Da femminista dico che è devastante

di Francesco Ognibene

Il no alla
Ru486 è un’esclusiva dei cattolici? È quello che si sente dire dopo l’adozione
– condizionata – da parte dell’Aifa della pillola abortiva anche in Italia, il
31 luglio. Sarebbe, insomma, un’ostinazione su base confessionale. Peccato che
non sia così. A confermarlo – se ce ne fosse bisogno, e purtroppo è così – è
l’autorevole voce di Renate Klein, combattiva femminista australiana, su
posizioni certo non cattoliche, che nel suo Paese ha guidato la tenace resistenza
all’introduzione della Ru486, vinta solo da un voto parlamentare. Con Avvenire
si dice «addolorata» dalla notizia del via libera dell’Aifa. E spiega le sue
ragioni.

 

          
In Italia si sente spesso dire che quello con la Ru486 è il
modo migliore di abortire. È così?

«No, al contrario. L’assunzione della pillola Ru486, seguìta da quella
della prostaglandina (che fa espellere il feto abortito, ndr) scarica ogni
rischio e ogni responsabilità sulla donna».

 

          
Può spiegare in che modo?

«Sarò cruda: una donna si può trovare su un autobus o al lavoro mentre
iniziano i conati di vomito, le scariche di diarrea e le contrazioni che
seguono l’assunzione del farmaco. Si può arrivare a perdere anche molto sangue.
La donna può continuare a sanguinare per giorni, se non settimane, e non sapere
con certezza se il figlio che ha dentro di lei è stato abortito o continua a
vivere. Nell’ipotesi peggiore per avere questa certezza deve vedere lo stesso
figlio espulso nel water: un’esperienza scioccante. Immaginarsi quale senso di
colpa la segnerà per tutta la vita dopo questo tipo di aborto».

 

          
E gli effetti psicologici?

«Sono devastanti. E hanno una portata spaventosamente lunga. Quando
sanguini per sei settimane, e hai bisogno di un intervento di raschiamento
perché tuo figlio è ancora nel tuo grembo, l’esperienza dell’aborto diventa
indimenticabile. Ti segna per sempre, come donna, soprattutto se in realtà un
bambino lo avevi desiderato, e lo desideri ancora per il futuro. Ma l’aborto è
stata una scelta dovuta ad altre circostanze, come alla mancanza di risorse
economiche o al rifiuto del padre. Nel caso dell’aborto chirurgico – un
intervento fatto in anestesia che dura poco più di mezz’ora – una donna può
invece ricominciare a pensare alla propria vita, anche di madre. E qualora
sorgessero complicazioni, la donna è comunque ricoverata, sotto l’occhio
attento e costante dei medici. Cosa fare, invece, nel caso abbia un’emorragia
il sabato sera, magari in un piccolo paese di campagna, con un presidio
sanitario lontano chilometri? Rischia la vita! E poi c’è il funzionamento delle
pillola: al bambino essa toglie ogni forma di nutrimento. La donna sa che sta
facendo morire di fame e di sete la creatura che porta in grembo. E questo non
ha nulla a che vedere col diritto di scegliere l’aborto o meno: qui si tratta
di una madre che sente il proprio figlio, e che lo uccide».

 

          
Eppure i media italiani vanno ripetendo da mesi che è giusto
lasciare alle donne la possibilità di scegliere come abortire, che la legge
deve rispettare questa decisione. Lei cosa ne pensa?

«La questione della libertà di scelta per le donne è spinosa. Io, per
esempio, condivido che le donne abbiano diritto ad accedere a un aborto sicuro
e legale, dopo un’appropriata consulenza psicologica, qualora non vogliano
mettere al mondo un figlio per ragioni valide: un padre violento, la mancanza
di risorse economiche, la minaccia per il proprio lavoro o per la propria
formazione. Ma, lo sottolineo, è importante che la donna sia informata
correttamente su cosa significhi abortire. Il messaggio banalizzato è
davvero facile, prendi la pillola, e bingo!, non sarai più incinta
è
pericolosissimo».

