Le stanze: dialoghi con gli italiani di Indro Montanelli

Il grande giornalista e scrittore, Indro Montanelli, ci ha lasciato – oltre ai suoi articoli – un patrimonio di opere dal valore inestimabile. Dalla Storia d’Italia agli Incontri. Eppure l’opera che meglio permette di conoscere l’uomo insieme al giornalista è proprio questa raccolta delle Stanze, una rubrica che l’ultimo Montanelli ha tenuto sul Corriere della Sera dal 1995 al 2001 (ovvero fino alla sua morte). Si tratta delle risposte alle domande dei lettori che spaziano dalla storia fino alla politica. In queste “stanze” gli italiani hanno parlato a tu per tu con il più grande del giornalismo italiano.

Lo stesso Montanelli attribuiva un’importanza particolare a questa rubrica e alla sua raccolta pubblicata dal Corriere stesso. Per questo si legge nell’introduzione:

Se qualcuno mi chiedesse: “Cosa vorresti che, dopo di te, di te rimanesse?”, risponderei senza esitare: “Questi colloqui”.

Questo perchè per Montanelli il rapporto con i lettori – come ha occasione di specificare anche in diverse Stanze – non contava molto: era tutto.

Mi rendo conto che un’affermazione del genere può apparire demagogica: in fondo, perché dovrei preferire queste risposte quotidiane, spesso suggerite da un evento destinato ad essere dimenticato in fretta, alla Storia d’Italia o agli Incontri? È presto detto: perché, grazie a lettere e risposte, ho potuto restare vicino ai miei lettori, che mi hanno ricordato – con più o meno garbo, ma sempre con affetto – quello che un giornalista non deve mai scordare: che i padroni sono loro.

In realtà, anche se si parla spesso di eventi e protagonisti di più di dieci anni fa, il lettore non corre il rischio di trovarsi in una realtà sconosciuta. L’Italia di oggi è praticamente la stessa di allora. Questo perché in Italia si parla sempre delle stesse cose e i nomi sono sempre gli stessi. Berlusconi, Bossi, Fini, Bertinotti, D’Alema, Di Pietro ecc…e Montanelli ne offre delle descrizioni pungenti e penetranti. È così che Bertinotti, in qualità di restauratore del comunismo, viene definito “ quel mentecatto”. Mentre Bossi viene definito “un geniale cavernicolo, popolare tra i cavernicoli”.

Ma oltre all’attualità, Montanelli risponde spesso a questioni storiche soprattutto contemporanee ma non solo. Da notare, per esempio, le ottime analisi sulla questione delle lingua e su Manzoni. Ma è sulle vicende recenti come la guerra di Abissinia, la guerra civile spagnola e la Seconda Guerra mondiale che Montanelli dà il meglio di sé anche in qualità di testimone e protagonista. Le Stanze hanno infatti anche un inevitabile taglio autobiografico per la straordinarietà stessa della vita di Montanelli.

Nel libro si racconta della sua appartenenza giovanile al fascismo che lo portò volontario nella fallimentare impresa imperialista d’Abissinia. Poi divenne scomodo inviato di guerra in Spagna, dove si consumò la definitiva frattura col fascismo che lo costrinse all’esilio e poi al carcere. Da membro della Resistenza non come partigiano, ma come ufficiale italiano. E da qui la grande avventura umana e giornalistica che lo portò a conoscere – o anche solo incontrare – grandi protagonisti della storia come Churcill, de Gaulle e gli stessi Hitler e Mussolini. Per passare poi alla nascita della Repubblica Italiana, alla minaccia del comunismo e agli anni di piombo che portarono anche alla sua gambizzazione da parte delle Brigate Rosse.

Una recente pubblicistica ha riscoperto Montanelli solo in funzione antiberlusconiana per via della dolorosa questione de “Il Giornale”, fondato da Montanelli stesso per poi esserne cacciato in malo modo. Quello di Montanelli, però, era comunque un antiberlusconimo moderato, tanto che in una Stanza rivela addirittura di aver conservato con lui un rapporto affettuoso. Ma in realtà Montanelli era molto più di questo. La Sinistra ha cercato di addomesticarne la figura (dopo averlo per anni bollato come un “fascista”), ma Montanelli era un liberale monarchico che semplicemente non si riconosceva nella Destra di Berlusconi ma in quella di Prezzolini. E che quando votava l’Ulivo, lo faceva come scelta del male minore.

Nelle Stanze, inoltre, Montanelli scrive delle cose per le quali oggi verrebbe gambizzato almeno un’altra decina di volte. In primis da certi suoi discepoli. Basti pensare alle risposte sulla Costituzione, criticata nel merito e nel metodo e accusata dell’ingovernabilità di fatto dell’Italia. Oppure sull’inno di Mameli, definito singolarmente brutto. Oppure, ancora, le numerose sferzate contro la magistratura e non solo contro la politica.Per non parlare del suo essere “cattolico non credente” e laico non per questo automaticamente in guerra con la Chiesa che invece rispettava e amava, pur senza risparmiarle critiche. Un ateo devoto, si potrebbe dire. Qualcuno oggi lo avrebbe definito, con disprezzo, un “ateoclericale”.

In conclusione, le Stanze di Indro Montanelli costituiscono un libro godibilissimo e istruttivo che ha l’unico difetto di lasciare nella nostalgia il lettore. Una nostalgia che nemmeno Le nuove Stanze possono curare del tutto. Perché non ce ne saranno altre.

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3 Responses to Le stanze: dialoghi con gli italiani di Indro Montanelli

  1. Rosa says:

    l’ultimo paragrafo è esattamente quello che ho pensato anche io leggendo "la mia eredità sono io" una raccolta di suoi scritti a cura di paolo di paolo. ci manca. ma mi rimane una domanda. come poteva essere monarchico?

  2. Ettore says:

    mi fa piacere, è una cosa che può capire solo chi ha letto i suoi libri. non ho capito bene il senso della domanda, comunque essere monarchico non vuol dire essere anti-democratico. Si tratta sempre di una monarchia costituzionale come quelle europee, istituzionalmente parlando diciamo che al posto del presidente della repubblica (che ha solo un ruolo di garanzia) c’è il re.

  3. Ettore says:

    Montanelli come tanti italiani votò monarchia nel referendum del 1946 perchè l’assetto monarchico aveva ancora il suo fascino e una tradizione alle spalle. Ma ovviamente accettava l’esito diverso del referendum. Spero di avere risposto alla domanda, altrimenti me la riponga pure.

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