La Bibbia: istruzioni per l’uso.

Prima di tutto è importante capire di cosa stiamo parlando. La Bibbia è composta da una
pluralità di libri che divergono per genere e che sono stati composti in un
notevole arco di tempo. Ci sono, per fare un esempio, libri che hanno una
caratterizzazione storica più spiccata e libri che invece sono a carattere
puramente didattico. Pertanto non esiste un metro unico di lettura. Non si
possono leggere il Genesi e l’Apocalisse allo stesso modo dei Vangeli. Ogni
testo poi ha bisogno di essere inteso nel suo senso letterale e, allo stesso
tempo, in quello simbolico. Le due cose vanno di pari passo e non sono
contrapposte. Ma al rapporto fra lo spirito e la lettera dedicheremo, magari,
un post specifico.

Ogni cristiano che intraprende la lettura della Bibbia si
trova inevitabilmente di fronte a cose indiscutibilmente contrarie alla morale
cristiana (e moderna). La
Bibbia di sicuro non è un libro per moralisti. Stupri,
incesti, massacri: c’è abbastanza da far storcere il naso alle nostrane anime
pure (anche se spesso e volentieri furiosamente abortiste). Il primo elemento
da tenere presente, però, è che la
Bibbia non è il Corano. Quest’ultimo altro non è che il
dettato di Allah. Il testo sacro dell’Islam ha quindi un solo protagonista
attivo, quel Dio che dovrebbe essere anche al di fuori del tempo e dello spazio
(e quindi delle consuetudini umane). Ma anche questo ci porterebbe lontano.
Quello che conta è il fatto che, invece, la Bibbia è prima di tutto un libro scritto a più
mani (non essendo il redattore una sola persona) attraverso varie epoche. Ma,
soprattutto, è un libro composto da due protagonisti attivi: Dio e l’uomo. I
racconti biblici sono il frutto dell’incontroscontro fra questi due
protagonisti. La Bibbia
non è quindi il dettato di Dio, è la commistione di cose umane e divine. Quella
dei testi (di chi scrive e di chi viene narrato) non è un’umanità idealizzata,
un’edificante paesaggio fatto di buoni sentimenti e di pie avventure. A chi
servirebbe un libro del genere? Ci troveremmo davanti un esempio di umanità
immaginaria ed utopica, troppo lontana da noi e quindi inutile. Per questo,
invece, l’umanità della Bibbia è quella reale, senza edulcorazioni, con la sua
grandezza (nelle gesta eroiche, nelle grandi costruzioni ecc) e insieme la sua
bassezza (i tradimenti, gli omicidi ecc). In altre parole, quello che nel
Corano non si dovrebbe mai trovare, lo si trova nella Bibbia. Ma è questo che
la rende interessante.

L’uomo biblico, in entrambi i suddetti aspetti, ha anche
tutto il suo portato di mentalità e convenzioni tipiche delle società antiche.
Ogni individuo può sperimentare sulla sua pelle la forza delle abitudini (e dei
vizi). Immaginarsi quanto la cosa diventi più complicata quando si tratta di un
intero popolo (e di un’epoca). La mentalità biblica non è quella moderna del
“tutto e subito”. Se Dio avesse voluto agire così avrebbe dovuto optare per un
dettato. E’ come se un padre pretendesse dal figlio neonato di imparare a
memoria la Divina Commedia,
invece di seguirlo nello sviluppo che gli permetterà poi di assolvere ai suoi
doveri. Uscendo fuor di metafora, Dio avrebbe dovuto fare violenza all’uomo. Il
Dio cristiano è però un Dio particolarmente amante della libertà. Ecco che
allora anche Dio deve adeguarsi alla realtà con cui vuole entrare in contatto.
Allora, tornando alla metafora, un buon padre non può nutrire il figlioletto
con la bistecca. Ogni cosa al suo tempo.

Molti dimenticano che l’Antico Testamento è un testo di
preparazione, per questo la
Storia della Salvezza è attraversata (dal Genesi fino ai
profeti) dalla speranza messianica. Solo col Messia il popolo eletto prima, e
tutto il mondo dopo, avrebbero ricevuto la piena rivelazione. Infatti la luce
dell’Antico Testamento è ancora offuscata. Dio irrompe nella storia umana,
scegliendosi addirittura un popolo, ma gli lascia il tempo di crescere senza
innescare rivoluzioni giacobine (come poi non sarà nemmeno il Cristianesimo).
Per questo la Bibbia
è un libro molto umano e tutte le vicende dell’Antica Alleanza vanno lette alla
luce di quella nuova.

