Eutanasia all’olandese, quando la conosci la eviti



di Michele Aramini

Nella discussione sul testamento biologico e su quella, correlata, inerente l’eutanasia è intervenuto sul Corriere della Sera
del 26 gennaio Umberto Veronesi sottolineando tre cose. In primo luogo
sembra concordare con la definizione di eutanasia proposta dalla
Chiesa, per la quale non c’è differenza morale se si uccide un uomo con
un’azione o una omissione. Proprio per questo motivo Veronesi ritiene
opportuno parlare chiaramente di eutanasia al fine di arrivare alla sua
introduzione per legge. Infine si unisce, piuttosto tiepidamente, a
quanti richiedono un maggior impegno nello sviluppo delle cure
palliative.
È su gli ultimi due punti che vorrei svolgere alcune considerazioni.

Se qualcosa si deve dire dell’eutanasia è che essa è una questione sorpassata e inutile. Già su Le Monde
del luglio 2002 Paula La Marne ha sostenuto una tesi inoppugnabile:
«Non esiste più alcuna esigenza di dare una morte pietosa a malati
incurabili, preda di sofferenze terribili e invincibili: la medicina
palliativa, uno dei veri, autentici trionfi della medicina del
Novecento, svuota dal di dentro la valenza di ogni richiesta
eutanasica. L’eutanasia è sorpassata. Il dolore delle malattie
terminali può essere combattuto, fronteggiato, ridotto in termini
assolutamente accettabili; può, in molti casi, essere vinto».
Purtroppo
dobbiamo constatare quanto sia scarsa la conoscenza dei progressi della
palliazione, quanti pochi investimenti vengano posti in essere per
comunicare ai malati questo messaggio di speranza e di fiducia. È un
paradosso l’atteggiamento generalizzato di disinteresse che riscuote
questo ramo del sapere medico in un’epoca così sensibile, come la
nostra, al dolore fisico generato dalle malattie. Ed è uno scandalo che
solo poche facoltà di medicina italiane (ma anche altrove nel mondo)
abbiano attivato cattedre di medicina palliativa.

In secondo luogo va messo in discussione il riferimento
aproblematico di Veronesi alla legge olandese che a certe condizioni
ammette l’eutanasia. Il professore afferma che tale legge non ha dato
origine ad abusi o a illegalità. Ciò non corrisponde al vero. Infatti,
in Olanda esistono molti casi in cui l’eutanasia viene praticata senza
richiesta del paziente. Essi assommano a circa il 30% del totale delle
eutanasie, circa 1000 su un totale di circa 3.800. Il dato riferito al
1995 proviene dal rapporto della Commissione Remmelink, incaricata dal
governo di verificare la situazione reale dell’eutanasia, vale in
proiezione anche per gli anni più recenti e va considerato
sottostimato, vista la reticenza dei rapporti forniti dai medici
interrogati. Questo dato, che avrebbe di che preoccupare, non scuote né
l’opinione pubblica né le autorità giudiziarie e politiche olandesi:
esse hanno già accettato la motivazione che il medico personale del
paziente possa decidere per conto di questi che la sua sofferenza era
divenuta "insopportabile" e la sua vita, secondo i criteri della
medicina, era ormai "finita". Questa inerzia è il segno che in Olanda è
accaduto che il programma di introduzione dell’eutanasia,
originariamente fondato sull’appello all’autonomia dell’individuo e sul
diritto a una "morte dignitosa", abbia rovinosamente capitolato di
fronte all’autorità professionale dei medici. La conclusione
paradossale è perciò la perdita dell’autonomia.

In termini semplici, è successo che siamo passati dalla "padella" di
una medicina che si accusava di essere invadente ed eccessivamente
accanita nel prolungare la vita alla "brace" di una medicina che decide
in proprio se la vita è ancora meritevole di essere vissuta. In questo
quadro, gli abusi nella pratica dell’eutanasia non possono essere né
individuati né prevenuti: in primo luogo perché sono difficili i
controlli e, in seconda battuta, perché i medici hanno ormai un enorme
potere discrezionale, e a loro sostanzialmente si demanda
l’accelerazione della morte di alcune persone, ritenute insignificanti.

La legge del 2001 con la quale in Olanda si legalizzava
l’eutanasia, non ha aggiunto nulla alla pratica dell’eutanasia, che era
già tranquillamente in vigore. Essa è stata fortemente voluta dai
medici olandesi, con lo scopo di essere del tutto sottratti all’azione
di controllo della magistratura. Quindi in Olanda la situazione è la
seguente: se anche un medico violasse la legge sull’eutanasia, il suo
operato non potrebbe essere sindacato dai giudici, al più sarebbe
richiamato all’osservanza delle norme da una commissione di medici, che
peraltro non ha nessun potere sanzionatorio.
Questo è il triste
motivo per cui in Olanda sembra che non ci siano abusi. Ma la realtà è
diversa ed è tale da non realizzare affatto quell’autonomia che sta
tanto a cuore al professor Veronesi.

Avvenire

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: