Quando l’intellettuale snob copia…

Augias da repubblica a ripubblica

di Miska Ruggieri (per Libero)

Tutto è iniziato quando Flavio Deflorian, professore associato di Scienza e Tecnologia dei
Materiali all’Università di Trento, ha letto per piacere personale, uno
dopo l’altro a distanza di poco tempo, due libri: il nuovo bestseller
Disputa su Dio e dintorni (Mondadori, pp. 270, euro 18,50), scritto a
quattro mani dal volto televisivo (non credente) e firma di Repubblica
Corrado Augias e dal teologo (credente) dell’Università San Raffaele di
Milano Vito Mancuso; e il meno recente (è uscito in Italia nel 2008)
saggio La creazione (Adelphi, pp. 198, euro 19) del noto biologo di
Harvard Edward Osborne Wilson, specializzato in mirmecologia (lo studio
delle formiche). E ha notato che qualcosa non tornava.

Così ha avvertito le due case editrici, contattato la coppia Augias-Mancuso e
parlato della sua scoperta a un collega di Università, Giovanni
Straffelini, professore associato di Metallurgia. Il quale ha subito
inviato una letterina al Foglio di Giuliano Ferrara, fornendo un
esempio dello stile copia-e-incolla adottato con disinvoltura dagli
autori italiani.

In effetti, la pagina 246 della Disputa, che ospita le conclusioni (quindi un passo fondamentale,
che dovrebbe tirare le somme di tutti i ragionamenti e le riflessioni
fatte in precedenza, quasi un puro distillato di pensiero) di Augias, è
praticamente identica alla pagina 14 dell’edizione italiana della
Creazione in cui Wilson scrive in prima persona una "Lettera a un
pastore della Chiesa Battista del Sud".

Leggere qui sopra i due brani a confronto per credere. Sembra impossibile, ma Augias,
sulle orme del filosofo-copione Umberto Galimberti (a lungo
collaboratore anche lui del quotidiano di Ezio Mauro), al centro nella
primavera del 2008 di alcuni clamorosi casi di mancata citazione delle
fonti ai danni di Giulia Sissa, Alida Cresti, Salvatore Natoli e Guido
Zingari, ha copiato l’autore dell’Alabama pari pari. Tranne un punto e
virgola al posto di un punto e un altro al posto di una virgola;
«terra» scritto minuscolo o «globo» al posto di «Terra»; un verbo
cambiato («dobbiamo imporci» invece di «condividiamo»); una citazione
di Dante dal canto di Ulisse per far risaltare gli studi liceali fatti
in Italia; un più dubitativo «Non credo» al posto di un secco «No»; un
fondamentale «Lei e io» al posto di «Io e lei»; un’aggiunta
politicamente corretta sulla «libertà dal dolore e dal bisogno»…
Insomma, robetta così. Per il resto, un calco preciso. Solo che Wilson
si rivolgeva a un pastore battista, mentre Augias a Mancuso.
Evidentemente, sfumature ininfluenti per uno scrittore abituato a
indagare filologicamente sui testi antichi alla ricerca di bazzecole
come il vero Gesù o la vera natura del cristianesimo…

E il bello (si fa per dire) è che la Disputa, al quinto posto generale e al primo della saggistica nella
classifica Arianna dei libri più venduti la settimana scorsa, conta in
bibliografia ben 90 volumi citati (compreso un imprescindibile articolo
di Eugenio Scalfari su Repubblica…) e ha un nutrito "indice dei
nomi", dal biblico Abele al politico democristiano Benigno Zaccagnini.
Ma del povero Wilson e del suo bel saggio (di nicchia, almeno rispetto
al pubblico televisivo che compra le "Inchieste" mondadoriane del
giornalista Augias) nessuna traccia. Desaparecido. Forse una censura
nei confronti di uno scienziato, tra l’altro papà della sociobiologia,
accusato talvolta di razzismo e misoginia e quindi poco simpatico ai
lettori di Repubblica? Macché.

La spiegazione che dà Augias è ancora più inquietante. Semplicemente, ha preso chissà dove
nel mare magnum di Internet alcune frasi anonime (quante saranno?) che
gli facevano comodo e le ha infilate con nonchalance nel suo libro. Un
po’ come facevano alcuni poeti antichi per comporre i centoni. Che
però, se non altro, richiedevano una certa abilità metrica e si
basavano proprio sulla riconoscibilità dei testi (Omero, Virgilio
ecc.). Qui la prosa è quella che è; e per smascherare la fonte c’è
stato bisogno di un professore di Trento…

********

FRANCESCO BORGONOVO PER LIBERO

La risposta che Corrado Augias ci ha dato quando gli abbiamo
fatto notare la "strana somiglianza" fra una pagina del suo libro e il
brano di Edward O. Wilson è simile a quella inviata per mail al
professor Deflorian. Spiega Augias: «Questo libro è nato da un dialogo
tra i sostenitori di due tesi contrapposte. Per la mia parte mi sono
avvalso oltre che di convincimenti e riflessioni personali, di numerose
testimonianze, dalle Confessioni di Agostino a internet, citando la
fonte ogni volta che è stato possibile».

Evidentemente, nel caso del saggio di Wilson, non
è stato possibile reperire la fonte. Sorge però un dubbio: ci sono
altre pagine di Disputa su Dio e dintorni in cui compaiono citazioni
prese dal web senza indicare la fonte?
Diversa la risposta che ci ha
dato l’altro autore del libro, il teologo Vito Mancuso (il quale non ha
firmato il passaggio incriminato), che dice a Libero: «Conosco il libro
di Wilson e sono al corrente di quello che è successo. Sono
amareggiato, completamente sbalordito. Non capisco come sia potuta
accadere una cosa del genere. Spero che Augias lo spiegherà anche
perché colpisce il fatto che quel passaggio si trovi nelle conclusioni,
dove lui parla in prima persona, dove parla di se stesso.Non so che
cosa dirà Augias, ma il fatto è innegabile: le pagine sono lì sotto gli
occhi di tutti. Non c’è possibilità di negare l’evidenza. Sono le
stesse parole, con gli stessi verbi, la stessa successione delle frasi.
È impressionante. Io però non ho responsabilità. Anzi, se in tutto
questo c’è una vittima, sono io».

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2 Responses to Quando l’intellettuale snob copia…

  1. Marina says:

    Invece di fare i vangeli sinottici fanno i saggi sinottici…hihihi!

  2. Ettore says:

    ahah…bella questa! Forse ha pensato che siccome i vangeli sono sinottici lo potesse fare pure lui 😉

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