Maria e Iside

Nel precedente intervento abbiamo riportato i pareri di
illustri studiosi sul rapporto fra il culto mariano e i culti pagani che
avevano per oggetto personaggi femminili. Sarà bene riportare la conclusione di
Danièlou:

Relazione, dunque, tra la struttura del dogma mariano
nella rivelazione cristiana e la struttura dei culti femminili nella mitologia
e nei misteri pagani? Se si esaminano davvero le cose, si constata che le
analogie (che colpirono, e tuttora colpiscono qualcuno) riguardano le
circostanze esteriori: nei due casi, infatti, è questione di nascita
straordinaria e di culto che hanno per oggetto una donna. È però onestà
oggettiva riconoscere che c’è opposizione totale tra le due strutture –
cristiana e pagana – nel loro fondamento e nella loro natura.

A sostegno di questa conclusione, proviamo ad occuparci dei
casi più sospetti e famosi di contaminazione pagana nel culto mariano. Molto
spesso capita di vedere citate con disinvoltura le dee pagane. In realtà, già
la natura di questi culti – lo abbiamo visto nel precedente intervento –
basterebbe a sconsigliare qualunque accostamento col culto mariano. Nello
specifico bisogna notare che spesso i culti dedicati a dee pagane avevano una
forte carica erotica
, non certo il massimo per chi fosse in cerca di modelli
per divinizzare la madre di Gesù. Stupisce talvolta di vedere chiamata in causa
la stessa Venere, la dea dell’amore che nella mitologia non brilla esattamente
per la sua castità. Tanto che, pare, il suo culto veniva celebrato anche con
accoppiamenti rituali. Un’altra dea “sospetta” che viene a volte tirata in
ballo è Danae. Seguiamo di nuovo Messori:

Ha scritto Charles Guignebert, uno dei maggiori tra i
critici che cercarono di scalzare le basi storiche del cristianesimo anche con
lo strumento della “storia religiosa comparata”: “E’ nel mondo greco-romano che
si trovano le analogie più evidenti con il racconto della concezione miracolosa
di Gesù. È in quel mondo che sta, tra l’altro, la leggenda di Perseo, nato da
Danae, vergine che Zeus, sotto forma di una pioggia d’oro, ha fecondato”.
Danièlou – e molti specialisti con lui –ha buon gioco a dimostrare innanzitutto
che in questo mito pagano (come negli altri che vengono citati dai
“comparatisti”) non si tratta di una nascita verginale. A differenza di quanto
scrive Guignebert, in nessuna delle versioni che possediamo è detto che Danae,
fecondata dal Monarca dell’Olimpo, non avesse ancora conosciuto uomo. Comunque,
“la leggenda di Zeus e Danae appare come una rappresentazione antropomorfica,
piuttosto banale se non triviale, della Divinità, alla quale si prestano
costumi umani. Si tratta – qui come altrove – di una semplice sublimazione
della sessualità, mentre la concezione virginale di Maria si situa nella
prospettiva delle opere compiute dallo Spirito Santo in tutta la Scrittura e che qui
raggiunge un vertice. Ovunque, in effetti, sia nelle religioni asiatiche che in
quelle dell’antico ellenismo, si trovano delle teo-gamie, cioè delle unioni
sessuali di un Dio con una donna. Non vi è nulla di simile nell’Annunciazione
lucana, dove non vi è alcuna apparizione di un Dio (magari sotto forma di
pioggia d’oro, di cigno o di altro animale) e si è lontanissimi dal clima di
erotismo che accompagna tutte le mitologie dove protagonista è una donna.