Quindi, proprio per la natura del testo, il male che si
trova nella Bibbia non è attribuibile a Dio ma all’uomo (narratore e
protagonista) che abbiamo visto essere un personaggio fondamentale. Quello
biblico è un Dio di misericordia e di pazienza, ma anche dagli accessi di ira. Bisogna
considerare due aspetti: il concetto e la forma. Concettualmente, l’idea di un
Dio dagli attributi di Amore e al contempo di Giustizia (che quindi può punire)
è concorde alla visione evangelica. Per quanto riguarda la forma, ovvero il
modo in cui Dio applica la giustizia, bisogna tenere a mente quanto detto
prima. Se la rivelazione veterotestamentaria non è completa, non può essere
piena nemmeno la conoscenza di Dio. Per questo è possibile che metodi della
giustizia umana siano presentati dalle narrazioni come assunti anche dallo
stesso Dio. Lo stesso Isaia parla di Dio come del Deus absconditus, un Dio “nascosto”. Bisogna inoltre tenere
presenti gli artifici letterari che possono seguire la narrazione, è ricordando
tutte queste caratteristiche che si possono comprendere anche episodi dove Dio
viene presentato in veste antropomorfa, cambiando idea anche nel corso di un
dibattito con gli uomini (come con Abramo o con Mosè).

Quindi per l’interpretazione dell’Antico Testamento è, a
volte, necessario prestare maggiore attenzione ai concetti (ai significati) che
alle forme. Ma entrambi, concetti e forme, sono da purificare e perfezionare.
Dimenticare il carattere di provvisorietà dell’Antico Testamento vuol dire
porre un serio ostacolo alla sua comprensione più profonda. Né, in un’ottica
cristiana, si può rimproverare Dio di non aver corretto il suo popolo. Nei
Vangeli si trovano, infatti, varie espressioni che rimandano al compimento
della Legge antica
. Procedimento che avviene secondo due modalità. La prima è
quella di una semplice rilettura dei precetti e degli insegnamenti biblici da
un punto di vista diverso e più spirituale; basti pensare al modo di rispettare
il Sabato. Il secondo invece è quello più radicale formato dall’insegnamento di
comandamenti nuovi ma sempre nel solco di quelli antichi. Una nuova Legge del
tutto diversa formata da una sintesi di tutto l’Antico Testamento, con
l’abbandono di ciò che aveva fatto il suo tempo. Ecco allora l’origine di certi
discorsi inaugurati da espressioni del tipo “avete udito che vi fu detto…ma Io
vi dico” e “per la durezza dei vostri cuori Mosè…ma in origine…”.

Ci si potrebbe, però, chiedere perché Dio non abbia scelto
un popolo più grande ed evoluto. Perché scegliere un “non-popolo” noto infatti
solo per la sua singolare pretesa di avere un ruolo nella storia mondiale? In
realtà, in tutta la Bibbia,
Dio tende a scegliere quello che è più piccolo e disprezzato per rovesciare le
scale di valori umane, e per mostrare la sua potenza tramite quella che Paolo
chiamava “la stoltezza della predicazione”.

La Bibbia
quindi non è un libro per moralisti, né per semplicisti. Le irriverenze, di cui
viene spesso fatta oggetto, si inseriscono a volte nella migliore tradizione antisemita
che parte dagli antichi autori romani fino ai contemporanei Odifreddi (che
ritiene sia compito della scienza fare pernacchie a Mosè e Gesù, come notato qui da Giorgio Israel) e passando per Voltaire. Di solito è a fini ben poco
nobili che si ispira questa “lettura” irridente del testo sacro ebraico, basata
sul rifiuto di adottare anche per essa il criterio moderno che si usa per tutti
i testi antichi. Ossia quello di calarsi nel contesto storico astenendosi, per
quanto possibile, di applicare le proprie categorie di giustizia e di benemale
(spesso anche, curiosamente, presentate come assolute e definitive).

Ma dietro queste tendenze irrisorie (che poi non si capisce
se, fra ignoranza e malafede, servano a irridere gli autori di esse o la Bibbia) si cela anche uno
scatto di rabbia contro un testo che ad ogni modo continua ad avere successo.
Essendo uno dei libri più diffusi al mondo (non a caso, prima opera
stampata) e che non accenna a volersi fare da parte, la Bibbia è lo “scomodo”
ricordo di un passato (appena due millenni) da cancellare o demonizzare. Niente
di nuovo o di straordinario, quindi. È una cosa così vecchia e desueta da non
riuscire nemmeno a mettere nella tentazione di stracciarsi le vesti, però è
divertente vedere le pretese di originalità (e perché no? di scientificità) da
parte di chi non sa di perpetuare un vecchio sport a più riprese riesumato.

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14 Responses to La Bibbia: istruzioni per l’uso.

