L’ecumenismo secondo Gesù Cristo


L’ecumenismo rischia di diventare una di quelle parole che tutti usano ma che nessuno sa, precisamente, cosa significhi. Come molti concetti, si presta bene anche alle deformazioni delle mode. Per questo capita di vedere versioni relativiste, del tipo “non esiste una Verità, ma tante verità” per cui è praticamente inutile discutere, contrapporsi a versioni massimaliste che quando non vedono accettate le proprie credenze gridano all’antiecumenismo della parte avversa con automatica accusa di ignoranza e di oscurantismo.

Il primo errore da esorcizzare è che ci siano convinzioni anti-ecumeniche. L’ecumenismo, invece, serve proprio per confrontare posizioni differenti senza dovere aprioristicamente rinunciare a qualcosa. Se la Verità non è in vendita, non si può omettere qualcosa di importante solo per paura di dispiacere agli altri. Anzi, l’unico ecumenismo utile è quello che si basa su un dialogo franco al di fuori di ogni sdolcinata retorica ecumenica che a volte si sente sia in ambito cattolico sia in ambito protestante.

L’ecumenismo è, quindi, prima di tutto un modus operandi che un insieme di contenuti (i quali, al limite, verranno dopo). Per questo è interessante vedere come Gesù Cristo disputava con i suoi avversari. I passi preferiti dei sostenitori dell’ecumenismo “d’assalto” sono quelli di questo tenore:

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che paga la decima della menta, dell`anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle. 24 Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello! 25 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l`esterno del bicchiere e del piatto mentre all`interno sono pieni di rapina e d`intemperanza. 26 Fariseo cieco, pulisci prima l`interno del bicchiere, perché anche l`esterno diventi netto! 27 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all`esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume (Matteo 23, 23-27)

Ecco, quindi, giustificate le aggressioni verbali e le invettive contro il campo avverso. Chi la pensa diversamente, può essere trattato come i farisei da parte di Gesù mostrando così anche di seguire il Suo esempio. Anche in questo caso ci viene in aiuto la lettura della Chiesa basata sull’et-et che, abbiamo visto, ci mette al riparo contro le letture parziali della Scrittura. Il passo di Matteo va letto alla luce anche di altri passi:

Ma la Samaritana gli disse: "Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?". I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani…Gli replicò la donna: "Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare". 21 Gesù le dice: "Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. (Giov. 4, 7 suc.)

In questo passo Gesù mostra di avere un atteggiamento ben diverso. I Samaritani erano degli scismatici, ma davanti alle rimostranze della donna non si sfiorano nemmeno i toni pesanti che abbiamo visto prima. Con la Samaritana, Gesù si mostra molto paziente e al di sopra delle rivalità locali (fra Giudei e Samaritani), ma senza rinunciare alla Verità. Infatti non omette che “la salvezza viene dai Giudei”, eppure lo fa con grande carità. Non si mette a disputare polemicamente, a rimproverare e a minacciare: semplicemente testimonia la Verità, anche se qualcuno allora avrebbe potuto definirla “anti-ecumenica”. In realtà, ripetiamo, l’ecumenismo è prima di tutto un atteggiamento di apertura come quello di Cristo che in questo passo (ne consigliamo la lettura completa) fa una cosa inaudita. Si mette a parlare con una donna, per giunta samaritana. E poi senza un atteggiamento sprezzante, né da dotto che guarda dall’alto in basso. In questo passo il Messia si mette a parlare con una donna qualunque, con umiltà ma senza falsa modestia. Con Verità, ma anche con carità. Si potrebbe pensare che questo atteggiamento di mitezza sia però condizionato dal lieto fine. Analizziamo allora quest’altro:

Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. 53 Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme. 54 Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: "Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?". 55 Ma Gesù si voltò e li rimproverò amaramente. 56 E si avviarono verso un altro villaggio. (Luca 9, 52-55)

Dicevamo prima, che certa retorica ecumenica va respinta. Anche perché capita molto spesso che poi questi profeti del dialogo siano i primi che, quando si vedono contraddetti, fanno come gli apostoli in questo passo di Luca. Ad ogni modo, anche davanti al rifiuto, la mitezza di Cristo non si scalfisce. Anzi, rimprovera aspramente i discepoli che in questo episodio prefigurano i futuri “apostoli del dialogo”. Da notarsi, infine, che sul piano della dottrina sono Giacomo e Giovanni ad avere ragione, e i Samaritani ad avere torto. Eppure questo non giustifica la loro insofferenza, spinta qui fino alla vendetta. Questo contraddice tutti coloro che si sentono legittimati dalla Verità, ad essere duri con gli altri e confuta chi cerca di farsi scudo della Verità per nascondere la propria mancanza di carità. Anche la Bibbia può essere un’arma, non si può pensare di scagliarla sulla testa delle persone e poi scaricare la colpa sulla Parola quando la vittima accusa mal di capo. L’altro grande alibi delle persone scortesi è quello della franchezza, che invece deve essere seguita da umiltà e pazienza. La franchezza, pertanto, è senza dubbio un valore ma solo fino a quando si mantiene nel rispetto e rifugge dagli atteggiamenti da “super-apostoli”.

In conclusione, l’atteggiamento di Gesù contro i farisei insegna lo zelo col quale si difende e testimonia la Verità. Ma bisogna pur ricordare che Gesù, secondo il Vangelo, leggeva nel cuore degli uomini e che tutta la serie di “guai a voi” è dettata da un giudizio profondo contro scribi e farisei. Un giudizio che a noi è interdetto ed espressamente vietato. Per questo, le pur inevitabili asprezze che si rasentano in un dibattito non possono trovare legittimazione nel Vangelo, il quale offre nell’episodio della samaritana un modello di ecumenismo a cui i Cristiani (prima di tutti) dovrebbero guardare di più rispetto all’episodio di Gesù con i farisei che rappresenta un caso particolare e comunque da non imitare a cuor leggero. La regola d’oro la offre san Pietro in questo passo:

…pronti sempre a rispondere a chiunque
vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia
fatto con dolcezza e rispetto,

16 con una retta coscienza (1 Pietro 3, 15-16)

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