Eutanasia4


Conclusioni

Nel corso di questa piccola
inchiesta, ho parlato spesso di ideologia. Nel caso dell’Italia forse è ancora
più evidente. Infatti il nostro è un paese dove ci sono migliaia e migliaia di
ammalati che sono semi-abbandonati. Molto spesso ricevono una pensione di
invalidità minima (e sono spesso capofamiglia) e l’assistenza è ridotta al
lumicino. Questo non perché ci sia una esplicita volontà di abbandonarli,
semplicemente mancano i finanziamenti. Ma è una realtà molto ben nascosta anche
dai media che quando trovano il malato che invoca il diritto di morire, ci si
soffermano per giorni e giorni nella forma di una pervasiva propaganda. Quando
invece si tratta di malati che chiedono il diritto di vivere, la cosa sembra
essere meno interessante. Ma questo forse non accade per caso.

Diritto di morire, ma non di
vivere

Infatti, se agli ideologi
dell’eutanasia importasse davvero qualcosa della sofferenza e se la loro non fosse
appunto un’ideologia ma avesse un briciolo di razionalità, lotterebbero prima
per assicurare il massimo dell’assistenza a queste persone. Poi forse
penserebbero all’eutanasia. Invece accade l’esatto contrario. Prima si
assicurano che i malati vengano abbandonati a se stessi per gettarli nella
disperazione insieme alle loro famiglie, e questo mentre diffondono la cultura
di morte che individua nel malato una persona potenzialmente indegna e quindi
eliminabile. Perciò è molto raro vedere questi ideologi lottare concretamente e
in prima linea per l’assistenza di queste persone. Sanno bene che in una
società dove il malato non è un peso, con una medicina che combatte la
sofferenza e non il sofferente, dove queste persone possono sentirsi amate e
accudite non solo dalle loro famiglie ma anche da uno stato che metta a
disposizione tutto l’aiuto possibile, le richieste di eutanasia crollerebbero
in quantità e intensità. Rischierebbero cioè di prosciugare il loro bacino di
consenso principale. È tutto sommato conveniente che in Italia i malati
terminali continuino ad essere praticamente dei morti che camminano.

Infatti oggi la tecnologia
permette anche a persone gravemente malate come Stephen Hawking, uno dei più
grandi astrofisici viventi, di spostarsi autonomamente, di comunicare, di fare
ricerca, tenere lezioni. Quindi i nostri malati andrebbero forniti di
sintetizzatori, carrozzine elettriche e superaccessoriate. Ma di questo non si
può parlare. Non si può intavolare un dibattito pubblico su questi temi, siamo
già troppo impegnati ad assicurare loro il “diritto” di morire. Del loro
diritto di vivere ci occuperemo poi, forse. Cioè mai. Anche se così si verrebbe
incontro a una buona parte di quelle persone che vorrebbero inserire nelle
categorie della morte.

Un’altra prova è forse ancora
più chiara. Solo in questi giorni l’Italia ha forse eliminato il gap che la
divideva dagli altri paesi europei quanto a cure palliative per i malati
terminali. Eppure tutta la propaganda eutanasica ha insistito pochissimo su
questo punto, al contrario per esempio della annuale Giornata mondiale del
malato (istituita da Giovanni Paolo II nel lontano 1992).

Ma l’ideologia eutanasica
dimostra la sua vera natura anche per la fallacità dei concetti che ha ormai
inculcato in molte persone che si prodigano nella loro pedissequa ripetizione,
senza che sia possibile far loro assumere una dimensione critica. Li ho già
trovati nel corso della trattazione, è utile considerarli insieme e in maniera
sintetica.

Ci viene ripetuto fino alla noia
che nessuno vuole eliminare i disabili, si vuole solo dare loro la possibilità
di autoeliminarsi. Ma, uscendo dalla retorica, rimane il dato sostanziale che i
nostri paesi diverranno dei posti dove si attuerà probabilmente l’eliminazione
di massa dei disabili, per quanto consensuale. Ma questo cosiddetto “consenso”
che valore finisce con l’assumere in società, come quella olandese, dove la
morte da evento naturale viene promosso a quotidiano atto amministrativo? A
riguardo è molto interessante l’opinione di Hirsch Ballin, ex-ministro della
giustizia olandese, espressa diversi anni fa:

Ma sono tuttora convinto che stabilire un diritto all’ eutanasia,
stabilire l’ eutanasia come normalità , come regola e non come eccezione alla
regola, avrebbe effetti pericolosi: metterebbe a rischio i diritti di chi soffre.
Soprattutto in una società  come la
nostra, in cui competitivita’ e materialismo determinano il valore dell’
individuo. Il malato, sentendosi improduttivo e magari di ostacolo agli altri,  potrebbe essere indotto a chiedere la morte.