  1. Marina says:

    Ettorino Ettorino….mi stavi quasi piacendo…poi hai ripreso a parlare male del mio amore! Piergiorgino non gli dar rettaaaaaaaaaaaa! Vieni, vieni qua che ti consolo ioooo! Questi cattoliconi cattivi ti hanno fatto piangere, cucciolo, micino bello… Tornando a noi…mi hai fatto venire in mente una cosa quando hai parlato di giustizia: Damiano, la mia guida spirituale, una volta, durante una sua catechesi, parlava di giustizia divina…e disse ironicamente: "di quale giustizia si sta parlando? Ra’ toia!" Hihihih!Proprio per sottolineare la disparità che c’è tra la giustizia (come la intendiamo noi) e la giustizia di Dio…che è tutt’altro…per fortuna!

  2. Ettore says:

    ahah…molto simpatica la tua guida 😉

  3. Marina says:

    Non per niente è un FRANCESCANO!!! Uno di quelli che tu odi…prrrrrrrrrrrrr! Scherzo….

  4. Marco says:

    Sono perfettamente d’accordo quando dici che la Bibbia non è un libro per moralisti; non può esserlo, visto che vi è contenuto il peggio del peggio. Ma sono soprattutto d’accordo quando si dice che ogni passo della Bibbia va letto nel contesto storico d’appartenenza; se lo si facesse ci si renderebbe conto di quanto quel libro sia umano e poco o per niente divino. Vuoi sapere perchè io o altri ci prendiamo gioco di quello che è scritto nella Bibbia? Niente di tutto quello che hai detto tu, tranne forse la rabbia; la rabbia per qualcuno che ci ha fatto credere che la Bibbia fosse un libro scritto da Dio, un libro pieno di amore e che invece, riletto anche nel giusto contesto storico, appare come un libro anche pieno di odio e violenza, sentimenti che dovrebbero essere incompatibili con Dio. Io me la prendo con chi vuol far passare quel libro come opera ispirata o scritta interamente da Dio, facendo notare loro le contraddizioni e le immoralità presenti soprattutto nell’AT. Basta ammettere, come hai fatto tu, che il male che viene fuori da quei passi è attribuibile solo all’uomo e non a Dio. Che chi ha scritto quei passi si è inventato i dialoghi con Dio; basta dire che tutti quei massacri non è stato Dio a ordinarli. Ecco, se si iniziasse ad essere più critici e più onesti, molto probabilmente la finiremmo tutti di irridere quei passi e potrebbe iniziare a crearsi un dialogo costruttivo. Un’ultima cosa… Tu dici: "…astenendosi, per quanto possibile, di applicare le proprie categorie di giustizia e di bene\male (spesso anche, curiosamente, presentate come assolute e definitive)."E’ logico che se io do un giudizio su qualcosa lo faccio secondo le mie categorie di giustizia, secondo quello che per me è bene o male; se per me è sbagliato uccidere e c’è un passo della bibbia dove si uccide in nome di Dio io dirò innanzitutto che secondo me non è stato Dio a voler uccidere ma se dall’altra parte ci si ostina a dire che è stato proprio Dio a volerlo, allora dirò che Dio è un assassino. Se nell’episodio che coinvolge Abramo, Sara e il faraone ci vedo un enorme ingiustizia da parte di Dio, è perchè seguo il mio concetto di giustizia. Se poi la giustizia di Dio, come spesso mi si dice per giustificarlo, è diversa dalla mia e da quella degli altri uomini, benissimo, aspetto con ansia che al momento oppurtuno (se esiste) mi spieghi il suo concetto di giustizia. Fino a quel momento continuerò a seguire la mia morale e a giudicare in base a quella.Ti saluto Ettore.

  5. Ettore says:

    Ispirazione e dettato sono cose diverse. Il dettato è invadente e assoluto, l’ispirazione invece è più discreta e permette anche di sbagliare. L’ispirazione della Bibbia è un’ispirazione "progressiva", non è un fulmine a ciel sereno: è una storia di salvezza. A me sembra molto bello, con questa concezione di ispirazione non sono incompatibili errori e contraddizioni. Ma proprio perchè Dio vuole camminare con l’uomo, rendedolo protagonista. Il Vangelo poi è il sigillo di questa meraviglia, non è sbagliato dire che la Bibbia (se letta con sapienza) è un libro d’amore.

  6. Marco says:

    E’ ANCHE un libro d’amore. Poi Ettore sai benissimo che molti fanno confusione tra ispirazione e dettato, per gli evangelici e per alcuni cattolici quello è un vero e proprio dettato, cioè è Dio che ha scritto quelle parole e vista così è ovvio che fanno i salti mortali per cercare di spiegare che non esistono contraddizioni. La tua visione ha molto più senso, se la vediamo come un ispirazione soggetta ad errori e contraddizioni si può ovviamente dicutere. Mi chiedo solo perchè Dio abbia usato l’ispirazione e non un dettato, sarebbe stato molto più facile. Sapeva già che l’uomo non sarebbe stato in grado di capire e che la bibbia sarebbe stata interpretata in mille modi diversi. Con la Bibbia infatti si può dire tutto e il contrario di tutto; si possono dire che le immagini sono vietate ma anche no, si può dire che la pena di morte è condannata ma in altri passi si dice il contrario. Insomma ognuno può portare avanti una tesi ed essere sorretto dai passi biblici. Se Dio avesse scritto di proprio pugno quel testo sarebbe stato molto più facile per tutti, e invece si è "divertito" con questa ispirazione. O forse è stato l’uomo che si è "divertito" a riportare il proprio pensiero facendolo passare come quello di Dio? mah! mistero della fede.

