La Sindone e la scienza

Quella della Sindone è – come direbbe qualcuno – una strana
brutta storia. Però è molto significativa per capire i nostri tempi. Chi vuol
studiare il rapporto fra scienza e fede, non può non passare per la contorta
storia di quel telo. La
Sindone è sempre stata un oggetto misterioso, ma il caso
esplose quando si scoprì che aveva caratteristiche curiose quali la
tridimensionalità e l’inversione fra positivo e negativo fotografico. Allora, i
soliti intellettualoidi invocarono l’intervento della scienza affinchè, ancora
una volta, squarciasse le tenebre dell’ignoranza e della superstizione. La Chiesa, baluardo
dell’oscurantismo scientifico e religioso, avrebbe mai concesso studi più
approfonditi sul telo? Ovviamente, sì. Fu appositamente istituito lo STURP, un
gruppo di studiosi di livello internazionale e interconfessionale. Queste
furono le conclusioni:

Le principali conclusioni dello STURP
furono pubblicate ufficialmente nel 1981:

  • Non vi è nessun tipo di pigmento, pittura, tintura o colorante
    sulle fibre del tessuto.
  • La colorazione dell’immagine risulta dall’ossidazione,
    disidratazione e coniugazione della struttura di polisaccaridi
    delle fibrille stesse del lino.
  • L’analisi computerizzata dell’immagine mostra che in essa è
    codificata un’informazione tridimensionale.
  • Non vi sono tracce di spezie, oli o di alcuna secrezione corporea.
  • Appare evidente che vi sia stato contatto diretto della Sindone
    con un corpo.
  • Nessun metodo chimico o fisico conosciuto è in grado di spiegare
    la totalità delle caratteristiche dell’immagine.
  • Le macchie di sangue sono composte di emoglobina
    e contengono albumina.
  • Si può concludere che l’immagine della Sindone è quella di un vero
    corpo umano flagellato e crocifisso.

(Da Wikipedia)

Questi sono i risultati scientifici, ottenuti da studiosi di
diversi istituti che hanno lavorato sul telo. Eppure questi risultati non li
sentirete quasi mai citare in tv. Sentirete i risultati di singoli (presunti) studiosi
che ritengono, magari, di aver riprodotto la Sindone ma senza fornirne nessuna prova
sperimentale. Sentirete ipotesi fatte da chi la Sindone non l’ha mai
nemmeno vista da lontano e che ignorano del tutto i risultati dello Sturp. Sono
passati tanti anni, eppure non ho mai sentito qualcuno che criticasse quei
dati. No, nei migliori dei casi vengono ignorati; nei peggiori si procede alla
demonizzazione dei membri dello Sturp.

Il problema è che la Scienza ha deluso, non ha dato i risultati
sperati e quindi quei poveri studiosi – che hanno fatto solo il loro lavoro –
diventano improvvisamente sospettati di una incredibile congiura macchinata
ovviamente dal Vaticano (anzi no, facciamo l’Opus Dei che va più di moda). La
cosa interessante è che la storia si ripete. Anche su Lourdes pesavano i soliti
sospetti di autosuggestione e cose simili. La Scienza! La Scienza! La Scienza spiegherà tutto! Volete
che si fermi davanti a questi quattro contadinotti che si immaginano di essere
guariti da un malattia che non hanno mai avuto?! Poi, però, la scienza è
arrivata e ha dimostrato che era tutto vero. Non solo che le guarigioni erano
reali, ma che erano anche scientificamente inspiegabili. Ovviamente, poi,
quelli che avevano invocato la
Scienza non ci hanno poi spiegato come si mettevano le cose. I
più furbi si rifugiano, invece, nella fideistica convinzione che se la Scienza non è onnipotente
oggi, lo sarà domani. Ma questa è un’altra storia.

Per la
Sindone è successo qualcosa del genere. Se i dati dello Sturp
non sono il risultato di una risibile congiura, allora si tratta di
un’incompetenza a dir poco scandalosa. Eppure, i membri dello Sturp continuano
tranquillamente a fare il loro lavoro, i loro articoli vengono pubblicati da
importanti riviste scientifiche (cosa impossibile se ci fossero prove o anche
solo dubbi sulla loro professionalità e competenza). Inoltre, al contrario di
quello che alcuni vorrebbero far credere, lo Sturp non è un club di convinti
assertori dell’autenticità della Sindone. Ne fanno parte anche autorevoli
membri che, nonostante i dati di cui sopra, legittimamente sostengono che si
tratti di un falso.

Ma la cosa più divertente deve ancora venire. La scienza
diventa mala scienza quando non dice quello che ci si aspettava, e così si
finisce poi per non vederla dove davvero c’è e ci sono le prove. Parliamo
ovviamente del famoso esame del C14. Qualunque archeologo di un certo livello,
fra i quali ad esempio il famoso archeologo William Meacham, può confermare che
quello del radiocarbonio è solo un test fra i tanti, perché non è certo
infallibile. Anzi, si tratta di uno strumento molto sensibile alle
contaminazioni. Capita spesso che il C14 dia risultati in contrasto, quando non
assurdi, con gli altri dati riguardanti la datazione del reperto. In quei casi
il risultato del test (che è puramente indicativo) viene respinto senza
problemi. Stranamente, solo con la
Sindone il C14 è diventato un test infallibile e
incontestabile. Un vero e proprio dogma, nonostante costituisca l’unico
risultato negativo. Ma la storia non finisce qui. Il problema non è solo l’attendibilità
del C14, tra l’altro aggravata dallo stato di un reperto come quello sindonico.
Ci sono anche seri dubbi sui modi con i quali il test è stato condotto. Il
comportamento dei laboratori interessati è stato molto poco scientifico con
continui e immotivati cambiamenti di protocollo, poi comunque clamorosamente
disatteso. I tre laboratori non avrebbero dovuto comunicare fra loro prima di
inviare i risultati al British Museum, ed è provato che invece comunicarono
eccome. Non fu ammessa la presenza di un osservatore dell’arcidiocesi di
Torino, ma le porte dei laboratori furono spalancate ad estranei e tv (mentre,
cioè, veniva rifiutata la presenza di un rappresentante del proprietario del
reperto…). Dovevano datare alla “cieca” insieme ad altri campioni e non lo
fecero.

E si potrebbe continuare a lungo, concludiamo dicendo che
per trasparenza i dati grezzi avrebbero dovuti essere pubblicati in modo da
permettere a tutti gli studiosi di verificare i complessi calcoli. Invece, dopo
molti anni, i tre laboratori si rifiutano ancora di renderli noti: un
comportamento inspiegabile e inspiegato. C’è chi, anche qui, ha parlato di
complotto. Di sicuro per le numerose violazioni del protocollo, non si può non
parlare di cattiva fede. Ma non bisogna dimenticare che il tutto avvenne in
un’atmosfera molto tesa.

Infine, ci sono molte teorie più o meno plausibili sulla
veridicità del test fatto sulla Sindone. Di alcune abbiamo già parlato, fra le
quali quella di Rogers. Qui, in conclusione, aggiungiamo un altro tassello del puzzle. Marco Tosatti, autore di Inchiesta sulla Sindone, ha sottoposto
la controversa questione a Livia De Giovanni e Pierluigi Conti. Entrambi sono
docenti di calcolo statistico alla Sapienza ed estranei alle polemiche sulla
Sindone. Il risultato è stato che perfino in quei pochi dati resi noti dai
laboratori, nel famoso articolo su Nature,
c’è un errore alquanto significativo. Sembra che in realtà l’esperimento fosse
fallito e sono state necessarie forzature per raggiungere lo stesso un
risultato.

In sostanza, i dati scientifici (quelli dello Sturp) non
importano se non a pochi. E se qualcuno si permette di citarli, la risposta non
ha nemmeno la sembianza di una contestazione scientifica. A questa scienza si
oppone poi, come se non bastasse, il test al C14 tanto che si è creato un vero
e proprio partito dei “radiocarbonisti”. Solo che su quel test gravano sospetti
più che fondati, tanto che molte delle violazioni di cui abbiamo parlato sono
state spesso candidamente ammesse dai diretti interessati. In sostanza, hanno
voluto l’intervento della scienza. Quando è arrivata, i risultati non sono
stati di loro gradimento e una colossale opera di disinformazione ha lavorato
perché gli unici veri dati disponibili fossero passati quasi sotto silenzio al
pubblico; e quando questo non è possibile, tali risultati vengono irrisi come
se fossero il prodotto di una fervida immaginazione. Alla scienza che
osannavano, hanno infine opposto un vero e proprio caso di mala scienza. È un
sottile gioco, tutto sommato divertente. La Chiesa, che deve passare per la millenaria
istituzione oscurantista, ha messo a disposizione il reperto per tutti gli
studi del caso. La cultura laica, o sedicente tale, quei risultati scientifici
li ignora o li respinge. È un rifiuto della scienza non dissimile da quello dei
creazionisti, solo che questi ultimi almeno non sono ipocriti.

Leggi anche:

Le scritte sulla Sindone

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