Il primato petrino secondo Benedetto XVI


Papa: possano tutti i cristiani riconoscere il vero significato del primato di Pietro
Benedetto
XVI, parla del primato voluto da Gesù e riconosciuto dagli apostoli.
Una preghiera a braccio,perché "confidato a povere persone umane, possa
essere esercitato nel senso originario e possa essere riconosciuto dai
fratelli che non sono in piena comunione con noi".

Città
del Vaticano (AsiaNews) – Il fondamento del primato di Pietro nella
volontà manifestata da Gesù e riconosciuta dai Dodici, e le preghiere,
a braccio, perché le "povere persone umane" alle quali il primato è
affidato lo sappiano esercitare secondo la volontà di Gesù e perché in
tal senso possa essere riconosciuto anche dai cristiani non in piena
comunione con Roma hanno segnato l’odierna udienza generale di
Benedetto XVI.

L’unità dei cristiani, indicata dallo stesso
Benedetto XVI come uno degli obiettivi fondamentali del pontificato, ha
così accompagnato la riflessione sul "primato", definito "elemento
costitutivo" della Chiesa, da sempre uno degli ostacoli principali, se
non il principale, all’unità dei cristiani. In proposito, Giovanni
Paolo II nell’enciclica "Ut unum sint" (1995) affermò la disponibilità
della Chiesa cattolica a discutere non il primato, ma i modi concreti
del suo esercizio. Oggi Benedetto XVI ha voluto sottolineare che il
compito affidato a Pietro, è "di confermare i fratelli". "Questo – ha
detto a braccio – è il primato detto per tutti i tempi: Pietro deve
essere il custode della comunione con Cristo, guidare alla comunione
con Cristo", "con la carità di Cristo, anche guidare alla realizzazione
di questa carità nella vita di ogni giorno".

Nella sua
riflessione, Benedetto XVI oggi ha voluto evidenziare diversi aspetti
del "primato": l’istituzione da parte di Cristo, la consapevolezza di
Pietro e il riconoscimento da parte dei Dodici.

In una
giornata primaverile, con la piazza affollata da almeno 40mila fedeli
che l’hanno colorata di bandiere, cappellini, fazzoletti ed anche
qualche ombrello, per difendersi da sole, a tratti già caldo, il Papa
ha sottolineato come il racconto di Giovanni del primo incontro di Gesù
con Simone, fratello di Andrea, "registra un fatto singolare: Gesù,
‘fissando lo sguardo su di lui, disse: Tu sei Simone,

il figlio di Giovanni; ti chiamerai Kefa (che vuol dire Pietro)’ (Gv 1,
42). Gesù non era solito cambiare il nome ai suoi discepoli", anzi
"Egli non ha mai attribuito un nuovo nome ad un suo discepolo. Lo ha
fatto invece con Simone e quel nome, tradotto in greco Petros, ritornerà
più volte nei Vangeli e finirà per soppiantare il nome originario. Il
dato acquista particolare rilievo se si tiene conto che, nell’Antico
Testamento, il cambiamento del nome prelude in genere all’affidamento
di una missione (cfr Gn 17,5; 32,28 ss. ecc.). Di fatto, la
volontà di Cristo di attribuire a Pietro uno speciale rilievo
all’interno del Collegio apostolico risulta da numerosi indizi: a
Cafarnao il Maestro va ad alloggiare nella casa di Pietro (Mc 1,29);
quando la folla gli si accalca intorno sulla riva del lago di
Genesaret, tra le due barche lì ormeggiate, Gesù sceglie quella di
Simone (Lc 5,3); quando in circostanze particolari Gesù si fa
accompagnare da tre discepoli soltanto, Pietro è sempre ricordato come
primo del gruppo: così nella risurrezione della figlia di Giairo (cfr Mc 5,37; Lc 8,51), nella Trasfigurazione (cfr Mc 9,2; Mt 17,1; Lc 9,28), durante l’agonia nell’Orto del Getsemani (cfr Mc 14,33; Mt 16,37).
E ancora: a Pietro si rivolgono gli esattori della tassa per il Tempio
ed il Maestro paga per sé e per lui soltanto (cfr Mt 17, 24-27); a Pietro per primo Egli lava i piedi nell’ultima Cena (cfr Gv 13,6)
ed è per lui soltanto che prega affinché non venga meno nella fede e
possa confermare poi in essa gli altri discepoli (cfr Lc 22, 30-31)".

"Pietro
stesso è, del resto, consapevole di questa sua posizione particolare: è
lui che spesso, a nome anche degli altri, parla chiedendo la
spiegazione di una parabola difficile (Mt 15,15), o il senso esatto di un precetto (Mt 18,21) o la promessa formale di una ricompensa (Mt 19,27)".

Benedetto
XVI ha poi posto l’accento sulla "professione di fede che, ancora a
nome dei Dodici, egli fa nei pressi di Cesarea di Filippo. A Gesù che
chiede: ‘Voi chi dite che io sia?’, Pietro risponde: ‘Tu sei il Cristo,
il Figlio del Dio vivente’ (Mt 16, 15-16). Di rimando Gesù
pronuncia allora la dichiarazione solenne che definisce, una volta per
tutte, il ruolo di Pietro nella Chiesa: ‘E io ti dico: Tu sei Pietro e
su questa pietra edificherò la mia Chiesa… A te darò le chiavi del
regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei
cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli’ (Mt 16, 18-19). Le tre metafore a cui Gesù ricorre sono in se stesse molto chiare: Pietro sarà il fondamento roccioso su cui poggerà l’edificio della Chiesa; egli avrà le chiavi del Regno dei cieli per aprire o chiudere a chi gli sembrerà giusto; infine, egli potrà legare o sciogliere nel senso che potrà stabilire o proibire ciò che riterrà necessario per la vita della Chiesa, che è e resta di Cristo".

"Questa
posizione di preminenza che Gesù ha inteso conferire a Pietro si
riscontra anche dopo la risurrezione: Gesù incarica le donne di
portarne l’annunzio a Pietro, distintamente dagli altri Apostoli (cfr Mc 16,7); da lui e da Giovanni corre la Maddalena per informare della pietra ribaltata dall’ingresso del sepolcro (cfr Gv 20,2) e Giovanni cederà a lui il passo quando i due arriveranno davanti alla tomba vuota (cfr Gv 20,4-6); sarà poi Pietro, tra gli Apostoli, il primo testimone di un’apparizione del Risorto (cfr Lc 24,34; 1 Cor 15,5). Questo suo ruolo, decisamente sottolineato (cfr Gv 20,3-10),
segna la continuità fra la preminenza avuta nel gruppo apostolico e la
preminenza che continuerà ad avere nella comunità nata con gli eventi
pasquali, come attesta il Libro degli Atti (cfr 1,15-26; 2,14-40;
3,12-26; 4,8-12; 5,1-11.29; 8,14-17; 10; ecc.). Il suo comportamento è
considerato così decisivo, da essere al centro di osservazioni ed anche
di critiche (cfr At 11,1-18; Gal 2,11-14). Al cosiddetto Concilio di Gerusalemme Pietro svolge una funzione direttiva (cfr At 15 e Gal 2,1-10),
e proprio per questo suo essere il testimone della fede autentica Paolo
stesso riconoscerà in lui una certa qualità di "primo" (cfr

1 Cor 15,5; Gal 1,18;
2,7s.; ecc.). Il fatto, poi, che diversi dei testi chiave riferiti a
Pietro possano essere ricondotti al contesto dell’Ultima Cena, in cui
Cristo conferisce a Pietro il ministero di confermare i fratelli (cfr Lc 22,31
s.), mostra come la Chiesa che nasce dal memoriale pasquale celebrato
nell’Eucaristia abbia nel ministero affidato a Pietro uno dei suoi
elementi costitutivi".

E’ a conclusione della sua riflessone che
Benedetto XVI ha pregato, a braccio, perché il "primato di Pietro,
affidato a povere persone umane possa sempre essere esercitato in
questo senso originario voluto dal Signore e possa così essere anche
sempre più nel suo vero significato riconosciuto dai fratelli ancora
non in piena comunione con noi". (FP)

Asia news

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6 Responses to Il primato petrino secondo Benedetto XVI

  1. Libellula says:

    Limpido limpido..spero di pubblicarlo anch’io :)Giovy thanks!

  2. Jole says:

    concordo con Irene è davvero limpido! e mi pare che non si possa aggiungere altro ^_^

  3. Giovy says:

    Di nulla Irene-:) ….e prego Dio che il papa in questo compito difficile possa essere davvero il "servo"e con umilta’ seguire l’esempio di Pietro, rispondendo AMEN con fede e nella volonta’ di Dio alla sua chiamata, nell’amore di Cristo nostro Signore e salvatore .

  4. Ettore says:

    Quoto tutte e tre! ;D

  5. - says:

    "Tu es Pierre, et sur cette pierre je batirai mon église" disse Jesu’ a Pietro. E cio’ che ho letto da me, e cio’ che ho sentito spesso dire alla messa. Se traducco : Sei Pietro e su questa pietra io construiro’ la mia chiesa". Penserai, che c’entra il nome di Pietro con una pietra… In francese il nome Pierre (Pietro), è omonimo del nome che designa la pietra, (pierre). Mi è sempre piacciuta questa metafora, il Cristo anche lui era poetà :-).

  6. Ettore says:

    Certo che era poeta, l’amore per la bellezza è il tratto peculiare del Cristianesimo :DL’analogia fra Pietro e la parola "pietra" è evidente anche in italiano. Anzi c’è di più. Il termine greco Cefa, se non sbaglio, sarebbe meglio tradurlo con "roccia" che rispetto alla pietra è inamovibile.Ciao 🙂

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