Quindi, anche Danae non ha molto in comune con Maria.
Veniamo, finalmente, a uno degli cavalli di battaglia dei comparatisti moderni,
i quali spesso non possono nemmeno vantare un grande bagaglio di erudizione
rispetto ai loro (semi-dimenticati) predecessori. Si tratta di Iside, madre di
Horus. L’accostamento Maria-Iside viene, in realtà, da lontano e da studi non
proprio scientifici (per usare un eufemismo). Riportiamo una paginetta di
Wikipedia che sembra ben fatta:

La teoria si basa sugli studi compiuti da Gerald Massey. Le teorie di
Massey ispireranno anche il teosofo Alvin Boyd Kuhn. Massey fu
esponente della massoneria e le sue opere sono ancora oggi testi di riferimento
della Società Teosofica [1], movimento
religioso-filosofico fondato da Helena Blavatsky. Poeta e appassionato di
civiltà egizia, apprende da autodidatta l’arte di decifrare i geroglifici. La
sua teoria che vuole instaurare un parallelismo tra la vita di Horus e quella
di Gesù si basa su un rilievo che si trova a Luxor, che lui
esamina e interpreta nell’opera The Historical Jesus and The Mythical Christ.

In questo rilievo si leggerebbe l’annunciazione,
l’immacolata concezione della dea Iside, la nascita ed adorazione di Horus.
Questa sua interpretazione contrasta con quella degli egittologi[2] e non è stata mai
confermata da altre fonti. Le sue opere, che tentano di stabilire un più
generale parallelismo tra la religione giudaico-cristiana e la religione
egizia, sono assolutamente disconosciute dalla moderna egittologia e non sono
menzionate nell’Oxford
Encyclopedia of Ancient Egypt
o in qualche altra opera di riferimento di
questa branca accademica. Massey non è infatti nominato nè in "Who Was Who
in Egyptology" di M. L. Bierbrier (III ed., 1995), attuale lista degli
egittologi internazionali di riferimento, nè tanto meno nella più estesa
bigliografia sull’antico Egitto stilata da Ida B. Pratt (1925/1942),
universalmente riconosciuta dalla comunità internazionale degli egittologi [3]. Nel 1999 la storica e
archeologa D.M. Murdock riporta in auge
questa "teoria" nel The Christ Conspiracy pubblicato con lo
pseudonimo di Acharya. L’opera è stata anche utilizzata come base della prima
parte del film web Zeitgeist. In un capitolo del suo libro
l’autrice mette in luce delle somiglianze notevoli che intercorrerebbero tra la
figura di Gesù Cristo e quella di Horus. In questo ripercorre sostanzialmente
le tesi di Massey sul parallelismo Horus/Gesù. La questione relativa
all’attendibilità delle sue tesi è tuttora molto controversa e il dibattito
molto acceso. La Murdock
non ha una formazione accademica da egittologa ed una delle critiche
fondamentali che gli si rivolgono è di non aver attinto da fonti primarie ma di
aver utilizzato fonti poco attendibili come Ancient Egypt: The Light of the
World di Gerald Massey. Nel suo ultimo libro Christ in Egypt (Ed. 2009)
l’autrice replica che il suo lavoro non si ispirerebbe a quello di Massey
(sebbene a distanza di cento anni risulterebbe sostanzialmente corretto) ma su
molteplici fonti di egittologi tra cui cita Margaret
Murray
, egittologa e antropologa vissuta negli anni ’30, che nel libro
"Il Dio delle streghe" si è occupata di stregoneria medievale
cercando di trovare le sue radici nel periodo pre-cristiano. Anche la storicità
del lavoro della Murray è ancora molto discussa e le sue argomentazioni sono
oggi aspramente criticate in ambito accademico: tra gli storici che criticano
la sua impostazione di ricerca e quindi i risultati raggiunti ci sono Norman
Cohn, Ronald Hutton, G. L. Kitteredge, Keith Thomas, J. B. Russell and Carlo
Ginzburg [4]. Questo
getta ulteriori ombre sulla canonicità storico/scientifica dell’opera della D.M. Murdock. Si consideri
inoltre che, analogamente a quanto affermato dagli egittologi in relazione alle
tesi di Massey, la ricostruzione della vita di Iside e Horus fatta dalla
Murdock è in aperto contrasto con i risultati raggiunti dall’attuale
egittologia e non trova riscontri nella narrazione delle vicende di Horus e
Iside come narrate nella mitologia egizia [5]. L’unica fonte di riferimento per questa tesi resterebbe
quindi l’iscrizione di Luxor, sopra indicata, in una traduzione e
interpretazione considerata dagli egittologi moderni totalmente fallace[6], che non trova altri
referenti se non il succitato Massey.

