Eutanasia1

L’eutanasia è ormai diventata un
diritto indiscutibile. Ma esattamente su quale giustificazione teoretica e
giuridica si basa? Molto spesso non si sente altro che una giustificazione del
tutto sentimentale. Ma siccome in uno stato laico non esistono reati
d’opinione, proviamo a mettere in discussione l’indiscutibile.

 

Aspetto giuridico

 

Proviamo a partire da qualche
considerazione storica e giuridica. L’eutanasia è un problema moderno? Forse in
passato non esistevano il dolore, la malattia e la sofferenza? No, infatti è un
problema già affrontato da Ippocrate, il grande padre della medicina. Nel
famosissimo giuramento si legge:

Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale,
né suggerirò un tale consiglio

Dello stesso tenore, il
giuramento nella forma moderna:

·  di non compiere mai atti idonei a provocare
deliberatamente la morte di una persona;

·  di astenermi da ogni accanimento diagnostico
e terapeutico;

·  di promuovere l’alleanza terapeutica con il
paziente fondata sulla fiducia e sulla reciproca informazione, nel rispetto e
condivisione dei principi a cui si ispira l’arte medica;

·  di attenermi nella mia attività ai principi
etici della solidarietà umana contro i quali, nel rispetto della vita e della
persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze;

Non sembra esserci, in entrambe
le versioni, il minimo dubbio. Perché? È ancora lecito chiedersi perché, in
epoca precristiana, Ippocrate avvertiva già con orrore l’idea che il medico
potesse operare per la morte del paziente? Purtroppo oggi c’è la tendenza di
fare del medico una sorta di notaio, un esecutore della volontà che all’occorrenza
si trasforma in un terminator. Si vorrebbe insomma sostituire l’alleanza
terapeutica fra medico e paziente con un rapporto professionale fra datore di
lavoro e lavoratore. Il paziente comanda, il medico obbedisce.

Passiamo adesso ad un altro testo
dimenticato: la
Costituzione italiana. Leggiamo:

Art. 2

La Repubblica
riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia
nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede
l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e
sociale.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità
sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza,
di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Riconoscere vuol dire che non è
lo Stato a creare i diritti fondamentali. Di conseguenza non può mai nemmeno
revocarli. Inviolabile vuol dire che
è indisponibile, per l’uomo stesso come per lo Stato. Pari dignità sociale vuol dire, invece, che non è contemplato il
caso di persone indegne di vivere,
come vorrebbero i sostenitori dell’eutanasia. E infatti nel codice penale è
punito l’omicidio del consenziente. Anche qui forse è bene andare a rileggere:

579
Omicidio del consenziente.
Chiunque cagiona la morte di un uomo, col
consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni.
Non si applicano le aggravanti indicate nell’articolo 61.

[…]

580
Istigazione o aiuto al suicidio.
Chiunque determina altri al suicidio o
rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo
l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a
dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a
cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale
grave o gravissima. […]

Esattamente come per Ippocrate,
non c’è bisogno di versetti biblici per capire che il suicidio assistito è
sbagliato. Basta il comune e laico buon senso.

Adesso, io non sono fra quelli
che amano conferire una sorta di aurea sacrale alla Costituzione. Ma fatto sta
che questi articoli esistono e sono chiari, non si può fingere di nulla. Per
introdurre l’eutanasia in Italia, bisognerebbe abrogarli. Ma mettere mano alla
Costituzione è sempre una faccenda molto complicata e forse, trattandosi dei
primi dodici articoli e cioè dei principi fondamentali, addirittura
tecnicamente impossibile. Bisognerebbe forse abrogare la Costituzione e farne
un’altra. E sarebbe un peccato, visto che la Costituzione italiana
è fra le più apprezzate al mondo (e nessuno l’ha mai definita come una sorta di
dettato Vaticano solo ratificato dai padri costituente, ovviamente).

Spesso però si cerca di far passare l’eutanasia passiva con
l’articolo 32:

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se
non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti
imposti dal rispetto della persona umana.

Qui molti ci vedono il diritto
di sospendere il sostegno vitale alle persone in coma. E in effetti è
un’interpretazione confermata da diverse sentenze. In realtà l’articolo stesso
prevede il caso di trattamenti sanitari obbligatori e il tutto deve essere
quindi visto sempre alla luce dei suddetti articoli. Quello di non morire di
fame fa ovviamente parte dei diritti inviolabili dell’uomo. Si può
ragionevolmente affermare che i padri costituzionali non volessero minimamente,
con l’articolo 32, aprire uno spiraglio all’eutanasia. Infatti il secondo
periodo riportato fa chiaramente riferimento agli esperimenti umani perpetrati
dai nazisti e il supporto vitale è da sempre considerato un dovere
imprescindibile dal personale sanitario. Alimentare qualcuno non può in alcun
modo violare il rispetto della persona
umana
. Infatti la nuova legge sul testamento biologico, ancora in
discussione, dovrebbe chiarire questo punto e individuare alimentazione e
idratazione come pratiche sanitarie obbligatorie. Ovviamente con questo nessuno
vuole impedire con la forza a Pannella di fare i suoi scioperi della fame, ma
quando ci si trova in una struttura pubblica è un altro discorso. Poi ci sono
ovviamente tutti i distinguo da fare, tipo in caso di morte imminente, ma la
nuova legge dovrebbe ribadire il divieto del suicidio assistito. Infatti la
sospensione del supporto vitale è di solito accompagnata dalla sedazione, vuol
dire che la pratica si configura come una vera e propria eutanasia passiva.

Bisogna essere cauti anche a
parlare di alimentazione forzata, perché allora è alimentazione forzata anche
quella che si fa a un bambino. Più corretto parlare di alimentazione assistita.
In fondo anche l’infermiera che imbocca un disabile mentale compie un
trattamento sanitario, ma se questo fosse facoltativo – con dichiarazione
anticipata di rifiuto di alimentazione e idratazione – bisognerebbe davvero
contemplare la possibilità di far lentamente morire di fame i disabili.

Non basta per riflettere? Bene,
passiamo alla Dichiarazione universale dei diritti umani.

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.

Anche qui non è minimamente
previsto il caso di persone che abbiano perso la loro dignità per un qualsiasi
motivo. Ma non è forse un diritto, astenersi da un proprio diritto? Certo, ma
nel diritto positivo. Io ho il diritto di votare, ma anche quello di astenermi.
Nei diritti fondamentali, se vogliamo naturali, le cose funzionano in maniera
diversa. Un esempio? L’articolo 4:

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di
servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi
forma.

Che fine hanno fatto qui la
libertà e l’autodeterminazione? Non bisognerebbe distinguere il caso, anche se
ipoetico, in cui una persona volesse rinunciare alla propria libertà? Magari
per la sua cultura che impone alla donna di stare sottomessa all’uomo, e
all’uomo alla sua comunità? O per motivi economici? Non è un voler imporre a
tutti un valore tutto occidentale? Sì, è proprio così. Perché la libertà è un
diritto inalienabile, indipendente da fattori esterni. Io se voglio posso
rinunciare alla mia libertà, posso fare lo schiavo di qualcuno. Nessuno mi
verrà ad arrestare. Però allo stesso tempo nessuna autorità al mondo
riconoscerà mai il mio status di
“libero schiavo”. Perché? Eppure non voglio mica obbligare nessuno ad imitarmi.
Non faccio male a nessuno. Certo, semplicemente, se la mia richiesta di
riconoscimento fosse accolta, si lederebbe la dignità umana in toto; mortificata in una delle sue
qualità principali.

Sarebbe interessante, quindi,
sapere come questi signori intendano modificare la Carta dei diritti umani.
Proviamo a fare qualche tentativo:

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.
Ma ciò non toglie che si possano verificare casi di vite umane indegne da
sopprimere su richiesta.

Sarebbe una cosa accettabile?
Oppure:

La dignità della vita umana non ha valore universale e oggettivo ma
dipende da fattori esterni quali la salute fisica e psicologica, la volontà, la
percezione che si ha di se stessi ecc…

E come conciliare il principio
assoluto dell’autodeterminazione con l’articolo 4? Non oso nemmeno pensare a
che pasticcio potrebbe uscirne fuori se il bando della schiavitù venisse
condito dal verbo dell’individualismo sfrenato e della dignità a condizione.

Tornando alla realtà, il punto è
che il paradosso del libero schiavo mostra come ci siano diritti inalienabili
ai quali non si può rinunciare. O meglio, si può rinunciarvi ma senza
pretendere che essi vengano ufficialmente misconosciuti (anche solo
individualmente) dal diritto.

 La stessa identica cosa vale per il suicidio.
È un fenomeno che esiste da sempre. Ma da quando ha cominciato a pretendere di
diventare un fenomeno sociale? Giuridicamente riconosciuto e accettato? Questo
ci porta alla seconda parte della nostra trattazione, che merita qualche breve
cenno storico; nel prossimo post.

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30 Responses to Eutanasia1

  1. - says:

    Per me il compito di un medico è di salvare le vite, e di accompagnare un paziente fino all’ultimo e anche se non ci sono modi di guarirlo, invece di studiare i modi per eutanasiarlo, trovassero medicine per calmare le sofferenze e per fare che vada avanti la ricerca, lavorando notte e giorni per trovare medicina che guarisce tutte ste porcate di malatie che portano via a famiglie piccoli, grandi, giovani e vecchi. Sai, provo a mettermi nei panni di un medico, che darà la dosa mortale, immagino la sua mano che trema. Mi chiedo cio’ che c’è nella sua mente a quel momento. Non deve essere nemmeno per loro un momento piacevole, eppure ripenso al tuo post sulla "morte dolce con sorriso", esisteranno pure i sadichi. Si si, ok forse non sono abbastanza razionale e lascio esprimere il lato sensibile e umano. Fanno paura gli articoli come li hai "ri inventati"… Per me non è accettabile. Se tu scrivi un articolo che dice che ognuno è libero ed uguali in dignità e diritti, nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitu’ ecetera, e aggiungi ma ognuno è libero diventare schiavo se lo decide… Immagina un po’… Basterebbe qualche mente manipolatrice e maliziosa per capovolgere il cervello altrui e convincerlo di diventare il suo schiavo ma non solo, riuscire a convincerlo che è stato lui a prendere la decisione, che nessuno lo ha costretto, visto che è libero.. Nn so se riesco a farmi capire. Ciao Ettore 🙂 Un abbraccio.

  2. Maurizio says:

    Qualche precisazione:<<La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale>>Questa disposizione ormai non al si tende più a interpretare in chiave giusnaturalista, dato che questa dottrina è entrata in crisi molto tempo fa, ma sempre in chiave giuspositivista ed è quindi un rimando ai principi sanciti dalla storia dei diritti umani e dalle varie carte internazionali. Anche volendolo interpretare in chiave giusnaturalista, dovremmo considerarlo una barriera contro l’eventuale stravolgimento della prima parte della Costituzione per mezzo della procedura del 138, piuttosto che un’accettazione sic et simpliciter di improbabili diritti naturali (scelti da chi, poi?).Il diritto di rifiuto dei trattamenti sanitari è sancito dalla Costituzione ed è consolidato nella giurisprudenza della Corte Costituzionale. Infatti il nostro legislatore, per quanto pietoso possa essere, non sta cercando di sfruttare la facoltà offerta dalla riserva di legge, ma vuole dichiarare per legge che il sondino endogastrico non è da considerare un trattamento sanitario.La riserva di legge, comunque, parla esplicitamente della dignità dell’uomo, cioè della dignità della sua vita come fulcro della sua libertà (contrapposta ad eventuali coercizioni legali).I diritti fondamentali sono diritti positivi come tutti gli altri, solo che ad essi la grundnorm di un ordinamento riconosce un ruolo speciale. Tuttavia, se uno non vuole lavorare, non lo si può obbligare a farlo per via del diritto al lavoro sancito dalla costituzione, se uno non vuole farsi riconscere i diritti sindacali, non è obbligato a scioperare o a partecipare alle assemblee: sono sue scelte. Così, se una donna vuole essere sottomessa al proprio marito, se uno non vuole votare, non è costretto a farlo, e tanti altri esempi.Esistono, infatti, i diritti, i diritti-doveri e gli obblighi: un diritto, qualsiasi sia il grado della fonte che lo regola (superprimaria, primaria, secondaria…) non obbliga, così come un obbligo, per quanto sia basso il grado della fonte che lo impone, va rispettato. Il grado delle fonti riguarda la soluzione delle antinomie e la produzione delle nuove norme, non la loro applicazione.

  3. Ettore says:

    Melodia: Esatto, è proprio questo il rischio. Ciao a te 😉

  4. Ettore says:

    Sì, il giusnaturalismo è in crisi da tempo ma nemmeno il positivismo giuridico mi sembra goda di ottima salute. Non sono per niente d’accordo con l’interpetazione giuspositiva dell’art. 2, se la costituzione attinge da qualcosa in particolare lo dovrebbe chiarire. Visto che se non sbaglio è stata scritta prima della Dichiarazione dei diritti umani. Anzi, se vogliamo fare un riferimento alle carte internazionali allora esistenti, lo statuto delle Nazioni Unite all’articolo 51 parla di "diritto naturale di autotutela individuale o collettiva". Quindi mi sembra di gran lunga preferibile l’interpretazione secondo cui la Costituzione riconosce i diritti fondamentali perchè naturali, e non perchè già affermati da altri.Il diritto naturale fa parte quindi dei nostri ordinamenti, dalla Costituzione italiana fino alle Nazioni Unite (e sarebbe interessante dare uno sguardo anche alle altre costituzioni nazionali). I diritti fondamentali non possono essere positivi, altrimenti il diritto positivo di ogni stato li può legittimamente disconoscere. Conferire loro un "ruolo speciale" non è una garanzia sufficiente e soprattutto mi sembra a rischio di contraddizione. Anche se un bambino nasce sulla Luna, dove non c’è nessuno stato o diritto positivo, conserva tutti i diritti umani fondamentali perchè non c’è bisogno di alcuno che li crei. Ci sono e basta. Io mi sento sicuro con la Costituzione perchè riconosce i miei diritti fondamentali, ed essendo naturale non ci può mettere mano. Se invece fossero diritti positivi, allora non potrei stare molto tranquillo perchè almeno teoricamente lo Stato potrebbe revocarmeli.Ma il problema non è obbligare o meno a lavorare, il problema è revocare tale diritto su richiesta. Idem per i diritti sindacali e tutto il resto.

  5. Maurizio says:

    Che significa diritti naturali? Nello stato di natura non esistono: non c’è diritto soggettivo senza diritto oggettivo.No, non revocare! Non usufruire non vuol dire revocare il diritto: non è che si perde il diritto di esigere le prestazioni se si rimette per una volta il debito…

  6. Ettore says:

    Sì, ma se io devo uccidere una persona col suo consenso mi devo assicurare prima che le venga revocato il diritto di vivere, altrimenti la sua vita resta intoccabile. Non credo che abbia senso non usufruire del diritto alla vita. Altrimenti rientriamo nel paradosso del libero schiavo.Il diritto naturale è un postulato che sta da sempre alla base del diritto, anche se non è più di moda dirlo. Il diritto oggettivo codifica e riconosce anche quello soggettivo, ma non lo crea. Io lo posso capire che è sbagliato uccidere un uomo anche senza lo stato, il diritto naturale è innato come l’idea di Dio.

  7. Maurizio says:

    Allora la guerra? Improvvisamente durante la guerra uno Stato decide che uccidere i soldati nemici non è più omicidio: dove è finito il diritto naturale di vivere? La guerra (come scontro tra tribù) è decisamente più antica dell’idea di Dio…

  8. Ettore says:

    La guerra prima della religione? Non ne sarei così sicuro. Cmq in guerra c’è un conflitto di interessi e di diritti, fra il diritto di vivere e quello alla legittima difesa. Per questo si trova un compromesso, in caso di mors tua vita mea uccidere non è più tecnicamente un omicidio, ma questo non vuol dire che non esistano più i diritti umani. Anche i nemici mantengono il diritto alla vita, e quindi a non essere uccisi arbitrariamente (ad esempio durante la prigionia) e a non essere torturati.

