Quel buco nero tra Antichità e Rinascimento



Altro
che “secoli bui”: donne a capo di conventi maschili, maggior età a 14
anni, predicatori di crociate che leggono il Corano. Ecco il Medioevo
di Régine Pernoud, la storica francese già direttrice degli archivi
nazionali di Parigi i cui libri hanno tirature da bestseller.

di Stefano M. Paci

Voleva
diventare bibliotecaria e si e iscritta alla scuola di Chartres. Lì, ha
alzato gli occhi e ha incontrato il Medioevo. Non è più diventata
bibliotecaria ma direttrice del Museo della Storia di Francia. Dirige
attualmente il Centro Giovanna d’Arco a Orleans. Quando non ê intenta
alla stesura dei suoi volumi con i quali ha dato una nuova fisionomia
al Medioevo, tiene conferenze in giro per il mondo. Affollatissime, e
non solo da specialisti. I suoi libri hanno tirature da bestsellers.
Strano, per una studiosa. Ma lei è Régine Pernoud.
È stata amica di
Henry Matisse («Ci incontravamo spesso negli ultimi dieci anni della
sua vita. L’ho visto dipingere la cappella di Vence. Era
straordinariamente attratto dal sacro»). Lo è del cardinale Lustiger
(«Un uomo eccezionale. I giovani se ne accorgono. Lo chiamano
familiarmente ‘Lu’. Peccato che sia forse troppo solo nella Chiesa di
Francia»). Lo è del padre De Lubac («Penso che sarebbero sufficienti la
Bibbia e i suoi libri. Ma forse è meglio non scriverlo»).
Nel suo
cuore pare trovar eco, con intelligente curiosità, tutto ciò che
rispetta l’uomo. Innanzitutto il Medioevo, la grande passione della sua
vita.
Quando parla del Medioevo si infervora. «Anch’io da giovane
ero convinta fosse un periodo di ignoranza e sottosviluppo. Per forza.
I libri di storia lo liquidano in poche pagine. Noi non sopporteremmo
una contabilità che trascuri mille pagine dal registro di bilancio, ma
non ci stupiamo di presuntuosi bilanci storici che dimenticano un
millennio. Anche studiosi cattolici parlano della Chiesa come se
iniziasse nel XVI secolo. Jean Delumeau, nel suo Le christianisme il va à mourir,
traccia una sintesi storica che tralascia completamente il Medioevo.
Curiosamente, il rinnovamento attuate degli studi medievali viene dagli
americani: hanno una visione più completa. Gli europei sono più attenti
alle questioni che riguardano l’arte che non al dinamismo dimostrato
dalla tecnica nell’XI e XII secolo. Ma questi aspetti sono fondamentali
per comprendere le dinamica di una società così complessa». Complessa?
Quotidianamente ascoltiamo riflessioni come ‘non siamo più nel
Medioevo’ o ‘c’è un ritorno al Medioevo’. «Qualcuno si sorprenderà —
aggiunge ironicamente — sapendo che per ben due volte in assise
internazionali (a Parigi nel 1974 in sede dell’Ocse e a Dakar nel 1980)
ci si è rivolti a medievalisti perché studiassero soluzioni tecniche
per l’agricoltura del Terzo Mondo.
Un medievalista ha persino intitolato un suo libro La rivoluzione industriale del Medioevo: una rivoluzione operata senza rinchiudere i bambini nelle fabbriche perché lavorassero per un salario di fame».
Purtroppo
per molti il Medioevo è materia privilegiata: si può dire tutto ciò che
si vuole nella quasi certezza di non essere smentiti. «È vero: mai
nessuno parla della libertà e dell’autonomia che allora veniva data ai giovani
— la maggior età per i ragazzi era a 14 anni e per le ragazze a 12 —; o
della quantità di manoscritti di medicina e di scienze naturali usciti
dai monasteri; o dell’ordine di Fontevrault che aveva due monasteri,
uno per uomini e uno per donne, e tra i due si ergeva una chiesa, unico
luogo di incontro per monache e monaci. E questo doppio monastero fu
posto sotto l’autorità non di un abate, ma di una badessa.
Quest’ultima, per volontà del fondatore, doveva essere una vedova, cioè
una donna che avesse fatto un’esperienza matrimoniale. Tutto ciò senza
provocare nessuno scandalo nella Chiesa. Ebbe anzi un grande successo:
venti anni dopo la fondazione, quest’ordine era costituito da 5 mila
fra monaci e monache. E, per completare il quadro, aggiungiamo che la
prima badessa, Petronilla di Chemillé, aveva allora ventidue anni».
Donne a capo di comunità maschili.
Eppure, le lotte di un certo femminismo erano per non ricondurre le
donne all’epoca medievale in cui erano vessate e trattate come schiave.
E la Chiesa poi, così ostile alle donne. Fortuna che il Concilio di
Trento ha loro concesso di possedere l’anima.
«Quante sciocchezze.
Eppure ho sentito anche una nota scrittrice sostenere che la Chiesa ha
dato l’anima alle donne solo nel XV secolo. E così si sarebbero
battezzati, confessati, ammessi all’eucarestia degli esseri sprovvisti
di anima! In tal caso, perché non degli animali? Strano che i primi
martiri che sono stati onorati come santi siano donne e non uomini:
Sant’Agnese, Santa Cecilia, Sant’Agata e tanti altri. Non è
sorprendente che ai tempi feudali la regina venisse incoronata come il
re, a Reims generalmente (ma a volte anche in altre cattedrali) eppure
sempre dalle mani dell’arcivescovo di Reims? In altre parole, si
attribuiva all’incoronazione della regina altrettanto valore che a
quella del re. Eleonora d’Aquitania e Bianca di Castiglia hanno
dominato il loro tempo, e potevano esercitare un potere incontestato
non solo qualora il re fosse deceduto, ma anche nel caso fosse assente
o malato. Nel Medioevo, anche donne non provenienti da famiglie nobili
hanno goduto nella Chiesa, e attraverso la loro funzione in essa, di un
potere straordinario. Alcune badesse agivano come autentici signori
feudali e il loro potere era rispettato al pari di quello degli altri
signori; alcune donne indossavano la croce come i vescovi; sovente
amministravano vasti territori che includevano villaggi e parrocchie.
Ciò significa che nella stessa vita laica alcune donne, per le loro
funzioni religiose, esercitavano un potere che oggi molti uomini
potrebbero invidiare».
Sorprende venire a sapere che l’enciclopedia
più nota del XII secolo è opera di una religiosa, la badessa Herrada di
Landsberg. E che, se Eloisa leggeva in greco e latino, un’altra
religiosa, Gertrude di Hefta, era felice nel XIII secolo, di passare
dal grado di ‘grammatica’ a quello di ‘teologa’, vale a dire che dopo
aver percorso il ciclo di studi preparatori, si apprestava a passare al
ciclo superiore come si faceva all’università. Ma le donne che non
erano né alte dame né badesse, né tantomeno monache, bensì contadine, o
madri di famiglia, o che esercitavano un mestiere?
«Dai documenti che abbiamo — risponde la studiosa — emerge un quadro sorprendente. Le donne votavano come gli uomini nelle assemblee cittadine e in quelle dei comuni rurali.
«Negli
atti notarili, inoltre, è molto frequente trovare donne sposate che
agiscono per conto proprio, potendo possedere ed amministrare i loro
beni, per esempio avviando un negozio o un commercio. Gli atti delle
inchieste amministrative ordinate da San Luigi tra il popolo minuto
iniziativa senza precedenti e, del resto, senza seguito, ci mostrano
una folla di donne esercitanti i più vari mestieri: maestra di scuola,
medico, farmacista, gessaiuola, tingitrice, copista, miniaturista,
rilegatrice…».
Chissà se coloro che in buona fede auspicano che la
donna finalmente esca dal Medioevo si accorgono di desiderare che la
donna possa ritrovare la dignità che ebbe al tempo della regina
Eleonora e della regina Bianca? La Régine del Medioevo non risparmia
neanche gli orrori dell’Inquisizione medievale alla sua passionata
rivalutazione.
«Ciò che rende diversa – riprende Madame Pernoud –
un’epoca dall’altra è la differente scala di valori che ne permea la
mentalità. In storia è elementare tenerne conto, ossia rispettarla.
Altrimenti lo storico si trasforma in giudice.
Sotto tanti aspetti
l’Inquisizione fu la reazione difensiva d’una società per cui, a torto
o a ragione, la preservazione della fede appariva non meno importante
della preservazione della salute fisica ai nostri giorni.
«Di qui la
generale riprovazione che l’eresia a quel tempo suscitava: l’eresia
rompeva un accordo profondo cui aderiva l’intera società; e tale
rottura appariva estremamente grave. In realtà, per il credente e la
maggioranza del Medioevo, la Chiesa è perfettamente nel suo diritto
quando esercita un potere di giurisdizione, in quanto depositaria e
custode della fede. Ed è generale l’accettazione di sanzioni quali la
scomunica, l’interdetto, che era una specie di scomunica generale. In
un intero territorio per costringere all’obbedienza chi ne era
responsabile, veniva sospesa ogni cerimonia religiosa: le campane
cessavano di suonare, i sacramenti non venivano più amministrati e
tutto questo rendeva la vita letteralmente intollerabile per le
popolazioni. Ma di fronte all’eresia catara, che poggiava su un
intollerabile dualismo tra un universo materiale, creato da un dio
malvagio, e le anime, create da un dio buono, e che si spinge fino a
vedere nel suicidio la perfezione suprema, nel 1231 si ricorse
all’Inquisizione. Quando fu decisa pareva accettabile come mezzo di
difesa, ma, come tutte le soluzioni facili, non era affatto una
soluzione. Qui si coglie un esempio lampante dell’ambiguità della
storia, in cui contrariamente alla immagine che se ne dà così sovente,
è davvero difficile distinguere buoni e cattivi. L’Inquisizione
stessa non era priva di un lato positivo nel concreto della vita
pratica. Essa sostituiva la procedura d’inchiesta alla procedura
d’accusa. Ma soprattutto in un’epoca in cui il popolino non è affatto
disposto a scherzare con l’eretico, introduceva una giustizia regolare.
In precedenza, non di rado era stata una giustizia laica, addirittura
uno scatenamento di popolo, ad infliggere agli eretici le pene
peggiori. Contrariamente a ciò che abitualmente si pensa, la Spagna
rifiutò l’Inquisizione. Re Ferdinando III, cugino di San Luigi, re di
Francia, nel XIII secolo dichiarò: ‘Nel mio regno non vi sono eretici.
Io sono il re di tre religioni: la cristiana, l’ebraica e la
musulmana’. Queste parole sono scritte in 4 lingue sulla sua tomba e la
Chiesa cattolica lo ha proclamato santo. Con tutto ciò resta il fatto
che per noi l’istituzione dell’Inquisizione è l’aspetto più inquietante
di tutta la storia del Medioevo. Sono stata motto contenta che il
Concilio Vaticano II abbia riconosciuto che l’Inquisizione era un
facile ricorso al potere temporale per un fine spirituale e che se nel
XIII secolo aveva ancora l’aspetto di vigilanza sui cristiani, è nel XV
e XVI secolo che se ne abusa, servendosene a fini politici contro ebrei
e mori».
Il Rinascimento è la decadenza: non fu il suo amico Matisse a dirlo?
«Proprio
lui — La Chiesa medievale era realmente penetrata dal Vangelo. Non era
più così nel XVII secolo. Basti vedere il diverso approccio
all’evangelizzazione. La Chiesa del V e VI secolo aveva saputo ‘passare
ai barbari’ e, dopo che l’abate di Cluny nel 1141 fece tradurre il
Talmud e il Corano, fu fatto obbligo a tutti i predicatori di crociate
di leggere il Corano. L’evangelizzazione dell’America del Sud, invece,
fu fondata sul principio che i selvaggi dovessero prima diventare
uomini e poi cristiani, che fosse necessario prima inculcare loro
l’umanesimo, poi il cristianesimo. Ma la sola, vera liberazione è il
Vangelo, che poi crea l’umanesimo e le altre forme di civilizzazione.
Oggi quel principio pare ridicolo. Ma c’è qualcuno che nuovamente
afferma ‘prima di fare dei cristiani, bisogna fare dell’uomo un essere
libero’, come se il Vangelo non fosse la fonte della liberazione».
Non
saranno costoro un po’ troppo simili a quegli intellettuali che
passando davanti a Notre Dame — come racconta Regine Pernoud in un suo
libro — si recavano ad un convegno dal titolo: ‘Era il Medioevo
civilizzato?’. Sorride. «Si potrebbe creare uno slogan: Medioevo:
l’unico periodo di sottosviluppo che ha creato cattedrali. Troppo
spesso la storia la fanno intellettuali che tentano di farla entrare
nello schema già preparato nel loro piccolo cervello».
Madame
Pernoud, fuori i nomi. «Le responsabilità sono varie. Per la Sorbona
tra Plotino e Cartesio non c’è nulla. Ma le maggiori vanno imputate
agli storici di stampo marxista: essi trattano con disprezzo i dati
obiettivi poiché mettono in discussione la loro esistenza di storici.
Chi, sulla scia di Marx, contrappone ancora feudalità a borghesia —
errore intellettualmente necessario se si vuol mantenere ad ogni costo
lo schema signori-borghesi-proletari — usa un metodo storico superato
da almeno 50 anni. Il materialismo storico legge la storia in funzione
del progresso: o si nega che il Medioevo fosse un’epoca di progresso o
si nega il marxismo. L’errore capitale del nostro tempo è credere che
la storia si faccia nei nostri cervellini, che la si possa costruire su
ordinazione».

Dalla rivista «30Giorni», gennaio 1985, pp. 56-59

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6 Responses to Quel buco nero tra Antichità e Rinascimento

  1. Zel says:

    PEccato per il crollo dell’arte… dalla perfezione greca alle figure grottesche del romanico… ma del resto, io sono una classicista DOC!

  2. Ettore says:

    Ogni epoca ha la sua arte, ma il Medioevo non è affatto un "crollo". E’ l’epoca delle grandi committenze, l’Italia e l’Europa sono visitate da tutto il mondo per la bellezza prodotta nel Medioevo. E’ l’epoca delle grandi sperimentazioni di Giotto e di Pisano, per fare qualche nome. Per non parlare poi dell’architettura, da Notre Dame fino alle grandi abbazie di Cluny e di Montecassino. Più che un crollo è stata una rinascita, e che rinascita!

  3. Zel says:

    Inutile che fai come al solito di testa tua… ho fatto un paragone CHIARO E CENTRATO tra il classicismo e il grottesco del romanico. Se vuoi affermare che la scultura del romanico è perfetta e in gusto classico come quella greca e romana è un conto, ma del Gotico non ho nemmeno citato l’iniziale… vai SEMPRE fuori tema quando mi rispondi… diventi noioso…

  4. Ettore says:

    Acciderbolina, che grinta! La puoi mettere come vuoi, ma l’arte medievale in tutte le sue diverse tendenze non è un "crollo dell’arte". Ti può non piacere una particolare tendenza o l’arte medievale in toto, ma è un altro discorso. Ti contesto solo questo che è stato l’esordio del tuo primo commento, più in tema di così.

  5. Flavia says:

    Bellissimo intervento. Ho sempre avuto un po’ di nostalgia verso il Medioevo, se devo essere sincera….

  6. Ettore says:

    Ciao, Flavia. Hai perfettamente ragione, il Medioevo è uno dei periodi più affascinanti della storia dell’umanità. Anche in questi giorni si sente parlare dell’Afghanistan talebano come di un Medioevo contemporaneo, ma non sanno quello che dicono. Se in Afghanistan e in tanti altri paesi ci fosse almeno un pò di Medioevo, starebbero più avanti di mille anni luce.Ciao e grazie di essere passata 😀

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