Gli «Atti dei martiri» cattolici nell’Urss

10 Novembre 2009
STORIA
Gli «Atti dei martiri» cattolici nell’Urss
Un
frate mantovano ha frugato gli archivi del Kgb per trovare i documenti
ufficiali sul clero romano perseguitato e ucciso in 70 anni dal regime
comunista.

La
chiesa del Sacro Cuore a San Pietroburgo ha il sapore della fede
bagnata dal sudore di gente semplice. Iniziarono a co­struirla, in
epoca zarista, 15mila o­perai polacchi, che lavoravano nel­la vicina
fabbrica di porcellane. Tuttavia non è mai stata completa­ta, perché i
tre sacerdoti che – dal 1917 al 1937 – vi si sono succeduti, sono stati
più volte arrestati. L’ulti­mo in ordine di tempo, padre Epi­fanio
Akulov, fu fucilato durante u­na celebrazione religiosa. Quando,
sessant’anni più tardi, il frate mino­re Fiorenzo Emilio Reati, 68
anni, mantovano di origine, tornò a cele­brare messa in quella chiesa,
uti­lizzò il corporale macchiato del sangue del suo predecessore.
«Po­tete immaginare – confida oggi – l’emozione che provai quando
di­stesi quella tela di lino inamidato sopra l’altare. Io successore di
un martire: in che avventura mi ero cacciato!».

Quattro anni
fa si è a­perto il processo di beatificazione di padre Akulov. Nel
frattempo il re­ligioso italiano si è andato a leggere i documenti
degli archivi desecre­tati del Kgb per ricostruire la storia dei tanti
confratelli zittiti dal regi­me sovietico con la fucilazione o con
l’allontanamento dal Paese. Da questa ricerca è nato, sei anni fa, un
tascabile Dio dirà l’ultima paro­la. La persecuzione della Chiesa cat­tolica in Russia in epoca sovietica
(Arca edizioni). Preludio ad un la­voro enciclopedico che uscirà tra
non molto e dove saranno raccolti documenti e testimonianze di
arre­sti, processi-farsa, decreti di con­danne, fucilazioni che, in
ot­tant’anni di storia, hanno interes­sato vescovi e preti cattolici e
orto­dossi.

Come vivevano i cattolici della Russia imperiale?
«Il
cattolicesimo ai tempi degli zar era la confessione dei cittadini
op­pressi. Le loro insurrezioni per le li­bertà civili e politiche
furono re­presse con la forza. A farne le spese fu anche la gerarchia
ecclesiastica. Vescovi e preti faticarono non po­co, tra l’altro, a
mantenere autono­mia e libere relazioni con il Vatica­no».

Quanti erano i cattolici in Russia all’epoca degli zar?
«Cinque
milioni, assistiti da 27 ve­scovi e 2194 sacerdoti; si ritrovava­no in
1500 chiese». Poi la Rivoluzione d’ottobre del 1917 portò il partito
bolscevico al potere e con esso Lenin. «Un evento che anche i
cattolici, al­lora, salutarono con speranza. Il potere sovietico –
pensavano – in­cline a promuovere il bene dei la­voratori, non avrebbe
oppresso la Chiesa da sempre perseguitata in Russia». Mai speranza fu
così vana… «Sì, ben presto il potere bolscevico mostrò i suoi umori
antireligiosi. Lenin, con alcuni decreti, privò la Chiesa di terreni,
accademie teolo­giche, convitti e seminari. L’inse­gnamento della
religione divenne un crimine, il matrimonio religioso illegale. Anche
le chiese furono re- quisite: le comunità religiose pote­vano prenderle
in affitto dallo Sta­to, a condizione di riceverne il pre­ventivo
permesso dalle autorità. Permesso che spesso non arrivava. I sacerdoti
cattolici, ma anche i loro collaboratori furono privati dei di­ritti
elettorali. Altre misure dettero inizio a una guerra aperta contro la
venerazione delle reliquie: scoper­te, furono in parte disperse e in
parte rinchiuse nei musei statali».