http://it.wikipedia.org/wiki/Horus


Purtroppo queste sono le fonti di certe teorie comparatiste
che però, per il loro innegabile fascino, continuano ad essere spacciate per
vere (e, non a caso, soprattutto in rete). In nota, abbiamo trovato anche un
interessante testo di Richard C. Carrier (studioso dell’antichità e filosofo
ateo) che mette queste tesi a confronto con i risultati dell’egittologia, nello
specifico con Bruce Metzger. Il testo lo trovate qui, in inglese.

In sostanza, Carrier dice che ci sono delle analogie
(piuttosto esteriori, come abbiamo detto anche prima) ma nulla di scandaloso. E
che tali analogie sono “inevitabili” perché anche l’antropologia insegna che
esiste un immaginario religioso comune a un po’ tutti i popoli. Per questo si
possono trovare miti di popoli diversi (e magari lontani) che presentano delle
coincidenze, senza dovere per questo necessariamente postulare un contatto o addirittura
un plagio.

Il culto mariano, però, ha avuto uno sviluppo piuttosto
lento. Per alcuni, infatti, le contaminazioni pagane vanno cercate proprio
nelle fasi di questo sviluppo. Il problema è che spesso queste teorie “tarde”
sono spesso figlie delle prime (fallite) e ne riportano quindi gli stessi
difetti. Allo sviluppo del culto marino, dalle origini fino ai grandi concili
dogmatici, dedicheremo il prossimo post. Qui ci limitiamo alle somiglianze,
vere o presunte che siano, fra Maria e le dee pagane. Abbiamo visto che il
confronto non regge nemmeno con Iside
. Infatti quest’ultima non è affatto
vergine. Anzi, del rilievo di Luxor Carrier elenca divertito i pannelli che
riportano scene erotiche ai limiti della pornografia. Il fatto è che della
nascita di Horus possediamo diverse versioni, si tratta sempre di concepimenti
miracolosi quando non curiosi; ma non verginali. Quindi Iside non è vergine,
almeno stando al rilevo di Luxor. In altre versioni, invece, avrebbe lavorato
col cadavere del marito per potersi fare fecondare; lo spiega bene Zel, nell’intervento che trovate cliccando qui.

Un ultimo argomento da affrontare è quello dei debiti
artistici del culto mariano nei confronti di Iside. In effetti l’immagine
iconografica di Maria col bambino in braccio sembra desunta dalle
rappresentazioni classiche di Iside con Horus. Inutile sottolineare che questo
non dice nulla sull’origine storica del culto mariano, perché le tendenze
artistiche
si influenzano reciprocamente. La prima arte cristiana, com’è noto,
riprende temi e figure dell’arte pagana. Sarebbe impossibile pensare ad una
rottura netta, il passato ha sempre un peso sul presente. Ma questo non vale
solo per Maria, anche Gesù viene ritratto a volte nelle pose di un filosofo
greco e anche l’immagine del pastore, con la pecorella sulle spalle, fa parte
di una radicata tradizione bucolica. Ogni artista ha sempre un proprio bagaglio
culturale. Troppo poco, ad ogni modo, per costruirci sopra certe ipotesi simili
ad edifici pericolanti. Anche nel campo artistico, però, non sono mancate le
forzature. Si vorrebbe far passare per verità assoluta il fatto che le famose
madonne nere abbiano imitato questa curiosa caratteristica dalla
rappresentazioni di Iside (scure, in effetti). In realtà, è scientificamente
dimostrato che molte madonne nere non erano tali in origine. Il colore scuro è
dovuto allo sciogliersi dello stucco, in seguito al fumo dei ceri e all’azione
del tempo. A ciò si aggiunga che esisteva anche una precisa scelta teologica,
proveniente dall’Oriente, che voleva rappresentazioni oscure – per scrupoli
aniconici – non solo per Maria ma anche per i santi e lo stesso Gesù.