 

          
Perché le femministe hanno in genere una buona opinione della
pillola abortiva? Lei, che è una voce storica del movimento, è contraria…

«La seconda ondata del movimento femminista si trovò concorde, in tutti i
Paesi occidentali, sulla depenalizzazione dell’aborto. Quello che fu
dimenticato, e continua a esserlo, è che una donna dovrebbe avere anche il
diritto di continuare una gravidanza e di avere supporto e risorse adeguate per
farlo. Negli anni ’70, quando in molti Paesi si cominciò a legalizzare
l’aborto, le donne furono spesso forzate a rifiutare le gravidanze: mai epilogo
di una battaglia per i diritti fu più sbagliato. E visto che è stato così
difficile conquistare quella legge, oggi accade che molte femministe non siano
preparate a criticare la tendenza ormai diffusa a normalizzare l’aborto. Si
finisce col dire alle giovani donne che abortire è normale, non è un grande
problema. Ecco perché quando la Ru486 fu inventata in Francia, nel 1988, e io
pubblicai il libro Ru486 Misconceptions Myths and Morals insieme a
Janice Raymond and Lynette Dumble, nel 1991, fummo viste come delle traditrici
degli ideali del femminismo. Questa divisione continua. Eppure io sono convinta
che noi siamo chiamati a giudicare ogni trattamento medico per i suoi meriti o
per le sue lacune. E l’aborto chimico è molto più pericoloso di quello
chirurgico».

 

          
La decisione di commercializzare la Ru486 ha solo a che fare
con ragioni tecniche?

«Nient’affatto. Ha anzi radici e ricadute culturali fortissime. A causa
dell’assunto errato secondo cui prendere una pillola per abortire è più facile
e naturale di un intervento chirurgico, le donne (soprattutto quelle giovani)
tendono a essere meno attente alla prevenzione della gravidanza. Per non
parlare dei partner: che importa se la loro compagna rimane incinta, basta una
pillola e il problema è risolto. È questa mentalità che favorisce la
diffusione della Ru486, e che la Ru486 potrebbe rendere dilagante. Aumentando il
numero di aborti».

 

          
In Australia com’è regolamentato l’uso della Ru486?

Si tratta di un impiego ancora molto ristretto: i medici che la usano
devono chiedere un permesso speciale alle autorità sanitarie, e comunque può
essere assunta solo da quelle donne che per ragioni di salute non possono
sottoporsi all’intervento chirurgico. Nessuna casa farmaceutica, peraltro, ha
mai chiesto di commercializzare la Ru486 in Australia, anche per una questione
di costi, troppo alti».

 

          
Queste regole vengono rispettate?

«Non sempre. Una delle condizioni cliniche necessarie per ottenere il
permesso di utilizzare la Ru486, infatti, è quello di soffrire di una grave
forma di depressione
. Il che, a mio avviso, è del tutto incomprensibile.
Anche perché la diagnosi di tale stato psicologico è tutto fuorché oggettiva
(come misurare una depressione, esiste un test?) e si tratta di decisioni
mediche, su cui viene mantenuto riserbo. È il caso della più nota vittima
australiana della Ru486, Mary Stopes: le fu consentito l’uso della Ru486
proprio per il suo presunto stato depressivo acuto. Un altro fenomeno che
stiamo registrando in Australia è quello degli aborti con la Ru486 acquistata
all’estero».

 

          
L’Agenzia italiana del farmaco ha stabilito che la donna debba
rimanere in ospedale finché l’aborto non si è concluso, ma sappiamo che se lo
desidera e chiede di tornare a casa non si può fare nulla per impedirglielo.
Cosa fare per evitare che questo accada?

