TAR LAZIO/ Il protagonista: sul fine vita disinformazione e opinioni non necessarie, ma è tanto rumore per nulla


sabato 19 settembre 2009

Il
Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha adottato una
decisione sul fine vita che ha richiamato l’attenzione dell’opinione
pubblica. Il Tar si è pronunciato sul ricorso proposto da
un’associazione che chiedeva di annullare l’atto con il quale il
Ministro Sacconi, nel dicembre 2008, aveva inteso a garantire
l’alimentazione e l’idratazione delle persone in stato vegetativo
persistente.

In merito al pronunciamento del Tar
abbiamo intervistato Filippo Vari, Professore associato di Diritto
costituzionale nell’Università Europea di Roma. Vari, insieme al Prof.
Aldo Loiodice, ha difeso il Movimento per la vita, che si è costituito
nel giudizio dinanzi al Tar per chiedere il rigetto del ricorso.

Professore, la decisione è
stata accolta con entusiasmo dai coloro che sono favorevoli a
interrompere l’alimentazione e l’idratazione delle persone in stato
vegetativo. Cosa ne pensa?

In questi giorni si è offerto un
grossolano esempio di disinformazione. Il Tar, infatti, diversamente da
quanto affermato da alcune agenzie, quotidiani e telegiornali, ha
respinto il ricorso presentato contro l’atto di indirizzo, declinando
la propria giurisdizione.
Appare, dunque, incredibile la trasformazione di una sentenza negativa in una di accoglimento!

Ma la sentenza del Tar non è
segnata da alcuni passaggi in cui si afferma che costituisce un diritto
quello del rifiuto del sondino?

Sì, la sentenza del Tar contiene alcune
considerazioni in merito alla portata dell’art. 32 della Costituzione e
alla possibilità dei pazienti di rifiutare le cure.
E’ evidente, tuttavia, che si tratta opinioni non necessarie ai fini
della decisione, la cui importanza è oltretutto attenuata dal richiamo
da parte dello stesso giudice alla recente entrata in vigore della
Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con
disabilità. Come è noto, quest’ultima, all’art. 25, prescrive agli
Stati firmatari di impedire “il rifiuto discriminatorio di […]
prestazione […] di cibo e liquidi in ragione della disabilità”.

Dunque, non è vero, come invece
sostengono alcuni, che si tratta di una sentenza destinata a segnare la
discussione in Parlamento sul fine vita, nel senso di precludere
l’approvazione di una norma per impedire che l’alimentazione e
l’idratazione possano essere sospese?

Si tratta di una sentenza la cui
portata non è idonea a influire negativamente sul dibattito in corso
sul fine vita. Anzi, secondo la sentenza, spetta al giudice ordinario,
e non a quello amministrativo, decidere se il diritto alla salute dei
pazienti è leso dall’atto di indirizzo del Ministro, che impone
l’alimentazione e l’idratazione dei pazienti in stato vegetativo
persistente. In questo modo, però, ci saranno decisioni prese caso per
caso da magistrati con sensibilità e impostazioni diverse, in un ambito
segnato da precedenti tra loro antitetici. In questa situazione diventa
ancora più urgente approvare una norma di legge per impedire che
l’alimentazione e l’idratazione possano essere sospese.


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