Quanto costa la Chiesa?

Quando, anche in una discussione teologica o perfino politica, ci si trova in difficoltà le vie di uscita sono due: riesumare logori luoghi comuni del passato (e via quindi con la litania mille volte sentita di Inquisizione e crociate); oppure puntare al portafoglio. La seconda strada, che permette a chi la sceglie di continuare nelle sue coraggiose arrampicate di specchi saponati, viene sempre più privilegiata. E come dar loro torto? Mettere in mezzo la storia vuol dire sempre avventurarsi in un territorio sconosciuto e pieno di insidie. Si può sempre fare la triste scoperta che le proprie convinzioni siano solo frutto di millenarie immaginazioni ormai abbandonate dagli storici che non siano vissuti nell’Ottocento. Invece parlare dei soldi della Chiesa è strada più sicura e diretta. Perchè colpisce dritto al cuore. A nessuno piace farsi fare i conti in tasca. E poi che la Chiesa costi agli italiani fior di quattrini è cosa indiscutibile. Lo dicono alla tv, lo scrivono i giornali. E così i poveri italiani (che tutto somato ancora non odiano la Chiesa e, quindi, bisogna rimediare facendo loro credere che sia all’origine dei loro guai economici) sono obbligati ad assistere alla fiera dei numeri fantasiosi. Evidentemente fantasiosi, ma allo stesso tempo indiscutibili. Purtroppo, però, anche contraddittori. Infatti il nostro matematico preferito, Piergiorgio Odifreddi, sostiene che la Chiesa costi ogni anno allo Stato italiano ben nove miliardi. Più moderato il risultato dell’inchiesta, se così la vogliamo definire, di Curzio Maltese su Repubblica: solo cinque miliardi. Fra i due c’è giusto una distanza di quattro miliardi. Vai a capire poi cosa l’uno creda di contare in più e l’altro no.

Però in ogni processo che si rispetti, si concede all’imputato la possibilità di difendersi. Per la Vox populi sarà un dettaglio, per noi no. Per questo abbiamo deciso di pubblicare alcuni articoli della contro-inchiesta di Avvenire dove si smonta punto per punto tutto l’apparato diffamatorio lanciato dalle pagine di Repubblica.


Speciale


Soldi alla Chiesa, verità e bugie

Spargere veleni sul rapporto tra Chiesa e società. Con
argomentazioni sbrigative e grossolane che cercano di mettere in
cattiva luce l’impegno dei sacerdoti, l’uso dell’otto per mille,
l’insegnamento della religione cattolica… «La Repubblica», dai primi
di ottobre a dicembre 2007, ha cercato con un’inchiesta sviluppata su
varie puntate (e addirittura con l’intervento del suo direttore, Ezio
Mauro) di accreditare un’immagine della Chiesa del tutto artefatta.
Innumerevoli gli svarioni, le cantonate, le imprecisioni. Qui di
seguito trovate una raccolta degli articoli con cui «Avvenire» ha
risposto punto per punto a questi attacchi. Ragionando sui dati
obiettivi e sulla realtà dei fatti.

La raccolta parte con la
risposta del 23 maggio al volume "La questua" nel quale Curzio Maltese
ha raccolto, correggendo solo alcuni errori, il reportage di «La
Repubblica».

Chiesa e denaro

I «soldi della Chiesa»: le tesi infondate del libro di Curzio Maltese

(23 maggio 2008)


Una «Questua» rimasta a secco


Umberto Folena

Da che parte cominciare a smontare La questua. Quanto costa la Chiesa agli italiani, il libro del giornalista di Repubblica
Curzio Maltese appena giunto in libreria? Ma dall’inizio, e
dall’equivoco di fondo che Maltese non nasconde, anzi dichiara
apertamente.

La confusione tra Vaticano e Santa Sede di qua,
Chiesa italiana e Cei di là. A pagina 31 sbotta: signori, è la stessa
zuppa ed è vano perderci tempo. «Una volta scartati il politicamente
corretto e il cattolicamente corretto, mi sono concentrato su quello di
cui finanche l’autore capiva il senso: il costo della Chiesa, una e
trina». In realtà la correttezza non c’entra. Maltese ha bisogno di
confondere Santa Sede e Cei perché il mirino è puntato sull’otto per
mille, che va alla Cei ma che ai lettori va fatto credere vada al
Vaticano, insinuando l’idea che la distinzione sia un cavillo, una pura
formalità. Invece è sostanza.

Un libro a tesi
Altra tesi iniziale: la
percentuale degli italiani che vanno a Messa (circa un terzo della
popolazione) e di quanti firmano per l’otto per mille a favore della
Chiesa cattolica coincide. Si tratta insomma delle stesse persone.
Sbagliato, e lo dicono i numeri. Primo, il confronto è tra gruppi non
omogenei: di qua tutti gli italiani, di là i soli contribuenti.
Secondo, a firmare è più del 40% dei contribuenti, ma mal distribuiti:
sono il 61,3% di coloro che sono costretti a presentare la
dichiarazione (730 o Unico) e una percentuale davvero minima di chi non
è obbligato, per lo più pensionati, che invece sono in larga misura
praticanti. Un bel pasticcio. Scrive Maltese che questi italiani
«dichiarano di andare a messa e di essere influenzati nel voto
dall’opinione del papa e dei vescovi». Quale sia la fonte non si sa, ma
che un italiano, credente o miscredente, ammetta di essere
«influenzato» ha dell’incredibile.

Per Ruini bastava Google
Da pagina 36 in poi,
Maltese si avventura in brevi cenni di storia recente della Chiesa che
farebbero sorridere un redattore di Topolino. Parla di «fronte
passatista» che si oppone alle «aperture della Chiesa conciliare». I 27
anni di Papa Wojtyla sono così riassunti: «I risultati concreti del
pontificato di Giovanni Paolo II sono il ritorno alla Chiesa
preconciliare, l’alleanza privilegiata con le forze tradizionaliste e
la progressiva riduzione, fino all’estinzione, del dissenso cattolico».
Fine. Non si può dire che manchi di sintesi. E Camillo Ruini? Sarebbe
bastato Google per evitare sciocchezze del genere: «Quando Giovanni
Paolo II lo chiama a Roma da Reggio Emilia, Ruini è un giovane vescovo
noto alle cronache solo per aver celebrato il matrimonio di Flavia
Franzoni e Romano Prodi».

Le cronache di Eva Express,
forse. Com’è arcinoto, Ruini, già stimato docente di teologia dommatica
a Bologna, si fa apprezzare in particolare come vicepresidente del
Comitato preparatorio del Convegno ecclesiale di Loreto (1985), dove
ricopre un ruolo di primo piano.

Il prete, una "casta" da 853 euro al mese
Capitolo
otto per mille. Ruini, assicura Maltese, ha «l’ultima parola su ogni
singola spesa». In un’inchiesta seria ti aspetteresti una descrizione
del sistema, di come è "composta" la remunerazione di preti e vescovi,
di chi decide la destinazione degli aiuti all’estero… Nulla di nulla.
Sembra una dittatura, con i vescovi a capo chino succubi dei capricci
del presidente. In realtà i criteri di distribuzione sono oggettivi e
Maltese deve averli letti o su Avvenire o nei siti della Cei, di cui finalmente pare essersi accorto. I preti italiani, ovunque prestino servizio pastorale (anche i fidei donum>
all’estero), ricevono la stessa remunerazione, a partire da 853 euro
netti mensili; idem i vescovi, che alla soglia della pensione ne
ricevono 1.309. Non sono cifre segrete. Maltese pubblica la
remunerazione dei pastori valdesi (650 euro): perché non quella dei
preti cattolici?

Forse perché è così bassa da non essere
minimamente riconducibile ai «privilegi di una casta»? Criteri
oggettivi, dicevamo. La quota assegnata alle singole diocesi viene
divisa per metà in parti uguali, per l’altra metà in base al numero di
abitanti. Per l’estero, un apposito Comitato riceve le richieste e
provvede alle assegnazioni. È tutto così misterioso che l’elenco
dettagliato dei primi 6.275 interventi è stato pubblicato nella
primavera del 2005 in un volume di 386 pagine, Dalla parola alle opere. 15 anni di testimonianze del Vangelo della carità nel Terzo Mondo,
con una ricca documentazione fotografica e alcuni saggi introduttivi.
Il libro è stato presentato ai giornalisti in una conferenza stampa.
Escluse le testate d’ispirazione cattolica, nessuno ne ha scritto
niente. E quasi niente, quindi, ne ha saputo chi non legge la stampa
d’ispirazione cattolica. Si può consultare il volume online nel sito www.chiesacattolica.it/sictm.

Chi vota e chi no
Il sistema dell’otto per
mille, scrive Maltese, non è democratico. In realtà è il primo caso di
democrazia diretta applicata al sistema fiscale. Non c’è nulla di
automatico, la Chiesa non ha alcuna garanzia – per dire: nessun minimo
garantito – e dipende completamente dalla volontà degli italiani, che
oggi firmano a suo favore, domani chissà. E gli astenuti? In gran parte
sono contribuenti non tenuti a presentare la dichiarazione, costretti a
compiere alcune operazioni complesse per far valere la propria firma. È
inevitabile che molti, specialmente se anziani, se ne dimentichino o
rinuncino; ed è un peccato proprio per la democrazia. Degli altri, due
terzi firmano. Il meccanismo è analogo a quello di una votazione. Se
per il Parlamento vota l’80% degli elettori, non per questo il 20% dei
seggi rimane non assegnato. Chi si astiene si rimette alla volontà di
chi partecipa. In effetti non si firma per il proprio otto per mille,
ma per l’otto per mille complessivo, di tutti. A Maltese scappano
queste precisazioni, tutt’altro che irrilevanti.

Spot pieni zeppi di preti
Otto per mille e
comunicazione. Maltese dà i numeri. Negli spot, scrive, le due voci –
carità in Italia e nel Terzo Mondo – occupano il 90% dei messaggi,
mentre assorbono solo il 20% dell’otto per mille. Controlliamo. Nel
sito www.8xmille.it
è possibile vedere ben 47 spot, con relativo documentario, degli ultimi
anni, così distribuiti: carità Italia 20, carità estero 15, preti 6,
culto 6. La carità occupa meno del 90%. Ma basterebbe guardare quegli
spot per scoprire che tra i protagonisti ci sono sempre dei preti, che
spesso costruiscono chiese, oratori, scuole, officine… Una divisione
netta per destinazioni è assurda. Tutti i preti italiani sono
impegnati, chi più chi meno, sul versante della carità; tutti i parroci
custodiscono luoghi di culto.

La parola "colletta" dice niente?
E le offerte
per il clero, quelle deducibili? Maltese ironizza: se dipendesse dai
fedeli, il clero morirebbe di fame. Ma come si fa a ignorare che la
forma ordinaria, normale, di contribuzione alle esigenze del parroco e
della parrocchia è l’offerta fatta durante la Messa domenicale, o
direttamente al parroco in tante occasioni, a cominciare dalla
benedizione delle famiglie? È la forma ordinaria indicata anche dal
documento Sovvenire alle necessità della Chiesa del 1988, che fonda l’intero sistema e che Maltese non cita mai. E viene il dubbio se sappia che esiste.

Ricevere per poter donare
Con dispiacere
ritroviamo nel libro un’aspra dichiarazione attribuita alla moderatrice
della Tavola Valdese, Maria Bonafede: «I soldi dell’otto per mille
arrivano dalla società ed è lì che devono tornare. Se una Chiesa non
riesce a mantenersi con le libere offerte, è segno che Dio non vuole
farla sopravvivere». Che cosa Dio voglia o non voglia siamo convinti
non lo possa stabilire con tanta certezza nessuno, cattolico o valdese
che sia. E i soldi tornano assolutamente tutti a quegli italiani che li
affidano alla Chiesa. Tornano sotto forma di tempo dedicato a loro, di
servizi, di strutture educative, formative, sanitarie e sportive, di
luoghi in cui pregare. Altro che casta. Nulla serve a costruire
personali carriere. Chiunque abbia un’esperienza anche superficiale di
Chiesa – cattolica o valdese – lo sa.

Il fantasma di Luciano Moggi
Un capitolo a parte
merita una notizia, falsa, in fondo marginale. Ma serve a comprendere
come sia stata costruita l’inchiesta. Maltese, nonostante le smentite,
insiste: il 27 agosto, sul volo Mistral da Roma a Lourdes, al
pellegrinaggio dell’Orp, con il cardinale Ruini c’era anche «l’invitato
Luciano Moggi». Moggi non c’era, andò a Lourdes per i fatti suoi come
privato cittadino. Maltese ci ha letti, infatti corregge un dettaglio
(Boeing 737-300, non 707-200). Ma insiste: la fonte è il «blog di papa
Ratzinger, ufficioso ma benedetto dal Santo Padre». Papa Ratzinger ha
un suo blog? Una rapida indagine. In effetti esiste un «Papa Ratzinger
blog», tenuto da una fedele cattolica, che però sotto la testata si
affretta a precisare: «Si tratta di una iniziativa personale che non ha
alcun riconoscimento ufficiale». Dov’è la «benedizione»? Il sito si
limita a riprodurre quattro articoli del 28 agosto 2007 relativi al
volo Mistral. Uno solo, dell’Eco di Bergamo, tira in ballo Moggi. Gli altri tre no. Uno è anonimo. Uno è del Giornale. L’ultimo, sorpresa, è di Orazio la Rocca di Repubblica.

Non
ci sono né Moggi né il rettore della Lateranense che avrebbe benedetto
il viaggio. Maltese farà bene a mettersi d’accordo con il collega. Se
non basta, potrà leggersi la cronaca di Virginia Piccolillo
dell’autorevole Corriere della sera: Moggi era mescolato tra
migliaia di pellegrini, nella basilica a Lourdes, mentre Ruini
celebrava. Tutto qui. Grande giornalismo d’inchiesta, davvero.

Demolite le chiese
A un certo punto Maltese
stigmatizza l’eccesso di spese per tante chiese e chiesine italiane, e
sembra elogiare la Francia, che le chiese «inutili» le demolisce.
Maltese trascura un dettaglio che certo non può ignorare: lo Stato
francese è proprietario di tutti gli edifici di culto costruiti prima
del 1905. Sono suoi, quindi se li può restaurare (a sue spese) o
demolire. E la carità? Merce di scambio tra lo Stato e una Chiesa a cui
è delegato il "lavoro sporco". Tutto qua. E comunque, «non bisogna
dimenticare che per la dottrina cattolica e per la musulmana l’azione
sociale è secondaria rispetto all’indottrinamento» (pagina 136).
Servono ulteriori commenti?

Avvenire

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