all’epoca, ma è meno
arbitrario utilizzarlo. Perché in Francia, in virtù della legge salica,
le donne sono state escluse dalla successione diretta e dal trono? Vi è
stato un abbozzo di teorizzazione all’inizio del XIV secolo, dopo la
morte dell’ultimo figlio di Filippo il Bello, per escludere il re
d’Inghilterra dalla successione al trono. Poi, alla fine del regno di
Carlo V, nel XV secolo, si «inventa» la legge salica, applicata nel
regno di Francia. Ma quest’idea non riusciva a imporsi nel sistema
feudale, che non vedeva sistematicamente escluse le donne. Bianca di
Castiglia, nel XIII secolo, ha tenuto senza impedimenti le redini del
regno. In Francia il potere reale è stato precocemente e rigidamente
affidato solamente a uomini, più per ragioni pratiche che teoriche: il
capo del regno deve infatti essere forte, innanzi tutto fisicamente,
poiché deve essere un guerriero.

Per la donna il vero secolo buio è l’800
In linea generale, penso che sia necessario ponderare sia la visione
negativa, sia la visione dorata della condizione femminile nel
Medioevo. Oggi si tende a sminuire il ruolo della donna, sia nel
cristianesimo sia nella storia dell’Occidente. Mi colpiscono i
progressi che la donna ha fatto nella società cristiana del Medioevo,
anche se ciò non deve indurci a ritenere che vivesse in una situazione
di uguaglianza con l’uomo; bisogna considerare però che si partiva da
molto lontano… e vedremo anche che in seguito sarà peggio: sono
profondamente convinto che non vi sia stata peggiore condizione
femminile di quella della donna in Europa nel XIX secolo. La cosa
peggiore per la donna è stata la diffusione e il trionfo dei valori
borghesi. E praticamente la borghesia non esisteva prima del XIX
secolo. Nel Medioevo vi sono nobili e contadini e certo non sono essi a
mostrarsi più duri con le donne.

Oggi meno donne al potere che nel medioevo
Facciamo dunque attenzione alle illusioni, diffidiamo dell’idea che il
progresso sia irreversibile, costante, in movimento lineare dai tempi
passati all’epoca contemporanea. Oggi il numero di donne che ha accesso
alle più alte sfere del potere è molto ridotto. In Occidente non vi
sono più donne Primo ministro di quante fossero nel Medioevo regine o
reggenti.

Le regine

Teodolinda

(?-628) Regina dei longobardi. Cattolica – mentre la
gran parte dei longobardi era ariana – cercò un avvicinamento con la
Chiesa di papa Gregorio Magno, con il quale intratteneva uno scambio
epistolare. Furono restituiti così beni alla Chiesa, reinsediati
vescovi e avviati sforzi per comporre lo scisma tricapitolino che
divideva il papa di Roma dal patriarca di Aquileia. Il suo aperto
incoraggiamento dato alla riforma monastica di san Colombano approdò,
nel 612, alla fondazione del monastero di Bobbio. Fu sepolta nel Duomo
di Monza, da lei voluto. Fu in seguito canonizzata.

Matilde di Canossa

(1046-1115) Marchesa di Toscana, signora di immensi
domini in Toscana, Emilia e Lombardia, sposò prima Goffredo di Lorena,
e poi Guelfo di Baviera. Motivi religiosi e politici la indussero a
schierarsi costantemente al fianco del papato nella lotta per le
investiture. Sconfitta negli anni seguenti dalle armate imperiali, si
sottomise formalmente a Enrico V, mantenendosi poi neutrale nelle lotte
tra papato e impero, che in seguito a lungo si contesero la sua eredità.