«La questione è semplice: è facile per i medici dispensare la ricetta per
un farmaco. Più facile che avere a che fare con un intervento chirurgico. Se
qualcosa va storto, c’è già una giustificazione: forse quella paziente ha
assunto alcol, forse ha fumato. La Ru486, in questo senso, li solleva da ogni
responsabilità. Io credo invece che i medici dovrebbero informare le donne
sulla realtà dei fatti, dicendo loro quali sono i rischi a cui vanno incontro,
spiegando quali sono i possibili eventi avversi».

 

          
In Italia si sente dire che la battaglia per introdurre la
Ru486 nel nostro Paese è anche una battaglia per la laicità. Cosa pensa di
questo assunto?

«Anche in Australia la Chiesa ha preso una posizione dura contro questo
tipo di aborto. Personalmente non sono d’accordo con l’idea che la Ru486 abbia
a che fare con la laicità di uno Stato. La Ru486 è semplicemente un modo per
abortire, un cattivo modo direi, e ciò che più conta è pericoloso per le donne.
E comodo per i medici, sollevati da ogni responsabilità rispetto alle proprie
pazienti».

Tratto da Avvenire del 1092009

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8 Responses to Da femminista dico che è devastante

  1. - says:

    Lo sai come la penso. Mi è molto difficile accettare l’aborto come anticoncezzionale. E questa pillola per me ne è uno. Mi spaventa leggere tutti gli effetti fisicologici che fa questa pillola abortiva. Per quanto riguarda l’aborto, bhè, è ovvio ogni donna è libera di scegliere, ma usarlo proprio come modo anticoncezzionale no. Ci sono abbastanzi modi di evitare gravidanze credo. E ci sono tante e troppe donne che sono costrette ad abortire senza volerlo per complicazioni vari che non si asepttavano. Un altro argomento delicato Ettore.

  2. Ettore says:

    Eh lo so…ma infatti io non voglio stigmatizzare le donne che abortiscono, io me la prendo con l’ideologia di morte che una certa cultura ha costruito sull’aborto più che sul singolo aborto. Anche qui hai perfettamente ragione, tutti si scaldano per garantire alle donne la possibilità di abortire. Ma nessuno si cura del loro diritto a portare avanti la gravidanza con aiuti concreti, perchè la gravidanza ormai è una sorta di malattia che è meglio curare con una pillola…

  3. Zel says:

    Ettore.. ora che mi sovviene.. non mi ricordo se tu abbia mai preso posizione sull’aborto terapeutico (vale a dire, nei casi in cui una donna deve abortire se vuole salvarsi la vita… sono pochi, ma ne esistono).

  4. - says:

    A dire il vero a me sciocca l’idea dell’aborto usato come anticoncezzionale, e lo so mi ripeto. Cio’ intendo, che se si vuole evitare una gravidanza, non mancano i modi. Quindi perché usarlo per distruggere una vita, quando si puo’ evitare ? Nel caso ora di una donna, a chi è annunciato che il bambino non potrà vivere, oppure che sarà andicapato, che malformazioni severi, nel caso di una donna violentata (perché esiste puo’ esistere anche questo caso di una donna violentata che si ritrova incita), anche se sono casi dolorosi, e la scelta di abortire per queste donne che lo faranno, rassegnandosi, e consolandosi con la certezza di avere fatto la scelta giusta, non posso dire che sono contro, perché potrebbe succedere anche a me, e deve davvero essere un momento odioso da vivere e una decisione straziante.

