Il capro espiatorio


In
cerca di un capro espiatorio

 

Michael Cook

 "In search of a
scapegoat."
 
MercatorNet (Giugno 2005)

  


Ad appena un mese dalla morte del suo predecessore, il nuovo Papa, Bendetto
XVI, ha annunciato che avrebbe dato inizio al processo che culmina nella
santità cattolica. Il Vaticano normalmente si muove con i piedi di piombo in
tali cose, così la rapidità senza precedenti conferma quello che la maggioranza
della gente sentiva riguardo a Giovanni Paolo II – cioé che era un uomo
straordinariamente buono.

Tuttavia, prima che i fedeli rimangano troppo delusi, bisogna sistemare una
cosa: la piccola faccenda se Karol Wojtyla sia stato in realtà il maggiore
assassino di massa del 20° secolo. Se lo è stato, la canonizzazione potrebbe
non essere proprio una buona idea.

Ecco cosa gli avvocati del diavolo hanno avuto da dire.

Nicholas Kristof, del New York Times, dice che il divieto vaticano
del preservativo è costato centinaia di migliaia di vite, facendone "il
suo (del Vaticano) più tragico errore nei primi due millenni della sua
storia".1 L’influente
New Statesman, di Londra, ha pubblicato una storia di copertina poco
dopo la morte del Papa sostenendo che egli "probabilmente ha contribuito
alla diffusione continentale della malattia più di quanto abbiano fatto i
camionisti e la prostituzione insieme".2

Rosemary Neill, dell’ Australian, di Sydney, si domanda se
l’intransigente Vaticano "sarà eventualmente accusato di crimini contro
l’umanità"3. Polly Toynbee, del giornale britannico Guardian
, che chiaramente ha preso qualcosa di pessimo per colazione quella mattina, ha
paragonato Giovanni Paolo II a Lenin: "Entrambi hanno messo l’ideologia
avanti alla vita umana e alla felicità, a inimmaginabile costo umano"4.
Persino i medici fanno loro eco. La più importante rivista medica mondiale, The
Lancet,
ha accusato un ignorante e rigido Papa di presentare
"insuperabili ostacoli alla prevenzione della malattia"5.

Non so se qualcuno di questi autori abbia mai visitato un ospedale per
malati di Aids o abbracciato qualcuno di questi pazienti come ha fatto Giovanni
Paolo II, o si sia mai dato da fare come Giovanni Paolo II per ottenere
finanziamenti internazionali per le terapie. Nell’insieme sembrano appartenere
a quella folla che ha sempre da ridire su tutto quello che egli ha fatto. Ma
hanno lanciato la loro accusa e questa merita di essere ascoltata. E’ un’accusa
che sta in piedi?

Statistiche impressionanti

Non c’è dubbio che l’Aids in Africa sia terribile. L’ultima indagine sulla prevalenza
dell’Aids nello Swaziland, un piccolo regno di 2 milioni di persone circondato
dal Sud Africa, ha raggiunto il 42.6%, la percentuale più alta del mondo. Ed è
in crescita. Tre anni fa, nel 2002, era il 38.6%. "Lo Swaziland sarà
cancellato" ha detto disperatamente un attivista Aids.6 Le
percentuali di altri paesi dell’Africa meridionale sono quasi altrettanto
brutte.

Secondo il Joint United Nations Programme su HIV/AIDS (UNAIDS), i 2/3 delle
persone con HIV/AIDS vivono nell’Africa sub-sahariana. Alla fine del 2004, 25.4
milioni di africani erano infetti, con circa 3 milioni infettati durante
l’anno. L’aspettativa di vita alla nascita è scesa sotto i 40 in 9 paesi: Botswana,
Repubblica Centrale Africana, Lesotho, Malawi, Mozambico, Ruanda, Swaziland,
Zambia e Zimbawe. Nello Zimbawe, l’aspettativa di vita alla nascita era di 52
anni nel 1990 e solo di 34 nel 2003 7.

Terribile. Incredibilmente, atrocemente terribile.

Ma c’è qualcosa di assurdamente medievale nel fare del Papa un capro
espiatorio,  come se le nuvole potessero aprirsi e il sole splendere se
conficchiamo abbastanza spilloni nella bambola voodoo di GPII. Addossare la
colpa per la tragedia dell’Aids in Africa su un solo uomo è una di quelle idee
che sono, citando George Orwell, "così stupide che solo gli intellettuali
potrebbero crederci".

