Per amore del mio popolo, non tacerò

Quindici anni fa, don Peppino Diana cadeva vittima della
camorra. Come con Cristo, i suoi sicari chiesero alla vittima conferma della
propria condanna a morte. “Sei tu don Peppino?” “ Sono io”. Subito quattro
proiettili lo colpiscono a morte. Inerte, armato solo dei paramenti liturgici,
in sacrestia. Come l’agnello condotto al macello, che non apre bocca. Quello che
don Peppino doveva dire, lo aveva già detto. In un documento che forse aveva avuto
una portata relativa, ma che con spietata lucidità dichiarava guerra alla
camorra. Non tanto nelle armi, o nei palazzi confiscati, ma nella mentalità mortifera
esalata come la diossina della spazzatura. Un veleno invisibile che penetra
dappertutto, senza farsi vedere. Questo è il documento con cui don Peppino ha
segnato la sua condanna, e che firmato anche col suo sangue ha avuto l’eco che
meritava.

 

 

“PER AMORE DEL MIO POPOLO”

Siamo preoccupati

Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli
finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra.

Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di
Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere
“segno di contraddizione”.

Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la
testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che é la povertà, come
distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto
privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente
vissuta di solidarietà”.

La Camorra

La Camorra
oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di
diventare componente endemica nella società campana.

I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole
inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più
aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti
al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore
più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze
stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a
disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si
abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone;
esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e
propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.

Precise responsabilità politiche

E’ oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha
consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto
di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche é caratterizzato da
corruzione, lungaggini e favoritismi.

La Camorra
rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo
però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale.
L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono
che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di
rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela
dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della
nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più
tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli
spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di
servizio.

Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di
comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere
credibili.

Impegno dei cristiani

Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno.

Dio ci chiama ad essere profeti.

– Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama
il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);

– Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente
il nuovo (Isaia 43);

– Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella
sofferenza (Genesi 8,18-23);

– Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3
-Isaia 5)

Coscienti che “il nostro aiuto é nel nome del Signore” come credenti in
Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare”
riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che é la fonte della
nostra Speranza.

NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO

Appello

Le nostre “Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate
per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in
particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale,
politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo
assenti da queste piaghe”

Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle
omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza
coraggiosa;

Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli
strumenti della denuncia e dell’annuncio si concretizzino nella capacità di
produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei
valori etici e civili (Lam. 3,17-26).

Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con
Geremia “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La
continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,… dal nostro
penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come
assenzio e veleno”.

Forania di Casal di Principe (Parrocchie: San Nicola di Bari, S.S.
Salvatore, Spirito Santo – Casal di Principe; Santa Croce e M.S.S. Annunziata –
San Cipriano d’Aversa; Santa Croce – Casapesenna; M. S.S. Assunta – Villa
Literno; M.S.S. Assunta – Villa di Briano; SANTUARIO DI M.SS. DI BRIANO )

 

 

Il seguente è l’omaggio di Saviano nel suo Gomorra:

 

Don Peppino scavò un
percorso nella crosta della parola, erose dalle cave della sintassi quella
potenza che la parola pubblica, pronunciata chiaramente, poteva ancora
concedere. Non ebbe l’indolenza intellettuale di chi crede che la parola ormai
abbia esaurito ogni sua risorsa e che risulta capace solo di riempire gli spazi
tra un timpano e l’altro. La parola come concretezza, materia aggregata di
atomi per intervenire nei meccanismi delle cose, come malta per costruire, come
punta di piccone. Don Peppino cercava una parola necessaria come secchiata
d’acqua sugli sguardi imbrattati.

….
La parola diviene un urlo. Controllato e lanciato acuto e alto contro un
vetro blindato: con la volontà di farlo esplodere.

Non permettiamo uomini che le nostre terre diventino
luoghi di camorra, diventino un’unica grande Gomorra da distruggere!

Ricordate. Allora il SIGNORE fece piovere dal cielo su Sodoma e Gomorra zolfo e
fuoco; egli distrusse quelle città, tutta la pianura, tutti gli abitanti delle
città e quanto cresceva sul suolo. Ma la moglie di Lot si volse a guardare
indietro e diventò una statua di sale. (Genesi 19,12-29).
Dobbiamo rischiare di divenire di sale, dobbiamo girarci a guardare cosa sta
accadendo, cosa si accanisce su Gomorra, la distruzione totale dove la vita
è sommata o sottratta alle vostre operazioni economiche.
Non vedete che questa terra è Gomorra, non lo vedete? Ricordate. Quando
vedranno che tutto il suo suolo sarà zolfo, sale, arsura e non vi sarà più
sementa, né prodotto, né erba di sorta che vi cresca, come dopo la rovina di
Sodoma, di Gomorra, di Adma e di Se-boim che il SIGNORE distrusse nella sua ira
e nel suo furore, (Deuteronomio 29,22).


Si muore per un sì e per un no, si dà la vita per un ordine e una scelta di
qualcuno, fate decenni di carcere per raggiungere un potere di morte,
guadagnate montagne di danaro che investirete in case che non abiterete, in
banche dove non entrerete mai, in ristoranti che non gestirete, in aziende che
non dirigerete, comandate un potere di morte cercando di dominare una vita che
consumate nascosti sotto terra, circondati da guardaspalle. Uccidete e venite
uccisi in una partita di scacchi il cui re non siete voi ma coloro che da voi
prendono ricchezza facendovi mangiare l’uno con l’altro fin quando nessuno
potrà fare scacco e ci sarà una solo pedina sulla scacchiera. E non
sarete
voi. Quello che divorate qui lo sputate altrove, lontano, facendo come le
uccelle che vomitano il cibo nella bocca dei loro pulcini. Ma non sono pulcini
quelli che imbeccate ma avvoltoi e voi non siete uccelle ma bufali pronti a
distruggersi in un luogo dove sangue e potere sono i termini della vittoria. È
giunto il tempo che smettiamo di essere una Gomorra…

 

 

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6 Responses to Per amore del mio popolo, non tacerò

  1. Jole says:

    DOn Peppino Diana è morto non per quello che ha detto, ma perchè era chiaro che avrebbe fatto leva sulla gente, perchè il suo carisma era pericoloso, perchè molti lo avrebbero seguito. La camorra conosce le regole della comunicazione e vide che quell’uomo COMUNICAVA speranza. Spero che Dio susciti altri uomini così, impastati di coraggio, per qst ns terre distrutte dal potere. Credo che ogni cristiano abbia il sacrosanto dovere/diritto di opporsi all’illegalità sempre e comunque. ti abbraccio 😀

  2. Libellula says:

    La camorra, la ‘ndrangheta, la mafia, avranno fine. Come tutte le cose umane, si dissolveranno e cadranno. Hanno il tempo contato.W Don Peppino Diana!

  3. Ettore says:

    Jole: Amen 😀

  4. Ettore says:

    Libellula: Amen bis 😉

  5. - says:

    Che storia, mi viene la pelle d’occa, e non la conosci penserai………… Mai sei proprio ignorante allora !!!! Vivo in terra estranea, italiana cresciuta all’estero…. Cmq, è stato coraggioso fino all’ultimo ha creduto nel suo compito. Gesu’ faceva gerarchie (cosi si scrive ???), si ma lo faceva con cervello almeno lui ahahah, ora si mi butti fuori, dai, no, sono un po’ scemotta, ma sono pacifica e simpatica. Notte notte Ettore. Un abbraccio.

  6. Ettore says:

    No, figurati. Grazie del commento 🙂 Questo blog ha bisogno di persone pacifiche e simpatiche 😉

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