In conclusione, le teorie comparatiste non sono affatto
fondate. Si tratta di un approccio interessante di cui però si è abusato. Non è
un caso se si tende a forzare i dati per creare delle coincidenze: ecco perchè
Danae e Iside devono essere vergini. È bene quindi diffidare da tute le
ricostruzioni scandalistiche che si trovano in rete, spesso più che altro
identificabili come metastoriche se non proprio anti-storiche.

Annunci

13 Responses to Maria e Iside

  1. Jole says:

    Complimenti per questa serie di post su Maria 🙂

  2. Zel says:

    "Nello specifico bisogna notare che spesso i culti dedicati a dee pagane avevano una forte carica erotica"—> come ti ho già detto, la carica "erotica" delle dee è minima e circoscritta a POCHISSIME dee (venere e alcune mnori come le baccanti). E’ scorretto dire che "SPESSO" i culti erano "erotici" perchè di culti con una vera e propria carica erotica ne esiste solo uno: i Baccanali di Dioniso. Di "culti orgiastici" a venere francamente non ne ho mai sentito… dov’è che hai trovato questa informazione?!

  3. Ettore says:

    Zel: Sui culti orgiastici di Venere ho letto in Wikipedia, ma infatti ne ho parlato in maniera dubitativa (pare che…). Cmq anche senza orge, Venere mi sembra una dea molto erotica. E poi oltre a Venere, pensavo ad Astarte (fenicio-cananea) dea dell’amore sessuale, il suo culto era legato alla ierodulia (prostiuzione sacra) almeno secondo le mie Garzantine. Poi c’era la prostituzione sacra dei babilonesi di cui parla Erodoto, ogni donna si doveva immolare almeno una volta alla dea Isthar (sorta di Venere orientale). Poi mi sembra che anche a Cibele fossere legati culti orgiastici, a riguardo ho trovato un frammento di Euripide intitolato "Inno dionisiaco alla madre e al figlio":http://www.aztriad.com/cybeleit.htmlNon o se sia attendibile, se sbaglio correggimi pure. Però anche Danièlou e Noyon (che sono citati in questo e nell’altro intervento) dicono che i culti con personaggi femminili avevano spesso degenerazioni ertotiche.

  4. Ettore says:

    Jole: Grazie mille 😀

  5. letizia says:

    Il culto di Astarte è anche menzionato nella Bibbia, si ,infatti si dovevano prostituire…e che vuoi farci…ognuno ha i suoi culti! hahahaha!!

  6. Zel says:

    LA prostituzione sacra non è ovviamente un culto orgiastico, quindi distinguerei bene le due cose e non le accosterei… è come se paragonassi il cannibalismo simbolico cattolico a quello reale di alcuni culti anche punici… insomma, ci sono background teologici diversi e complessi.Le prostitute sacre erano sacerdotesse: da quel che mi ricordo (dovrei ricercare la dispensa… nel pomeriggio do un occhio) era volontario essere o meno sacerdotessa, ma avevano rigide norme: non potevano concedere il culto più volte alla stessa persona, non dovevano ricevere nè regali nè soldi (ma farlo solo per amore della dea) ecc… insomma, ad oggi chimamarle "prostitute" è proprio poco consono. Non mi ricordo niente del fatto che tutte le donne babilonesi dovessero prestarsi alla cosa, anche perchè vigeva anche lì la verginità prematrimoniale e poi la fedeltà per non incorrere al divorzio. Credo che fosse quindi una pratica solo volonatia o per vocazione.Per quanto riguarda Cibele: fa parte del duo Cibele-Attis dei dei in divenire (o dei morti-risolrti), ma mi giunge nuova che avesse un culto orgiastgico proprio! Forsde in qualche corrente greca fu accostata ai culti dionisiaci, ma come dice il nome sono culti a Dioniso, non a Cibele… cmq cerco in giro.