Questa è l’opinione di uno che
all’eutanasia ha lavorato attivamente. Cioè il consenso per essere davvero tale
al di là di ogni ragionevole dubbio, dovrebbe essere contestualizzato in una
società del tutto opposta alla nostra (e soprattutto dove i malati non vengono
abbandonati). Ma questo gli ideologici dell’eutanasia non lo sanno o non lo
dicono, pensano che per applicare l’eutanasia tal quale esce dalle loro menti
basti una legge.

Le categorie della morte

Ballin dice quindi una grande
verità. Vogliono farci credere che l’autodeterminazione sia una libertà in più
che non può in alcun modo ledere la libertà degli altri. Certo, ma in un mondo
utopico. In realtà è il principio stesso che contiene questo pericolo. Come si
fa a dichiarare pubblicamente che abbiamo eliminato quella persona perché
affetta da quella data malattia che la privava di dignità, senza per questo
tangere – anche senza volerlo – la dignità di tutte le altre persone che hanno
quella malattia? Come negare che esse, facendo parte delle “categorie della
morte”, perdano il loro status di
persone umane ineluttabilmente degne per diventare persone potenzialmente
indegne? L’autodeterminazione in queste forme, quella che riguarda solo le
scelte individuali e mai gli altri, ci impedirà di vedere un disabile per
strada e di considerarlo automaticamente persona degna, in base alla Carta dei
diritti fondamentali. No, bisognerà vedere prima lei che cose ne pensi.

Cosa ne direbbe l’Arcigay, se
alla Dignitas offrissero cocktail mortali ai gay depressi e insoddisfatti della
loro vita? Se aiutassero a morire persone che magari sono state convinte di
essere malate in quanto omosessuali? Sarebbe sufficiente l’escamotage del finto
individualismo? Sì, aiutiamo a uccidersi quel gay perché a suo dire l’omosessualità
lo priva della dignità, però questo non ha assolutamente niente a che fare con
tutti gli altri gay. No, io direi proprio che non funzionerebbe.

E queste categorie poi, chi le
stabilisce? Chi stabilisce che una tale malattia è passibile di morte e
un’altra no? Gli stessi che accusano gli oppositori dell’eutanasia di voler
imporre la loro etica. Come se lo scegliere quali persone possono accedere al
diritto che loro hanno individuato, in barba a tutti i fondamenti giuridici,
non sia una forma di discriminazione (che infatti verrà meno col tempo, come
insegna l’esperienza).

Questo per quanto riguarda i
malati, ma c’è anche un livello più generale. Nel momento in cui si contempla
giuridicamente la possibilità di riconoscere vite umane indegne che quindi
rinunciano al loro diritto alla vita, viene meno il già citato articolo dei
diritti umani. Quindi non è per niente una questione individuale e basta, si
tratta di relativizzare la dignità umana. E quindi questo riguarda tutti. Cioè
il diritto di morire lede in maniera così generalizzata i diritti di tutti, da
non sembrarlo.

I registi di un’ideologia

In conclusione, è bene almeno
accennare sui personaggi che tengono le fila di questi dibattiti. Conoscerli
bene, vuol dire capire i veri obiettivi. Pochi sanno che uno dei maggiori sostenitori
internazionali dell’eutanasia è Peter Singer, uno dei più grandi bioeticisti
dei nostri tempi. Un signore che scrive libri, tiene conferenze in giro il
mondo, amato e venerato. Tanto da essere scelto come consigliere di bioetica
dal governo Zapatero. Ma questo signore sostiene che un porco sano vale più di
una bambina malata. Dice chi i bambini non sono persone, e che prima di
considerali umani a tutti gli effetti ci vuole un periodo di osservazione per
assicurarsi che siano perfetti. Sostanzialmente lui e tutti quelli della sua
risma, vedono i diritti umani come una sgradita eredità della cultura
cristiana. Da qui si spiega l’attacco sferrato al cuore dei diritti umani, in
quella dignità che deve essere svuotata di oggettività e universalità. Infatti
sempre Singer sostiene che la vita umana non ha il grande valore che crediamo,
ad avere valore è il progetto di vita che ognuno di noi ha. Gran parte
dell’ideologia eutanasica viene da queste persone, opportunamente rielaborata
da media e politici conniventi che la spiattellano nelle forme del pietismo e
dell’autodeterminazione. Ma ovviamente a uno come Peter Singer non può
importare molto della sofferenza dei malati (almeno non più di quella di un
maiale), quella è solo un’occasione per aprire un varco nella dottrina dei
diritti umani. Che si tratti poi di reazione sentimentale e non razionale, poco
importa. Perché loro sanno che quella breccia si aprirà progressivamente con i
colpi delle loro picconate, fino a quando non cadrà tutto l’edificio
faticosamente costruito negli ultimi due millenni e rigenerato dalla sconfitta
del nazismo.

Perché questa volta non ci sarà
una guerra, troppo rumorosa. La loro è una guerra psicologica e silenziosa
volta a due obiettivi nemmeno tanto nascosti. Primo, la rinuncia della dignità
umana, apparentemente almeno a come la abbiamo conosciuta fino ad oggi. Secondo,
la fine del bando dell’omicidio in tutte le sue forme. Deve essere loro
riconosciuto il diritto di uccidere le persone indegne, anche se all’inizio in
forme limitate. Ma l’importante è che venga meno il principio mosaico del “Non
uccidere” che ha la colpa di disconoscere allo stato e alla società il diritto
di disporre della vita altrui. Una volta abolito questo ultimo tabù, i
cosiddetti abusi verrano inevitabilmente perchè verrà attribuito – alla
società, ai medici, allo stato e quant’altro- un potere enorme che non
dovrebbero mai avere. E l’illusione dell’autoeliminazione non servià a molto,
perchè nei fatti saranno loro ad eliminare.

E questa volta quello che
vogliono non se lo prenderanno con la forza, lo esigono come qualcosa di
dovuto. Noi dobbiamo spontaneamente rinunciare ad una cosa fondamentale come la
dignità umana. È un patto col diavolo al quale non ci può sottrarre: noi
offriamo loro in sacrificio la dignità umana e questi ideologi in cambio ci
offrono la promessa illusoria di una vita – e una morte – senza sofferenza. Chi
nutre perplessità, deve essere convinto di essere una persona cattiva e così
deve essere pubblicamente additato. Così l’Occidente rischia di vendersi
l’anima per poco, come Esaù che vendette la sua primogenitura per un piatto di
lenticchie senza credere di farlo sul serio. Poi però non si torna più
indietro.

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15 Responses to Eutanasia4

  1. Maurizio says:

    In effetti lo penso anch’io: se risparmiassimo denaro e posti letto per tutte le persone in coma vegetativo permanente che volevano che fosse loro tolta la spina, cioè che venisse permesso alla volontà di Dio di compiersi una buona volta (perché c’è qualcosa di disgustosamente ateo, materialista e anticristiano nel credere che la persona umana si riduca alla meccanica biologica), potremmo si rendere servizi migliori a quelli che ne avrebbero bisogno, a quelli che muoiono perché operati di appendicite, a quelli che girano per gli ospedali calabresi in cerca di posti letto inesistenti…Credo ci sia una cultura della morte condivisa, una cultura che si nutre nel vedere nell’uomo un semplice grumo di cellule, nei sentimenti qualche reazione chimica o fisica e nel pensiero qualche impulso elettrico, una cultura che nega all’uomo fatto di anima e corpo, inscindibilmente unite, di realizzarsi appieno, di vivere la sua vita liberamente, di poter trovare la serenità quando Dio vuole (o quando il caso fortuito l’ha voluto, per chi non crede).E’ deprimente vedere come chi dice di credere si concentri in battaglie contro chi vuole che il corpo si possa spegnere insieme all’anima (che rappresenta la nostra mente, il nostro sentire, cioè che fa di noi noi), che sia alla persona ad essere posta al centro, non qualche legge pseudo-naturale. Perché è il Sabato ad essere stato creato per l’uomo, non l’uomo per il sabato.Io vorrei tanto essere in off topic: che c’entra il suicidio con il lasciar morire un corpo ormai abbandonato dall’anima? Ma no, mi si cambiano le categorie, il permettere al ciclo vitale di compiersi diventa suicidio assistito, la resa davanti ai mali degenerativi e incurabili unita alla richiesta di aiuto contro il dolore diventa omicidio vero e proprio, i padri diventano assassini e quelli che si sposano col rito celtico, inneggiano al fuoco contro gli immigrati, diffondono l’odio, hanno rapporti con gli assassini mafiosi e hanno all’attivo ogni tipo di crimine diventano i nuovi apostoli!

  2. Ettore says:

    C’è qualcosa di disgustosamente ateo e anticristiano nel far credere che le persone in coma richiedano un tale sforzo economico da privare gli altri di servizi migliori. Eliminiamo questa centiania di malati e per magia la sanità italiana risolverà i suoi problemi, che sono notoriamente economici e non politico-organizzativi. Noo, il problema sono queste poche persone a letto, mica i primari scelti dai politici, mica le infiltrazioni camorristiche, mica gli sprechi. Nooo.Disgustosamente ateo e anticristiano è presentare i disabili in stato comatoso come dei "vegetali", dei gusci vuoti, e non delle persone che spesso hanno ancora una coscienza e che se non la dimostrano, possono ben averla lo stesso. Ma perchè Eluana Englaro e Terry Schiavo erano in coma? Erano persone disabili che non ci piacevano, questa è la verità.Che quelli siano corpi senz’anima è tutto da dimostrare. Anche tu confondi il coma con la morte cerebrale. Permettere al ciclo vitale di compiersi? Ma quale ciclo? La fame e la sete?

  3. Jole says:

    Ettoreil problema è sempre la differenza che si fa tra "sani" e "malati", come se qst fosse una discriminante in quanto a dignità: qst è anticristiano ma soprattutto ANTIUMANO.ciao

  4. Ettore says:

    Esatto, Jole. E’ roba pericolosa…

  5. Maurizio says:

    Invece dare a un padre dell’assassino e insultarlo giorno e notte perché vuole che sia rispettata la volontà di sua figlia è umano e caritatevole, invece. Il rispetto dell’uomo passa per il rispetto della sua volontà, altrimenti è bieca ipocrisia.Fame e sete sono sensazioni, non condizioni. Eliminando queste sensazioni, come si fa nel mettere fine all’accanimento terapeutico, la morte avviene per motivi fisiologici e senza sofferenza alcuna. Sempre che chi ha il cervello kaput sia ancora in grado di rendersi conto di stare soffrendo…Ma a questo punto io chiedo ai sedicenti cristiani, alla vita dopo la morte ci credete? Se sì, allora in che momento l’anima si separerebbe dal corpo?

  6. Ettore says:

    Batabum! Adesso la morte per fame e sete è rapida e indolore, basta eliminare le sensazioni! Non esiste nessuna prova che le persone in quello stato non possano soffrire, anzi è altamente probabile che Eluana non soffrisse, quando è stata abbandonata a se stessa allora sì che ha cominciato a soffrire. Io non insulto proprio nessuno, dico la verità. Il rispetto umano è per i pavidi. Il rispetto della volontà va bene fino a quando non si scade nell’aiuto al suicidio che è ancora virtualmente un reato. Dovreste prima emendare il codice penale da quell’articolo, poi potrete esercitare con diritto la vostra disumana carità.A noi sedicenti cristiani non interessa l’anima, e come? non siamo in uno stato laico?

  7. Ettore says:

    E poi fame e sete sono condizioni. Uno che muore di fame non muore mica di "sensazioni".

  8. Maurizio says:

    Uno muore per arresto cardiaco, non per sete…Non ho ancora avuto il modo di leggere, però, quando l’anima si separerebbe dal corpo. Sarebbe molto interessante saperlo per capire quando per il cristianesimo si configurerebbe o meno un omicidio/suicidio.

  9. Marco says:

    "Infatti, se agli ideologi dell’eutanasia importasse davvero qualcosa della sofferenza e se la loro non fosse appunto un’ideologia ma avesse un briciolo di razionalità, lotterebbero prima per assicurare il massimo dell’assistenza a queste persone. Poi forse penserebbero all’eutanasia. Invece accade l’esatto contrario"Io non so cosa pensano o provano gli altri ideologi dell’eutanasia, ma so cosa penso io. Te l’ho già detto più volte ma continui a far finta di non leggere quello che scrivo, oppure evidentemente non mi credi. Io metto davanti a tutto la volontà della persona malata. Quindi se questa persona vuole vivere farò tutto quello che posso per permetterle di vivere nelle migliori condizioni possibili; se invece la sofferenza ha un peso specifico diverso o la persona in questione non ritiene più degna la sua condizione, perchè devo a tutti i costi oppormi a quella che è la sua scelta? L’eutanasia non può essere la norma, perchè di norma la gente vuole vivere. Quindi perchè continuare con queste previsioni catastrofiche?! Il fatto che ci sia gente che ha prevaricato il principio della libertà individuale è sicuramente grave ma non per questo bisogna fermare coloro che vogliono per davvero solo il rispetto della volontà del singolo individuo.Abbiamo visto che nel corso della storia il concetto di eutanasia è cambiato più volte; spiegare l’eutanasia odierna ad una persona che è vissuta secoli fa non sarebbe facile. Bisognerebbe prima spiegare come la medicina si è evoluta. Perchè è questa la chiave per cercare di capire il perchè molti oggi sono messi nelle condizioni di dover mettere in gioco la loro dignità. Fino al secolo scorso la gente moriva in maniera molto più naturale rispetto ad oggi. Il protocollo nei casi di rianimazione è mutato profondamente e ora si riescono a tenere in "vita" persone che 100-200 anni fa sarebbero sicuramente morte. Non penso che nel medioevo sapessero cosa fosse il sondino che ora alimenta migliaia di persone che si trovano in stato vegetativo. Non sto dicendo che non sia giusto cercare di salvare a tutti i costi una persona; ma bisognerebbe rendersi conto che spesso si superano i limiti. Se mi dovessi trovare in una situazione simile nutrerei la speranza di essere rianimato fino a quando non ci si accorga che le mie funzioni cerebrali siano seriamente compromesse. Ma visto che per scoprirlo devono passare ore, se non giorni, se non mesi, io mi augurerei anche di non vedere il mio corpo ancorato ad un letto solo perchè qualcuno ha deciso a tutti i costi di volermi fare vivere.

