Bufale su Voltaire, Papa Leone X e Galileo Galilei

di Vittorio Messori

[…] Smettiamola di ripetere la frase fin
troppo famosa: «Non sono d’accordo con la tua idea ma mi batterò, se
necessario, sino alla morte perché tu possa esprimerla».
Smettiamola,
dico, di attribuirla a tal François-Marie Arouet , in arte Voltaire,
come esemplare conferma della sua tolleranza e, in genere, della
libertà di pensiero difesa dall’Illuminismo. Questa frase edificante
non è di Voltaire, queste parole non sono sue ma di un’autrice inglese,
Evelyn Beatrice Hall, e si trovano in un libro edito a Londra nel 1906.
Quella scrittrice scriveva sotto uno pseudonimo maschile, Stephen G.
Tallentyre (le opere femminili non erano prese sul serio, nella Gran
Bretagna anglicana, ancora all’inizio del XX secolo) e ha “immaginato”
che così si dicesse nella Francia del Settecento.
Se su Voltaire si
fosse informata meglio, l’ingenua anglosassone avrebbe scoperto, tra
l’altro, che quel filosofo era in realtà il ricco “mantenuto” di un
despota come Federico II di Prussia e che investiva i suoi guadagni
letterari nella società che aveva messo in piedi con un ebreo, in
Olanda, per il commercio degli schiavi neri dall’Africa all’America. Un
tipo, Voltaire, che amava talmente la tolleranza da chiedere con
insistenza alle autorità regie che fossero messi a tacere, con ogni
mezzo, i Gesuiti che ne contrastavano le idee. E che non ebbe nulla da
dire quando l’ufficio di censura del re di Francia proibì l’uscita di
una rivista periodica che lo aveva attaccato.

Da una falsa citazione che dovrebbe dare onore al presunto autore, eccone una, altrettanto falsa, da disonore.
Succede
spesso infatti – anche negli attuali pamphlet anticristiani e in
particolare anticattolici – di vedere citata una lettera di Leone X al
fratello subito dopo l’elezione a papa, nel 1513. Quel Medici subito
dopo il conclave, avrebbe scritto: Quot commoda dat nobis haec fabula Christi!,
quanti vantaggi ci dà questa favola di Cristo. Parole citate,
ovviamente, per dimostrare che, se neanche i Papi hanno creduto nella
verità del Vangelo, meno che mai possiamo farlo noi.
Peccato per
quei polemisti che quella lettera di Leone X non sia mai esistita e che
sia stata inventata dal polemista protestante John Bale nella sua opera
The Pageant of Popes, il corteo dei Papi, pochi anni dopo la morte del pontefice fiorentino.
Il
grande storico cattolico Pastor, poi, ha dimostrato in maniera
inconfutabile che è falsa anche un’altra lettera attribuita allo stesso
Pontefice che, uscito dal Conclave, avrebbe scritto al fratello
Giuliano: «Godiamoci il Papato, visto che ci è stato dato».

Andiamo oltre, restando sempre sui terreni dove pascolano le “bufale”.
Ecco qui un ritaglio del 7 febbraio 2007 non da un giornalino di
provincia ma da Le Monde, il
giornale per il quale è obbligatorio, stando al conformismo egemone,
usare l’aggettivo “autorevole”. Altrettanto autorevole lo scienziato
che firma un articolo, scrivendo tra l’altro, testualmente: «Allorché
Galileo Galilei ha affermato che la Terra era rotonda, il consenso
unanime era contro di lui e i cardinali che processarono l’astronomo
pisano sostenevano che la Terra era piatta». I soliti preti ignoranti e
fanatici della leggenda nera galileiana! In realtà, già due secoli
prima di Cristo, il matematico e geometra di Cirene trapiantato ad
Alessandria, Eratostene, non solo sapeva che il nostro pianeta è
rotondo, ma riuscì a calcolarne la circonferenza due volte, con due
metodi diversi, e con sorprendente precisione.
La riprova concreta
venne poi da Magellano che, un secolo prima di Galileo, compì il giro
completo della Terra, navigando sempre verso Occidente; al punto di
partenza, in Portogallo, non ritornò lui, che era morto in uno scontro
con indigeni del Pacifico, ma giunsero le sue navi. Dimostrando così
con i fatti la teoria, conosciuta e riconosciuta da almeno 17 secoli.
Da tutti i dotti, dunque anche da quelli del Papa “oscurantista”.

[Vittorio Messori, Il Timone, maggio 2009, pp. 64-65]

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