  7. Ettore says:

    Sì, sono due cose diverse. Però entrambe denotano una carica erotica ed edonistica, era questo quello che mi interessava sottolineare.

  8. Zel says:

    Bhè.. non è che devi paragonare la madonna proprio con le poche erotiche che ci sono… ce ne sono milioni pudiche e vergini!

  9. Ettore says:

    Certo, ma sarebbe un lavoro immane che lascio volentieri ai comparatisti. Per adesso mi limito ad analizzare le somiglianze con le dee che sento più spesso chiamate in causa; e poi queste di cui abbiamo parlato saranno poche ma non certo poco famose…

  10. Davide says:

    … Se è per questo, soffermarsi su un unico aspetto non può esere indice né di derivazione né di assimilazione; non credo che ad alcuno sia mai venuto in mente di sostenere che Maria sia una "derivazione" di Athena Parthenos né di Ushas[1].Differente il contesto, il retroterra, la vicenda, la collocazione geografica, anche solo da un punto di vista esteriore – mentre quelle citate nel post sono state più volte – ed erroneamente – accostate a Maria.DG——————[1] ( cfr. http://www.vedanta.it/divinita/divino/ushas.htm )

  11. Ettore says:

    Concordo, grazie del contributo 🙂

  12. creusa says:

    Salve,
    sto facendo una tesi sull’innografia, e parto proprio dal comparare delle preghiere pagane dedicate ad iside, e preghiere litaniche dedicate a Maria. Aldilà del dibattito teologico, in cui non voglio addentrarmi, c’è da notare che ci sono delle strutture letterarie e dei criteri di composizioni molto simili, che lasciano trasparire delle influenze della cultura ellenistica su quella cristiana. Si parte già dalla lingua: il cristianesimo attinse al bagaglio della lingua greca per fondare la propria dottrina, sceglie di combattere il paganesimo con le sue stesse armi. E guardiamo anche dal punto di vista dell’ evangelizzazione: in un mondo confuso, stando alla definizione di Dodds, “un’epoca di angoscia”, il cristianesimo con il suo rigore risulta essere più autentico di qualsiasi altra religione,per questo molti pagani si connvertono, ma allo stesso tempo sfrutta anche l’immaginario comune dell’uomo pagano per diffondere la verità. Ma è pur sempre a tempo a scevrare dalla sua dottrina qualsiasi elemento di contaminazione, questo è vero. Ma è pur vero che la superstizione e la contaminazione non è solo del III-IV d.C.: anche nel Μedioevo questo fenomeno è ancora abbastanza diffuso (si pensi all’ostia consacrata che veniva utilizzata come amuleto o pozione magica). Quindi lo studio comparato secondo me non deve essere rivolto a sminuire l’autenticità del Cristianesimo (sarebbe una forzatura estremamente pericolosa) ma a vedere come il Cristianesimo si sia insediato, in ambienti pagani, non necessariamente in antitesi, ma anche in fusione. Sicuramente un pagano che venerava Iside, aveva in testa degli schemi immaginifici o un modo di pregare che non avrà avuto difficoltà a trasporre sulla venerazione a Maria, proprio perchè come donna e madre presenta delle caratteristiche comuni. E’ assolutamente normale, ma attenzione a non voler ostinatamente associarle, poichè ricordiamo che lo stesso Cristianesimo, fu attento a scegliere un linguaggio non appartenente al bagaglio religioso-pagano, affinché non ci fosse contaminazione. La lingua è specchio di una civiltà, e si evolve a seconda dei cambiamenti culturali, ma allo stesso tempo ci sono degli schemi mentali che sono universali, che rimangono immutati nel tempo

    • Ettore says:

      Sono assolutamente d’accordo. Del resto uno dei punti di forza del Cristianesimo è stato proprio quello di sapere fare proprio tutto quello che c’era di conciliabile del patrimonio pagano. La prospettiva comparatista è senza dubbio interessante, fino a quando non viene fatta oggetto di facili strumentalizzazioni.

      Grazie del commento e auguri per la tesi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: