L’Olanda ora vuole anche il primato dell’eutanasia infantile

SU MILLE BAMBINI MORTI ENTRO IL PRIMO ANNO BEN SEICENTO HANNO A CHE FARE CON LA DECISIONE DI UN MEDICO
Il Protocollo di Groningen, stilato da pediatri favorevoli alla
dolce morte, stabilisce i parametri per giudicare una vita degna di
essere vissuta, e ora aspira a diventare legge. E’ prevista anche la
"fine senza richiesta o consenso"

Roma. E’ l’unico paese europeo in cui i medici non presero parte
ai programmi di eutanasia imposti dai medici nazisti di Monaco e
Berlino. Di quel coraggio in Olanda oggi non c’è più traccia. Frank e
Anita sapevano che la loro bambina, Chanou, avrebbe avuto una vita
molto breve. Nata con una malformazione al cervello, Chanou "piangeva
tutto il tempo", disse la madre. Pensarono che sarebbe stata meglio da
morta. "Sembrava che dicesse: mamma, non voglio più vivere, lasciami
andare". Le venne somministrata morfina finché morì pochi giorni dopo.
"Mi sentii in pace con me stessa", ha detto Anita. Stiamo parlando di
un paese in cui il ministro della Sanità, Els Borst, in un’ intervista
a Nrc Handelsblad, ha proposto la diffusione della "pillola del
suicidio" (la cosiddetta peaceful pill) per i "vecchi stanchi di
vivere": "Non vogliono che sia il medico a ucciderli, vogliono farlo da
soli, come ultimo atto di volontà". Poco dopo il dottor Philip Sutorius
aiutò a morire l’ex senatore Edward Brongersma. Nel 1994 lo psichiatra
Boudewijn Chabot somministrò una dose letale di barbiturici a uno dei
suoi pazienti. Disse che soffriva di "depressione" per aver perso i
suoi due figli. L’avvocato di Chabot, Eugene Sutorius, sostenne che il
suo cliente "vuole che simili cose vengano fatte decentemente". L’
Olanda è stato il primo paese europeo ad autorizzare l’eutanasia, con
una percentuale di 4.000-5.000 morti all’anno, il 3,5 per cento dei
decessi totali nel paese. Ogni anno in Olanda, dove l’eutanasia è
legale sui bambini di dodici anni, decine di nuovi nati vengono
"aiutati" a morire con l’ intervento dei medici. Non ci si limita a non
intervenire. Negli anni Trenta c’era il fenolo, oggi la morfina. Una
commissione nazionale è chiamata a decidere se normare un’altra nuova
pagina di quella che il Wall Street Journal ha chiamato "la via
olandese alla morte". Nei giorni scorsi una politica di Rotterdam,
Marianne van den Anker, ha proposto di istituire l’ aborto forzato per
i malati mentali.
Eduard Verhagen è il pediatra più controverso al mondo. "Pioniere
dell’eutanasia infantile", è lui che ha scritto il "Protocollo di
Groningen" pubblicato dal New England Journal of Medicine il 10 marzo
del 2005, con il quale ha chiesto di fornire agli ospedali delle
linee-guida sull’eutanasia infantile. Nell’articolo Verhagen spiega che
dei 200 mila bambini nati ogni anno in Olanda, circa mille muoiono nel
primo anno di vita. Per 600 di loro, la morte è preceduta da una
decisione medica sulla fine della vita". Tradotto: il 60 per cento
della mortalità infantile in Olanda ha un’origine intenzionale.
Ritradotto: è in corso un olocausto medico sul quale l’ Unione europea
fa finta di niente. E il fenomeno non è destinato a fermarsi,
considerati i parametri "etici" della proposta di Verhagen: "Povera
qualità della vita – Mancanza di autosufficienza – Mancanza di capacità
di comunicazione – Dipendenza ospedaliera – Aspettativa di vita".
Secondo il Weekly Standard il "Protocollo di Gronin gen" è degno solo
della Conferenza di Wansee, dove i gerarchi nazisti programmarono la
"soluzione finale". Wesley Smith, l’allievo di Ralph Nader che si è
battuto contro la disidratazione legale di Terri Schiavo, sostiene che
il "Protocollo di Groningen" "cerca di normalizzare l’ infanticidio".
Negli ultimi due anni il dottor Verhagen ha diretto una equipe medica
responsabile della morte di almeno quattro nuovi nati. "E’ dopo che
sono morti che li vedi rilassarsi per la prima volta", ha detto
Verhagen. Le procure olandesi non hanno mai arrestato o posto sotto
processo i medici che praticano l’eutansia sui nuovi nati, a partire
dal primo caso registrato nel 1997. Secondo uno studio del Journal of
Medical Ethics, il 59 per cento dei casi di eutanasia in Olanda non
sono segnalati dagli ospedali. Berry Holtslag venne persuasa dai medici
che sua figlia, nata prematura di due mesi, non avrebbe mai camminato,
parlato o sorriso. Con la morfina, morì sette giorni dopo. "Sono molto
spaventata da quanto sta accadendo nel mio paese -dichiara Bert
Dorenbos dell’associszione Cry-For-Life- Non dimentichiamo che
l’Olocausto non è iniziato con l’uccisione degli ebrei ma con quella
degli handicappati e dei malati di mente. Oggi abbiamo una situazione
in Olanda in cui una coppia con una figlia Down è guardata come se
fosse stupida".
Il professor John Griffiths, che insegna sociologia a Groningen, è uno
dei sostenitori della legge sulla eutanasia infantile: "Vengono salvati
troppi bambini. Gli olandesi sono molto sensibili all’idea di una morte
dignitosa. C’è un elemento estetico in tutto questo". Un documento del
1992 della Dutch Royal Society of Medicine aveva già scritto una bozza
di norme sull’eutanasia infantile, fra cui la previsione se il bambino
avrebbe avuto una vita in grado di stabilire relazioni interpersonali.
Si parlava della morte come passo per "il miglioramento della qualità
della vita". E’ nata una Federazione mondiale dei medici che rispettano
la vita umana, guidata oggi dal medico olandese K.F. Gunning: "E’
esattamente quello che Hitler cercò di fare negli anni Trenta. Tutti
gridano all’omicidio quando si parla della Germania: a mio avviso
l’Olanda è peggio. Hitler lo faceva in segreto, noi invece vogliamo
farlo alla luce del sole. I nazisti sterminarono decine di migliaia di
handicappati fisici e mentali in base alla loro politica di
purificazione razziale, noi lo faremo con la benedizione della legge
dello stato".
Incubo darwiniano
Secondo un documentario trasmesso dalla Pbs, "Choosing Death", tre
delle otto unità pediatriche intensive in Olanda praticano
l’infanticidio tramite iniezione letale. "Sappiamo che i medici di
tutta Europa affrontano lo stesso problema – dice il dottor Venhagen –
Nessuno in Italia intende parlarne". II vescovo di Groningen, Wim Eijk,
è l’avversario pubblico più vigoroso del Protocollo, insieme ai
gruppuscoli prolife, che incidono poco o niente sulla società olandese.
Più dell’80 per cento degli olandesi è favorevole all’eutanasia attiva.
"E’ un incubo darwiniano – dice Eijk – Darà ai medici il diritto di
decidere della vita e della morte". Per i minorenni fra i sedici e i
diciotto anni non c’è nemmeno bisogno dell’autorizzazione dei genitori.
L’eutanasia passiva è chiamata "fine senza richiesta o consenso".
Quella attiva è "sedazione terminale". E non viene nemmeno registrata
come eutanasia, ma come "morte naturale". Come spiega lo stesso Rob
Jonquiene, che dirige il Right to Die: "Non c’è bisogno di riportarlo,
non sappiamo nemmeno quanti medici lo facciano". Il governo calcola che
almeno 5.981 pazienti siano stati "sedati" dai medici senza il loro
consenso. Solo nel 1990 furono accertate almeno 600 morti di questo
tipo. Rinane Quirine Kunst, una bambina nata con la spina bifida, una
malattia terribile ma che se trattata consente di vivere a lungo, venne
"trattata" dal suo medico, Henk Prins. Il quotidiano Der Telegraf
commentò: "La piccola aveva gli arti deformati e all’esplicita
richiesta dei genitori il ginecologo, il dottor Prins, ha preso una
decisione consapevole". Questa invece la spiegazione del medico:
"Avrebbe potuto vivere qualche anno, ma avrebbe dovuto sottoporsi a
un’operazione dietro 1’altra, una strada senza fine di sofferenza". Il
presidente della corte espresse "l’ammirazione del tribunale per
l’integrità e il coraggio" dimostrati dal medico.
Un sondaggio del 1996 pubblicato dal New England Journal of Medicine
sostiene che il 64 per cento degli psichiatri olandesi accetta
l’eutanasia attiva per i pazienti che soffrono di malattie mentali. "Il
test di ogni società, che stabilisce se è civilizzata, consiste nella
promozione della vita", commenta Paul van der Maas, docente alla
Erasmus University di Rotterdam.
Ma nel 1993 Liesbeth Rensman, portavoce del ministro della Giustizia,
fece sapere che "il governo sta proponendo di estendere l’ intervento
medico attivo per porre fine alle vite brevi senza un esplicito
consenso". II dottor Molenar, capo del reparto di neonatologia del
Sophia Pediatric Hospital, ha rivelato che 24 dei 500 nuovi nati
handicappati erano stati uccisi o lasciati morire dai medici: "La
Società olandese della pediatria ha abbracciato la pratica dell’
eutanasia sugli infanti ‘difettosi’". II capo del pediatri olandesi,
Zier Versluys, nel 1992 disse che l’ eutanasia è parte della buona
pratica medica in neonatologia".
II 31 per cento dei pediatri olandesi avrebbe praticato almeno una
volta l’eutanasia e in un quinto dei casi senza nemmeno ii consenso dei
genitori. Il 60 per cento dei medici si è detto "onorato" di poter
"porre fine alla vita di un bambino sofferente". Sul Los Angeles Times
il bioeticista di Princeton, Peter Singer, ha proposto di estendere
agli Stati Uniti il "Protocollo di Groningen". Singer ha chiesto "un
periodo di ventotto giorni dopo la nascita prima che un infante possa
essere accettato con gli stessi diritti degli altri".
Nel 1961 Nicky Chapman nacque con una grave malformazione al cervello.
I medici dissero ai genitori che sarebbe diventata cieca, che non
avrebbe comunicato col mondo esterno e che una serie di lesioni le
avrebbero reso amara la vita. Sedici anni dopo Auschwitz, i medici
inglesi dissero ai genitori di portare Nicky a casa e di somministrarle
una dose di barbiturici. Per fortuna non li ascoltarono. Nell’ottobre
del 2004, Nicky Chapman è stata eletta alla British House of Lords, e
ci vede benissimo. Se oggi nascesse in Olanda, forse verrebbe uccisa
con un’ iniezione di morfina. Quando uscirono i primi dati sull’
eutanasia infantile, un editoriale del Calgary Herald diceva:
"Nel maggio del 1945, 7.600 canadesi morirono in battaglia per liberare
l’ Olanda dalla Germania nazista. Ora, sembra che alcuni medici
olandesi abbiano bisogno venga loro nicordato che proprio una delle
ragioni di gioia della liberazione scaturiva dalla fine del genocidio,
dell’ infanticidio e della eutanasia praticata dai nazisti".
Quindici giomi dopo l’ approvazione della legge olandese sull’
eutanasia, il 10 aprile del 2001, in Austria trecento cervelli di
bambini eliminati nel programma di eutanasia nazista lasciarono Ia
clinica viennese di Am Spiegelgrund, dove erano conservati nella
formalina dalla fine della guerra, per essere inumati. Bastava avere ii
labbro leporino o soffrire di incontinenza perchè un medico austriaco
selezionasse un bambino. Con la loro sepoltura si intendeva
simbolicamente chiudere un’ epoca e sugellare il giuramento di
Norimberga. I bambini austriaci, come quelli olandesi sessant’ anni
dopo, erano chiamati dal medici "lebensunwert" (vite indegne di essere
vissute).

Il Foglio

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