Come si difesero i cattolici?
«In
molte parrocchie nacquero ‘Comitati parrocchiali di fedeli lai­ci’ a
difesa della Chiesa e dei suoi sacerdoti. Purtroppo, però, in di­versi
casi, in questi comitati si infil­trarono collaborazionisti del regi­me
». Finita la prima guerra mondiale, nacquero nuovi Stati indipenden­ti.
«La Polonia, la Lituania, la Lettonia e l’Estonia. Molti cattolici vi
fuggi­rono – per fame o per terrore dei bolscevichi. Per loro la vita
in Rus­sia era del resto divenuta impossi­bile. A marzo del 1923 le
autorità citarono in giudizio l’arcivescovo Cepliak e 14 sacerdoti di
Pietrobur­go, tra i quali padre Costantin Budkievicz, prete molto amato
per la sua fama di santità. Fu quello il celebre processo collettivo al
clero cattolico. Padre Budkievicz morì nelle cantine della polizia
segreta, la Ceka, divenendo il primo martire del calendario dei martiri
cattolici. Molti altri processi sommari al cle­ro e a comunità
monastiche si sa­rebbero verificati negli anni succes­sivi. E per 12
sacerdoti è in corso la causa di beatificazione».

Dopo la morte di Lenin salì al po­tere Josif Dzugasvili, detto Stalin. Cambiò qualcosa?
«Per
i cattolici no. Poiché, nonostante tutte le restrizioni, i sacerdoti
continuavano a lavorare segretamente, il nuovo regime pensò di
abbattere il cattolicesimo anche culturalmente, attraverso la
propaganda atea. Nacque la Lega dei militanti atei, una casa editrice,
l’Ateo, un giornale, il Giornale dei senza Dio, edito in tutte le
lingue dei popoli viventi in Unione sovietica e diffuso in 44 milioni
di copie. Nel Paese vennero aperti migliaia di musei dell’ateismo e per
diffondere la cultura atea nella nuova Russia venivano organizzate
manifestazioni di piazza. Nelle scuole vennero istituiti corsi di
ateismo scientifico».

Il Papa come si comportò?
«Pio
XI cercò di ricostruire la gerarchia ecclesiastica. Senza successo: i
prelati nominati in segreto furono subito sottoposti alla repressione.
Il 9 febbraio 1930 scrisse una lettera-denuncia sull’Osservatore
romano, suscitando consensi e sostegno in tutto il mondo civile. I
russi protestarono, ma per un certo periodo moderarono i metodi
barbarici impiegati nella lotta antireligiosa. Non durò molto: dal 1937
al 1939, in pieno terrore staliniano, furono 150 i preti fucilati; a
Levashova (nei pressi di Pietroburgo), a Sandormock (nel centro della
Cariglia) e soprattutto nel gulag delle isole Solovki dove persero la
vita anche moltissimi ortodossi. Nel 1941 in Russia rimanevano aperte
solo due chiese, una a Mosca e l’altra a Leningrado, scampate alla
chiusura perché appartenenti all’ambasciata francese, mentre nel Paese
vivevano un solo vescovo – peraltro straniero – e 20 preti in libertà».


Una tensione che si stempererà solo negli anni Ottanta
del secolo scorso. E che si concluderà con la «perestroika» di
Gorbaciov, che nel 1989 decretò la libertà di culto di tutte le
professioni religiose. Qual è lo stato di salute della Chiesa
cat­tolica in Russia oggi?

«Molte chiese sono state
riaperte. I cattolici sono stimati in un milione e 200mila, per lo più
anziani. I preti sono 200, quasi tutti stranieri. In­somma, gli effetti
di decenni di a­teismo si fanno sentire ancora oggi. Ma dobbiamo
sperare per il futuro: i seminari sono tornati a sfornare giovani preti
locali».


Andrea Bernardini

Avvenire

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