Il flop dei nuovi atei

I «nuovi atei»? Sono l’alter ego «laico» dei creazionisti, i cristiani
fondamentalisti convinti che il racconto della Genesi sia un dato scientifico
assodato. Richard Dawkins, Sam Harris e Christopher Hitchens (i ‘neo laici’ di
maggior successo) sono ‘illogici e incoerenti’ rispetto ai grandi pensatori
atei del passato, ad esempio Nietzsche e Camus. Alterna il fioretto
dell’argomentazione e la sciabola della polemica John Haught, teologo americano
di vaglia, nel suo ultimo convincente lavoro, Dio e il nuovo ateismo
(Queriniana, pp. 167, euro 13,80). Senior Fellow al Science & Religion
Woodstock Theological Center della Georgetown University di Washington, nei
giorni scorsi Haught ha ricevuto la laurea honoris causa dall’Università
Cattolica di Lovanio, in Belgio, per la sua pluridecennale ricerca sul rapporto
tra teologia e scienza.

Professor Haught, nel suo saggio distingue l’ateismo ‘hard-core’ di Sartre,
Camus e Marx, da quello ‘soft-core’ di Hitchens, Dawkins e Harris: qual la
principale differenza?

«Gli atei ‘duri’ volevano che si pensasse in maniera logica alle implicazioni
dell’ateismo. Nietzsche, Sartre e Camus insistevano sul fatto che Dio non
esiste e quindi non c’è una base eterna ai nostri valori etici. Se Dio non c’è,
non esistono nemmeno gli assoluti! Ogni cosa è relativa e noi siamo i creatori
dei nostri propri valori. Perciò gli atei ‘duri’ pensavano che ci volesse una
coerenza enorme per essere un ateo, visto che non esiste più un appoggio
morale. Per questo Sartre definiva l’ateismo ‘un affare crudele’. La maggior
parte della gente non sarebbe capace di essere veramente atea perché troppo
debole nel vivere senza valori incondizionati. I ‘nuovi atei’ credono che certi
principi siano assoluti, come la ricerca della verità scientifica oppure i
diritti civili. Ma gli atei ‘duri’ direbbero che questi ‘neo-atei’ sono deboli
e codardi come i credenti in Dio, dato che si aggrappano a valori assoluti».

Lei considera ‘simili’ i ‘nuovi atei’ e i creazionisti. Qual è il loro comune
errore nell’approcciare il ‘problema-Dio’?

«Come i creazionisti, anche Dawkins, Harris e Hitchens considerano la Bibbia incompatibile con la
scienza moderna, in particolare con l’evoluzione. Al pari dei cristiani
fondamentalisti essi si approcciano ai testi religiosi antichi per provare la
loro pertinenza in quanto fonti di informazioni scientifiche. Ma la Bibbia non ha mai voluto
essere all’origine di verità scientifiche. Ad Hitchens, ad esempio, fanno
problema i racconti dell’infanzia di Gesù in Matteo e Luca. La maggior parte
degli studiosi cristiani resta affascinata dall’irriducibilità narrativa di
tali passi. Questi ultimi riconoscono che gli evangelisti stanno introducendo
con quei testi alcuni temi poi ampliati nel corso delle loro opere. Tali
racconti si preoccupano di trasformazioni spirituali, non di informazioni
scientifiche. Ma Hitchens si domanda: come possono essere ispirati queste
narrazioni se Matteo e Luca non concordano sui fatti storici? E finisce per
definirli ‘una frode immorale’. Anche Dawkins condivide con Hitchens un certo
gusto litteralistico a livello esegetico. Egli però non vedrebbe nessun
contrasto tra la Genesi
e l’evoluzione se non condividesse con i creazionisti l’aspettativa che una
Bibbia veramente ispirata potrebbe essere una fonte di affidabili informazioni
scientifiche. Ancora più penoso il caso di Harris, il quale si domanda come mai
la Bibbia, se
è ‘scritta da Dio’, non possa essere ‘la fonte più ricca a livello matematico
che l’umanità abbia mai conosciuto’. Per lui, se la Bibbia è ispirata, avrebbe
dovuto dirci qualcosa ‘sull’elettricità, sul Dna o sull’attuale misura
dell’universo’».

È preoccupato dalla diffusione di questo ‘nuovo ateismo’?

«Il problema è che la maggior parte delle persone non possiede una preparazione
teologica per rispondere ai ‘nuovi atei’. Gli operatori di media, poi, non
sanno come valutare i loro scritti dal momento che non hanno riferimenti
teologici o filosofici. I lettori possono facilmente essere d’accordo con i
‘nuovi atei’ visto che gli scandali tra i preti o gli attentatori suicidi in
nome di Dio sono fatti che capitano tutti i giorni. Per molte persone questo è
il lato più visibile della religione. Ho scritto il mio libro come un piccolo
tentativo per mostrare che c’è molto di più di questo ‘lato oscuro’ nella
religione, e che esistono risposte positive e teologicamente elaborate al
‘nuovo ateismo’, così come all’ateismo ‘duro’ di cui si diceva».

A suo giudizio, c’è una risposta specificatamente ‘cattolica’ ai ‘nuovi atei’?

«Sì. Anzitutto, sarebbe necessario che la Chiesa e i suoi membri confessassero il proprio
coinvolgimento nei peccati che i ‘nuovi atei’ elencano in maniera fervorosa (e
anche divertita). Una confessione come questa sarebbe una testimonianza potente
della nostra professione di fede più fondamentale, ovvero che il mondo è
avvolto in una bontà e in un amore infinito, una bontà che il nostro peccato ha
offeso e oscurato: in questo modo il nuovo ateismo troverebbe fiducia e
giustificazione. Però possiamo notare che, ironicamente, gli stessi atei
testimoniano questa stessa dimensione di bontà nell’accusare i cristiani di
immoralità. In che modo potrebbero esseri sicuri che i credenti sono cattivi
senza essere toccati dalla bontà che stabilisce i criteri della loro stessa
accusa? I cattolici chiamano Dio la fonte di questa bontà».

Tratto da Avvenire

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