  10. - says:

    "Ci viene ripetuto fino alla noia che nessuno vuole eliminare i disabili, si vuole solo dare loro la possibilità di autoeliminarsi." Seeeeeeee, un bel lavoro di manipolazione di mente si altro che carità, perché sembrano che li fanno una carità. E cosi, faranno con tutti. Ci saranno lavate di cervelli e magari chi non ci pensava proprio a farsi eutanasiare, allora darà pure lui il suo consenso caso mai gli succedesse un guaio. Lo ripeto, ognuno è libero, ma deve essere libero fino in fondo, senza che nessuno abbia nessuno potere di influenzare la sua decisione… Senza nessuna propaganda o "publicità". Ah Dio, mi spavento persino da sola a scrivere queste cose, tanto che temo di vederle succedere. Mi spaventano davvero le conseguenze.

  11. Ettore says:

    Maurizio: Allora il la fame nel mondo non è poi questo gran problema, oppure sono fame e sete che provocano quell’arresto cardiaco?Sostanzialmente io credo che l’anima lasci il corpo quando si muore. E il criterio più sicuro per accertare la morte è la morte cerebrale. Il coma presenta ancora molti misteri, se non possiamo comunicare con quelle persone è probabilmente una nostra deficienza. Non una colpa loro.

  12. Ettore says:

    Marco: Io infatti non ho mica scritto che Marco pensa quello. Io faccio un discorso generale, e purtroppo le posizioni tue e di Angelo sono a dir poco minoritarie in questo panorama. E storicamente destinate a soccombere a favore di interessi molto meno nobili. Detto questo anche tu dovresti capire che l’eutanasia funziona come enorme istigazione al sucidio per tutte le persone che ormai vengono considerate come un peso, perchè improduttive. Quindi bisognerebbe prima assicurare il diritto di vivere, e poi magari parlare di "diritto" a morire. Ma voi non fate così, voi volete l’eutanasia subito e per il diritto di vivere cercate di cavarvela con le buone intenzioni. Quando vedrò i sostenitori dell’eutanasia creare campagne mediatiche potenti, loro che possono, per il diritto di vivere simile a quelle che fanno per Eluana Englaro con un impegno serio e politico, allora cambierò idea. Ma siccome questo non esiste e difficilmente può esistere, io la penso così.

  13. Ettore says:

    Melodia: Il problema è che nessuno è veramente "libero", siamo tutti più o meno condizionati dalla cultura e dalla società. Il malato che chiede l’eutanasia può farlo senza che nessuno lo costringa esplicitamente, ma implictamente lo può ben fare perchè non si sente amato da una società che lo vede come un peso. Questo vale per tutte le nostre decisioni, ma trattandosi di un tema così delicato le incognite aumentano…ciao, grazie del commento 😉

  14. - says:

    Appunto Ettore, è proprio questo, che a me spaventa, che possino esserci persone che si lascino condizionare e persuadersi di essere un peso e quindi magari, chiedere l’eutanasia proprio per "liberarsi" oppure sentirsi "libero" di una scelta che non in fondo nn è la sua, ma che le sarà stata posta come la migliore, da chi avrà saputo manipolarlo. Buona giornata ettorino con un abbraccio.

  15. Ettore says:

    Buona giornata anche a te 🙂

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