“In Olanda abbiamo esagerato nessun diritto all’ eutanasia”

parla l’ ex ministro della giustizia Hirsch Ballin, uno degli artefici della legge sull’ eutanasia

 Il
primo figlio muore suicida nel 1986, il secondo cinque anni piu’ tardi,
finito a poco a poco da un cancro. Travolti da un dolore impotente e
infinito, i genitori decidono di separarsi: rimasta sola e ossessionata
dal desiderio di mettere fine anche alla propria esistenza, lei . non
piu’ madre ne’ moglie . chiede allo psichiatra che la sta curando di
aiutarla piuttosto a morire. E lui, il dottor Chabot, accetta: la
donna, che ha 50 anni, soffre di depressione, ha tentato di suicidarsi,
ma non presenta sintomi psicotici. Il medico le fornisce i mezzi per
chiudere "in modo dignitoso" i suoi giorni. Chiamata ad affrontare
quello che e’ un evidente caso di "eutanasia per sofferenza psichica o
morale", la Corte Suprema olandese ha rinunciato a infliggere alcuna
pena a Chabot. Mostrando di fatto un’ inattesa flessibilita’ su uno dei
punti cardine della legge approvata nel 1993: "La malattia deve essere
entrata in una fase terminale". Onorevole Hirsch Ballin, lei . allora
ministro della Giustizia . e’ stato uno degli artefici di quella legge.
Voi avete respinto la legalizzazione dell’ eutanasia e posto limiti
molto precisi per il riconoscimento dell’ eventuale non punibilita’ del
medico. Non crede che quei limiti si stiano ora spostando in avanti?
"E’ vero, con il "caso Chabot" la Corte Suprema non ha piu’ connesso
strettamente l’ eutanasia con una malattia che presenti sintomi
somatici, in fase terminale. Cio’ ha costretto il ministro della
Giustizia attuale, la pur riluttante signora Sorgdrager, a sospendere
una serie di altre cause simili. E questo, effettivamente, significa
andare oltre la volonta’ dei legislatori: significa arrivare a
immaginare la liceita’ dell’ eutanasia in caso di sofferenza psichica".
Ospite dell’ Universita’ degli Studi di Firenze, Hirsch Ballin e’ stato
invitato dal professor Francesco Margiotta Broglio a raccontare la
lunga esperienza olandese in materia di "dolce morte". La legge
approvata dal Parlamento dell’ Aja . nonostante la riprovazione del
Vaticano e dei movimenti per la vita . e’ il risultato di 15 anni di
studi giuridici e analisi in corsia. Qualcuno vi accusa di ipocrisia
perche’ voi negate di aver legalizzato l’ eutanasia ma poi, di fatto, i
medici che la praticano non vengono perseguiti penalmente. "Ipocrisia
e’ lasciare che le cose avvengano ma nel silenzio della norma. Noi
invece abbiamo voluto porre l’ attivita’ del medico sotto il controllo
del pubblico ministero e del giudice, per evitare ogni forma di
arbitrio e di abuso segreto. Ma sono tuttora convinto che stabilire un
diritto all’ eutanasia, stabilire l’ eutanasia come normalita’ , come
regola e non come eccezione alla regola, avrebbe effetti pericolosi:
metterebbe a rischio i diritti di chi soffre. Soprattutto in una
societa’ come la nostra, in cui competitivita’ e materialismo
determinano il valore dell’ individuo. Il malato . sentendosi
improduttivo e magari di ostacolo agli altri . potrebbe essere indotto
a chiedere la morte. L’ eutanasia deve restare l’ ultima via d’ uscita
possibile in situazioni di forza maggiore". Non temete un turismo dell’
eutanasia verso l’ Olanda? "Un turismo di questo tipo non e’
desiderabile. E poi la nostra legge prevede che ci sia un rapporto di
familiarita’ tra il paziente e il medico: come puo’ essere
somministrata la dolce morte a una persona che arriva da un altro
Paese, con una storia assolutamente sconosciuta?". Si e’ parlato di una
clinica a Delft dove il dottor Admiraal, per sua stessa ammissione,
avrebbe praticato decine di interventi per concedere l’ eutanasia a
pazienti venuti da tutte le parti dell’ Olanda. Forse anche dall’
estero. Ed e’ stata aperta un’ inchiesta su un gruppo di medici
itineranti, detti "gli angeli della morte", disposti a raccogliere l’
appello dei disperati. "Non credo sia mai esistita un’ organizzazione
dedita a questa attivita’ in modo sistematico. Probabilmente ci sono
stati dei medici che, legati a movimenti pro eutanasia, si sono resi
disponibili a subentrare a medici curanti obiettori di coscienza: ma
sono rimasti casi isolati".

Stefanelli Barbara

Corriere della Sera

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6 Responses to “In Olanda abbiamo esagerato nessun diritto all’ eutanasia”

  1. - says:

    "E lui, il dottor Chabot, accetta: la donna, che ha 50 anni, soffre di depressione, ha tentato di suicidarsi, ma non presenta sintomi psicotici. Il medico le fornisce i mezzi per chiudere "in modo dignitoso" i suoi giorni". WOW che medico grande. O sono io che non evoluo come si deve con il mondo oppure c’è qualcosa che mi sfugge. Ma come si fa ?????? No, no, e no. Gli angeli della morte… Mi dispiacce ma non riesco a capire. Non potrei mai "aiutare" per dire aiutare………. una persona a morrire. Non riuscirei piu’ a vivere con questo peso sulla coscienza. Ciao Ettore un abbraccio. Buona serata.

  2. Ettore says:

    Sì, alcuni vorrebbero trasforamre il medico in una sorta di boia che somministra vita e morte allo stesso modo, senza nessun problema che non sia il rispetto di un freddo protocollo. Pensa che questo signor Chabot è finito sotto processo, ma non perchè ha aiutato a morire quella donna. Solo perchè non ha seguito il protocollo e non ha consultato un altro medico prima di procedere. Per cui se l’è cavata con un ammonimento dall’ordine dei medici…

  3. Miriam says:

    Vado che ti informi e segui le mie indicazioni….bravo Ettore….STUDIA che magari un giorno arrivi alla VERITA’!!Ma non consultare solo la campana di cui ti piace + il suono… ascoltale tutte le campane…è + democratico almeno come atteggiamento.

  4. Ettore says:

    Ma di che accidenti stai parlando?

  5. - says:

    Ma il compito di un medico è quello di salvare le vita, no di sopprimerle. Come si puo’ parlare degli angeli della morte quando si è medico ? Poi ognuno la pensa come la vuole. Quando leggo che un medico "aiuta" una poveraccia disperata a fare il passo fatale invece di farla uscire dal pozzo nel cui è caduto, non mi va di dare un applauso, perchè forse questa donna poteva essere salvata. Ci sono medici che studiano per curare le sofferenze psichiche e morali. Questo non è una professione, ma una vocazione, quindi credo che quando si ha la vocazione nel sangue, non si aiuta un essere "a chiudere in modo dignitoso".

  6. Ettore says:

    E già, non per niente il giuramento di Ippocrate vieta nella maniera più assoluta di provocare la morte del paziente, anche su richiesta.

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