Il ruolo del cattolicesimo

Due di queste idee pervadono tutte queste critiche. La prima è
fondamentalmente questa: i cattolici africani sono così devoti che se fanno
sesso al di fuori del matrimonio, amoreggiano con le prostitute o prendono una
terza moglie, si asterranno devotamente dall’usare il profilattico perché il
Grande Padre Bianco ha detto loro di fare così. La signora Toynbee cupamente
chiama in causa "Il più profondo potere del Vaticano….la sua personale
autorità su 1.3 miliardi di fedeli, che è più forte sui più poveri, sui devoti
più indifesi."

Ma non può spiegare una contraddizione: questi arretrati cattolici dalla
pelle scura non possono essere così esemplari da usare i profilattici e al
tempo stesso così birichini per resistere alle tentazioni. Il giornalista
Brendan O’Neill – che si presenta come un ex cattolico che si è disfatto
dell’insegnamento cattolico sulla morale sessuale – riassume questo argomento
paternalistico sulla rivista on-line Spiked: "L’unica ragione per
cui potresti credere all’idea incredibilmente semplicistica che l’editto
vaticano significhi Aids in Africa è di considerare gli africani poco più che
degli automi….che fanno come viene loro detto"8.

E’ sufficiente sovrapporre le mappe di prevalenza dell’ Aids con quelle di
prevalenza del cattolicesimo per far cadere il collegamento fra Chiesa
Cattolica e Aids. Nell’ospedale che è oggi lo Swaziland, solo il 5% circa della
popolazione è cattolico. Nel Botswana, dove il 37% della popolazione adulta ha
contratto l’HIV, solo il 4% è cattolico. Nel Sud Africa, il 22% della
popolazione ha contratto l’HIV e solo il 6% è cattolico. Ma in Uganda, con il
43% della popolazione costituito da cattolici, la proporzione degli adulti con
HIV è pari al 4% 9.

In realtà senza la
Chiesa Cattolica la situazione potrebbe essere assai
peggiore. Il disastro dell’Aids in Africa ha preoccupato fortemente il Papa.
Dieci anni fa egli chiese "agli scienziati del mondo e ai leaders
politici, mossi dall’amore e dal rispetto dovuti a ogni persona umana, di usare
tutti i mezzi disponibili per mettere fine a questa piaga"10. E
i cattolici hanno risposto.

Circa il 27% dell’assistenza sanitaria per le vittime dell’HIV/AIDS è
fornito da organizzazioni della Chiesa e Ong cattoliche, come ha ammesso anche The
Lancet
 11. Queste formano un ampio network di cliniche che
raggiungono le persone più povere, più lontane e derelitte dell’Africa. 

Queste statistiche suggeriscono che la vera storia può essere opposta a
quella presentata dai media: l’osservanza cattolica può in realtà essere il
miglior profilattico.

Quanto sono efficaci i profilattici?

Il secondo assunto è che i profilattici sono essenziali per prevenire l’Aids
in Africa. Secondo i ricercatori della  London School of Hygiene and
Tropical Medicine, "Il profilattico è un dispositivo salva-vita: è
altamente efficace nel prevenire la trasmissione di HIV se usato correttamente
e regolarmente ed è attualmente il miglior modo di prevenzione dell’HIV per
coloro che sono sessualmente attivi e a rischio"12.

Tuttavia è da notare che questo dogma è limitato da due significativi
requisiti: "se usato correttamente e regolarmente". In che misura
pensate che possa accadere questo nell’Africa sub-sahariana? Se gli esperti non
sono stati in grado di debellare l’Aids a San Francisco e a Sidney promuovendo
i profilattici, cosa fa loro pensare che riusciranno in Africa?

Sorprendentemente, nonostante la dogmatica insistenza che distribuire
profilattici è il solo modo per fermare l’Aids, ci sono pochissimi studi a
conferma di questa affermazione. L’anno scorso un articolo sul Bollettino
dell’OMS ammetteva che erano state fatte pochissime ricerche sull’impatto del
programma di promozione del profilattico sulla effettiva incidenza
dell’infezione HIV 13.

Inoltre, anche se i profilattici sono "efficaci" – cioé non si
rompono e sono impermeabili – la legge di Murphy dice che essi spesso
falliranno. Secondo la
Family Health International, un gruppo americano che appoggia
le iniziative di salute riproduttiva e promuove energicamente i profilattici,
"i profilattici devono essere usati correttamente e regolarmente per
funzionare"; "l’uso corretto è più complicato di quanto possa
sembrare perché ci sono molti modi di sbagliare"; e "alcuni
consumatori avranno difficoltà ad usare efficacemente il profilattico e
sperimenteranno più della loro percentuale di rottura" 14.

Nel caotico ambiente sociale di molti paesi africani, dove la povertà è endemica,
le donne sono regolarmente vittime di abusi e la poligamia e diffusa, gli
uomini non sono inclini a usare i profilattici con regolarità. Come ha
osservato il presidente dell’Uganda Musuveni, "In paesi come il nostro,
dove una madre spesso deve percorrere 20 miglia per trovare un’aspirina per suo
figlio malato o 5 miglia
per trovare dell’acqua, il problema di ottenere un rifornimento costante di
profilattici non potrà mai essere risolto" 15.

Un recente studio sull’uso del profilattico nei paesi in via di sviluppo
sulla rivista  Studies in Family Planning riassumeva la situazione
con queste incontrovertibili parole: "Non sono ancora emersi chiari esempi
di un paese che sia uscito da un’epidemia generalizzata principalmente grazie
alla promozione del profilattico" 16. Questo è maggiormente
evidente nell’Africa meridionale. Alti tassi di trasmissione dell’HIV hanno
perdurato nonostante gli alti tassi di uso del profilattico. Nel Botswana, dice
il professore Norman Hearst, della University of California di San Francisco,
le vendite dei profilattici sono salite da 1 milione nel 1993 a 3 milioni nel 2001
mentre la prevalenza di HIV tra le donne incinte dei centri urbani è salita dal
27% al 45%. Nel Camerun le vendite di profilattici sono salite da 6 milioni a 15
milioni mentre la prevalenza di HIV è salita dal 3% al 9%.

L’esempio dell’Uganda

In realtà la storia dell’Aids in Uganda conferma il convincimento della
Chiesa che l’astinenza e la fedeltà matrimoniale sono realmente il modo
migliore di combattere l’Aids. Nel 1991, il tasso d’infezione in Uganda era il
21%. Ora, dopo anni di un semplice ed economico programma chiamato ABC, è
crollato al 6% circa.

ABC sta per Abstain, Be faithful, Condoms (Astinenza, fedeltà e profilattici
qualora astinenza e fedeltà non siano praticati). Il presidente ugandese Yoweri
Museveni predica l’ABC con il fervore di un evangelico. "Non sono
favorevole ai profilattici nelle scuole primarie e secondarie…Lasciamo che i
profilattici siano l’ultima risorsa," ha detto recentemente ad una
conferenza internazionale sull’Aids nella sua capitale, Kampala. "Ho
cresciuto dei bambini e la mia politica era di metterli in guardia dal sesso
indisciplinato. Ho cominciato a parlare loro dall’età di 13 anni dicendo loro
di concentrarsi sugli studi, che ci sarebbe stato tempo per il sesso"17.

La signora Toynbee sosteneva nella sua diatriba sul Guardian  che
"astinenza e celibato non sono la condizione umana". Ma Musuveni –
non ignaro della condizione umana – pensa che lo siano. "Convincere il
nostro popolo a ritornare ai suoi valori tradizionali di castità e fedeltà o,
in mancanza, ad usare il profilattico, è diventata la nostra più grande
priorità" ha detto ai dirigenti di aziende farmaceutiche americane un paio
di anni fa. "L’alternativa era la decimazione"18.

Dietro la campagna

La campagna per macchiare il nome di Giovanni Paolo II con le morti africane
è così sorprendentemente stupida che equivale a prova definitiva della massima
di Orwell. Cosa potrebbe esserci dietro?

C’è una risposta politica. Un’abile campagna da parte di cattolici
arrabbiati per screditare il Papa e il tradizionale insegnamento della Chiesa è
in corso da vari anni. Un gruppo pro-aborto chiamato Catholics for a Free
Choice (CFC) ha lanciato una campagna internazionale nel dicembre 2001 per
promuovere la sua idea che "i buoni cattolici usano il profilattico".
La propaganda in Usa, Messico,Filippine, Sud Africa, Kenia, Cile e Zimbawe
contrassegnava "la prima fase di un tentativo di cambiare la politica
vaticana e contestare la sua aggressiva influenza contro la disponibilità e
l’accesso ai profilattici nelle aree del mondo maggiormente a rischio."19 
La conseguente copertura mediatica, almeno in Gran Bretagna, ha riflettuto i
principali temi dell’ideologia di CFC.

Ma ad un livello più profondo, il credo cattolico sulla sessualità si
scontra con ciò che Giovanni Paolo II definiva una "patologia dello
spirito". Per fare un esempio prendiamo l’asserzione di Polly Toynbee che
"la contraccezione è la vera salvezza delle donne". Il Papa mirava ad
un’altra salvezza. Egli sapeva che la tecnologia non può risanare la condizione
umana ferita. Non può infondere il dominio di sè , il rispetto degli altri; non
può produrre il senso di responsabilità. L’unica salvezza non viene da una pillola
o da un profilattico ma dalla conversione del cuore. Una toppa tecnica lascerà
irrisolti gli acuti problemi dell’Africa della disuguaglianza dei sessi, della
povertà, della scarsa educazione e del dissesto sociale. E senza risolvere
questi, il problema dell’Aids peggiorerà sicuramente.

Ma chiaramente un capro espiatorio per l’Aids in Africa soddisfa la
necessità principale di una semplice soluzione di fronte alla calamità.

[…]

NOTE:

1.     Nicholas D. Kristof. "The Pope and
AIDS
”. New
York Times
. 8 May 2005.

2.     Michela Wong. "Blood of
innocents on his hands”.
New Stateman. 11 April 2005.

3.     Rosemary Neill. "A Catholic
culture of death”.
Australian.
7 May 2005

4.     Polly Toynbee."Not in my name". Guardian. 8
April 2005.

5.     "The Pope’s
grievous errors
".
The Lancet.
12 March 2005.

6.     "Devastating
setback in Africa
"Globe
and Mail
(Toronto).
24 May 2005.

7.     UNAIDS.
"AIDS epidemic update 2004."

8.     Brendan O’Neill. "Did the Pope spread AIDS in Africa?" Spiked.
8 April 2005.

9.    
World
Health Organization,
Epidemiological Fact Sheets and The Hierarchy of the Catholic Church

10.  Ecclesia in Africa. 14 September 1995

11.  Javier Cardinal Lozano
Barragán."
Message for
World AIDS Day
".
1 December 2004 "
The Pope’s
grievous errors
".
The Lancet. 12 March 2005.

12.  Anna Foss, Peter Vickerman, Charlotte
Watts. "The Ban That Kills".
Conscience. Spring 2005.

13.  King K. Holmes, Ruth Levine, Marcia
Weaver. "Effectiveness of condoms in preventing sexually transmitted
infections".
Bulletin of the World Health Organization, June
2004, 82 (6).

14.  "The Latex
Condom: Recent Advances, Future Direction
". Family Health International
.

15.  Cited in Norman Hearst and Sanny
Chen. "Condom Promotion for AIDS Prevention in the Developing World: Is It
Working?".
Studies in Family Planning. March 2004.

16.  Norman Hearst and Sanny Chen. "Condom
Promotion for AIDS Prevention in the Developing World: Is It Working?".
Studies
in Family Planning
. March 2004.

17.  "Museveni Opposes Condoms in Schools". AllAfrica.com,
30 November 2004.

18.  Cited in Joseph Loconte, "The White House Initiative to Combat
AIDS: Learning from Uganda
". Heritage Foundation, Executive Summary #1692, 30
September 2003.

19.  http://www.condoms4life.org/campaign/index.htm

20.  "Loss of health
professionals from sub-Saharan Africa: the pivotal role of the UK
". The Lancet. 28
May 2005.

Leggi anche questi articoli:

La solidarietà degli studenti africani

L’Africa e i preservativi

L’Uganda e l’ABC

L’Africa e l’Aids

«Per combattere l’Aids il profilattico non serve»

«Il condom è inutile, serve solo al gay business»

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2 Responses to Il capro espiatorio

  1. Iside says:

    Complimenti (di nuovo) per la documentazione e per lo scritto.In fondo se non sbaglio il papa ha detto solo che "il preservativo non è una soluzione definitiva per combattere l’aids".Il chè è obiettivamente vero.

  2. Ettore says:

    Sì, purtroppo risulta obiettivamente vero ma ideologicamente falso…e questo è uno di quei temi dove l’ideologia scientista e mass-mediatica la fa da padrona. Grazie del commento 🙂

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