  9. Maurizio says:

    Non vengono uccisi arbitrariamente? Comandare ad un plotone di sparare contro dei nemici vuol dire garantire il diritto dei soldati nemici alla vita? La verità è che il diritto ad un certo punto non considera più gli uomini persone, ma oggetti da distruggere o spostare a seconda delle evenienze. Non è scritto da nessuna parte, questo, ma è ius gentium, diritto non scritto di origine ancestrale. Direi Naturale…

  10. Ettore says:

    No, quello non è un diritto naturale; è un diritto mostruoso. Si può uccidere in guerra solo per il principio che se proprio qualcuno deve morire, è meglio che siano gli altri. Perciò la Costituzione contempla la guerra solo in caso di difesa, così chi muore sul fronto opposto è un invasore e quindi ha virtualmente torto. Io non conosco uomini che non sono persone, infatti quegli stessi soldati su cui si spara non possono essere uccisi o torturati una volta che si arrendono. La guerra è una situazione straordinaria in cui l’uccisione è un fatto contingente. Per questo ci sono guerre e guerre.

  11. Maurizio says:

    Ma la Costituzione, appunto, è fonte positiva: dichiara che ci sono delle guerre in cui è lecito uccidere (giuste) ed altre in cui non è lecito farlo (ingiuste). Inoltre la categoria bombardamento aereo non vedo come la si possa inserire nella concezione di una virtuale legittima difesa dei soldati: si bombarda un obiettivo strategico ignorando se ci muoia qualcuno o meno.Questi sono principi che ci accompagnano da quando c’è l’uomo: il nemico perde la qualifica di ‘simile’ e diventa ‘altro’.

  12. Ettore says:

    Non è vero, ci sono delle regole anche in guerra. Ad esempio non si può sparare sui civili di un paese nemico, perchè sono ancora "simili". In guerra si uccide per necessità, non per diritto.

  13. Maurizio says:

    Questo OGGI e sul piano puramente giuridico. Ma il cavaliere medievale, il legionario romano o il cavernicolo mica distinguevano molto… dovresti anche conoscerla da esempi biblici la prassi antica, quando si immolavano i nemici sconfitti.Come vedi, i limiti alla forza in guerra sono positivi, mentre l’assenza di ogni limite è naturale.

  14. Ettore says:

    Forse perchè il diritto naturale, come tutte le cose, viene approfondito col tempo. Tutto sta a cosa si intende per naturale. Nella Jungla c’è la legge del più forte, ma l’uomo ha la possibilità di opporsi alla natura come istintività e scoprire che la natura dell’uomo è diversa da quella dell’animale. Se io vivessi nel Terzo Reich, il diritto positivo mi direbbe che si possono eliminare i più deboli e che in guerra non ci sono regole. Quello naturale mi direbbe il contrario.

  15. Maurizio says:

    Il diritto naturale dovrebbe esistere nonostante l’uomo. Eppure il cavernicolo non fa prigionieri. Dunque o non esiste il diritto naturale, e con questa dicitura si indica un nostro modello ideale, oppure esiste, ma è quanto di più feroce e ributtante ci possa essere.Anche i Nazisti parlavano di selezioni naturali e di diritti naturale allo spazio vitale, però. E, mentre giuspositivisti come Kelsen facevano professione di fede democratica, gli antiformalisti come Schmitt avevano idee un po’ diverse in proposito…

  16. Ettore says:

    Quindi aveva ragione Pirandello a dire che prima di Copernico la Terra non girava?I nazisti quando parlavano di selezione naturale dicevano cose vere. Il problema è che passavano il darwinismo dal mondo animale a quello umano, quindi non guardavano al diritto naturale umano ma a quello animale. E da questo modello derivarono un sistema positivo di leggi contro il quale non dovrebbe essere lecito ribellarsi. Ci si potrebbe ribellare solo ammettendo l’idea che il diritto positivo può violare quello naturale e quindi esserne screditato.L’uomo ha una natura animale ma anche il cavernicolo è consapevole di non essere un semplice animale, quando col tempo si accresce la consapevolezza della propria natura umana si crea uno status da cui nasce il diritto naturale. E sul diritto naturale si fonda quello positivo. Ogni sistema ha i suoi postulati, altimenti non si regge.

