E io compro il Riformista

 

Marco Travaglio, investito della carica sacrale di “più
amato dagli italiani”, adesso vuole decidere quali giornali debbano
sopravvivere e quali no. L’irriducibile oppositore ora invoca il governo
perché prosciughi i finanziamenti pubblici de Il Riformista, il giornale diretto da Antonio Polito. Travaglio ha
messo su, dalle pagine del Fatto quotidiano, una vera campagna mediatica che ha
come obiettivo la chiusura di un giornale a lui sgradito. L’unico caso simile –
di un giornalista che lotta per la chiusura di un altro giornale – che mi viene
in mente è quello di Mussolini (un altro amatissimo dagli italiani) che poi i
giornali sgraditi li fece chiudere tutti. La colpa del Riformista è quella di
essere un giornale di sinistra che aborrisce i toni deliranti di Di Pietro.
Travaglio, avendo abbandonato da tempo il giornalismo, persegue la politica del
“nessun nemico a sinistra”, ma in una versione corretta e rivista che prevede
l’eliminazione del dissenso interno.

Il Riformista è – come il Foglio – un giornale di piccole dimensioni
ma di grande valore e che il finanziamento lo merita tutto. A casa mia lo si
compra di tanto in tanto. Da oggi cercherò di comprarlo tutti i giorni.
Berlusconi, l’altro che gli italiani amano, non ha un buon rapporto con la
stampa, però i giornali che non gli piacciono li querela soltanto. Travaglio,
invece, punta direttamente alla chiusura.

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19 Responses to E io compro il Riformista

  1. Maurizio says:

    Veramente Travaglio ha sempre scritto peste e corna semplicemente del finanziamento pubblico ai giornali: se un giornale è meritevole e di pregio, allora saranno i suoi lettori a comprarlo e finanziarlo, altrimenti significa che non è apprezzato.

  2. Ettore says:

    Allora deve avere cambiato idea, visto che adesso sul Fatto scrive che il finanziamento pubblico va bene per la Padania ma non per il Riformista. Anche lui forse ha capito che senza il finanziamento pubblico dei giornali ci sarebbe una ecatombe cui non sopravvirebbe il 90% dei giornali che adesso si trovano in edicola.

  3. Zel says:

    … la fonte?

  4. Ettore says:

    Purtroppo non tutti gli articoli del Fatto si trovano online, però c’è questo:http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=7615&T=A

  5. Maurizio says:

    Padania è giornale di partito, il Riformista no, ecco la differenza ;)L’editoria di partito, quindi, riceve il denaro destinato in ossequio al dettato costituzionale che vede nei partiti il corpo intermedio che deve favorire la partecipazione dei cittadini alla vita democratica. Il Riformista, invece, abusa di queste norme, TRUFFANDO noi contribuenti.Non ha importanza se l’imbroglio è portato avanti da amici o avversari, è pur sempre un imbroglio. Quindi se un giornale che piace a me facesse come Il Riformista, la sua posizione dovrebbe essere sanzionata. E’ questione di OBIETTIVITA’, merce rara, oramai.

  6. Ettore says:

    Il finanziamento pubblico è nato per i giornali di partito, ma le cose non stanno più così da tempo. Per fare un "giornale di partito" bastano due deputati dall’87 in poi e dal 2001 il finanzimaneto si è allargato ulteriormente a qualunque cooperativa di giornalisti. Il Riformista è legato all’ ex-margherita e il suo finazimaneto è assolutamente legale. Infatti anche il Corriere ne beneficia pur non essendo un giornale di partito. Lo stesso per l’Unità, chissà perchè Travaglio non dice ai suoi amici che vuole mandarli in bancarotta (perchè avrà già trovato un’altra casa?).Io sono d’accordo che bisogna razionalizzare il sistema, il problema è che Travaglio vuole sfruttare questa occasione per eliminare la concorrenza.

  7. Maurizio says:

    Il giornale della Margherita era Europa, che io sappia. Comunque, la spiegazione legale riportata da Travaglio nell’articolo di cui hai dato il link è corretta. Il Riformista, per compiacere i suoi pochi lettori, frega disonestamente i soldi dei suoi non-lettori che pagano le tasse onestamente: se questo è senso civico, allora ben venga!

  8. Ettore says:

    Vogliamo svelare il trucco? Anche il Manifesto ha pochi lettori e non è un giornale di partito. Eppure va salvato, e come mai?

  9. Maurizio says:

    Il Manifesto è una cooperativa, il Riformista è degli Angelucci.