  7. Ettore says:

    Io personalmente ho sempre trovato noiosi i dettati, fin dai tempi della scuola. Poi mi sono sembrati anche un pò umilianti. Sarà per questo che il Corano, nella forma come nel contenuto, non mi affascina. Il Corano è un dettato ed è il testo fondamentale dell’Islam, eppure anche l’Islam è ed è sempre stato lacerato da divisioni (sunniti contro sciiiti, sciiti duodecimani contro fatimidi ecc). Il fatto è che l’uomo ha un carattere molto litigioso, quando a Firenze i ghibellini venero sconfitti i guelfi si divisero in bianchi e neri. Non c’è niente da fare, con qualcuno si deve sempre litigare. Poi è la condizione stessa dell’essere umano, per quanto tu puoi dare un messaggio chiaro ci sarà sempre chi potrà o vorrà fraintendere. Hai ragione che con la Bibbia si può dire tutto e il contrario di tutto, è uno dei motivi per cui la "sola scriptura" protestante non funzione e permette le più diverse interpretazioni. Infatti Cristo ha creato una Chiesa proprio per potere fare sintesi dell’insegnamento biblico. Il punto è che la rivelazione è conclusa, ma l’ispirazione no. L’interpretazione del Magistero è sempre sotto ispirazione e quando se ne vuole fare a meno (in favore della sola interpretaziogne personale) la storia e il presente insegnano che alla fine è un deragliamento. Dio, quindi, sapeva che ci sarebbero state diverse interpretazione, però ha dato anche il modo per intepretare correttamente e per riconoscere le interpretazioni giuste. Anche dopo Dio ha voluto lavorare con l’uomo, non nonostante l’uomo. Per questo, per esempio, Dio non ci dice quanti debbano essere i dogmi, quanto debbano essere lunghi, su quali argomenti…sono cose che lascia alla Chiesa però sostenedola nella sostanza.

  8. Marco says:

    Il Corano è un dettato perchè lo vogliono vedere come un dettato, esattamente come i protestanti vogliono vedere la Bibbia. La mia era una provocazione che non hai voluto cogliere totalmente. Il fatto che debba essere la Chiesa ad interpretare in maniera più corretta quella parola chi lo dice? La Chiesa a volte l’ha saputa interpretare in maniera corretta, ma altre volte ha sbagliato completamente. Nella Chiesa ci sono uomini e come tali hanno sbagliato, sbagliano e sbaglieranno ancora ad interpretare il volere di Dio.

  9. ESTER says:

    Ispirazione e’ una cosa, dettato e’ un’altra e RIVELAZIONE un’altra ancora.La bibbia e’ un libro di RIVELAZIONE,E SE NON SI HA la chiave esatta cioe’ GESU’ CRISTO, rimarra’ un libro come un altro.Cioe’ non si possono comprendere le cose di Dio ,con la semplice ragione, ma BISOGNA abbandonarsi a lui e lasciArsi guidare da LUI.

  10. Marco says:

    Ecco Ettore, che ti dicevo?! 😉

  11. ESTER says:

    @Marco: RIVELAZIONE CIO’ CHE VIENE DATO DALL’ALTO, DA GESU’ CRISTO!!!

  12. Ettore says:

    Il Corano è oggettivamente un dettato, perchè così si presenta. Non è un modo di vedere le cose. Che sia la Chiesa a dovere guidare i fedeli lo testimoniano diversi passi, gli apostoli aiutavano Cristo nella predicazione ed è chiaro che avrebbero dovuto farlo anche dopo. A Pietro Cristo dice di pascere le sue pecorelle, è una cosa che spetta alla Chiesa (compresa anche una cosa così importante come l’insegnamento e quindi l’intepretazione della Scrittura). La Chiesa non ha mai sbagliato la dottrina, nemmeno nei momenti più bui, si è sbagliato su tutto il resto ma non ha mai dovuto ritirare un dogma. La pratica ha visto il bello e il cattivo tempo, ma la teoria è sempre rimasta salva.

  13. skay says:

    Ciao Ettore …un saluto.

  14. Marco says:

    Lo dici te che non ha sbagliato Ettore e ti capisco, per me ha sbagliato.

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