  17. Maurizio says:

    Obiezioni assolutamente incondivisibile. Un conto sono le proposizioni descrittive, un conto le proposizioni descrittive: il diritto non vuole descrivere, ma prescrivere. Infatti, nonostante ci siano le leggi, ci sono anche le loro violazioni.Però parlare di nulla non ha senso: io nego il diritto naturale, invece tu lo affermi. Ma poiché sei tu quello che afferma, devi farmi qualche esempio di diritto naturale dimostrando che esso non è creazione della mente umana, ma esiste in natura indipendentemente dall’uomo.

  18. Ettore says:

    Caratteristica dei postulati è proprio che non necessitano di dimostrazione. Non credo che il diritto naturale esista indipendentemente dall’uomo, senza l’uomo non esiste neanche l’universo. Così come prima di Copernico la Terra non girava. In qualche modo tutto quello che conosciamo è creazione della mente umana. Per questo Kant diceva che l’imperativo categorico si impone come autoevidenza ad ogni uomo.Più che altro sei tu che devi spiegare cosa dovrebbe fare un cittadino nei confronti del nazismo. Il diritto positivo può prendere qualsiasi decisione, e per quanto abominevole bisogna obbedire. In pratica per te che sei di centro-sinistra, la Resistenza dovrebbe essere stata un fenomeno criminale. Strano.

  19. Maurizio says:

    Sulla resistenza hai torto: si trattava di ribellione ad un’occupazione militare, visto che il governo legittimo, giuridicamente parlando, era quello di Badoglio. La ribellione al potere ingiusto, comunque, io la ammetto, ma si tratta di un fenomeno extragiuridico, per questo punito dagli ordinamenti, mosso da idee e moventi personali, non da norme dello stato di diritto.Ettore, te lo chiedo: credi in Dio? Se credi in Dio, allora le cose esistono nella sua mente indipendentemente dalla sensazione umana. E anche se non ci credi le cose potresti pensarle esistenti nonostante l’uomo, che invece con le sue percezioni le filtra e le modifica, altrimenti un cieco si potrebbe buttare da un burrone senza farsi male, perché tanto non lo vede…

  20. Ettore says:

    No, la resistenza esisteva anche prima di Badoglio. Cmq quello che tu chiami fenomeno extragiuridico io lo giustifico con quello che chiamo diritto naturale. Altrimenti non potrebbe avere nessun fondamento. Sì, io credo in Dio. Ma non capisco bene la domanda, se vuoi riformularla..

  21. Maurizio says:

    E’ molto semplice: nel Credo si dice che Dio è <<creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili>>. Dunque si dà per scontato che ci sia stata una creazione indipendente da te e che quindi la realtà esterna esista nonostante te, giustificata unicamente dal fatto che Dio l’abbia creata ed esista la sua idea in mente Dei. Inoltre si parla di cose <<invisibili>>, da intendersi in senso lato come <<impercettibili>>, cioè escluse dalla logica della sensazione e non aventi ancora avuto un "Copernico" che le facesse esistere.Ora, tenuto conto di tutto questo, come si fa a conciliare questo, <<Non credo che il diritto naturale esista indipendentemente dall’uomo, senza l’uomo non esiste neanche l’universo. Così come prima di Copernico la Terra non girava. In qualche modo tutto quello che conosciamo è creazione della mente umana>>, con ciò che afferma la Fede?La resistenza prima dell’8 settembre, infatti, era un crimine processato dai tribunali italiani, tribunali non disconosciuti e non delegittimati da nessuno. Semplicemente tra l’adesione al diritto e l’adesione ai propri principi gli oppositori preferivano essere coerenti con se stessi, ma siamo nel piano della morale, non del diritto.In alternativa, i giudici avrebbero dovuto assolvere i vari antifascisti applicando il diritto naturale.

  22. Ettore says:

    Si concilia perchè Dio è padrone della sua creazione e la conosce alla perfezione. Io invece so per certo solo che esista la creazione, ma non ne posso disporre e non posso conoscerla se non come rappresentazione della mia mente.

  23. Ettore says:

    Si concilia perchè Dio è padrone della sua creazione e la conosce alla perfezione. Io invece so per certo solo che esista la creazione, ma non ne posso disporre e non posso conoscerla se non come rappresentazione della mia mente. In questo senso tutto quello che io conosco ha carattere di idealità. Senza l’uomo, l’univero esisterebbe lo stesso. Ma per me sarebbe come se non esistesse, perchè l’umanità è il mio punto di vista. I giudici non dovevano assolvere gli antifascisti, dovevano rifiutarsi di giudicarli secondo un sistema giuridico creato da un regime che violava i diritti umani. E i diritti umani non sono una questione di morale. Per questo a Norimberga processarono i gerarchi nazisti per crimini contro l’umanità, anche se all’epoca dei fatti questa fattispecie di reato non esisteva nella codificazione positiva internazionale. Avevano semplicemente violato i principi fondamentali del diritto naturale che tutti conoscevano, anche se non ancora scritti. O andavano assolti in massa?

  24. Maurizio says:

    Ma tu cerchi la verità o il tuo punto di vista? Credo che tu sia prigioniero di quella dittatura del relativismo che il Papa condanna perché anticristiana. Quindi relativismo morale descrittivo (cioè non così deve essere, ma cos’ è) no, ma relativismo ontologico e gnoseologico sì?Kelsen stesso, antitotalitarista convinto, disse che il processo di Norimberga giuridicamente non stava in piedi, ma era frutto di una scelta morale.

  25. Ettore says:

    Fu una gran bella scelta morale, allora. Io non sono un relativista, dico solo sulla scia di Kant e di Weber che ogni conoscenza ha carattere di idealità ma che questo non pregiudica l’oggettività.

  26. Maurizio says:

    Le scelte politiche, come quella che portò a Norimberga, non sono giuridiche.Quindi mi pare di capire che secondo te la conoscenza ha carattere di idealità, ma che il "filtro" che c’è tra fenomeno e realtà conosciuta sia uguale per tutti gli uomini? Già un daltonico dovrebbe mettere in crisi la tesi, però: lui vede verde dove l’oggettività sarebbe una radiazione luminosa che noi chiamiamo ‘rosso’. Quindi il punto di vista <<dell’umanità>> cessa di esistere e si riduce al punto di vista dei singoli soggetti. L’idealità della conoscenza porta sempre al relativismo.

  27. Ettore says:

    No, per niente. Se fosse così sarebbe impossibile fare scienza, bisognerebbe tornare alla scepsi di Hume, allo scetticismo per cui non si può dire che la palla A urtando la palla B crei il movimento di quest’ultima. Ma solo che questo è successo nei casi che tu hai provato, una constatazione particolare dalla quale non si può ricavare una legge universale. Il daltonismo è l’eccezione che conferma la regola, non dimostra che non esistono i colori. O meglio, mostra che non possono essere dimostrati “nonostante l’uomo”. Se però al semaforo la maggioranza vede i colori al loro posto, vuol dire che esiste un filtro universale. Quando io dico che la retta è la linea più breve che congiunge due punti, enuncio un principio fondamentale della geometria ma essendo autoevidente non ho bisogno di dimostrarlo empiricamente. Basta immaginarlo. È un principio che ha prima di tutto carattere di idealità ma che non lascia spazio a soggettivismo o relativismo. Il processo di Norimberga ha fatto scuola nel diritto positivo, ed essendo stata una scelta etico-politica questo mi fa riflettere sulla non autosufficienza del diritto positivo e sulle sue fonti non dichiarate.

  28. Maurizio says:

    E’ vero il diritto non è autopoietico: la formazione del diritto è dovuto a motivi extragiuridici. Per questo non esiste un diritto naturale, perché il diritto è prodotto dalla volontà politica, oppure dalla prassi.

  29. Ettore says:

    Prima abbiamo detto che quella di Norimberga è stata una scelta etica. E da quella scelta è nato il diritto internazionale contemporaneo, questo vuol dire da un lato che l’etica è una delle fonti del diritto.Dall’altro c’è sempre il problema del perchè la volontà politica debba legiferare per il diritto e non per il sopruso.

  30. Maurizio says:

    Certo, condivido: un principio etico determina scelte politiche e le scelte politiche creano diritto. Il legislatore, quindi, ha il potere enorme di legiferare per ciò che gli pare giusto, ma con la consapevolezza di avere come limite la Costituzione.

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