  5. Zel says:

    A dire il vero io mi chiedo quanto l’aborto sia sentito come "anticoncezionale"… io non conosco donna che l’abbia mai visto sotto quest’ottica.La pillola del giorno dopo, per esempio, non è da nessuna che io conosca vissuta come normale azione anti-gravidanza… è stata usata pocchissime volte (sulla 50ina di donne che conosco, solo due l’hanno mai usata) solo a seguito di un’emergenza: avevano dovuto sospendere la pillola e il profilattico si era rotto. E’ stata un’emergenza e tale restava.Mai sentito in vita mia una donna che abbia detto: "non uso nè profilattico nè anticoncezionale, perchè se resto incinta uso l’aborto"… vivrò io in un mondo strano?!Non credo.La donna usa la pillola del giorno dopo come mero metodo ti emergenza, necessario per un "disguido" tecnico di una notte. Con la difficoltà che esiste di riuscire a trovare un medico che la prescriva (io ho dovuto scarrozzare in auto una mia amica per 6 ospedali-pronto soccorso prima di trovare la prescrizione), è da idioti usarla come "normale medoto di contraccezione".L’aborto è poi fatto da donne in seria difficoltà (e infatti da quando è stato legalizzato, il numero di aborti è drasticamente diminuito), in crisi economiche-sociali-psicologiche, o per problemi di salute.L’aborto può essere anche la "riparazione" di un disguido di una notte, ma credo che tali casi siano davvero pochi (e, in onestà, è una casistica che condanno pure io).Trovo quindi superficiale parlare di "aborto contraccetivo", perchè credo che tali casi siano una percentuale ridicola nel contesto generico dell’aborto.

  6. - says:

    Zel, forse mi spiego male io. Non ho detto che le donne la usino come modo anticoncezionale", anche se non credo che tutte le donne che la usano abbiano avuto incidenti di profilattico. Ho conosciuto donne che hanno usato l’aborto come modo anticoncezionale, una in particolare. Era libera di fare quello che voleva della sua vita, su questo non discuto ovviamente, ma io dico, quando si ha una certa vita sessuale, meglio usare pillola oppure profilattico, invece di ritrovarsi incita poi correre dal medico e farsi abortire ? Dico che anche che questa pillola abortiva, se è sempre usata da una donna che non desidera gravidanza, oppure una ragazzina. E pensando alle ragazzine, alle adolescente che si ritrovano incinte, non sarebbe meglio incoraggiare i genitori a dialogare con i figli e dirgli e ripetterli che devono prendere precauzioni, piuttosto di mettere sul mercato questa pillola, con tutti quest’effetti spiacevoli per chi la usa anche oltre impedire una vita che non ha colpe di "crescere" e campare. Era questo il mio discorso.

  7. Ettore says:

    Zel: Per me sul piano morale, l’aborto è sempre sbagliato perchè è in ogni caso la soppressione di una vita umana innocente. Ma io non mi faccio utopie nè pretendo di trovare leggi generali, solo linee guida. In casi di "mors tua vita mea" per me è normale che ci sia libertà di scelta, ma è una scelta talmente drammatica che non oso nemmeno addentrarmici anche perchè ogni caso è una storia a parte. Ma questa non è una novità, nella Spagna cattolica prezapateriana l’aborto era già previsto in caso di stupro e di gravi rischi di salute. Anche la Chiesa ammette alcuni casi, soprattutto quando si tratta di situazioni oggettivamente gravi e in cui la donna deve sottoporsi ad un intervento che può provocare direttamente l’aborto. L’aborto diretto è sempre un terreno un pò scivoloso ma ci sono i casi limite. Io cmq non me la prendo con questi ultimi, nè con le donne che abortiscono, io combatto contro l’ideologia dell’aborto di massa e dell’indifferenza.

  8. Ettore says:

    E poi cmq io ci starei attento a mettere in relazione la legalizzazione dell’aborto con la sua diminuzione. Non si è mai capito come questa relazione dovrebbe funzionare, cmq gli aborti sono diminuiti solo in Italia. In Gran Bretagna e Francia il numero di aborti schizzò alle stelle dopo la legalizzazione e non sono mai diminuiti, tanto che anche oggi sono ancora a livelli altissimi. Quello che fa diminuire gli aborti sono ben altri fattori, come l’Italia ha parzialmente dimostrato.

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