Il giallo delle email rubate

«Sul clima dati falsificati»

Hacker vìola un archivio. E scopre i trucchi degli scienziati. Scettici contro catastrofisti

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
WASHINGTON
Gli scet­tici sul
riscaldamento del cli­ma sono in piena euforia. Convinti di aver colto
con le mani nella marmellata i profe­ti di sciagure e gli sciamani del
global warming. In pieno negoziato per non far fallire il vertice di
dicembre a Co­penhagen, lo scandalo dei da­ti ritoccati rivelato ieri
dal New York Times fa riesplode­re la disputa pubblica sui dan­ni veri
o presunti causati dai gas serra alla sostenibilità cli­matica del
pianeta. Gridano alla truffa i negazionisti, ri­spondono con uguale
vee­menza i teorici della responsa­bilità umana, invocando l’enorme
quantità di dati a so­stegno delle lo­ro tesi. Qualche dub­bio sulla
qualità della ricerca ri­mane. Soprat­tutto ora, che centinaia di
e-mail, rubate da pirati telema­tici dai compu­ter della Univer­sity of
East An­glia, in Gran Bretagna, rivela­no che autorevo­li ricercatori e
scienziati inglesi e americani hanno spesso «forzato» e in qualche caso
alterato i dati in loro possesso, per combatte­re gli argomenti degli
scetti­ci, concordando vere e pro­prie strategie di comunicazio­ne per
convincere l’opinione pubblica. Non mancano nella corposa
corrispondenza riferi­menti derisori e insulti perso­nali a quanti
mettono in dub­bio la tesi del global war­ming, che uno degli autori
delle mail definisce «idioti». «Questa non è una pistola fumante, è un
fungo atomi­co », ha detto al quotidiano newyorkese Patrick Micha­els,
un esperto climatico che da tempo accusa il fronte del surriscaldamento
di non pro­durre prove certe e dati con­vincenti a sostegno delle tesi
catastrofiste.

LA SCOPERTA La scoperta dell’incursione è avvenuta martedì
scorso, dopo che gli hackers erano penetrati nel server di un al­tro
sito, un blog gestito dallo scienziato della Nasa Gavin Schmidt, dove
hanno comin­ciato a scaricare i file degli scambi di posta elettronica
tra questi e gli studiosi di East Anglia. Due giorni dopo, le prime
mail hanno comin­ciato ad essere pubblicate su The Air Vent, un sito
dedicato agli argomenti degli scettici. La polizia ha aperto
un’indagi­ne, anche se i primi dubbi sul­l’autenticità della posta sono
stati sciolti dagli stessi scien­ziati anglo-americani, che hanno
confermato di essere gli autori. «Il fatto è che in questo mo­mento non
possiamo dare una spiegazione alla mancan­za di riscaldamento ed è una
finzione che non possiamo permetterci», scriveva poco più di un mese fa
Kevin Tren­berth, del National Center for Atmospheric Research di
Boulder, in Colorado, in una discussione sulle recenti va­riazioni
atipiche della tempe­ratura. Ancora, nel 1999, Phil Jones, ricercatore
della Clima­te Unit a East Anglia, ammet­teva in un messaggio al
colle­ga Michael Mann, della Penn­sylvania State University, di aver
usato un «trick», un ac­corgimento per «nascondere il declino»
registrato in alcu­ne serie di temperature dal 1981 in poi.

GIUSTIFICAZIONI Mann ha cercato di sminuire il significato del
termine trick, spiegando che è parola spesso usata dagli scienziati per
riferirsi a «un buon modo di risolvere un de­terminato problema» e non
indica una manipolazione. Nel caso specifico, erano in discussione due
serie di dati, una che mostrava gli effetti delle variazioni di
temperatu­ra sui cerchi dei tronchi degli alberi, l’altra che
considerava l’andamento delle temperatu­re atmosferiche negli ultimi
100 anni. Nel caso dei cerchi degli alberi, l’aumento della temperatura
non è più dimo­strato dal 1960 in poi, mentre i termometri hanno
continua­to a farlo fino a oggi. Mann ha ammesso che i dati degli
alberi non sono stati più im­piegati per individuare la va­riazioni, ma
che «questo non è mai stato un segreto». Secondo Trenberth, le e-mail
in realtà mostrano «l’integrità sostanziale della nostra ricerca». Ma
per Patri­ck Michaels, lo scandalo rive­la l’atteggiamento
fondamen­talista dei teorici del global warming, «pronti a violare le
regole, pur di screditare e danneggiare seriamente la re­putazione di
chi vuole solo un onesto dibattito scientifi­co ».

Paolo Valentino
22 novembre 2009

Corriere della Sera

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