Eleonora di Aquitania

(1122-1204) Figlia di Guglielmo IX, ultimo duca
d’Aquitania, sposò Luigi VII di Francia. Annullato il matrimonio,
Eleonora sposò Enrico Platageneto, conte d’Angiò e duca di Normandia,
divenuto nel 1154 re Enrico II d’Inghilterra. Allontanata anche da
quest’ultimo, tenne corte a Poitiers, circondandosi di poeti e artisti.
Reggente d’Inghilterra durante la crociata del figlio Riccardo Cuor di
Leone (1189-1194) si ritirò, infine, nell’abbazia di Fontevrault.



le mistiche

Ildegarda di Bingen

(1098-1179) Di nobili origini, Ildegarda fu messa a
otto anni sotto la guida della badessa Jutta di Spanheim. Le successe
nel 1136 alla guida del monastero benedettino di Disinbodenberg, in
Germania. Ne fondò altri, tra cui Bingen, in cui si trasferì e dove
morì nel 1179. Ebbe molte visioni, delle quali scrisse a Bernardo di
Chiaravalle, che ne apprezzò il genio femminile. La lode del creato la
portò a scrivere anche trattati di botanica. Ma il suo talento
enciclopedico si espresse in particolare nel canto. Fu forse la prima
donna musicista della storia cristiana.

Angela da Foligno

(1248-1309) Una delle prime mistiche italiane, Angela
nacque nella cittadina umbra di Foligno. In gioventù indulse alle
vanità femminili, vivendo poi in una tranquilla agiatezza. Dopo essersi
recata ad Assisi ed aver avuto esperienze mistiche avviò un’intensa
attività apostolica. Una volta morti marito e figli diede tutti i suoi
averi ai poveri ed entrò nel Terz’Ordine Francescano.

Giuliana di Norwich

(1342-1416) È considerata una delle più grandi mistiche
inglesi. All’età di trent’anni, soffrendo per una grave malattia e
credendosi prossima alla morte, Giuliana ebbe una serie di intense
visioni. Queste sarebbero state vent’anni dopo la fonte della sua opera
principale, chiamata Sedici Rivelazioni dell’Amore Divino.
Probabilmente il primo libro scritto da una donna in lingua Inglese.



le sante

Chiara d’Assisi

(1193-1253) Aveva appena dodici anni Chiara quando
Francesco d’Assisi compì nella pubblica piazza il gesto di spogliarsi
di tutti i vestiti per restituirli al padre. Conquistata dal suo
esempio, la giovane, della nobile famiglia degli Offreducci, sette anni
dopo lo raggiunse alla Porziuncola. Fondò l’Ordine delle «povere
recluse di San Damiano» di cui fu nominata badessa e di cui Francesco
dettò una prima Regola. Per aver contemplato, nella notte di Natale,
sulle pareti della sua cella, il presepe e le funzioni solenni che si
svolgevano a Santa Maria degli Angeli, è stata scelta da Pio XII quale
protettrice della televisione. Erede dello spirito francescano, si
preoccupò di diffonderlo, distinguendosi per un culto speciale del SS.
Sacramento, che salvò anche il convento di Chiara dai saraceni.

Caterina da Siena

(1347-1380) Caterina non va a scuola, non ha maestri. I
suoi avviano discorsi di maritaggio quando lei è sui 12 anni. E lei
dice di no, sempre. E la spunta. Del resto chiede solo una stanzetta
che sarà la sua "cella" di terziaria domenicana, e poi cenacolo di
artisti, dotti e religiosi. Lei impara a leggere e a scrivere, ma la
maggior parte dei suoi messaggi è dettata. Con essi parla a papi e re,
a donne di casa e a regine, e pure ai detenuti. Va ad Avignone,
ambasciatrice dei fiorentini per una non riuscita missione di pace
presso papa Gregorio XI. Ma dà al Pontefice la spinta per il ritorno a
Roma, nel 1377. Deve poi recarsi a Roma, chiamata da papa Urbano VI
dopo la ribellione di una parte dei cardinali. Ma qui si ammala e
muore, a soli 33 anni. Sarà canonizzata nel 1461 dal papa senese Pio
II. Nel 1939 Pio XII la dichiarerà patrona d’Italia.

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24 Responses to Medioevo, quando il cristianesimo liberò le donne

  1. Angelo says:

    Mi domando cosa pensino di questo articolo tutte le donne che nel medio evo furono tacciate di stregoneria e dopo essere state torturate ( il piu delle volte con torture a sfondo sessuale) arse vive sul rogo…. E’ proprio vero…. nei libri di storia ci si trova quello che uno vuole trovarci o quello che chi li ha scritti vuole spacciare per verità…

  2. Maurizio says:

    Immagino di dover precisare, facendo anche riferimento alle opere di Le Goff e Schmitt sul tema, che il problema delle streghe più che medievale è stato rinascimentale e che più che cattolico è stato protestante. Premetto, ovviamente, che l’attività inquisitoriale è stato un monstrum nel diritto canonico; che Tommaso d’Aquino diceva che uomini e donne erano sì uguali, ma che le donne, in fin dei conti, fossero più ottuse; che tutte le donne che occuparono posti chiave lo fecero sempre perché non c’era un uomo a poterli occupare (reggenze, vacanze, inesistenza di eredi maschi legittimati).Ciò doverosamente premesso, per prima cosa va precisato che l’Alto Medioevo rifiutava il concetto di stregoneria: il Canon Episcopi chiedeva al clero di sforzarsi per eliminare le superstizioni popolari in materia, considerate di ascendenza pagana. I chierici, quindi, si batterono a lungo contro tutte le reminiscenze del paganesimo, tra cui appunto la credenza che il Demonio, se correttamente invocato, potesse avere poteri reali sulla natura.E’ dal Duecento che cominciò a serpeggiare l’idea che la stregoneria potesse avere basi reali, è dal Trecento che l’attività inquisitoriale cominciò a prendersela con le streghe ed è dal tardo Quattrocento che cominciò un interesse costante delle autorità ecclesiastiche in materia.Gli episodi di caccia più efferata sono poi avvenuti in area protestante, anche grazie all’inesistenza di un clero organizzato da quelle parti e della Santa Inquisizione, di cui si può dire tutto il male che si vuole, ma che almeno garantiva un processo formale a chi altrove non ne avrebbe goduto.Ad integrare, si deve anche dire che l’accusa di stregoneria (in area cattolica una semplice variante dell’accusa di satanismo) fu usata anche contro molti uomini, che però evidentemente non hanno avvocati così bravi che si prendano carico della loro pena…Vorrei però chiedere un requisito di metodo. Nessuno afferma che gli storici siano divinità infallibili dalle cui labbra si deve pendere, anche perché io stesso mi sono trovato in disaccordo con affermazioni di storici, anche importanti. Ma è troppo semplice dire <<non sono d’accordo, non è così>>: l’opinione divergente è ammessa, ma solo se supportata da fatti, prove, documenti e testimonianze che confutino ciò che è stato affermato.

  3. Angelo says:

    X dovere di cronaca:L’inquisizione viene istituita nel XII secolo per combattere i Catari ed i Valdesi ben prima quindi del rinascimento ( ricordo che per convenzione il medio evo termina con la scoperta delle americhe 1492), e gia allora l’utilizzo contro la stregoneria era normale anche se la vera e propria esplosione fu successiva…. in percentuale comunque l’utilizzo contro gli uomini fu trascuraile contro la sistematica applicazione alle donne. Il supportare fatti documenti testimonianze etc… è quanto mai semplice, fatti un giretto in internet ed avrai tutti i link che vuoi. Puoi studiare una vita intera.

  4. Maurizio says:

    Inquisizione e caccia alle streghe sono due fenomeni diversissimi, come anche inquisizione e lotta alle eresie. L’Inquisizione era nata come strumento di accentramento papale, contro le autonomie diocesane in campo giurisdizionale, a completamente di quel processo di formazione della monarchia papale cominciato con la riforma gregoriana e mandato avanti con la legittimazione dell’attività inquisitoria di eretica pravità nel IV concilio lateranense (1215).Su internet si trovano anche un mucchio di ricerche amatoriali, però, prive di fonti e frutto di ricerche assolutamente poco scientifiche: non ne ho trovata una che in bibliografia riporti qualche documento inedito o qualche raccolta operata da eruditi. Per questo è meglio affidarsi a medievisti di professione, che per accesso ai documenti dell’epoca e per conoscenza del contesto sono di gran lunga migliori.

  5. Ettore says:

    Ha ragione Maurizio. La caccia alle streghe è un fenomeno prevalentemente moderno e fu peggiore in area protestante e nelle aree cattoliche dove l’Inquisizione di Roma aveva meno forza (come la Francia). E’ anche vero che la credenza nella stregoneria aveva una base misogina ma non è certo una cosa nata col Cristianesimo. Era una credenza di origine popolare che la Chiesa ha combattuto a lungo prima di esserne soggiogata ma alla fine gli ecclesiastici se ne occuparono anche per evitare che la gente facesse da sola. Era un modo per accontentarla e allo stesso tempo moderarla. E’ il motivo per cui in Germania c’erano dei veri e propri effetti domino perchè si accettava la delazione della "strega" mentre in Italia no appunto per circoscrivere il fenomeno. Ad ogni modo nessuno qui vuole creare una leggenda rosa in cui alla donna era riconosciuta pari dignità come oggi. Si tratta di ristabilire la verità storica guardando il complesso e non isolare un determinato fenomeno per poter compiacere vetuste ideologie. E se si guarda il complesso non si può disconoscere che il Cristianesimo abbia avuto un ruolo positivo nei confronti della questione di genere. Anche perchè nell’articolo Le Goff tocca solo alcuni temi a riguardo, ma ce ne sarebbero tanti altri.

  6. Angelo says:

    X mauriziocon la speranza che i "medievisti di professione" come li chiami tu non facciano della loro sapienza una professione in vendita al migliore offerente… è capitato spesso nella storia 🙂

  7. Angelo says:

    X ettore" ma alla fine gli ecclesiastici se ne occuparono anche per evitare che la gente facesse da sola. Era un modo per accontentarla e allo stesso tempo moderarla."Singolare teoria la tua :-))) si vede che poi si sono fatti prendere un tantino la mano e ci hanno preso gusto… cosa da pazzi come la storia sia interpretabile a piacimento ben lungi da essere scienza.

  8. Ettore says:

    Guarda che è l’esatto contrario. Tu credi che la Chiesa storica sia stata una sorta di protonazismo a causa di un’ideologia storica che si è spenta – almeno in ambito accademico – insieme ai furori anticlericali che la dominavano. Se oggi si parla di leggenda nera è perchè c’è un ambiente più sereno e obiettivo.

  9. Maurizio says:

    Se uno storico cita le fonti e i documenti, è ben preparato e deduce e non inventa, io lo considero attendibile, quali che siano le sue idee 😉

  10. Angelo says:

    X MaurizioTanto per citarti un esempio di come le fonti ed i documenti si possano facilmente alterare basta leggere sui libri di storia scolastici come è presentata la epopea garibaldina e la figura di garibaldi che da filibustiere, avventuriero, mercenario e negriero viene fatto diventare l’eroe dei due mondi per giustificare una aggressione ad uno stato sovrano (quello delle due sicilie) ed il successivo (taciuto) suo depredamento ad opera delle soldataglie savoiarde… i campi di concentramento dove vennero deportati ed uccisi decine di migliaia di soldati napoletani che si erano rifiutati di giurare per il nuovo re. E’ lì che inizia la questione meridionale.Come vedi tutto è relativo compresi i punti di vista…

  11. Angelo says:

    X ettore"Tu credi che la Chiesa storica sia stata una sorta di protonazismo "Esattamente.

  12. Maurizio says:

    Bene, ma allora devi dimostrare che i documenti sono stati falsificati, altrimenti tanto vale dire <<è così perché lo dico io>>.

  13. Angelo says:

    Un interessante libretto che porta al suo interno tutte le fonti a cui piace tanto dissetare… le tue labbra è:" I lager dei savoia" di Fulvio Izzo –edizioni controccorente del 1999.Ma tanti sono libri a cui puoi accedere sulle motivazioni del brigantaggio nel meridione e sugli stupri sistematici dei nostri liberatori (da cosa ci abbiano liberato non ci è dato comprendere)….oltre a scoprire che ci hanno a suo tempo depredato di tutti i nostri beni, industrie, soldi contanti del banco di napoli … buona ricerca, avrai delle sorprese!!! ciao

  14. Ettore says:

    Il fatto che ci siano e ci siano state delle falsificazioni non vuol dire che si è autorizzati a respingere aprioristicamente tutto quello che non piace, o addirittura negare alla storia il carattere di scienza. Altrimenti si fa come gli evangelici che bollano come complotto l’evoluzionsimo.Venendo al problema dell’Unità d’Italia, la verità sta nel mezzo come al solito. Da un lato c’è la tendenza agiografica e acritica dell’eroe dei due mondi, dall’altra una che guarda solo ai lati negativi. Il punto è che ogni realtà storica ha tante sfaccettature. Da un lato l’unificazione ha accentuato la questione meridionale ma è anche vero che il Sud era già arretrato anche prima e forse oggi lo sarebbe ancora di più se il dominio brobonico fosse continuato. I garibaldini e i vari governi possono avere commesso ogni delitto di questo mondo, e questo è indiscutibile, ma ancora una volta è sbagliato pretendere di dare un giudizio guardando solo questo aspetto.

  15. Angelo says:

    "ma è anche vero che il Sud era già arretrato anche prima e forse oggi lo sarebbe ancora di più "Veramente al tempo il sud era dotato della terza marineria dell’europa, di industrie pesanti quali i migliori cantieri navali del mondo, basta pensare che il primo tratto ferroviario italiano fu la napoli portici di 8 km. interamente costruito binari e treni nelle fabbriche napoletane, la moneta circolante era in oro zecchino e non carta straccia e servì abbondantemente a risanare le disastrate casse savoiarde (questa fu la vera causa della unità d’italia). quanto alla arretratezza sappi che napoli era considerata la culla di filosofi di alto livello, e nessun uomo di cultura dell’epoca, anche estero, sfuggiva al fascino di quella che era definita con ragione una piccola parigi, contemporaneamente non mi risulta che nella padania si vivesse meglio."negare alla storia il carattere di scienza. "Assolutamente non do alla storia valore di scienza, basti pensare che in genere i libri di storia sono scritti da chi vince le guerre e non viceversa…. pensa che ai miei tempi non si parlava mai di nagasaki… e la cina era dipinta come un eden dai filosofi di sinistra che ritornavano dai viaggi culturali (pagati da noi) con il libretto rosso di Mao in mano…

  16. Angelo says:

    dimenticavo:il fatto che la marineria napoletana fosse potente fu causa dell’interesse degli inglesi che mal vedevano il suo dominio sul mediterraneo, e fece si che questi ultimi corrompessero i generali napoletani favorendo l’ascesa di garibaldi che oltretutto era un men che mediocre condottiero…. se fosse stato vivo ferdinando secondo (morto prematuramente di gotta a 42 anni) col cazzo che conquistava il regno, al massimo faceva la fine di quell’altro stronzo di pisacane.

  17. Ettore says:

    Tutto questo che stai elencando sono cavalli di battaglia della scuola neoborbonica che cerca di rivalutare il dominio dei Borbone. In realtà è una scuola di pensiero che lascia molto a desiderare quanto a scientificità e che infatti non riesce nemmeno ad affacciarsi nel mondo accademico. Cose come la ferrovie Napoli-Portici furono quelle che si suol dire "cattedrali nel deserto" dovute ad effimeri momenti di ripresa dell’amministrazione del regno. La Napoli di allora aveva già i problemi di oggi. La rivolta di Masaniello nacque proprio dalla miseria e dalla povertà che affliggeva la città. E i cronisti a partire dal Settecento già testimoniano che era l’unica città europea in cui si faceva il tifo per il ladro. Tanto per dirne qualcuna. Nella Padania si viveva molto meglio eccome. Non perchè gli Austriaci fossero più buoni o più gentili, semplicemente perchè la loro amministrazione era molto più efficiente. Il Regno delle Due Sicilie era in piena decadenza, cosa dimostrata anche dal diffuso livello di corruzione che ne permise lo sgretolamento in pochi giorni. Con questo non voglio dire che Napoli non abbia una storia di tutto rispetto, anzi. Però i neo-borbonici proprio no.La storia è una disciplina che si presta molto alle distorisioni ideologiche. Ma non vuol dire che non sia una scienza. Sono cose che possono accadere anche alle altre discipline.

  18. Angelo says:

    Tutto questo che sto elencando è quanto è successo… il fatto che il mondo accademico sia una casta chiusa è un altro fatto inoppugnabile. Anche parigi e londra avevano al tempo qualche problemino con i fuorilegge ma fortuna per loro non sono state conquistate e tenute volutamente nella barbarie per far ingrassare altri.Permettimi di dubitare del fatto che nella padania si vivesse meglio, questo è un cavallo di battaglia dei leghisti, si viveva talmente bene sotto gli austriaci che ci sono volute parecchie guerre per rimandarli a calci in culo oltre le alpi con tutta la loro efficienza e tutta la loro boria.Il diffuso livello di corruzione credo che abbia trovato un terreno fertile nel DNA italico, evidentemente certe condizioni di efficienza (io piu che altro la chiamo ottusità) non schermano dalle tentazioni….Unica cosa che mi trova d’accordo con te è questa frase: "La storia è una disciplina che si presta molto alle distorsioni ideologiche"Singolare è la successiva conclusione: "Ma non vuol dire che non sia una scienza"Evidentemente la logica non è degli storici…. 🙂 pazienza.Ciao

  19. Ettore says:

    Certo. Perchè la gente invece ha dato la vita per salvare l’età d’oro del dominio borbonico. Suvvia…Va bene. Gli storici sono corrotti che si vendono al miglior offerente, oltre che degli ottusi. E perchè non dici anche, già che ci sei, che l’evoluzionismo è il complotto degli atei contro gli evangelici? Visto che anche l’evoluzionismo ha avuto le sue belle distorsioni ideologiche (e la ha ancora oggi).

  20. Angelo says:

    Perche l’evoluzionismo è una teoria suffragata da prove consistenti oltre che dalla logica delle cose… chi sarebbero quelli che hanno dato la vita per salvarci dal dominio borbonico? gli intellettuali del tempo? quelli che si inventarono la balla di un italia che non esisteva e mai era esistita? allora anche le BR sono meritorie… chi lo sa forse un giorno saranno rivalutate dagli storici….

  21. Maurizio says:

    I fratelli Bandiera, per esempio… vabbé, ma anche loro erano degli intellettuali cattivi snob che meritavano di morire.Il filoborbonismo fa pena quanto il leghismo: movimenti antistorici che millantano un passato inesistente e piangono per l’unità d’Italia come se fosse una tragedia. La verità è che il Regno di Napoli era la barzelletta della penisola, la sua formidabile marineria è stato spunto per storielle e paragoni comici e la Napoli-Portici era un’attrazione circense riservata a pochi che in nulla contribuì allo sviluppo economico della zona. Se vogliamo piangerci addosso, facciamolo pure, ma non venite a dirmi che c’è una minima percentuale di ragione, perché – mi dispiace – non ci credo.

  22. Angelo says:

    x maurizioCertamente non erano popolani e nessuno aveva chiesto loro di immolarsi…Comico che si parli di un passato inesistente mentre gli elenchi dei beni trafugati e degli interi comparti industriali trafugati è lungo quanto il pò…. evidentemente non ti è chiaro che la costruzione di una ferrovia (ovviamente essendo la prima in italia era appannaggio di una elite) presuppone una florida industria pesante e tecnici con i fiocchi, tecnici forgiatisi nei numerosi arsenali che sfornavano cannoni per tutta europa e nei cordamifici che fornivano sagole per tutte le marinerie del mondo.La verità è che la penisola ne avrebbe guadagnato se invece di consegnare il regno delle due sicilie ai pagliacci savoiardi, avessero consegnato lapadania ai borboni… ( che tra l’altro rifiutarono ai tempi di federico secondo). Ovviamente saprai da storico che il primo acquario d’europa fu costruito a napoli (è tutt’ora visitabile) ed un orto botanico quando nella padania si spalava letame nelle stalle asburgiche. Primo esempio in europa di mutua fu il palazzo dei poveri (per inciso di vanvitelli) sempre ad opera dei borboni… dove i poveri venivano accolti e sfamati, e non abbandonati a se stessi come oggi. ciao

  23. Ettore says:

    Tu hai detto che gli Austriaci non dovevano essere poi così buoni se furono cacciati a suon di guerre (e infatti io non ho mai detto che erano buoni). Cioè la gente non era contenta (ma ancora una volta, io non avevo parlato di questo). E allora io ti ho fatto notare che nemmeno i meridionali dovevano vivere nel paradiso visto che praticamente non resistettero all’invasione degli italiani.Detto questo, è vero che più che un’unificazione fu una conquista. Che come tutte le conquiste ebbe i suoi risvolti negativi a livello politico, economico e sociale. Che si è creata tutta una propaganda risorgimentale antiborbonica che in parte è stata sfatata e in parte è ancora da sfatare. Però la risposta a questo non deve essere la creazione di un’età dell’oro sotto il dominio borbonico, che aveva anche i suoi punti forti e le sue eccellenze ma che per molti aspetti era arretrato rispetto al Nord e arretratissimo rispetto al resto d’Europa. E questo a detta unanime di tutti gli storici che io sappia. Anche di quelli stranieri che dovrebbero essere immuni dalle piccole rivalità locali italiane. Che l’Italia fosse solo un’espressione geografica lo poteva dire Metternich, che però era austriaco. In realtà l’Italia unita esisteva eccome ed era unita dal cattolicesimo e dalla cultura italiana di cui faceva parte – come ricordavi- la corte di Napoli già nel Medioevo. Fatto testimoniato anche dalla sfilza enorme di intellettuali italiani che vi hanno soggiornato – come Boccaccio – o che vi sono sepolti come Leopardi.

  24. Angelo says:

    "Nella Padania si viveva molto meglio eccome" Io contestavo semplicemente questa tua affermazione…. mai detto che i meridionali vivessero nel paradiso, vivevano più o meno come tutto il mondo in quel periodo storico, successivamente altri si sono evoluti noi siamo rimasti al palo… e non solo per colpa nostra, mi consentirai. Il discorso non vuole essere una difesa dei borboni, figurati, nasce se ricordo bene dal porre l’accento sul fatto che la storia è tutt’altro che scienza, perlomeno fino a che si parla di periodi relativamente vicini, dove gli interessi politici hanno ancora ripercussioni su una seria ricerca e ne influenzano le dinamiche.* il fiume po si scrive senza accento…. scusatemi. Ciao

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