  10. Ettore says:

    Il Riformista è di proprietà della "Società cooperativa Edizioni Riformiste". Gli Angelucci sono i proprietari della testata che però è affittata ad una società cooperativa del tutto indipendente. Il Manifesto è una cooperativa da sola, infatti oggi una copia costava 5o euro…

  11. Maurizio says:

    <<Gli Angelucci sono i proprietari>> e <<Il Riformista è di proprietà della "Società cooperativa Edizioni Riformiste">> sono due affermazioni incompatibili. Del resto, ai fini giuridici conta la proprietà reale, non quella fittizia in frode alla legge. E dico in frode alla legge perché una falsa cooperativa (cioè società di comodo eterodiretta) si becca tutte le agevolazioni previste dalla legge per le cooperative vere (vedi artt. 2511 e segg. del Codice Civile).Direi che i ladroni che imbrogliano lo Stato siano da biasimare, non da difendere a spada tratta…

  12. Ettore says:

    Quella del Riformista è una cooperativa vera e propria e non è per nulla eterodiretta visto che per contratto è libera e indipendente nel suo lavoro. Io sono per il maggior numero di giornali (per tutti i gusti) e al costo minimo per lo Stato. Quella del Riformista è una cooperativa che accetta un aiuto privato e prende dallo Stato meno soldi di quanti ce ne vogliono per mantenere il Manifesto e di quanti ce ne vorranno ancora per salvarlo. Il primo modello è senza dubbio preferibile al secondo, sia in termini di pluralismo che per le tasche dei contribuenti. Nel codice civile non esiste solo la proprietà, esistono anche altre forme quali il possesso che hanno piena dignità giuridica. Se tu o Travaglio credete che ci sia una frode, potete esporre una regolare denuncia. Se invece Travaglio chiede un atto politico, un motivo ci sarà.Da biasimare qui ci sono solo i finti campioni della libertà che augurano la morte ai giornali (e ai politici) che lo contestano. Mentre io non esulterei mai della morte del Manifesto, per quanto possa detestarne l’ideologia.

  13. Maurizio says:

    Non c’è frode, solo un cavillo legale dovuto alla scarsa chiarezza della legge. Travaglio chiede un chiarimento e seri paletti normativi, se poi a te non vanno bene perché toccano il tuo orticello, è una posizione legittima. Ma non puoi accusare gli altri di malafede.Poi non c’è nessuna morte dei giornali: se un giornale è meritevole, i suoi lettori lo finanzieranno acquistandolo. Se no, non capisco perché devo pagare io un giornale al posto dei suoi lettori.Quanto al discorso di proprietà e possesso, non l’ho proprio capito, visto che io facevo riferimento al libro V (delle società), e non al libro III (dei diritti reali).

  14. Ettore says:

    Sul finanziamento pubblico dei giornali Travaglio può pensare quello che vuole. Il problema è che usa l’argomento per un attacco politico inaccettabile. Tutti i giornali (Repubblica in primis) ci mangiano sopra in maniera anche illecita, ma Travaglio se la prende solo col Riformista per un motivo chiaro e non certo lodevole.Il principio teorico che enunci è condivisibile ma può andare bene negli Usa, non in Italia. Io non difendo il mio "orticello", difendo il diritto degli italiani di leggere. Senza il finanziamento pubblico rimarrebbero sulla piazza solo tre o quattro giornali e l’informazione diverrebbe un monopolio dei miliardari (cioè Berlusconi e De Benedetti) senza possibilità di sfumature se non per poche eccezioni. Per questo io sono ben contento di pagare anche i giornali che non leggo (purchè non siano delle mini-caccole che sono il vero problema del sistema attuale). Grillo e Travaglio sarebbero felici di camminare sulle macerie dei giornali italiani non allineati, io francamente ho altri progetti.

  15. Maurizio says:

    Il Riformista, per esempio, per qualcuno potrebbe essere una mini-caccola, volendo usare questo criterio discretivo così giuridico.Comunque gli Angelucci non sono proprio dei barboni, volendo essere sinceri^^

  16. Ettore says:

    Minicaccole sono i giornali composti da due giornalisti che magari non arriva neanche in edicola. Non sarà un concetto giuridico ma, visto che Travaglio vuole chiarimenti, lo può facilmente diventare. Per quanto basti il buon senso…

  17. Ettore says:

    Gli Angelucci non sono dei barboni, ma io non ho niente contro le inizative editoriali dei miliardari. E’ che mi inquieta lo scenario per cui per aprire un giornale devi per forza averne uno alle spalle. Il finaziamento pubblico garantisce il pluralismo e un minimo di autosufficienza, e quindi di indipendenza.

  18. Maurizio says:

    Sì, ma allora per questo va dato anche a chi non ne ha bisogno, tipo gli angelucci?

  19. Ettore says:

    Gli Angelucci non sono barboni, ma nemmeno Berlusconi. Senza il finanziamento non ce la fanno, però è una soluzione intemerdia che non ha bisogno di una cifra astronomica. Se i soldi li può avere Repubblica che certo non muore di fame, non capisco perchè non li dovrebbe avere il Riformista.

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